DEICIDE

The Stench of Redemption

2006 - Earache Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
04/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Dal 2004 al 2006, come ben sappiamo, ci fu un periodo scandito da svariati tumulti, in casa Deicide: il gruppo, lo ricordiamo, mantenne la formazione originale per tantissimi anni ma la rottura con la "Roadrunner Records", a seguito dell'incriminato "best of" pubblicato senza che la band ne fosse a conoscenza e vari problemi di natura economica, minò ulteriormente i rapporti interni (già abbastanza tesi). Il precedente album, licenziato dalla "Earache Records", fu indubbiamente una bella uscita e non deluse (anzi, segnò un ritorno solido e compatto); tuttavia, la frattura venutasi a creare tra i fratelli Hoffman e gli altri due del gruppo non riuscì proprio a ricomporsi. Dunque, si incappò in ben due anni di silenzio totale da parte della band, come sparita nel nulla. Questo silenzio venne finalmente rotto nel 2006 con l'uscita di "The Stench of Redemption" con una formazione che vede l'ingresso di due nuovi chitarristi: Jack Owen (storico chitarrista dei Cannibal Corpse, il quale lasciò il precedente gruppo per trovare nuove strade) e Ralph Santolla (chitarrista di origini italiane dalle valide esperienze, tra cui un tour coi Death), i quali si unirono dunque a Glen Benton (basso e voce) e Steve Asheim (batteria). Se Owen può dirsi completamente compatibile coi Deicide (per quanto la competizione artistica coi Cannibal Corpse fosse forte, c'era anche un'affinità notevole, specie nei primi tempi) per Santolla la cosa sembrò insolita, visto che era noto per il suo essere un cattolico praticante e convinto; per fortuna, l'apertura mentale di Santolla gli consentì di apprezzare Benton come persona e di non prendere troppo sul serio i testi del gruppo. Ma torniamo alla diatriba che ha portato allo stravolgimento della line-up con conseguenti due anni di pausa, senza voler scadere nel gossip. Le dichiarazioni di Benton a caldo furono piuttosto feroci (tratto da blabbermouth.net), quando gli fu chiesta la ragione della separazione: "It's real simple: Eric Hoffman has a fucking steroid problem, and he's bi-polar. Brian married some young broad who's running his life for him. What initially happened is that when our publishing deal ended with Roadrunner, and our new deal started with Earache, we put them on notice that our publishing was no longer gonna be split four ways ? it's gonna be based on who writes what. That's the industry standard. Brian writes one song for the album, Eric writes two songs and they wanna get paid for all the songs Steve wrote. That's not fuckin' fair. And I wrote all the lyrics, so I'm entitled to 50% of the publishing." (E' davvero semplice: Eric Hoffman ha un cazzo di problema con gli steroidi, ed è bipolare. Brian ha sposato una giovane donna [ha usato un termine dispregiativo] che gli dice come vivere la sua vita. Quel che è successo inizialmente è che quando abbiamo finito l'accordo con la Roadrunner, e ne abbiamo iniziato uno con la Earache, li abbiamo informati che i nostri profitti non si sarebbero più divisi in quattro parti uguali - ma che la divisione si sarebbe basata su chi ha scritto cosa. E' così che si fa nell'industria musicale. Brian scrive una canzone per l'album, Eric ne scrive due e vogliono essere pagati per tutte le canzoni scritte da Steve. Non è fottutamente giusto. Io ho scritto tutti i testi, quindi ho diritto ad avere il 50% dei profitti). Insomma una questione di soldi, quella che presentò Benton, il quale descrisse i fratelli Hoffman come dei pigri che all'inizio lavoravano sodo ma ad un certo punto hanno iniziato ad adagiarsi sugli allori sfruttando il duro lavoro di Benton ed Asheim, iniziando a cancellare concerti e tour. Salvo poi, appena ricevuti gli assegni con la cifra ridotta, iniziare a minacciare la famiglia di Asheim. Dal canto loro, gli Hoffman sostennero di non aver lasciato i Deicide, ma di essere stati cacciati via; in realtà, il loro apporto nella composizione sarebbe sempre stato più che giusto / importante, ma inspiegabilmente gli altri avrebbero fatto di tutto per escluderli, ad esempio decidendo di non dividere più in parti uguali senza ragione. A condire il tutto, dichiarazioni al vetriolo contro Glen Benton, considerato un incapace ed un musicista mediocre, tanto che spesso non riusciva a riprodurre delle parti di basso a causa della sua scarsa tecnica. Gli Hoffmann andarono anche sul personale, schernendo pesantemente Benton, bollandolo come un falso satanista, reo d'essersi addirittura sposato in chiesa. Dispute legali a non finire, per diritti ed anche denunce e minacce reciproche, dispetti ed offese, tutte queste cose ed altre hanno fatto da sfondo a questi due anni di pausa, ma anche da strascico per gli anni successivi, che hanno visto un tour nel 2006 coronato dalla successiva pubblicazione dell'album che stiamo adesso trattando. La tracklist sembra rispecchiare le abitudini del gruppo ma la durata complessiva dell'album è più lunga, e possiamo vedere come da tradizione una grafica che presenta immediatamente l'aspetto blasfemo della band: si vede un uomo con la corona di spine, posto dietro ad una feritoia a forma di croce inversa, intento a vomitare un grumo denso. Ha l'aspetto di uno zombie famelico, con la mano - sulla quale si vede chiaramente la stigmata - cerca di fuoriuscire e tocca la parete di quella che ha tutto l'aspetto di una cripta. In basso dei teschi allineati, il logo del gruppo ed il titolo dell'album si fondono col livello inferiore, tanto da mimetizzarsi ed apparire meno vistosi; la grafica nel complesso è colorata con sfumature dello stesso colore, presenta diversi gradi di marrone molto caldo ma appare come monocromatica.

The Stench Of Redemption

Come da buona tradizione Deicide, l'album comincia con la titletrack"The Stench of Redemption (Il puzzo della redenzione)". Il sound cambia inevitabilmente, con mezza formazione nuova: una chitarra più affilata con riff che sembrano far riferimento alla scena Death/Thrash, un basso molto rotondo che si avvicina di più alle sonorità tipicamente Brutal, il rullante di Asheim sembra più acuto del solito (forse anche per essere compatibile con la chitarra) e tutto propende per una produzione più scarna e "al naturale". La voce di Benton ricorda gli esordi con un esplosione di scream e growl, ma torna al futuro con un growl decisamente gutturale che porta avanti una strofa cadenzata e dagli accenti marcati, tempi andanti ma mai veloci. L'anima Brutal emerge con delle parti stoppate e più feroci, un botta e risposta tra voce e strumenti, un ritmo old school in cui si inseriscono delle scale di Owen che sono inaudite nei Deicide; poi via con le plettrate alternate che tradiscono una qualche vena da Black melodico, blast malefico al rullante ed un basso che segue l'indole vagamente Progressive della chitarra che poi si lancia in una specie di assolo il plettrata alternata. La bestialità old school della batteria si mescola ad una chitarra davvero creativa al massimo dopo un piccolo intervento vocale parte l'assolo vero e proprio, un bel mix di tecnica assurda votata al Death Metal dalle più ampie vedute (quasi da fratelli Amott quanto a melodie!), un assolo lunghissimo che esplora il lato melodico del Death Metal, passando per lidi Progressive con acuti puliti ed un tocco morbido; del resto, che senso avrebbe avuto lasciare i Cannibal Corpse con l'intento di suonare cose diverse per poi entrare nei Deicide e fare più o meno le stesse cose di prima? Il marciume non tarda a tornare con riff taglienti e la strofa torna a farsi sentire, con inserti melodici alla chitarra, passaggi veloci, la voce è un assalto brutale che non lascia scampo, un finale con tom e timpani di rinforzo e dopo qualche stoppata il pezzo si conclude. Dopo aver ascoltato il pezzo viene solo in mente "che assolo!", la voglia di riascoltarlo è davvero forte. Il testo riprende le considerazioni fatte esaminando la copertina, inizia quindi a parlare della morte, che sa di fallimento bruciante dell'ignoranza, ci saranno sempre dibattiti su cosa è cosa ma loro vivranno sempre nell'inganno. Non si inchinerà mai di fronte ad un Dio, piuttosto ci dice di guardarlo in faccia mentre ne assaggia il sangue, non marcirà nel disgusto e senza dignità come Lui, deve accettare il fatto di essere bello che morto e non ci sarà nessun puzzo di resurrezione. Si parla di una premonizione ed una stupida voglia di avverare quella disgrazia prevista, gettandosi nelle braccia della morte, il figlio di Dio caduto in tentazione. Da morto non si rialzerà mai dalle fiamme della morte che lo tormentano, mentre sanguina e confessa i propri peccati e bugie, in un mare infinito di pentimento divino, mentre la rabbia porterà il mondo a smettere di credere a quelle bugie e rimuoverà finalmente il puzzo della resurrezione. In questo testo la morte di Gesù è un fallimento annunciato, è come se Gesù stesso volesse far realizzare la disgrazia per rendere vera la profezia a sostegno dei suoi predicamenti. Il risultato ottenuto, però, sono le fiamme dell'inferno dalle quali non emergerà mai, risorgendo. Il puzzo della resurrezione vuole essere una metafora che fa pensare allo zombie maleodorante, ma si riferisce anche, e specialmente, a tutti gli atti commessi in nome di questa fede (basata appunto sulla resurrezione, che simboleggia l'esistenza di una vita oltre la morte, concetto alla base del cristianesimo come di molte altre religioni).

Death To Jesus

"Death to Jesus (Morte a Gesù)" resta in tema, si rivolge direttamente a Gesù, figlio del calvario, chiedendogli che cosa abbia mai fatto oltre a stare appeso su una croce, pestato a morte e tradito dallo stesso Padre, stando col culo all'aria in croce. Solo una pedina messa a morte, che tutti guardino il crocifisso: una rivelazione che ucciderà il mondo un'altra volta, si nascondono nel nome di Dio, nel nome di Dio ci vogliono tutti morti. Invece i miti e le vittime sacrificali vanno disprezzati, devono essere mandati nell'oscurità per essere mutilati da Satana. Poi descrive la sofferenza del Cristo in croce che invoca il Padre, inutilmente, muore senza alcun potere, senza poter far niente per impedirlo. Dio è stato sconfitto, morte a Gesù, una tomba sacra vuota è tutto ciò che resta. Il testo è breve insomma, si scaglia ferocemente contro l'episodio della crocifissione e continua ad insistere nel fatto che non c'è stata alcuna resurrezione ma che quell'episodio è culminato con una morte ed un fallimento inutili. Si conferma quindi un concetto che torna spesso nell'album, a cominciare dalla copertina, che è quello della passione è - più precisamente - dell'esito di quell'evento. Il disprezzo per i miti è un caposaldo del Satanismo, che invece esorta a prendere il controllo della propria vita proprio per non diventare delle passive vittime sacrificali. Si parte con un blast assassino, plettrate alternate sulle quali si inseriscono riff melodici che mescolano un sacco di stili: dal Black al Death più melodico passando per il Thrash. Anche questa volta il lavoro della chitarra fa impressione, ma la batteria non è da meno con una raffica di colpi bestiali sul rullante, la voce irrompe in modo bestiale con un risultato abbastanza simile a quanto sentito nel pezzo precedente: cori in scream e growl che si alternano ad un growl solista cadenzato, l'alternanza si fa frenetica, la voce duetta con chitarre alternate, malvagità senza sosta. Parte strumentale con stacchi sui piatti, scale di chitarra, inserti melodici e poi un altro coro ben ritmato, marcato e dal retrogusto Grind per via degli scream esasperati. Un pezzo che spacca davvero, continua a prenderci le orecchie a legnate con un'alternanza che sorprende, tramortisce, altre scale discendente, un assalto implacabile, variazioni Brutal e poi un assolo dal gusto Progressive, con effetti e vibrati, plettrate serrate e quindi un altro solo melodico alla chitarra, più veloce, l'assolo continua e poi si sdoppia in una nuova cavalcata più acuta che ricorda ancor di più i lavori degli Amott, sweep picking ad alti livelli, tecnica sfoggiata e fischi finali. Di nuovo il growl irruento, la caverna, quindi il finale. Che pezzo: il gruppo tiene altissimo il livello e la freschezza del brano è innegabile. 

Desecration

Arriva "Desecration (Dissacrazione)" stoppate malefiche, un basso imponente in sottofondo sferraglia su note rotonde e calde, intanto la melodia affilata di chitarra disegna atmosfere da horror, ritmo lento e cadenzato, il growl è lento e marcato, poi la chitarra vibra in modo assassino ed inizia a dialogare con la voce, in un duetto Brutal. La violenza e ma melodia si combinano in modi inaspettati per i Deicide, plettrate alternate a velocità frenetiche ci ricordano l'anima brutale del gruppo, il rullante pesta con forza mentre la cassa non smette mai di infliggere un blast continuo. Rallentamenti repentini che permettono alla chitarra di mostrare tutto il loro valore, tutto questo mentre cori di scream ci fiondano nell'ultimo girone infernale, ancora un muro sonoro a sostegno dell'ennesima strofa, la batteria è una furia, la chitarra esegue variazioni accompagnata da un basso che sta al passo ed offre accenti ritmici frenetici. Una variazione della strofa ci porta un riff stoppato con plettrate tipiche da Brutal, la voce di Benton va a nozze con questa impostazione ed è più gutturale che mai, con cori di rinforzo e risposte strumentali; poco dopo parte un assolo tirato alla chitarra, prima Thrash e poi sempre più tecnico ed articolato, si prolunga in intricate scale imprevedibili ed impossibili, dall'anima Progressive, intrecci continui e garbugli di note che non fanno altro che frastornare l'ascoltatore avvolgendolo in una trama a metà tra Technical Thrash e Neoclassical Metal, che assolo spettacolare! La bestialità torna con altre plettrate serrate che fanno da palco per un altro assalto vocale che non tarda a presentarsi. Anche questo pezzo è il tripudio di Owen e Santolla, grandi protagonisti: entra nel gruppo, lo stravolge con la propria abilità tecnica e col proprio approccio Progressive che nessuno poteva aspettarsi da lui! Se negli album più fiacchi il riffing si stava semplificando, costringendo Asheim a soluzioni sempre più monotone e lente, in questo album il batterista può sfogare la velocità e dar luogo alle variazioni più disparate. Benton, alla voce, può continuare a fare quello che sa fare meglio: un canto devastante che alterna growl gutturale e cori estremi; al basso il ruolo è ridimensionato ma compatto. Il testo sembra quasi riprende l'approccio dei primi tempi del gruppo, inneggia ad una guerra demoniaca ai danni del paradiso, con armate infernali che si scagliano sugli angelici pascoli a seminare panico e morte; croci vengono invertite in presenza di Dio, finalmente una vendetta per tutto quello che è stato fatto dalla Chiesa, la vita vuole preservarsi e quindi dissacra tutto quanto. I santi uomini tremano in questa distruzione, templi in fiamme e tombe scoperchiate, la religione cristiana viene ridotta in polvere. Poi inneggia al culto del Diavolo, a sconfiggere il Dio padrone e tiranno che ci è stato imposto, rivolgendoci a Lucifero scacceremo lo Spirito Santo. Quei miserabili uccidevano nel nome di Gesù per unificare la Terra, Gesù che è morto di sua volontà per portare la luce ai più deboli ma in realtà ci ha dimenticati lasciandoci a marcire, perché i più deboli sono stati sempre preda della Chiesa. Con Gesù sconfitto ed i suoi seguaci fuggiti, il paradiso in rovine coi morti impalati, il Signore Dio sparisce chissà dove e verrà dimenticato per sempre lasciandoci finalmente liberi. Un testo che rende una visione epica della battaglia contro Dio, risparmia qualsiasi dettaglio cruento per concentrarsi sulla celebrazione della fine del cristianesimo visto come schiavitù. 

Crucified For The Innocence

Col precedente testo ci eravamo leggermente discostati dallo stile e dal tema principale dell'album, ma con "Crucified for the Innocence (Crocifisso per l'innocenza)" ci torniamo in pieno centrando, ancora una volta, il tema della passione e delle conseguenze che questa ha avuto. Si rivolge direttamente a Gesù dicendo di non aver odiato mai nessuno quanto odia lui, che porge l'altra guancia anche a chi lo pugnala, che si sacrifica e dà la vita inutilmente; dal tempo dell'infanzia tutti ricevono il lavaggio del cervello, da parte di familiari deviati, accogliendo una fede per un padre degenere che abbandona un figlio alla morte e che non è affatto amico dell'umanità. Crocifisso, appeso senza scopo, muore e torna da Dio, la vita della gente è stata un labirinto di dolore a causa di quell'episodio, altro che salvezza! Non abbiamo bisogno del suo amore e si fotta il suo Dio, quando sarà il suo turno di morire non vorrà avere nessun debito con Dio; preferisce invece dissacrare, calpestare la croce, bestemmiare, la sua fine da agnello sacrificale testimonia solo un fallimento, non è un gesto che merita di essere celebrato. Questa è una filosofia morta, secondo la quale il suo sangue avrebbe purificato noi altri dal peccato. In questo testo si critica proprio il significato stesso della crocifissione che, si sostiene, non è stato affatto un evento salvifico dell'umanità ma è stato il pretesto col quale, nei secoli, si sono commesse le atrocità più disparate nei confronti della stessa povera gente che Gesù annunciava di voler salvare! Ecco, forse, dove risiede il fallimento sul quale Benton vuole fare luce: nel fatto che i perseguitati hanno continuato ad esistere, è cambiato solo il loro aguzzino ed il pretesto. Si parte con un blast al rullante e riffing veloce, si pesta di brutto e la voce scarica un torrente di growl nemmeno tanto gutturale ma pur sempre brutale, le chitarre eseguono variazioni veloci e stoppate, poi un urlo disumano e prolungato, variazioni melodiche alla chitarra, velocità e frenesia aumentano. Riff brutali e cattivi, stoppate e riff serrati, il ritmo cambia e si fa più tipicamente Death con cadenza più marcate quando, ad un certo punto, inizia un nuovo assalto e si ripete la struttura fino ad ora descritta, armonici di chitarra o sweep ad impreziosire la fine dei riff. Stoppata ed urlo disumano, veloci passaggi alla batteria che impazzisce sui tom, poi assolo melodico e veloce, molto vibrato e dalla plettrata alternata ma pulita, l'altro assolo parte con un fischio e continua sull'approccio melodico prendendola con anima più Progressive ed accompagnato dall'altra chitarra che fa accordi. Di nuovo una sfuriata alla batteria che non si risparmia affatto, basso puntuale ma a volume ridotto, ancora variazioni chi chitarra sulla strofa, l'assalto vocale è continuo e senza sosta, altro urlo demoniaco e quindi un nuovo ritornello in cui voce e chitarre vanno all'unisono seguendo una melodia violenta ed assassina. Nel finale i tempi diventano strascicati, stoppate e quindi il brano si conclude. 

Walk With Devil In Dreams You Behold

"Walk with the Devil in Dreams You Behold (Cammina col Diavolo nei sogni che scorgi)" inizia con velocità, un riffing abbastanza melodico ed un rullante ben scandito, assolo melodico dal gusto quasi Heavy/Power, poi si innesca il tupa tupa di rullante e quindi la voce di Benton può uscire fuori, gutturale e cattiva, sopra una plettrata alternata assassina, basso veloce in modo inverosimile, poi cadenze da Death ripropongono una struttura già collaudata, i riff sono quasi melodici ma pur sempre pesanti, graffianti e ritmati. Un coro di scream si alterna al growl e poi si prolunga sul finale, momenti Progressive Death Metal in una breve fase strumentale e poi inizia un nuovo assalto a plettrata alternata, blast continui alla batteria, ancora alternanze di growl e coro di scream, poi un altro assolo vibrato, che si prende tutto il tempo per svilupparsi graffiando e fischiando come un felino, ritmo incalzante e quindi si riprende con una strofa pesante, un muro sonoro che lascia spazio alla melodia. Batteria inarrestabile che non ne vuole sapere di allentare il doppio pedale, basso animalesco che trova un attimo di pace solo durante le variazioni melodiche alle chitarre, numerosi passaggi a tom e piatti per Asheim, variazione alla strofa ed il rullante accelera ed innesca un tribale bestiale che fa partire un nuovo assolo lento e maledetto, dissonante, che poi si trasforma in una scarica di melodia, una cascata di prodigi compiuti coi polpastrelli che aumentano sempre più di velocità mentre il volume cala fino a sfumare nel silenzio. Un pezzo in cui il ruolo di Benton è ridimensionato a vantaggio del comparto strumentale che si sfoga in assoli, variazioni e preziosismi a ripetizione. Ciò che pensavamo fosse un mito adesso è il nostro destino, non è ciò che abbiamo fatto in vita a condannarci, adesso facciamo parte di loro perché c'è il sangue di Satana sulle nostre mani e la nostra fede è in ginocchio nelle fiamme dell'inferno; così inizia il testo, rivolgendosi proprio ai fedeli. Il sangue sulle mani è il prezzo del peccato, non si può resistere al richiamo del male, Gesù ha mentito e quindi è stato bandito da Dio, verrà dimenticato e marcirà in una fossa fino ad arrivare all'inferno. In questo testo quindi si dà un epilogo poco glorioso alla morte di Gesù che si interpreta come un fallimento e quindi una punizione divina. Abbandonato dai cieli, deriso con una corona di spine, mettendo a dura prova la sua fede, adesso si unirà ai dannati nell'inferno per iniziare un sonno infernale e capire che si è preoccupato e sacrificato per niente.

Homage For Satan

Andiamo avanti con "Homage for Satan (Omaggio a Satana)", plettrate veloci in uno stile da Thrash primordiale ed assassino, colpi secchi e cadenzati alla batteria, poi parte l'ignoranza totale con un riff old school che accompagna la voce che ci vandalizza le orecchie con un growl gutturale e poi con un coro da Death Grind che ricorda qualcosa dei migliori Malevolent Creation - specie per i riff taglienti - rullante impazzito, poi accordo che si prolunga, stacco e si riprende con la strofa aggressiva a piena velocità. Variazioni strumentali, un coro che si ripropone con insistenza, bestialità, violenza, velocità, ritmi tirati ed ostinati che poi aprono le porte ad un assolo neoclassico e veloce accompagnato da un riff Thrash, l'assolo si prolunga e diventa una cascata di note veloci ed affilate, intanto c'è un blast di rullante e cassa che spacca tutto, acuti e fischi, adesso le chitarre dedicate al solo sono due che eseguono la stessa parte in altezze diverse. Che botta tremenda: il pezzo riprende dal lancio della strofa con una carica esplosiva, la batteria fa un'ennesima devastazione sui tom, stoppata a tradimento e quindi esplode una nuova strofa con Benton che vomita tutto il suo odio per Dio e la propria devozione a Satana. Altro assolo, si propone in modo maleducato sopra il riff, viene raddoppiato dall'altro chitarrista che ricalca la melodia e poi si libera eseguendo un proprio assolo vibrato, su scale ascendenti e discendenti, un'altalena diabolica che ci fa divertire per altri secondi fino alla stoppata che chiude il brano. In questo pezzo si avverte maggiormente il contrasto tra i riff di chitarra, composti dal batterista, che sono molto tradizionali, grezzi e feroci, e gli assoli che invece sanno di melodico ed addirittura neoclassico a tratti (composti dai chitarristi che hanno anche inserito alcune armonizzazioni da giocare durante il riffing) tramite fugaci melodie che spezzano la violenta monotonia. Bandito dalla luce per l'eternità, combatte contro Dio e la croce, Satana è l'esempio del fatto che Dio maledice chi non la pensa come lui mandandolo in un lago di fuoco. Satana ha segnato l'alba della volontà e della libertà di pensiero, Satana fa un favore a Dio perché nessuno gli crederebbe senza la minaccia dell'inferno. Fino ad ora vediamo ribaditi i concetti basilari del satanismo (più moderato) di LaVey, che Benton sembra abbracciare sempre più col risultato di rinunciare a rituali e cose del genere in favore di un approccio più filosofico. Satana, votato al male e distruttore dei cieli, che conduce le armate dei morti che puniranno i preti per le vite che non hanno salvato, puniranno tutti i cristiani in generale che attendono il ritorno di Cristo in terra. Dio non potrà trovare Satana, perché l'inferno è il regno del male in cui Dio non ha potere e Gesù sarà squartato là dentro, senza scampo. Un testo breve, che riprende un po' della violenza tradizionale dei Deicide, ma inserisce dei concetti di un satanismo più moderato. 

Not Of This Earth

"Not of This Earth (Non di questa Terra)", stoppate, plettrate veloci scariche di rullante, il riff prende il lancio accompagnato da piatti tempestosi, ancora la voce gutturale di Benton che prova nuove metriche e si alterna in modo bestiale con lo scream; altre stoppate ed i giochi riprendono con rabbia inaudita. Furia omicida e nessuna traccia di melodia, il growl prevale fatta salva l'apparizione di uno scream veloce in risposta di alcune parti, poi parte un assolo malefico ed effettato in stile Brutal, conclusasi la prima parte si riprende in stile Progressive Death con veloci plettrate melodiche che accelerano e si fanno poi graffianti regalando altre cascate di tecnica e tocco preciso e fischiante. Stoppate, bastonate alle pelli in un tripudio di violenza, si riprende col ritornello, un'offensiva scarica di bestialità primordiale, ancora un altro assalto, un pestaggio continuo interrotto da un altro assolo che sembra voler partire ma alla fine fa concludere il pezzo. Questo è un pezzo che sembra scorrere via velocemente, perché la parti sono più o meno sempre le stesse e non offrono molte variazioni, sono belle e dirette, compatte, bestiali; sono gli assoli di chitarra (anche questa volta) a far liberare un po' la mente, mentre la batteria non fa alto che pestare tutto il tempo senza sosta né pietà. Il riferimento del testo va ad una creatura alata che, appunto, non è di questa Terra ma è stato mandato qua dai cieli, scacciato, per celarsi nell'oscurità. E' un predatore che colpisce i più deboli, una figura di sangue che si ciba di uomini, nella notte va a caccia e diffonde la propria maledizione. Ormai è chiaro che nel testo si parla di un qualche vampiro, una specie di via di mezzo tra Lucifero e vampiro perlomeno. La scienza umana non può dare alcuna spiegazione della sua esistenza, nessuno riesce a trovarlo e quando lo vede è ormai troppo tardi, un profeta di disgrazia che si risveglia dalla morte e chi non sta attento - perché non crede nella sua esistenza - troverà una fine dolorosa e verrà squartato. Il testo riprende il concetto della resurrezione che, mentre nei precedenti testi viene negata a Gesù, viene attribuita a Lucifero che - come un vampiro (che in effetti si avvicina molto alla concezione folkloristica di demone) - risvegliatosi dal sonno glaciale si accanisce sui deboli e diffonde la distruzione nel mondo.

Never To Be Seen Again

"Never to Be Seen Again (Per non essere mai più visto)", una traduzione che in italiano rende meglio se non si fa alla lettera, infatti è il seguito di un detto su chi sparisce "per non tornare mai più". Si rivolge al fedele chiedendo dove sia il suo Dio nel momento del bisogno, è nella sua luce e tramare, se ne accorgerà tardi di essere preda di una finta resurrezione, battezzato nelle bugie per essere sfruttato. Dio non dà mai aiuto, sta sempre a giocare sui comandamenti biblici e sulla paura dell'inferno, cerca anime da possedere ma non c'è alcun posto per quelle anime in paradiso, crederanno in Dio fino alla fine ma, una volta morti, non lo vedranno mai più, perché non esiste. Una volta che si renderanno conto del loro errore e delle bugie alle quali hanno creduto, Dio non avrà più alcuna presa sulle loro anime che saranno finalmente libere. Dio non risponderà alle grida che implorano aiuto, una volta morti si renderanno conto che non esiste e rimarranno delusi. Ad un certo punto tutti si renderanno conto delle bugie ed allora Dio ed i suoi complici la pagheranno. Plettrata alternata in stile Black, fischi, blast infernale, la voce è un growl corposo e bestiale, il riff prende ritmo per accentuare assieme alla voce, poi le chitarre si liberano in melodie da Death/Black svedese, con scale ascendenti piene di malvagità. Ancora una strofa blasfema carica d'odio, variazione più insistente con growl prolungato, variazioni e stacchi di chitarra, il ritmo incalza e quindi parte una nuova strofa che viene arricchita dallo scream prima dell'inizio di un assolo demoniaco, con parti lente ed accelerazioni improvvise, scala discendente e quindi parte un nuovo assolo veloce, a plettrata alternata e vibrato sul finale. Arriva anche per la batteria il momento di dare libero sfogo alle pelli, raddoppiando, quindi riprende la strofa con rinnovata cattiveria e blasfemia brutale, stacchi al rullante, bestialità a palate ed altro growl si prolunga per dare il via ad una parte strumentale che ripete un riff che si conclude con delle stoppate. Altra strofa, malvagità garantita e variazione in scream, assolo che parte e scarica una lunga serie di note veloci e vorticose fino a spegnarsi nel finale.

The Lord's Sedition

 Arriviamo alla conclusione con "The Lord's Sedition (La sedizione del Signore)" che inizia con un effetto ambientale, sembra quasi un terremoto in cui si inserisce una chitarra acuta impercettibile che però aumenta gradualmente di volume, come un'esplosione imminente, ma parte un arpeggio pulito, malinconico ma col una sensazione di catastrofe pronta ad abbattersi. Colpi di batteria e quindi l'atmosfera si distende e si arricchisce di chitarre melodiche, quasi neoclassiche, dal sapore Thrash rilassato e contemplativo. Stacchi veloci aprono le parte ad un assolo tecnico e vorticoso, il rullante si spreca in scariche veloci e poi un blast di cassa ad accompagnare sonorità quasi arabeggianti. Velocità e tecnica si incontrano in sonorità Progressive, continue scale e tecnicismi, poi la chitarra si fa bassa e l'altra si prolunga nel vibrato distorto. Colpo bestiale e quindi il riff diventa un assalto devastante, velocità disumana ed il growl di Benton si fa strada come un treno; una bestia infernale che schiaccia l'umanità come un pugno di vermi. Poi un assolo veloce e graffiante, la batteria prende ritmi più cadenzati: una chitarra fa un ritmo Thrash e l'altra prolunga e sporca le note con dissonanze ad effetto. Un altro treno si schianta sull'ascoltatore, coro di scream e growl con fischi di chitarra a scandire il tempo, assalto inarrestabile e feroce, come una muta di cani che sbrana un poveraccio inerme. Il tempo non accenna a rallentare, blast continuo a rullante e cassa, accenti sempre più frenetici, scale discendenti ed ascendenti si alternano facendo impazzire l'orecchio, altro assolo bello tecnico e melodico, graffiante ed affilato, scariche alla cassa, parte un nuovo assolo ed il tempo cambia diventando più cadenzato, botta e risposta tecnici e poi un nuovo assalto che si prolunga fino alla stoppata finale. Un pezzo distruttivo che mette a dura prova la resistenza dell'ascoltatore! Il testo parla di una ribellione che si fomenta con rabbia e scontento, i peccatori iniziano ad indulgere nei loro crimini in modo più sfacciato mentre i fedeli disapprovano con veemenza sempre maggiore. Ad un certo punto scoppia la ribellione, che inneggia a sgozzare il cristianesimo ammazzando Dio e Gesù, facendoli a pezzi; finalmente la vendetta per tutto il dolore che il cristianesimo ha causato al mondo, nella valle della morte le cose cambiano e la gente smette di comportarsi come agnelli sacrificali e rivendica la propria libertà. Questa è la fine del regno di Dio, quando in molti smettono di credere alle sue leggi il suo potere diminuisce e le sue minacce appaiono sempre più vuote e ridicole; viene rimossa la cappa di oscurità imposta dalla tirannia divina ed inizia un'era di anarchia in cui ognuno potrà essere padrone di sé e della propria vita. L'inferno sembra un bel posto in confronto alla dittatura divina fatta di comandamenti, leggi e punizioni eterne.

Conclusione

In sostanza, si tratta di un album indubbiamente coraggioso, che rilancia sicuramente il nome del gruppo, dopo comunque il buon lavoro già compiuto poco prima della crisi; quando, cioè, la band si era slegata da tutte le beghe contrattuali con la "Roadrunner..", ritrovando di colpo voglia di fare e serenità. Tecnicamente parlando, quindi, ci troviamo dinnanzi ad un album particolarmente degno di nota. I Deicide, nella loro storia decennale, avevano puntato tutto su un'incrollabile fede nel proprio sound fatto di caos, devastazione e brutalità, un sound tipicamente floridiano e concentrato sul ritmo. Con questo album gli equilibri, data la nuova formazione, si dovevano per forza di cose ristabilire; aver coinvolto musicisti ricollegabili al filone Brutal poteva far pensare che le intenzioni di Benton ed Asheim fossero quelle di preservare lo stile - scelta rispettabile - ma invece le idee sviluppate risultano essere ben altre: si nota sin dal primo brano la larga libertà concessa ad Owen e Santolla, i quali ripagano con un assolo incredibile! Va detto che tutte le musiche sono state composte da Asheim, mentre ai chitarristi è stato concesso largo spazio per gli assoli (che in effetti contrastano, di quando in quando, con l'impostazione generale dei pezzi, ma è una cosa positiva) ed alcune armonie;  si sente quasi l'eco del lavoro che i fratelli Amott intraprendevano in Svezia, da qualche anno, negli Arch Enemy, gruppo col quale il loro stile (inizialmente molto più massiccio, vedi i trascorsi di Michael Amott con i Carcass) si tramutò in un ibrido vincente di potenza e melodia (un anno prima dell'uscita di questo album, gli Arch Enemy pubblicavano "Doomsday Machine", è bene ricordarlo). Ma siamo ancora abbastanza lontani da quei livelli: questi Deicide rimangono ancora molto legati alla vecchia scuola e quindi l'approccio più contemporaneo viene fatto convivere con un tocco più grezzo e vicino al Death/Thrash vecchia scuola. Ed è proprio questa alternanza a generare quella che possiamo definire come "la magia" di questo album. La produzione più che grezza andrebbe definita altresì "genuina": nel senso che mancano tutte quelle aggiustatine da post produzione plasticosa e precisina, a vantaggio di sonorità magari spigolose ma più autentiche, che trasmettono uno spirito da "musica suonata". Magari, i "puristi" del genere potrebbero rimanere delusi dalle sonorità più melodiche di Owen e Santolla.. ma quelle sonorità - per quanto assurdo possa sembrare - si legano bene al resto, che comunque rimane bello pesante, al punto di arrivare addirittura ad esaltare la violenza delle altre sezioni. Poco da dire, abbiamo ascoltato cose che non ci saremmo mai e poi mai aspettati di trovare in un album dei Deicide. Un qualcosa che potrebbe effettivamente (e non a torto) spiazzare gli irreducibili fan della vecchia scuola, ma che al contempo reca in sé il gran merito di aver permesso a Benton e soci di mandare avanti una macchina che, altrimenti, si sarebbe arenata nell'autocitazione banale e mediocre. I Deicide di "The Stench of Redemption" si reinventano, osando inserire un enorme carico di melodie negli assoli ed a volte anche nel riffing work in generale, senza che questo comporti tante variazioni nell'operato di Benton ed Asheim; i quali, dal canto loro, continuano egregiamente nella loro linea tradizionale, semmai andandoci più pesante ancora grazie alla velocità che questi due nuovi chitarristi riescono a dare ai riff. Un'ottima prova, per un gruppo che in un momento di difficoltà si tira fuori dal pantano, con un balzo che lo porta perfino più in alto ancora.

1) The Stench Of Redemption
2) Death To Jesus
3) Desecration
4) Crucified For The Innocence
5) Walk With Devil In Dreams You Behold
6) Homage For Satan
7) Not Of This Earth
8) Never To Be Seen Again
9) The Lord's Sedition
10) Conclusione
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