DEICIDE

Scars of the Crucifix

2004 - Earache Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
13/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

All'indomani della rottura con la "Roadrunner Records", etichetta che di fatto scoprì e seguì il gruppo fino all'anno prima, Deicide decidono di rimettersi in gioco seguendo le proprie regole. Non certo quelle del mercato, le quali li avevano portati a ritrovarsi nella discografia un cosiddetto "best of" a loro insaputa, male assortito e creato con l'unico scopo di riempire le tasche di ricchi manager. I Nostri decidano di pensare unicamente alla loro attitudine, cercando quindi un'etichetta che potesse seguirli da questo punto di vista, proteggendo il loro vero "io" senza incappare in pericoli o comunque problemi di sorta. Una rimessa in gioco che di fatto avviene  "Scars of the Crucifix" (2004), pubblicato dalla "Earache Records", etichetta leader del settore estremo. Basti pensare che, sotto l'ala protettrice della "Earache..", hanno militato e militano tutt'oggi gruppi di grande importanza come Carcass, Bolt Thrower, At The Gates, Morbid Angel, Napalm Death, Extreme Noise Terror e molto altro ancora. Insomma, terreno fertile per un gruppo tosto e diretto quanto i Deicide, i quali furono accolti dunque dall'etichetta in questione, iniziando un sodalizio durato sino al 2008. Tornando a parlare nel dettaglio di "Scars..", la formazione alla sua base, ormai storica, rimane invariata: Glen Benton alla voce e basso, Steve Asheim alla batteria, ed alle chitarre i fratelli Brian ed Eric Hoffman. La tracklist ci fa capire immediatamente che non è cambiato molto rispetto alle abitudini del gruppo, quanto a composizione: troviamo nove pezzi per una durata complessiva di quasi mezz'ora, tutti incentrati sulle normali tematiche sin da sempre affrontate. Tuttavia, cambiata l'etichetta cambia anche tutto lo staff che gira attorno alla produzione: lo notiamo bene anche con l'artwork, la cui copertina si basa su di una foto che ritrae Gesù su sfondo completamente nero, avvolto in un sudario, che indossa la corona di spine ed ha lo sguardo rivolto verso in basso, come in contemplazione o sofferenza; non è un'immagine sanguinolenta (come accadeva con altre grafiche dei Deicide) e neanche particolarmente blasfema di per sé. La grafica, in generale, sembra essere anche abbastanza sobria, senza colori troppo saturi; insomma, il tutto sembra quasi presentarsi in una veste più "pacata".. se non fosse per i titoli decisamente blasfemi ed aggressivi. In copertina notiamo il logo del gruppo, ormai intramontabile ed iconico, in basso il titolo scritto con un font che ricorda le spine della corona del crocifisso; tutto sommato un lavoro azzeccato e coerente, poco scenografico ma funzionale e piacevole. Questo album segna anche un bel passo avanti per il gruppo, cioè la realizzazione del suo primo videoclip ufficiale, il quale viene girato proprio per la titletrack, nonché brano d'apertura di questo album. Tuttavia, "Scars.." è anche l'ultimo disco a vedere i fratelli Hoffman alle chitarre, un abbandono eclatante che di fatto priverà la band di due membri storici. Un'uscita di scena tutt'altro che pacifica, poi. Esattamente un anno dopo, nel 2005, Eric Hoffman rilasciò delle pesantissime dichiarazioni contro gli stessi Deicide, dichiarando di voler far causa sia a Benton che alla stessa "Earache..", per tutta una serie di menzogne raccontate a lui e il fratello circa gli effettivi guadagni del gruppo. Aggiungendo poi particolari atti a denigrare la figura di Benton, definito sciatto, anti professionale, furbo all'inverosimile e soprattutto "felicemente sposato IN CHIESA". Sempre stando alle dichiarazioni di Eric, proprio il videoclip della band sarebbe dovuto essere tutt'altra cosa rispetto a quel che effettivamente stato. Il concept degli Hoffman si basava su di un concerto dei Deicide tenuto all'inferno, ma tutto si risolse con un nulla di fatto per colpa di Glenn, che fece la voce grossa ed impose il suo concept. Altra curiosità riguarda il brano "Fuck Your God", che pare sia stato al primo posto nella playlist utilizzata nel carcere di Guantánamo Bay, ma anche in una prigione ai confini dell'Iraq, in un luogo del penitenziario soprannominato (con una buona dose di cinica ironia) "the disco". Un settore nel quale i prigionieri venivano torturati a suon di musica a tutto volume, per svariate ore. in merito fu intervistato proprio il batterista dei Nostri, che in merito dichiarò: <<"Look at it this way," he says. "These guys are not a bunch of high school kids. They are warriors, and they're trained to resist torture. They're expecting to be burned with torches and beaten and have their bones broken. If I was a prisoner at Guantánamo Bay and they blasted a load of music at me, I'd be like, 'Is this all you got? Come on.' I certainly don't believe in torturing people, but I don't believe that playing loud music is torture either."[?] But, as Asheim points out, "Most people who listen to this kind of music don't give a shit about a political message. They just wanna rock." >> ("Guardala in questo modo" dice "Questi qua non sono un branco di ragazzini delle superiori. Sono guerrieri, e sono addestrati a sopportare le torture. Si aspettano di essere bruciati con torce e pestati fino ad avere le ossa rotte. Se fossi un prigioniero nella Guantánamo Bay e mi sparassero un botto di musica, io reagirei tipo 'E' tutto qui quello che avete? Andiamo.' Certamente io non credo nel torturare la gente, ma non credo neanche che suonare musica ad alto volume sia una tortura" [?] Ma, come Asheim osserva, "Molta gente che ascolta questo genere di musica se ne fotte del messaggio politico. Vogliono solo divertirsi"). Insomma un album amato ed odiato per lo stesso motivo: un disco che suona pesante e distruttivo e ci restituisce i Deicide nella loro essenza più pura e devastante.

Scars Of The Crucifix

Dunque iniziamo l'ascolto proprio con "Scars of the Crucifix (Cicatrici del Crocifisso)", colpi di ride, riff cafone con veloci plettrate compatte, si aggiunge l'altra chitarra che raddoppia la violenza e poi un lungo scream, con coro di growl. Sonorità cupe, blast di cassa, coro di voci continuo fino alla strofa, una bestialità incredibile, la sezione ritmica riesce ad aumentare ulteriormente la velocità lasciando l'idea di compattezza. Il pezzo avanza come un muro in movimento, voce cadenzata che riprende la stessa struttura metrica di molti altri pezzi dei Deicide ma non importa: spacca! Ritornello bestiale in cui le plettrate si fanno più veloci e cadenzate, riprendendo le vecchie influenze Thrash, nella plettrata alternata la batteria si fa furiosa in un assalto di rullante sfrenato. Veloce alternanza di strofa e ritornello, si susseguono senza lasciare scampo. Le voci sono un mix gutturale che viene interrotto da un velocissimo assolo melodico, un vorticoso passaggio in sweep picking accompagnato da un lungo growl gutturale, breve fase strumentale e si riprende come dall'inizio salvo poi prolungare con cadenze pesanti e rocciose. Un pezzo d'apertura che frantuma il ghiaccio, lo vaporizza con un infernale assalto fatto di sonorità cupe, chitarre distorte e pesanti, sembra quasi di avvertire nuovamente quel sound caotico dei primi tempi, con la differenza che adesso la precisione e la struttura del pezzo sono più compatti ed ordinati. Il testo approfitta delle rime per diventare quasi cantabile, cadenzato e pesante ma ben comprensibile; la violenza verso Gesù appare sin dalle prime righe quando incita ad impalarlo e sfregiarlo sulla croce, Gesù sofferente maledice Dio ed urla "Perché?". Si parla dell'ingenua illusione di una resurrezione per un'anima sconfitta, una redenzione ingannevole che approfitta delle Sue parole per giustificare la propria violenza. Sono tutte bugie, adesso è morto in croce e la colpa è solo sua, che si credeva santo e divino ma è morto in croce come l'ultimo degli uomini; accecato dalla profezia di una Bibbia mostruosa che usava come arma, come la sanguinosa spada delle sue fantasie, finisce così processato e condannato per eresia, in modo da portare nella propria carne le cicatrici del sacrilegio inflitte dalla crocifissione. In un mondo di miscredenti Gesù credeva di avere l'appoggio di Dio che invece se n'è infischiato e l'ha lasciato morire inutilmente, un fallimento, una missione mai compiuta, è morto e non gliene frega niente a nessuno. Il destino beffardo ha voluto che Gesù perdesse la vita proprio sul suo simbolo, che invece rappresenta il fallimento di quando è morto condannato per eresia, per le sue bugie blasfeme, per colpa del suo Padre ignobile adesso Gesù affogherà nel proprio sangue e morirà invano! Un testo bello pesante, blasfemo e feroce come da migliore tradizione Deicide.

Mad At God

Andiamo avanti con "Mad at God (Arrabbiato con Dio)" tempo sui piatti, riff dal retrogusto Thrash, le chitarre entrano entrambe in gioco e poi esplode il basso e la voce gutturale di Benton, prima una metrica stoppata e poi un assalto continui senza pausa fatto di growl e scream che si sovrappongono. Di nuovo all'inizio, riff pesanti e stoppati, una specie di ciclo brutale e di nuovo l'assalto col coro demoniaco tra stacchi di batteria e scariche sfrenate al rullante. Stoppate più marcate e quindi un altro assolo in sweep mentre il coro demoniaco si fa sentire in sottofondo, l'assolo si esprime con evoluzioni di tecnica e melodia. E' molto importante notare che se prima gli assoli erano in pieno stile Thrash alla Slayer - punto di riferimento per l'estremismo musicale - adesso la velocità sfrenata e cafona è stata sostituita da tecnica chirurgica e precisione, sia nell'esecuzione (pulita e non sporcata da fischi) sia nella scelta melodica che ricorda un'attenzione da Progressive Metal. Si torna al riff principale, che sa di Black Metal con la plettrata alternata, poi l'atmosfera si distende con lunghi riff e cadenze più marcate prima del nuovo assalto accompagnato da una batteria devastante, stoppate finali ed il pezzo si chiude. Una sfuriata che non lascia scampo, un pezzo breve ma completo: struttura scarna che si ripete ma con variazioni interessanti e con un assolo al centro che lo spezza in maniera efficace. Il testo è molto lungo e cattivo, inizia dicendo di risparmiare le stronzate sull'amore del Salvatore, di riflettere piuttosto sulla sua miseria e sconfitta, sul fatto che è solamente un agnello marcito. Non gliene importa a nessuno in questo mondo dimenticato da Dio, in questa era è finita la paura di Dio, Dio è dimenticato oppure odiato: ci dà la vita solo per togliercela quando gli fa comodo. Bisogna stare attenti alla Bibbia, il libro del Padre e del Figlio fallito, non c'è nessuna resurrezione perché Dio ci ha lasciati nelle mani di Satana, ci ha lasciati solo con vuote parole sull'amore mentre la luce divina si è trasformata in merda. Si dice arrabbiato con Dio per le cose che gli ha fatto, gli augura la morte per avergli fatto passare una inutile vita di agonia; maledice Dio per avergli dato una vita in cui ogni giorno è una lotta per sopravvivere; disprezza la croce di Cristo ed odia Dio perché ignora questo mondo. La sua vita non ha niente a che vedere con la religione, la salvezza oppure il bastardo del suo Figlio, la Bibbia va rimossa da questo mondo, dissacrata e distrutta, così la verità potrà trionfare col libero arbitrio e la blasfemia. A questo punto riversa tutto l'odio sui cristiani che vorrebbe pugnalare ed uccidere a mazzate, inferocito e col cuore pieno di desiderio di vendetta; è nato marchiato dalla croce per un Dio che ci mette al mondo solo per infliggerci sofferenza. Lui è autosufficiente, non ha bisogno di Dio, il suo cuore è di pietra e non accoglierà mai l'amore, non gli serve a niente credere in qualcosa che non può essere vero; meglio calpestare la croce e schiacciare Gesù Cristo. Un testo carico di odio, risentimento e ferocia.

Conquered By Sodom

"Conquered by Sodom (Conquistati da Sodoma)" ha un testo che si avvicina di più allo stile degli esordi, con riferimenti biblici e battaglie: si parla della chiesa della sodomia che spezza il silenzio di molti anni, mette fine all'indulgenza e si scaglia contro la chiesa di Dio, la cui luce è spenta dai suoi preti: uomini che non conoscono peccato adesso cercano di sfuggire alla crocifissione. Non ci si fiderà più di loro, mai più, saranno conquistati da Sodoma e la loro rovina sarà la nostra vittoria. Il testo sta chiaramente invertendo i fatti per come sono narrati nella Genesi che racconta, invece, che Dio avrebbe inviato degli angeli a Sodoma (e Gomorra) perché voleva punire gli abitanti peccaminosi; questi angeli vennero ospitati da Lot ma gli abitanti di Sodoma volevano abusare di loro (i maliziosi sapranno indovinare come) e quindi Lot, per non contravvenire alle regole dell'ospitalità, offrì agli abitanti le proprie figlie (quale generosità, col culo altrui!); gli abitanti non vollero sentire storie e fecero irruzione nella casa, dunque gli angeli accecarono gli aggressori con la luce divina. Dopo il prodigio, gli angeli, invitarono Lot e la sua famiglia a fuggire senza guardarsi indietro perché la luce di Dio avrebbe distrutto gli abitanti peccaminosi; questi allora scappano, ma la moglie di Lot fu disobbediente e guardò indietro e questo atto le costò la vita perché venne tramutata in una statua di sale. Insomma alla base delle vicende di Sodoma sta, non tanto la storiella della perversione sessuale (che non mancava di certo altrove!), ma la mancanza di fedeltà in Dio: questi uomini rifiutarono di prostrarsi dinanzi a Dio e pensavano di poter fare a meno di lui, affronto che costò caro. In questo emerge un bel collegamento col precedente testo. Alla fine il mondo potrà svelare i loro segreti, continua il testo, di coloro che si nascondono dietro le porte delle chiese, il loro tempo è finito e sta per iniziare la vendetta di tutto coloro che sono stati assediati da loro in passato. Senza più pecore a cui badare, il Dio dimenticato non ha più nulla da fare e le sue mura vanno in rovina; le conquiste della carne, le conquiste dell'uomo, hanno reso inutile Dio e la congrega di parassiti che se ne approfittava, con una fede falsa che lascia segni indelebili. Alla fine ha vinto Sodoma, alleata di Satana. Plettrate veloci e stoppate, quindi immediatamente un assolo cafone ed ignorante, ma con una buona dose di velocità e tecnica, bestialità a palate ed un riff cadenzato e pesante, un monolite di brutalità, stacchi animali e quindi un nuovo assalto gutturale. Growl e scream vanno all'unisono, le chitarre iniziano assalti fatti a plettrate alternate, stoppano e riprendono con un nuovo assalto, altro assolo in stile Thrash tecnico mentre la batteria libera una raffica di colpi, una mitragliata di rullante. Di nuovo la struttura si fa lenta e pesante, la variazione porta un tappeto di cassa ed un'altra scarica di massiccia irruenza, la voce si fa più gutturale, le cadenze più marcate. Stacco e quindi si riparte con un nuovo assalto, molte le variazioni alla batteria, il basso invece è costante, nuovo assolo di chitarra, un frenetico scivolare di dita sui tasti, scale che culminano con vibrati e con fischi aggressivi, il pezzo si spegne di colpo. Una botta in faccia, torna l'aggressività istintiva dei primi tempi, un pezzo che mostra il lato più sfrenato del gruppo (pur se con una buona dose di esperienza e tecnica che prima non c'era).

Fuck Your God

"Fuck Your God (Fanculo al tuo Dio)" è piuttosto eloquente, stoppate e poi scarica al rullante, ancora stoppate ed uno scream strozzato, assalto immediato con un'esplosione di brutalità ad alta velocità che diventa presto un lento tritatutto, le influenze Grind che sembravano essere sparite si ritrovano in queste velocità forsennate e scream distruttivi. Rallentamento e dopo un nuovo assalto, botta e risposta tra growl e coro di scream, le chitarre dialogano offrendo una base a questo scambio di malvagità, poi parte un assolo veloce in modo esasperato, con fischi e graffi, nuove stoppate accompagnate da variazioni ritmiche, una batteria animalesca. All'improvviso si cambia registro e quindi, dopo nuove stoppate, parte un riff monolitico, ancora stoppate e quindi inizia di nuovo l'assalto già descritto che si ripete allo stesso modo. Una lunga serie di bastonate in faccia scagliate ad alta velocità, nessuna pausa per tirare il fiato: solo una lunga successione di caotici riff tirati a velocità massima. Si ripete di nuovo la parte col botta e risposta, il gruppo è feroce, assolo più tecnico: velocità e melodia in evoluzioni vagamente neoclassiche con scale ascendenti e discendenti che si susseguono, altra serie di stoppate ed il pezzo si conclude. Che botta! Quello che colpisce di questo pezzo è la furia omicida, la serie di variazioni che fa alternare parti con tempi diversi mentre il gruppo resta compatto e preciso. Il testo comincia dicendo che si può fottere Dio, la sua morale che non sta scritta da nessuna parte ma è stata inventata dai preti bastardi, chi parla se n'è sempre fregato di tutto questo, è sempre stato libero nel satanismo. Come si fa a credere a questo Signore ed alle sue pretese? In realtà, una volta morti, svaniremo semplicemente; Lui e Suo figlio sono un'assenza e non una presenza in questo mondo che non è affatto controllato da loro, c'è solo inganno ed il loro fallimento. Poi una lunga serie di bestemmie in cui mette in dubbio le virtù della Madonna (per usare un eufemismo), se la prende coi preti che usano la Bibbia per le loro minacce, contro chi punta il dito e dice agli altri cosa devono fare? tutta questa gente è inutile perché c'è Satana a cui affidarsi e preferisce tenersi alla larga dagli schifosi cristiani. Si fotta Lui, il Suo profeta mandato a morire, un libro pieno di stronzate, pieno di bugie e vendette; ma adesso è arrivata l'ora di rimuovere tutto quanto con rabbia, di scagliarsi contro l'oppressore, perché adesso i cristiani sono deboli e la Bibbia è sconfitta. Tutta la fede cristiana va a pezzi, lui non vivrà secondo le regole di Gesù, perché non l'ha né salvato né protetto; è la stessa fede cristiana il fallimento, non è colpa di Satana se Dio non ha mai concluso niente di buono. Lui non sarà schiavo di una fede falsa, lui sarà sempre per se stesso e per nessun altro. 

When Heaven Burns

"When Heaven Burns (Quando il Cielo brucia)" inizia con delle parole che sembrano arabo, anche per il timbro vocale acuto, poi riff in plettrata alternata, tipicamente Black Metal, con blast di accompagnamento; entra in campo anche un growl gutturale e poi i riff riducono la velocità con una dinamica decrescente. Il risultato è una specie di Black/Death Metal, forte di cori demoniaci e ritmi che si fanno sentire nella prossima strofa, cadenze accentuate da colpi di rullante e voci, i riff di chitarra si sporcano di nero mentre il basso tiene tutto in ordine. Ad un certo punto parte un assolo, una via di mezzo: non è caotico e feroce, pieno di fischi, ma nemmeno ultratecnico in sweep come altri. Bella serie di stoppate col cantato, un ruggito di bestialità infernale avvolge il pezzo mentre tutti gli strumenti mantengono il ritmo e la voce si slaccia, così emergendo; poi growl animale, riff che si prolungano nel tremolo da Black. Altro assolo, bello veloce e con evoluzioni altalenanti, un finale fischiante, altra sfuriata Black con velocità, botte potenti di rullante, stacchi, mentre la strofa si ripete con la dinamica decrescente e scale discendenti. Altra scarica di ritmo, questa volta più cadenzato, esplosione demoniaca con una lunghissima serie di growl e scream che non fanno altro che urlare, su di questo si fanno sentire dei fischi che poi si trasformano in un nuovo assolo, questa volta più cafone e caotico, pieno di fischi e graffi, una lunga serie di rumori disturbanti ed aggressivi che sembrano voler mordere l'ascoltatore. In questo brano i Deicide si mostrano in una veste abbastanza diversa dal solito, mostrano varietà e questo è davvero molto interessante perché funziona benissimo. Nella parte iniziale la voce pronuncia una frase, mandata al contrario (lo si capisce se si fa attenzione), per fortuna nel testo è riportata e si traduce in "Io respiro fumo", immagino sia la Bestia infernale a parlare. Nel testo il protagonista, forse proprio Satana, osserva la Croce e pensa a tutti i modi in cui Cristo ha fallito, al modo in cui gli ha preso a calci il culo fino a rimandarlo ai cancelli perlati del Paradiso, per poi incendiare il Cielo e farlo bruciare con le fiamme dell'inferno. I cattivi blasfemi torturano i cristiani e li uccidono, danno sfogo alla propria violenza, fanno tutto questo per dimostrare il loro amore per Satana il loro padrone. Portano la morte a Dio, squartano il Suo Figlio, puniscono la Sua ipocrisia, la morte di Dio per incitare all'inversione mentre l'inferno conquista il mondo. Basta con le bugie della chiesa che controlla il mondo confondendo la mente delle persone. Soffrono nell'agonia mentre il mondo brucia, mentre lui danza avvolto dalle fiamme dell'inferno, i cieli si consumano ed i cristiani muoiono senza scampo. Lo Spirito Santo brucia, vomitando per il dolore atroce e pisciando sui santi e profeti che bruciano sulle fiamme dell'inferno. Un testo bello esplicito insomma, una vendetta infernale che ha, anche nel testo, il sapore del Black Metal.

Enchanted Nightmare

Adesso c'è "Enchanted Nightmare (Incubo stregato)", aggressività sin dale prime note, ritmi tirati e varietà ritmica, poi una metrica molto simile ad alter del gruppo ma con una nota Grind più accentuata nella velocità. Il growl è bello potente e si inserisce bene nei riff veloci, ripetitivi e pesanti, scariche di furia su piatti, poi un assolo veloce, una cascata di note dal retrogusto malefico e neoclassico, botte ritmiche con stoppate a sorpresa prima di iniziare una nuova scarica di violenza. Il blast al rullante e cassa è un punto fermo, esplosioni di violenza anche sul basso che riesce a star dietro a velocità toste. Altro assolo, questa volta più calmo nell'inizio ma più virtuoso e frenetico nel finale, la base non accenna a rallentare in nessuno caso mentre la voce continua un'aggressione inarrestabile che porta al finale di un pezzo tanto breve quanto intenso. Due minuti di brano, due assoli ed assalti continui, un pezzo che dà l'idea di un Death Metal ben contaminato dal Grind, specie per quanto riguarda il lavoro della batteria. Il testo immagina qualcuno nel profondo del sonno ed immerso nelle che abusano della sua mente, mentre si nasconde dalla realtà, sta nel fuoco nel nome della blasfemia ed immagina di venire assassinato. Ad assassinarlo è il protagonista che lo accoltella in modo folle, per infliggergli lo stesso dolore che ha subìto a sua volta, infesterà per sempre i suoi sogni fino alla fine dei tempi, lo tormenterà. Un incubo stregato in cui questo fantasma assale la vittime nei sogni uccidendola in tanti modi diversi, torturandola mentre questa grida disperata. Maledice il povero sfortunato col male, la morte e la sfortuna, gli rivolge contro le arti nere; mentre dorme indifeso uno spirito vigile lo fa impazzire con le torture continue. Piano piano si insinua nella sua mente, attraverso questi incubi terrificanti di morte, progressivamente gli augura la morte e lo fa uscire di senno impossessandosi del suo corpo come vendetta per le bugie ed il dolore che questo gli ha inflitto.

From Darkness Come

Rimaniamo nell'oscurità con "From Darkness Come (Arrivato dall'oscurità)", dopo essersi preso una breve pausa, Benton torna a prendersela con Dio con questo testo che inizia proprio bestemmiando Dio e perfino la sacra colomba (la fantasia non manca di certo!), dedicando un brindisi a Dio mentre beve il sangue di Gesù. Se anche tutti credessero al cristianesimo che succederebbe di buono? si chiede, per poi rispondere che avverrebbero guerre sante, come le crociate, in cui si uccide nel Suo nome. I cristiani hanno perdonati se stessi per le loro atrocità, facile, ma continuano a condannare chi non crede alle loro favole; continuano a dimostrare lo stesso pericoloso fanatismo cieco, perché il conflitto e la guerra è tutto ciò che la loro Bibbia vuole. La risposta a tutto questo è uccidere Dio, è essere anti-religiosi. Viene dall'oscurità, sacrilego, inverte la Croce e pugnala Gesù Cristo odiandolo. Odia la debolezza del credo cristiano, ci sputa sopra, congiure sin dalla nascita; Satana in Terra, questo è ciò che desidera, così che possa spazzare Dio via dal mondo. La religione sparirà quando tutti si inchineranno a Satana, padrone del mondo, tutte le nefandezze cristiane verranno distrutte per sempre. Colpi di piatto, riff a plettrata alternata che si alternano a stoppate, una batteria indemoniata che libera una serie di stacchi e blast sempre diversi, un assalto animalesco con un growl possente che travolge tutto quanto, il basso pulsa fedele alla ritmica e sottolineando gli accenti. Di colpo una sonorità Brutal, veloce e massacrante, una voce instancabile segue delle ritmiche proibitive, parte un assolo che ben presto viene aiutato da una seconda chitarra che poi si mette in mostra con un proprio assolo; intreccio di assoli brutali e dannati. Una nuova partenza, coro di scream e growl con distruzione totale, un Black/Death, quasi di stampo svedese, che si alterna a parti di un Brutal più floridiano, accentuato dal growl profondo e cavernoso. Una batteria invasata, qualche sfumatura Grind negli stacchi tecnici e veloci, una macchina di morte, un frullatore di riff ad ogni blast. Altro assolo impazzito, velocità spinta e melodie graffianti, su stacchi sincopati, pause a sorpresa e cascate di stacchi per un finale di colpo.

Go Now Your Lord Is Dead

Andiamo avanti con "Go Now Your Lord Is Dead (Andate adesso, il vostro Signore è morto)", subito un coro di scream e growl su ritmi lenti (rispetto alla media dei Deicide) e stoppati, poi la velocità aumenta ed il pezzo prende una piega assassina simile ad Enchanted Nightmare, velocità folle e brutalità, influenze Black che saltano fuori ad ogni plettrata alternata. Ritmi velocit e pesanti, blast di cassa e rullante, poi una parte più pesante, trascinata, che apre la strada ad un nuovo assalto in cui scream e growl sono compatti nell'aggredire l'ascoltatore in modo diretto. L'impatto si mantiene con un'altra strofa e quindi parte un assolo ignorante e veloce, pieno di fischi e grafi, altro assolo si aggiunge alla festa, meno rumoroso e cafone, poi si torna ad un riff Thrash velocissimo. Di nuovo ritmo lento e sembra ricominciare la parte iniziale che si interrompe di colpo e finisce il pezzo. Anche in questo caso abbiamo un pezzo che dura neanche due minuti, aggressione senza compromessi: c'è da dire che se in altre occasioni i Deicide hanno un po' allungato il brodo con alcuni pezzi in questo caso non l'hanno fatto. Da questo brano e dal succitato Enchanted Nightmare avrebbero potuto tirare fuori due brani da 3-4 minuti - cosa che magari in passato avrebbero fatto con più leggerezza - ma questa volta hanno preferito lasciarli così; la differenza si sente perché in questo modo i brani hanno una vita breve e grazie a questa brevità risultano degli assalti sfrenati? cosa che non sarebbe accaduta spremendoli troppo per farci qualche minuto in più. Nel testo si parla della Bibbia, libro di bugie, strumento di morte, senza alcuna prova dell'esistenza di un Dio dall'altra parte. Un testamento di contraddizioni, che cerca di unire le masse con la paura e la menzogna, tutti quelli che ci credono meriterebbero di morire come il loro amato Signore: agonizzanti in Croce! Un fallimento umano, i cristiani vengono crocifissi, muoiono per mezzo del simbolo della loro fede, niente più Gesù; il genocidio della religione cristiana si avvicina e presto potranno vedere scomparire tutte le loro chiese. Senza più i loro luoghi di culto e di aggregazione, il gregge di pecore di smembra ed ogni pecora si perde, adesso che il loro Signore è morto possono andarsene.

The Pentecostal

 L'album si conclude con "The Pentecostal (La pentecoste)", va subito detto che la festa della pentecoste esisteva già nella cultura ebraica, il prodigio della discesa dello Spirito Santo tra i discepoli, dopo della Resurrezione di Gesù, e quindi l'inizio della loro opera di evangelizzazione è un avvenimento che non viene riportato nemmeno in tutti i Vangeli. In certi versi tutto l'episodio ricalca quello di Mosè sul monte Sinai che ricevette il comandamenti da Dio che in quell'occasione si è manifestato come un rovo in fiamme. La novità sta forse nel fatto che in altre occasioni, nel Vecchio Testamento, Dio si mostrava tramite eventi atmosferici distruttivi e furiosi; Gesù invece si mostra tramite un animale simbolo della mitezza e pace, la colomba appunto, un animale che vola e quindi simboleggia l'attività di evangelizzazione fatta attraverso viaggi in terre lontane ed all'insegna della pace. Insomma il testo non la vede esattamente così (come è facile immaginare) ed inizia parlando dello zombie di Gesù che torna ai vivi, un tiranno fascista che torna ai discepoli battezzati nella paura, un simbolo di rinascita grottesco e disastroso, un simbolo di corruzione e distruzione. Insomma si offre un'immagine del ritorno di Gesù ben diversa: i suoi occhi sono fissi sul vuoto, come quelli di uno zombie appunto, ha subìto il lavaggio del cervello per mondarsi dei peccati, danza coi serpenti innalzando lodi a Dio, beve veleno e parla in tante lingue. Ci sono molti riferimenti all'evangelizzazione quindi, tutti la mostrano in una veste negativa: si parla insomma di gente che ha subìto il lavaggio del cervello, si è bevuta tutto il veleno e quindi va in giro a diffonderlo con una lingua biforcuta. Il loro cervello è stato fottuto da Dio ed adesso non fanno altro che contare i giorno che restano fino alla punizione apocalittica, si affannano a conquistarsi le grazie di un Dio tiranno e ricattatore. Chi ci crede, spogliato di tutta la sua dignità, si beve ogni parola della Bibbia come fosse oro colato, si devono pentire di fronte a Gesù oppure la loro anima sarà perduta, diventano presto schiavi imploranti, soffrono nella pentecoste. Il pezzo inizia con un vorticoso passaggio veloce di chitarra, blast a rullante, riff a plettrata alternata veloce, il basso un po' scompare di fronte a tutto questo macello, ma la voce di Benton irrompe in un coro demoniaco; la struttura metrica è abbastanza semplice ma presto si fa complessa con ritmi serrati, stoppate continue, gioco di piatti. Di nuovo un assalto continuo, tempi sincopati, a volte si rallenta con passaggi di chitarra dissonanti; altro assalto furioso, come nell'inizio, le chitarre danno il meglio di sé mentre la batteria fa una devastazione con rullante e piatti. Dopo l'ennesimo sfogo di violenza arriva una parte abbastanza Thrash, con stoppate veloci, riff accompagnati da piatti e rullante, altra bestialità brutale con influenze Grind specie per il lavoro di voce, dissonanze a sorpresa e molto effetto demoniaco. Assolo malefico, parte veloce ma a sorpresa sembra incepparsi per poi scaricare con gli interessi altra note veloci, una struttura imprevedibile che tiene l'ascoltatore col fiato sospeso; forse non tanto tecnico come altri, ma sicuramente fantasioso e micidiale. Così si conclude un altro pezzo azzeccato.

Conclusioni

In sostanza, possiamo definire "Scars.." come un ritorno coi fiocchi. Un disco mediante il quale i Deicide ritrovano entusiasmo e voglia di fare, finalmente liberi di agire e suonare senza più contratti vincolanti ed in un certo senso castranti. I Bostri si scrollano di dosso un'etichetta con la quale non riescono più a trovarsi, che ha una comunicazione così lontana dal loro modo di vedere la musica, approdando quindi ad un' "Earache.." sicuramente più rassicurante e conciliante. Calma e tranquillità acquisite, i Nostri tornano dunque con un album che ha in sé gli elementi della furia primordiale degli esordi del gruppo; quindi tutta l'irruenza giovanile viene trasferita in un contesto più preciso, frutto dell'esperienza pluriennale di un ensemble che, con la stessa formazione, ne ha passate davvero tante. Sia in positivo, sia in negativo. Durata complessivamente esigua, ma qualunque fan del gruppo sa bene cosa aspettarsi, c'è da dire però che non ci sono riempitivi e tutti i pezzi, letteralmente e mi si passi il francesismo, spaccano; c'è anche una certa varietà di fondo, e non si può affatto dire che i brani si assomiglino molto tra di loro (com'è capitato con altri album). I testi forse sono i più blasfemi di sempre, violenza e bestemmie senza pace con parti vocali davvero inarrestabili; liriche poi composte da versi e strofe discretamente lunghi e raramente ripetitivi. Insomma, tutte le caratteristiche di un buon lavoro. La parte grafica è forse poco appariscente, ma di sicuro centra bene il tema principale dei Deicide e non è affatto male, anzi. Nell'album, quindi, possiamo trovare tutta una serie di stili che si mescolano in proporzioni diverse nei brani che lo compongono; queste diverse proporzioni danno vita a brani che convivono bene pur avendo approcci diversi. Allo stesso modo, anche all'interno di un unico brano ci sono sorprese con cambi di registro immediati che fiondano l'ascoltatore verso stilemi abbastanza differenti tra loro. I Deicide di "Scars.." suonano quindi come un gruppo maturo che sa bene quello che fa e sa bene come farlo. Questi ragazzi suonano assieme da una vita ed è quindi facile immaginare come basti loro un'occhiata per intendersi, arrivati a questo punto della loro carriera. Dispiace che proprio questo alto momento musicale sia l'ultimo lascito di questa formazione (che avrebbe potuto dare tanto altro ancora, probabilmente); si può notare poi che il ruolo di Benton è stato anche ridimensionato, sicuramente per ciò che riguarda il  basso, il quale pochissime volte "esce fuori" da un intero sound che invece premia le chitarre, capaci di ritagliarsi molti spazi con assoli che davvero meritano, e molto anche. Quello che soddisfa è anche notare come la produzione, più diretta e forse meno potente di quella che avrebbe offerto la precedente etichetta, abbia davvero svolto un ottimo lavoro per questo album, che ne esce fuori davvero benissimo. Insomma un bel disco che, pur non inventando niente di nuovo, riesce a reinventare un gruppo, a riproporlo in una veste davvero migliore, frutto di un entusiasmo rinnovato e forte delle tante esperienze maturate.

1) Scars Of The Crucifix
2) Mad At God
3) Conquered By Sodom
4) Fuck Your God
5) When Heaven Burns
6) Enchanted Nightmare
7) From Darkness Come
8) Go Now Your Lord Is Dead
9) The Pentecostal
correlati