DEICIDE

Insineratehymn

2000 - Roadrunner Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
03/05/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

I Deicide tornano a colpire, questa volta a distanza di tre anni dal precedente album ("Serpents of the Light"), con "Insineratehymn" (2000). Tutto procede come da copione: pubblicato dalla Roadrunner Records, rilasciato in formato musicassetta ufficiale dalla Globus Music nella stessa data, ancora una volta dieci tracce per trenta minuti complessivi, stessa formazione di sempre: Glen Benton al basso e voce, i fratelli Eric e Brian Hoffman entrambi chitarristi ed infine Steve Ashem alla batteria. Tutto è restato praticamente come lo ricordiamo, tranne che per l'apparenza della copertina che questa volta - rinunciando ad artwork caricaturali - opta per una composizione del 666 (il celebre "number of the Beast"), in un semplicissimo e diretto bianco cromato su sfondo nero, in copertina viene sfoggiato anche il simbolo del parental advisory, assente nelle precedenti pubblicazioni che non scherzavano affatto in quanto a blasfemia. Va detto che ormai quel simbolo, specie nel 2000, ha assunto una funzione attrattiva piuttosto che dissuasiva; comprando un prodotto del genere c'è il rischio di rimanere delusi se le tematiche trattate non sono abbastanza forti da soddisfare le aspettative dell'acquirente! Di certo coi Deicide si va sul sicuro da quel punto di vista, non c'è dubbio. Sebbene la semplicità della copertina sia funzionale a rendere il prodotto più riconoscibile ed appetibile il gruppo non ha resistito all'idea di mettere almeno un riferimento a Cristo: infatti sia nella versione musicassetta che in quella CD possiamo vedere il volto di Cristo, con la corona di spine in fiamme, un'immagine che di per sé non sembra così irreverente e blasfema come altre che abbiamo visto nella storia del gruppo; oltretutto è realizzata anche in modo abbastanza amatoriale e grossolano, tanto che più che destare scandalo fa pena. Insomma la presentazione, questa volta, risponde meglio ai canoni commerciali - suppongo che la Roadrunner avrà tirato un enorme sospiro di sollievo dopo i grattacapi derivati dai precedenti artwork e dal rifiuto di parte dei distributori a toccare quei lavori - ed in un certo senso si pone in continuità con lo stile del gruppo, o quantomeno con la tematica ricorrente. Ci troviamo di fronte un lavoro che si presenta come tanti altri precedenti e quindi, ad una prima occhiata, sembra che i fan accaniti del gruppo troveranno di che divertirsi, l'ascolto fugherà ogni dubbio.

Bible Basher

Si inizia con "Bible Basher (Picchiatore con la Bibbia)", un titolo che la dice lunga sul pezzo che in effetti si presenta con una plettrata alternata, stoppate, stacco di batteria e quindi un blast furioso di piatti e rullante. Serie di stoppate ed il blast passa alla cassa, le chitarre sono ritmiche e pesanti, il timbro basso si adatta alla voce di Benton che si è fatta un growl anche più basso, il ritmo è accattivante e brutale, un ritmo che acchiappa e costringe a sbattere la testa come un dannato. Si passa immediatamente al ritornello che, questa volta, torna ad essere un classico coro di growl e scream (ricorderete che nel precedente album lo scream è stato un po' snobbato, purtroppo, in questo ritorna col botto!). Un ritornello incalzante in cui viene ripetuto il titolo con cattiveria e brutalità, la plettrata sembra essere la regola anche in questo caso, ma spesso stoppata e possente. Dopo un passaggio brutale al limite del Black si riprende con la strofa, con rinnovata malvagità gutturale, la musica è ripetitiva ma non è necessariamente negativo, una fase centrale strumentale e quindi di nuovo la strofa in cui la voce gutturale rincorre il riff con brutalità. Il tutto si ripete senza variazioni, sembra che gli stessi due riff vadano in loop fino al finale in cui il ritornello viene spezzato a metà e scandito nelle ultime stoppate. Brano compatto, breve anche, un'ottima scelta per un'opener che rompe il ghiaccio e fa impennare l'attenzione con la chiara prospettiva di tutta la violenza che seguirà. Il testo, anch'esso semplice, si parla del Santo che non viene celebrato (non se ne cantano le lodi), la feccia della filosofia che non capirà mai che è proprio Dio il vero nemico. Bisogna fare un passo oltre la linea battuta del sentiero divino, contorto e battuto, vomitando cazzate fino all'ultimo respiro; ma a lui non gliene frega niente di tutto quello che hanno da dire sul Nostro Signore, si possono anche spaccare la testa col Suo libro di pazzie. Gli vuole sfondare il culo con la Bibbia, fino a quando sarà diventata solamente una cosa del passato, calpestando la croce si scava nell'odio, il picchiatore con la Bibbia distrugge la loro fede. Blasfemo, mentre li spacca da testa a piedi, gli sputa in faccia per contestare l'integrità del loro Signore, dovrebbero ammettere di navigare nella fantasia! Un testo rabbioso quindi, violento, sadico nell'odio contro la fede e chi la professa. Nel finale vuole addirittura pugnalare la religione e lasciarla a morire, spezzare gli intestini con un tocco satanico, insomma un inizio coi fiocchi che fa capire immediatamente che, benché la copertina non sia molto esplicita, Benton non ci pensa nemmeno ad ammorbidirsi.

Forever Hate You

"Forever Hate You (Vi odierò per sempre)" continua nella stessa direzione il discorso appena intrapreso: da un punto musicale si mostra vivace, con influenze Thrash nel riffing con guizzi veloci e scattanti, taglienti, la batteria marcia sulla cassa e poi rallenta per la strofa. Plettrate serrate si alternano al growl gutturale, lento cadenzato, poi si intromette uno scream in coro che lancia quindi una fase strumentale sorprendentemente Progressive su una basse di un Death Metal massiccio e spietato. Tutto è gutturale, lento, straziante, un massacro musicale che si abbatte su di noi che ascoltiamo. Caldo, secco, bestiale, il riffing è di uno stoppato ossessivo, quindi si sfoga con un growl prolungato ed una plettrata serrata, una scarica accolta con piatti ed un basso frenetico e brutale. Ancora una volta una strofa ossessiva, intramezzata di scariche frenetiche alla chitarra, si ripete la stessa struttura e quindi accogliamo con piacere un altro momento Progressive alla chitarra solista che svetta sul ritmo cadenzato, proponendo una variazione della stessa melodia. Strofa rallentata, un massacro lento ed inesorabile, stoppata a tradimento e quindi la strofa prosegue come se nulla fosse, rallentamenti e coro di growl, quindi il pezzo si conclude di colpo, lasciandoci con la sorpresa. Anche questo pezzo non è affatto lungo - supera il precedente ma di poco - eppure è tutta sostanza, i riff in realtà sono pochi e si ripetono con un numero di variazioni quasi inesistente, un impatto monolitico che giova all'immagine in your face della band. Un altro assalto riuscito che convince, pur senza sorprendere particolarmente. Azzeccata la produzione, migliorati tutti gli artisti da un punto di vista tecnico ed artistico, questo si può già affermare. Il testo questa volta è pure più breve, non c'è più disperazione e si rende conto che sono tutti ammalati, lui è il pugnale nelle loro schiene, un pro memoria costante di quello che potrebbe succedere: sono condannati a ripetere tutte le cose che fanno mentre lui ha fatto la scelta giusta che consiste in essere se stesso ed odiarli tutti! Miserevoli dalla nascita, ripetono sempre gli stessi errori, li scaccia perché non vuole essere parte delle loro vili menzogne, colpevoli fin dal principio e meritevoli di tutto l'odio che lui sa dargli. Lui è diverso: è se stesso e fa tutto ciò che vuole, se ne frega del perdono e continua a fare quello che vuole anche se a loro può sembrare strano, dimostra fedeltà e dedizione a modo suo, per l'inferno al quale è leale, decidendo di odiarli per sempre e distruggere il creato. Questo testo è una potente affermazione di indipendenza e personalità distruttiva, un ottimo modo per continuare l'album con una sfacciata propaganda satanica fatta di orgoglio.

Standing in the Flames

Si va avanti con "Standing in the Flames (Stando nelle fiamme)", con un testo ambientato nell'inferno, anche a coronazione di quanto espresso nel precedente brano. La presenza di Dio non c'è in alcun dove, dentro di lui, che non lo vuole attorno, non potrà mai concepire quello che pensano loro, gli riesce impossibile. Loro condannano i propri figli, vanno appresso ad uno che per coronare il sogno dell'uomo ha mandato il Figlio a morire; bevono del Padre e mangiano del Figlio senza capire niente di quello che fanno ma lui non è uno stupido: basta vedere cosa succede. Preferisce stare in mezzo alle fiamme, si fotta la redenzione del Signore, chi vorrebbe mettersi al Suo posto in croce? Spazzano via il loro dolore con le contraddizioni; è uno stupido chi crede in Dio, è per le persone bisognose di credere in qualcosa per giustificare la propria sofferenza, darle un motivo nobile. Lui rifiuta loro così come loro rifiutano lui: non vuole averci a che fare con la loro razza di idioti, è in comunione con Satana, tutt'uno con la notte, nella sua fiamma di odio lancia sfide alla luce. Sono tutti senza speranza, non esiste è solo un fantasma immaginario, non ha alcun potere e nemmeno loro, perché se fossero potenti lo ucciderebbero ed invece non lo fanno, perché sono deboli e miserabili. Dopo aver mandato a morire Suo figlio, compiuto il bel miracolo con arcobaleni di sangue, il Suo compito è finito e non si è più fatto vedere; solo degli stupidi credono a questa storiella. Un testo maledettamente feroce, carico di odio e di sfida, una sfida verso dio, un sarcasmo cattivo nei confronti dei fedeli che vengono trattati come dei miserabili, come dei poveracci disposti a credere di tutto. La musica inizia cadenzata, rullante molto presente, basso in sottofondo e plettratye di chitarra che prendono velocità appena parte la voce, si tratta della solita storia: Benton insegue il riff con cattiveria e brutalità, seguendo le cadenze della plettrata alternata. A sorpresa altro rallentato - che sta diventando lo stile dell'album - quindi il growl si fa più gutturale, si aggiunge un coro di growl ed uno scream in sottofondo ed allora può iniziare il ritornello che è sempre il solito riff che torna (questo è praticamente il terzo album in cui la stessa identica metrica salta fuori, ed in più di un pezzo per giunta, e non sarà neanche l'ultimo!) in maniera ricorrente nella discografia dei Deicide. Quel mix di ignoranza brutale, accompagnata da un tupa tupa al rullante, mid tempo, cassa arrogante, una voce che incalza incurante di ogni buon senso seguendo gli accenti e marcandoli come se stesse picchiando un poveraccio accanendosi su di lui mentre è a terra ad implorare pietà. Questi sono i Deicide che si confermano in questo album, anche con questo brano, per il fatto di ricorrere alla formula sicura che ormai è diventata il loro marchio di fabbrica. Ricorrere spesso alla stessa formula non sembra infastidire i fan che, anzi, quasi lo pretendono ormai. Assolo veloce e melodico, con retrogusto Thrash, la batteria si dà da fare sulle pelli, serie di stoppate e quindi si può riprendere, coma da copione, con un altro ritornello altrettanto bestiale. Ascoltare e riascoltare questa metrica, come un mantra, ci dà l'idea di quanto sia monolitico questo gruppo che ha fatto la propria fortuna con un approccio diretto, anche prevedibile, ma decisamente riconoscibile. Il pezzo si conclude senza deludere nessuno con una serie di cori brutali in stereo, regalando anche un'altra prova solistica, questa volta più ragionata e variegata negli effetti e vibrato.

Remnant of a Hopeless Path

Passiamo a "Remnant of a Hopeless Path (Avanzo di un cammino senza speranza)", riffone massiccio, imponente, forte di tonalità basse in cui svetta lo sferragliare del basso che marcia belluino, il rullante pesta lento e cadenzato, breve rullata e quindi il growl gutturale, marcio, bassissimo, inizia una lenta avanzata. Un riff cupo, bastonate sulle orecchie si schiantano ad ogni battuta, il growl è cavernoso quanto basta per ispirare dentro di noi il peggio di quanto possa essere recondito nel nostro subconscio primitivo. L'andatura del riff raddoppia con plettrata alternata e blast di cassa, si intromettono dei cori in scream, poi la voce incalza, scandisce un coro insistente, bestiale, un continuo di aggressioni corali fatte di growl e scream che incitano al massacro, quindi un guttural prolungato che lancia un assolo veloce con una scala che viene snocciolata in crescendo, fino ad arrivare ad un apice tempestato di colpo su rullante e piatti, un crescendo malvagio che raggiunge l'apice in un fischio che fa iniziare una nuova strofa massacrante. Un pezzo bestiale che ci mostra il gruppo nella veste più famelica, il gutturale rende bene coi Deicide, anche le tonalità basse e ritmate, lo stile è decisamente Brutal, si torna di nuovo alla parte con le aggressioni corali, bravi parole scandite con precisa e costante velocità. Ancora blast di cassa nella fase strumentale che segue l'ennesimo ritornello, che prosegue e si arresta improvvisamente segnando così la fine del brano. C'è da dire che in questo caso si può affermare che, pur rimanendo nello stile tradizionale del gruppo, questo pezzo rappresenta una bella novità da accogliere con entusiasmo e gratitudine. Il testo è sulle solite coordinate e si rivolge ai fedeli, provocandoli, chiedendo loro dove si trova il loro Dio quando hanno bisogno di lui, li inganna, per mezzo di intimidazioni e rivelazioni fasulle, ma lui ci si pulisce il culo con le pagine della Bibbia, si può fottere il loro Dio. Lo bestemmia, è davvero meraviglioso di come si dimentichi di loro e li abbandoni al loro triste destino, ma lui ha consacrato la propria vita a Satana e non ha di questi problemi: il profeta verrà preso a mazzate, ci libererà della sua presenza, perché Satana è vivo! Sono stati derubati dello spirito, non si tratta dell'amore di Dio così accattivante, è un cammino verso la dannazione, la rovina, farebbero meglio a tagliarsi la gola perché Satana attende. Un testo che non aggiunge nulla di nuovo a quanto già, meglio, detto con i precedenti; il senso del testo va colto nel fatto che si parla dei fedeli come quegli scarti ancora sopravvissuti di un percorso senza speranza, destinato a fallire.

The Gift That Keeps On Giving

"The Gift That Keeps On Giving (Il dono che continua a dare)", noi lo definiremmo un dono permanente (non istantaneo) del quale il ricevente continua a beneficiare; chi abbia una minima dimestichezza con Benton saprà che si sta riferendo solo a Satana. Una bestia demoniaca agli occhi del Signore, un aborto mancato che porta solo sfortuna e vergogna, uno spirito dall'anima posseduta, cammina da solo nella valle dei morti e si chiede se sia reale o solamente immaginario. E' sconosciuto a se stesso e si sforza di procedere nel proprio viaggio solitario, una ferita che non smette di sanguinare, non dà segni di guarigione, il suo cuore è pieno di oscurità, ma è ciò che ha sempre voluto dato che ha una vita che non merita di essere vissuta: un dono che continua a dare, la parola di Satana. Non c'è altro da vedere con gli occhi, è accecato dalla propria voglia di bestemmiare, i demoni prendono possesso di lui smanioso del momento in cui la profezia si avvererà, non ha paura e quindi non ha bisogno delle illusioni di Dio, quando appare lui tutti quanti desiderano la morte, sono presi dal terrore. In questo testo, leggermente più introspettivo, il protagonista è un mostro demoniaco che viene deriso ed allontanato, un aborto mancato, odiato da tutti? questo costringe questo spirito in un cammino di solitudine che riempierà il suo cuore di oscurità ed odio che poi lo porterà ad odiare la propria stessa esistenza ed accogliere la parola di Satana. Una volta avuta questa perderà il desiderio di morire ed acquisirà il desiderio di far soffrire gli altri, la sua vita acquisisce un senso e la sofferenza altrui e la dissacrazione diventano un motivo per andare avanti. Tutta questa potrebbe essere anche una metafora dei cattivi effetti dell'emarginazione, del fatto che emarginando i "diversi", accusandoli di essere dei mostri, li trasformeremo in veri mostri e questi torneranno a cercarci, per vendicarci, una volta che non avranno più niente da perdere e - nella follia di chi non ha nulla da perdere, non ha paura di niente e non dà valore nemmeno alla propria vita - ci getteranno nel terrore. Il brano inizia con un tempo lento di piatto, riff biascicato che poi diventa un blast di rullante veloce e frenetico, piatti e rullante incalzano e poi il riff si fa lento, scariche di velocità e lentezza convivono, in un riff che ricorda i Cannibal Corpse più monolitici e regolari, anche la voce ha un tono che ricorda quella di Fisher. Il riff si arricchisce di parti in cui ci sono momenti solistici di chitarre affilate come rasoi, il pezzo assume i contorni di un Brutal classico ed il riferimento ai Cannibal Corpse è inevitabile (anche viste le scelte metriche che ricordano molto il noto gruppo). Riff cadenzati, ripetitivi, incalzanti e pestati quanto basta, poi ancora una parte strumentale con delle stoppate, riparte il blast di rullante e piatti, che rimane strumentale. Si rallenta riproponendo la strofa, intermezzi di piatti che si inseriscono nel riffing, ulteriore rallentamento ed abbassamento di tonalità, brutalità senza fine. Di nuovo un passaggio di chitarre, brevissimo questa volta, col growl che si prolunga, quindi si riprende con la strofa vivace e frenetica. Un'altra bella prova, anche se non molto originale ed anzi abbastanza derivativa. Un pezzo che non dispiace, ma è al limite del plagio.

Halls of Warship

"Halls of Warship (Le sale della nave da guerra)", un titolo che gioca sull'assonanza tra warship (nave da guerra) e worship (culto, che quindi farebbe diventare il titolo "Le sale del culto", cioè le chiese), creando doppi sensi blasfemi. Parla degli illusi che attendono per testimoniare alla venuta del loro Signore, della distruzione che ha promesso a noi tutti (si riferisce all'Apocalisse in occasione dei quali i fedeli contano nel perdono divino), la loro malata convinzione della fine del mondo e del Suo ritorno in Terra. Ovviamente credono che saranno gli unici ad essere risparmiati, ma il regno di Dio non esiste nemmeno? Le sale della nave da guerra bruciano (il gioco di parola si riferisce alle chiese, come anticipato), incendiate dall'inganno di un Dio visto per sbaglio, non c'è virtù negli stupidi indovinelli della Bibbia a proposito di un Re sconfitto ed esiliato. Loro lo sanno che non è Dio a governare questo mondo, si illudono nella speranza di testimoniare alla sua venuta, la loro unica missione è continuare ad avere timore di Dio, che gli concederà di vivere una vita incapaci di aver voce in capitolo sui loro stessi figli che verranno sacrificati a questa tirannia. Un testo breve, che si ripete in diverse parti, il gioco di parole vuole proprio riferirsi alle chiese che predicano il contenuto di un libro pieno di indovinelli - il riferimento è appunto alle profezie che nel corso degli anni sono state interpretate in modo sempre più forzato per "adattarle" alle esigenze del modo di pensare moderno - inutili. In questi luoghi si insegna ad avere paura, ad essere remissivi, ad essere servili ed umili, in questo luogo viene sacrificata la personalità delle generazioni future che andrà a sottomettersi agli standard di mediocrità imposti da un credo fatto da deboli per deboli. Un testo forte, non c'è che dire, di certo il gioco di parole non è stato creato perché Benton avesse paura a renderlo più esplicito (non si potrebbe pensare una cosa del genere dopo aver letto i testi precedenti che non le mandavano certo a dire!). Stacco iniziale e quindi una plettrata alternata al sapore Black, che si arricchisce di una seconda chitarra poco prima di passare ad un riff stoppato e molto rallentato (ricorso che sembra essere un trend di questo album), il riff continua imperterrito e la voce è gutturale salvo che nell'ultima parte in cui interviene uno scream. Altra sfuriata brutale, prettamente strumentale, poi stacchi con accenti forti a fine riff, blast veloce, ferocia e brutalità; il pezzo si complica con scariche stoppate, la voce prende delle metriche più elaborate e ripete altre parti della strofa, poi si lancia un altro assalto Black che si ripete come da manuale ed apre le porte ad una nuova strofa cadenzata, ritmata, ostinata nella sua marcia massacrante e gutturale, finale con coro in scream e nuovamente un'altra sfuriata in plettrata alternata costellata di stacchi al rullante, variazioni stoppate, accenti forti sul finale e profluvio di colpi di cassa e rullante. Altra strofa, gutturale con variazioni corali in growl che si sovrappongono creando degli attimi di brutalità caotica prima della conclusione del pezzo.

Suffer Again

Passiamo a "Suffer Again (Soffri ancora)", gioco di piatti, riff di chitarra che poi vengono raggiunti da un basso pompato e rotondo, effetti di chitarra in un solo tagliente, il titolo sembra essere un riferimento a ciò che farebbero i Cannibal Corpse ed anche la musica non è da meno: sembra di sentire i Cannibal Corpse e l'eterna (benevola) rivalità tra i Deicide e Cannibal Corpse, conterranei, non fa altro che rendere più maliziosa la cosa. Colpacci di basso su un tappeto di cassa, stacchi continui, tempi sincopati e metriche più ragionate alla voce che incalza ed accentua ogni passaggio con gusto per la brutalità. Sonorità cupe che godono delle corde più spesse, growl gutturale ed ossessivo rafforzato da accenti in scream, passaggi più tecnici alla chitarra con variazioni massicce al basso che si fa sentire sempre di più. Il cantato sembra una filastrocca malefica, ripetizioni di assonanze a ritmo danno l'idea di una poesia blasfema, prolungamento delle parole in un continuo cavernoso. Inizia un climax di brutalità, si ripete tutta la struttura fino ad ora descritta, un continuo di stacchi sui piatti poi si torna da capo: strofa cadenzata, pompata sui bassi, voce insistente e ripetitiva, assonanze, coro di rafforzamento in scream. Un pezzo andante, mai veloce, poco più di due minuti di brutalità che vengono scagliati addosso all'ascoltatore che dovrà controllare di aver inserito il CD giusto anche perché, anche a livello timbrico, la voce di Benton in alcuni passaggi potrebbe essere scambiata per quella di Fisher. Il testo è rivolto al Nazareno, lo stavano cercando ed ora è circondato da uno sciame di oscurità malefica, i chiodi si conficcano nelle Sue mani e piedi, espulso dal mondo e convinto di salvarlo dai peccati, ma andrà solamente all'inferno senza concludere alcunché, soffrendo di nuovo ed inutilmente. Poi si rivolge a Cristo minacciandolo, gli dice di non aver paura di Lui, lo sfida nientemeno che ad una scazzottata (con una frase che si può agevolmente tradurre in "quando vuoi tu, sai dove trovarmi"). Una sfida blasfema ed irriverente, gli vuole tagliare via la testa e fare il bagno nel Suo sangue; prega per la seconda venuta ma non sa cosa lo attende, solo altra sofferenza perché gli vuole spaccare in due il cuore. Se prima c'erano delle allusioni blasfeme adesso, minacciando Cristo di una scazzottata ed affermando di volergli spaccare in due il cuore, è chiaro che quelle allusioni non erano il risultato della timidezza!

Worst Enemy

Passiamo a "Worst Enemy (Il peggior nemico)", rullante lento e riff dal retrogusto Thrash, il pezzo procede in modo strumentale in una lunga introduzione che si ripete invariata, decorata da rullante, ecco che irrompe una voce che scarica una carriolata di brutalità con frasi che arrivano da destra e sinistra e si sovra incidono a tratti, assalto bestiale che arriva da tutti i lati: è come essere circondato da un branco di cani pronti a sbranarti. Il riff torna lento, salvo scariche di rullante e stoppate ad effetto, la voce si fa lenta e costante nel coro e quindi si ripete la parte veloce di prima, accompagnata da un blast, questa volta più corta, di nuovo il coro bestiale che si rinforza nella seconda parte con una variazione strumentale che aumenta l'aggressività delle chitarre. Riff semplici ed orecchiabili, batteria frenetiche che non si risparmia sulla cassa, il basso è lento e statico, parte un assolo vibrato in modo malefico, fischi in feedback mentre la chitarra ritmica continua come se niente fosse, il pezzo si conclude prestissimo. Poco più di due minuti e mezzo, in realtà il pezzo è anche più lungo del precedente ma non si direbbe, anche vista la lunghezza della parte introduttiva che si ripete senza variazioni. Il testo invece è lungo, merito anche della velocità della voce in quella parte prima descritta: si rivolge al credente dicendo che non è un suo amico, di risparmiarsi le frasi da predica, cercando di girare il mondo dall'altra parte perché il Signore gli ha fatto credere che sia sottosopra. Hanno un'intelligenza da adolescenti, ancora ad aver paura di un crocifisso, convinti che la benedizione che riceveranno valga una vita di sofferenza; ogni giorno è uguale, ogni giorno un vero nuovo della stessa Bibbia, non riescono a venire a patti con la vita e sanno solo dare la colpa a qualcun altro. Gli idioti pensano che a Lui importi qualcosa di loro, è una contraddizione: se è morto per noi in croce, allora perché quando ci guardiamo intorno vediamo questo disastro? A cosa sarebbe servito il Suo sacrificio? Il credente è il peggior nemico di se stesso, in questo senso, dov'è andato a nascondersi Dio? Un essere ingordo, tutta la loro vita la preparano in vista di un testamento in Suo onore, nella speranza di ricevere il premio a fronte del loro prezzo pagato in sofferenza terrena: perdono per i peccati che hanno commesso mentre vivevano perché gli venissero perdonati i peccati! Il mondo in cui vivono non è reale, sono accecati dall'agonia, mai sicuri di ciò che vedono o pensano.

Apocalyptic Fear

Ecco che giungiamo ad "Apocalyptic Fear (Paura apocalittica)" che completa anche il senso logico di quanto detto in precedenza circa il motivo principale della fede: la paura. Pagano la guerra con le minacce del loro Dio, vendetta, attacco, una macchina da guerra a piena potenza; credono di Lui li sia chiamando ma invece sono solo le porte della chiesa sfondate a calci mentre entrano loro a scannare gli agnelli di Dio, che corrano: Satana è qui per ucciderli! Iniziano a ritirarsi in maniera scomposta, ma serve a poco: quelli che si trovano nel fronte saranno i primi a capitolare. Si vanta di essere il Figlio, di aver sofferto per mondarci dei peccati, ma è sparito semplicemente in cielo, colmo di paura. Una tempesta di fuoco, strumento perfetto per infliggere la morte che temono, vogliono che il sacrificio sia plateale in modo da terrorizzare i fedeli e convincerli a fare ciò che vogliono; insistono sul fatto che la fede sia l'unica via di salvezza, dopo averli minacciati di torture eterne, e quindi difendono il loro Signore mettendo davanti una bella scappatoia da tutte queste sofferenze. Un testo che critica apertamente la dottrina cristiana circa le pene infernali che, già da sole, costituiscono un ottimo "incentivo" alla fede, specie degli ignoranti, che vedranno la conversione come unica occasione per sottrarsi a quelle sofferenze; così rovinandosi l'esistenza terrena in vista di premi che non arriveranno mai. Un testo che si compone di due parti: nell'una si parla del Diavolo che arriva a punire, quasi in un modo caricaturale e sarcastico, ricalcando le paure ignoranti dei credenti; dall'altro si racconta di come viene sfruttata questa paura per asservire i fedeli al vero tiranno che, con la minaccia delle torture del Diavolo, ha il loro controllo e ne determina così la sofferenza terrena. Riff lento sin dall'inizio, una marcia che si stoppa e poi prende una direzione Thrash/Death, con frenetici assalti, la voce è gutturale e possente, assalti mirati, sfuriate alle chitarre e botte continue di piatti. Altra stoppata e quindi parte un altro riff con vibrazioni malefiche, un passaggio strumentale virtuoso introduce una nuova strofa, accordi veloci tra una frase all'altra oppure plettrate alternate imprevedibili. Un ritornello lento e massiccio, coro di growl e scream, si ripete implacabile e quindi lascia spazio all'immediata strofa che segue. Un tupa tupa frenetico riconferma l'influenza Thrash, passaggi con accordi veloci, altra fase strumentale che permette di approfondire il lavoro chitarristico con variazioni in velocità, dinamica crescente e si arriva ad una nuova raffica di colpi che porta alla stessa strofa, passaggi rallentati e quindi un assolo che parte come una motosega per poi diventare una lenta melodia dissonante e contorta che si traduce in un fischio dall'eco lunga. Una marcia cattiva che si conclude nelle diaboliche stoppate finali. Un brano insolito per i Deicide, eppure coerente col resto dei pezzi presenti nell'album, non molto lungo ma compatto e privo di noiosi riempitivi.

Refusal of Penance

Concludiamo allora con "Refusal of Penance (Rifiuto della pena)", incede lento e con variazioni di batteria, quindi parte un assolo di chitarra che inizia in un trillo veloce, poi in divagazioni virtuose, poi irrompe la bestiale voce di Benton che pone fine alla melodia calpestandola e portandola dentro una caverna, un growl gutturale ed insistente. Le chitarre si fanno cupe, il riff ripetitivo e con piccole variazione, tappeto di cassa, poi un ritornello senza coro (stranamente) con delle frasi ad effetto quasi parlato, delle frasi da ripetere e scandire con cura, delle bestemmie inneggianti. Parte strumentale veloce che poi rallenta e ripropone il riff iniziale, stoppate e scariche decorate con piatti sempre presenti, il gruppo cambia accenti all'unisono e sorprende con trovate ritmiche imprevedibili, poi torna alla strofa massacrante con la quale dà un altro colpo e poi passa alla plettrata serrata ed alternata, con stoppate Brutal. Variazioni a fine riff, altra volta il ritornello inneggiante, seguito da variazioni in velocità sulla doppia cassa e ripetuto con accompagnamento melodico alla chitarra. Passaggi veloci dal gusto Thrash, tecnica che aumenta di livello ed offre variazioni, altre stoppate, rullante e piatti, scariche di colpi, un basso che suona nefasto e quindi il finale con urla strazianti di dolore e fiamme, si sentono anche animali morenti (un maiale sembra), folle in fiamme che si disperano e si danno alla fuga. In realtà questo sarebbe il pezzo più lungo dell'album, ma è anche il più noioso: le parti sono poche e si ripetono regolarmente, gli assoli prendono molto spazio ma non lo usano al meglio, le variazioni strumentali sono poche e minime e non giustificano il largo spazio ad esse dedicato. Nel testo dice di aver trovato Gesù, ma è morto, si tratta di una speculazione senza fine, perché dovrebbe pentirsi? Se trova la salvezza nei libri degli Inni, il loro annientamento non lo farà entrare in Paradiso, la religione di Dio non può tollerare i misfatti che lui ha compiuto, lui morente non può essere perdonato da Sua Santità, quindi imparerà la lezione e cercherà di ingraziarselo? Giammai! Non si inginocchierà mai di fronte ad alcun Dio, che vuole mostrare pietà a gente come lui, affrontando il Suo giudizio, se ne fotte della punizione divina e ride in faccia al Signore. Rifiuta la grazia di Dio, non vuole il Suo perdono, è sempre stato uno strumento di Satana e vuole continuare ad essergli fedele; possono spaccarsi il crocifisso in testa per quel che lo riguarda, devastazione totale: non sopporterà nessuna pena, conserverà la propria dignità fino alla fine.

Conclusioni

Un album che conferma le qualità di questo gruppo, i Deicide, col carismatico leader Glen Benton che non ci pensa nemmeno un attimo a calare il tiro della propria blasfemia. La copertina avrebbe fatto pensare ad un calo di blasfemia esplicita, anche perché coi precedenti lavori i testi sembravano spostarsi anche su tematiche sociali, oppure affrontare lo stesso tema con più calma? con questo album si torna al vecchio caos sia dal punto di vista musicale che lirico! Si accoglie con piacere anche il ritorno allo scream, anche se limitato a tutto ciò che rinforza i ritornelli; il growl gutturale, sempre più cavernoso, è diventato ormai un elemento essenziale del sound dei Deicide. Se col precedente album il gruppo cercava la sua strada seguendo un percorso che non si è rivelato entusiasmante, con un ritorno alle origini di questo tipo, il successo non poteva che essere ovvio. La tecnica del gruppo è aumentata ed i pezzi ne giovano, alcune scelte sono monolitiche, monotone e scontate ma non dispiaceranno ai fan del gruppo, altre scelte sono invece singolari e derivative, ponendosi nella scia dei Cannibal Corpse. Il growl gutturale di Benton sta diventando sempre più un elemento fondamentale del sound del gruppo, con questo album si fa un passettino un avanti rispetto al lavoro fatto col precedente: in questo caso la produzione è eccellente e benché la durata non sia davvero il massimo si può star certi di ascoltare un album fatto tutto di sostanza. I testi si mostrano in contrasto con quanto osservato negli ultimi anni: diventano ancora più blasfemi e violenti, questa volta anche espliciti nella brutalità sembrano voler far proprio lo stile Brutal anche nel modo di scrivere. C'è un particolare accanimento contro la figura di Gesù, viene immaginato picchiato e seviziato in tutti i modi; poi ci sono anche dei testi più introspettivi, almeno all'apparenza, che si trasformano puntualmente in un massacro. Le idee del gruppo iniziano a calare e quindi si cerca di giocare al massimo lo stile costruito e consolidato negli anni, di tanto in tanto il gruppo apre le porte cercando influenze più sul Thrash o più sul Brutal, giusto per dare una ventata di freschezza: il Death Metal dei Deicide in questo album tende principalmente al Brutal nella stragrande maggioranza dei casi, ma il loro è uno stile del tutto unico. Anche i testi quindi si adattano alla rinnovata brutalità, soffermandosi in particolare più sanguinolenti, cosa che unita alla blasfemia crea una miscela particolarmente esplosiva! Una prova superata largamente, anche perché il target di questo gruppo non può chiedere di meglio, con picchi di blasfema brutalità da far venire la pelle d'oca, un ascolto che non deluderà i fan del gruppo e che, dopo un po' di attesa, ci dà quello che ci aspettavamo (e nulla di più!).

1) Bible Basher
2) Forever Hate You
3) Standing in the Flames
4) Remnant of a Hopeless Path
5) The Gift That Keeps On Giving
6) Halls of Warship
7) Suffer Again
8) Worst Enemy
9) Apocalyptic Fear
10) Refusal of Penance
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