DEFTONES

Live

1998 - Maverick Records

A CURA DI
GIANCARLO PACELLI
07/06/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Forti di un clamoroso e roboante successo mondiale (tour a supporto di Ozzy Osbourne/Korn nel Febbraio/Marzo del 1996 e Pantera/White Zombie nell'Agosto dello stesso anno, tra i tanti), quasi inaspettato se vogliamo, i Deftones si prestavano a vivere l'anno più splendente e clamoroso per attività live, il 1997. E non poteva che essere così, data l'incredibile energia ed originalità sprigionate in ogni brano, in ogni performance: la band capitanata dal frontman Chino Moreno aveva raccolto, nel corso delle date, un successo talmente clamoroso da risultare successivamente headliner (o fra gli headliner) nei migliori eventi live mondiali. Da ricordare, infatti, sono le performance in palchi di primo livello come il Bizzarre Festival ed il Pinkpop (quasi nate in concomitanza con l'uscita di questo live oggi recensito, nel 1998), eventi in cui la potenza giovanile e distorta del gruppo cardine dell'intero movimento alternative / nu-metal uscì fuori potente e furibonda, senza filtri o rimaneggiamenti. I Nostri, diretti e crudi, senza nulla che si frapponesse fra di loro ed il palcoscenico. Tempi decisamente d'oro, in cui tutti potevano ammirare il quartetto di Sacramento al pieno della sua forma, godendo d'ogni esibizione e brano eseguito dal vivo, dotato di una nuova carica e veste ancor più splendente che su cd. Moreno viveva in uno stato di gloria vocale, le sue linee lisergiche e prorompenti forse rendevano ancora di più in versione live. L'impatto delle sue vocals, misto alle accordature micidiali dell'axeman Stephen Carpenter e alle penetranti corde bassistiche di Chi Cheng, adempievano a ciò che i fans volevano: essere scaraventati via a suon di refrain memorabili e di percussioni diaboliche. Gli anni erano quelli del periodo pre "Around The Fur", pubblicato nel 1998, in cui da band di seconda fascia i nostri entrano nel pesante e faticoso mondo del business musicale (già dopo la pubblicazione del tagliente "Adrenaline"), un mondo in cui un minimo passo storto può decretare la tua fine. Pochi compromessi, una volta che sei catapultato lì nella mischia il tuo carattere di ferro deve essenzialmente emergere in ogni minima situazione, anche in quella meno importante. E cosa c'è più di importante del dare il meglio del meglio in un live contest? Ovviamente, niente. Per un collettivo musicale il palco, il calore del pubblico e le rinfrescanti luci da palcoscenico sono essenzialmente tutto. I freschi e giovani americani quindi, dopo un faticosissimo tour nord-americano e europeo si apprestarono a calcare il prestigioso palco del Melkwen di Amsterdam (Paesi Bassi), e da tale performance del 13 Ottobre del 1997 ne fu tratto "Live" (pubblicato dalla "Maverick Records" postumo il 10 Aprile del 1998). Un EP (uno dei pochi della band) che essenzialmente fotografava il contingente californiano in perfetta forma a supporto dell'acerbo ma ottimo "Adrenaline" (mentre "Around The Fur" era stato appena ultimato in sede di registrazione).  Ma l'intento compositivo di appunto "Around The Fur" (nonostante non fosse ufficialmente uscito ai tempi del live) rese l'approccio del quartetto interessante, quasi fuorviante, poiché si vedeva esplicitamente, in maniera lampante quanto la band era immersa in un processo totale di transazione. Il futuro divario con il predecessore alimentò ancora di più l'ammirazione del pubblico olandese, partecipe e meravigliato. Qualcosa era cambiato, le intenzioni post-Adrenaline avevano raggiunto un picco di ispirazione che essenzialmente guideranno i nostri fino ai tempi gloriosi e indimenticabili di "White Pony". Se le prestazioni on-stage precedenti a questo live dei nostri erano state importanti, qui noteremo una certa caparbietà esecutiva ed una affinità maniacale del pubblico degno di nota. I pezzi che si susseguono in questo interessante Ep sono 7. Il primo brano, "My Own Summer (Shove It)" singolo di "Around The Fur", è una semplice riproposizione della versione in studio che ben si pone per inaugurare le tracce che furono appunto registrate nel live olandese. Tracce che inquadravano ovviamente solo brani estratti dall'esordio Adrenaline, dei veri cavalli di battaglia dei quattro americani degli esordi: "Root", "Nosebleed", "Lifter", "Lotion" (unica eccezione dato che è tratto da "Around The Fur"), "Fireal"e l'iconica "Bored". I presupposti per vedere i nostri far faville su quel palcoscenico sono ottimi. Buona lettura!

My Own Summer (Shove It)

Partiamo immediatamente con i trentatre minuti del nostro Ep, che come abbiamo accennato in precedenza, inizia subito e senza freni con forse il singolo che ha reso i Deftones la band fondamentale che noi tutti conosciamo, "My Own Summer (Shove It)". Pochi colpi di batteria di Abe Cunnigham e gia siamo immediatamente immedesimai nel contesto sonoro dei nostri. Già il titolo del nostro brano riassume gran parte del corpo lirico. Questa traccia può essere definita come l'esaltazione di un mondo puramente personale dove viene messa in luce solo la propria personalità, dove nessuno ha la necessità di sapere come si sente l'altro, un mondo di indifferenza (I think god is moving its tongue/There's no crowd in the streets/And no sun in my own summer; Penso che Dio stia muovendo la lingua/Non c'è folla per le strade/E niente sole nella mia estate). Si preferisce rimanere al buio (The shade is a tool,/a device, a savior; L'ombra è uno strumento,/un espediente, un salvatore). Durante le canoniche interviste (soprattutto dell'epoca). Un brano potente e lungimirante che seppur ancora legato ai canoni letterari del primo Adrenaline mostrava un attitudine differente. Come abbiamo detto pocanzi, Abe Cunnigham è il prescelto, è lui a battezzare il nostro brano con il suo iconico groove creando un sereno appiglio per un riffing soave e riconoscibile di un ispiratissimo Stephen Carpenter: in particolare la sua arma da fuoco si inserisce con le vocal di un altrettanto ispirato Chino, che a sua volta si pone magistralmente sul tappeto sonoro instaurato dalla sezione strumentale. La traccia che fu scelta per rappresentare"Around The Fur" ben ricalca la nuova faccia dei Deftones, maturati da tutti i punti di vista. Il tema dell'incomprensione e della non capacità di intendere ciò che società ci pone è il motore pulsante di tutto. E la cosa che appunto salta subito all'occhio è l'ossessività del chorus, proprio in quel momento lisergico tutta la furia giovanile deftonesiana ci viene spiattellata addosso. Il clima rovente che quasi contrasta con la scenografia, ad un certo punto perde di intensità rendendo protagonista sia il trio solido Cunnigham/Carpenter/Chi Cheng che il cantato "sussurrato" del nostro singer. "My Own Summer" è un grandioso biglietto da visita. Un brano fortemente riconosciuto e apprezzato, i nostri non potevano non menzionarlo in questo Ep, che può essere definito come una prova generale del fantastico "Around The Fur". 

Root

Trascinatosi una potente e grintosa distorsione con quell'ultimo micidiale "Shove It", un secondo di stallo e alcuni battiti di mani di supporters impazienti scorrono. Trascinanti e insistenti, il boato del pubblico fotografa al massimo la situazione di ottima forma in cui i californiani sono immersi. Improvvisamente tutto viene messo a tacere quando i nostri quattro impugnato chi il microfono chi la chitarra e chi il basso. È il momento necessario per ammassare la concentrazione e imporla in ogni minimo istante musicale. Un potente riverbero misto ad una impostazione dei suoni si impossessa di tutta la grande sala del Melkwen, fino a che un urlo incessante, quasi demoniaco di Moreno zittisce tutti. Il dado è tratto, le prime note, accompagnate come sempre da un pubblico caloroso e accogliente, iniziano matematicamente a impostarsi lungo l'asse ritmico. È "Root" (Radice) il brano prescelto, la traccia numero sei di Adrenaline, la quale piano piano si materializza lungo la potenza giovanile che fuoriesce da ogni poro dei nostri ragazzi. Tutto inizialmente è scandito dalle urla che si immischiano, tra stop e riprese, con Carpenter che finalmente pone il sound verso l'introduzione ben riconoscibile di "Root". Pezzo che subentra subito nelle percezioni uditive dell'accaldato pubblico, che non vede l'ora che la potenza live dei quattro appassionati skateboard esca fuori. Una serie di secondi, in cui Stephen prende in pugno la situazione strumentale gocciolano, e i suoi assoli, veloci e quadrati tagliano, come rasoi e sono perfetti per introdurre il groviglio tentacolare di Cunnigham. Il drummer esaltato dall'energia del pubblico si muove perfettamente, rendendo ancora più semplice l'entrata del personaggio principale: Chino Moreno. Impugnato il microfono, sganascia la sua grinta in ogni strillo e in ogni tentativo di sforzare al massimo le sue rocciose corde vocali. "Root" subito crea un varco tra i fans, i quali evaporano in ogni minimo stramazzo del giovane Chino, che bada poco all'apparenza, scaraventando la sua forza. Il riffing di base colora il fumoso palco, ben attivo e caldo in ogni pulsione emanata dai Deftones. Il brano prende una via precisa grazie ad un Carpenter ora completamente inserito nel suo ruolo di main-guitarist, adempiendo agli schemi semplici ma efficaci che Root richiede. Le linee di basso di Chi Cheng, così come in studio, anche in live sono penetranti, nettamente ispirate e legate al riffing principale. Proprio quest'ultimo pone il terreno per gli innesti vocali freschi e ossessivi, che impantanano le orecchie del pubblico in una situazione di perenne disequilibrio, distrutto però dalla sezione ritmica che si pone micidiale prima del chorus, in cui Chino, con qualche minima incertezza, colora a suo modo il tutto. Sembra nulla fermare il ritornello ma le corde di Chi Cheng fermano l'enfasi che stava entrando nelle orecchie dei fans. La struttura principale del brano riprende vita, con qualche squarcio vocale di Moreno, che tende sempre ad allungare un suo urlo. La ferocia allucinante del brano, resa vigorosa grazia sia all'ascia di Carpenter che dalle urla dello scattante Chino ,si pongono nel finale quasi rappato di Root in cui un pubblico in delirio sembra andare a tempo con il caratteristico stile di Moreno, che verso la fine da anima e corpo. Brano perfetto per inaugurare un gustoso e atteso live, non trovate?

Nosebleed

Carico com'è il pubblico, elettrizzato dai volumi altisonanti (e non perfetti) che i Deftones hanno scaraventato contro i padiglioni auricolari del supporter, una incredibile forza sonora ben si oppone alla non brillantissima registrazione. Ci apprestiamo ad attendere la seconda succulenta portata che la band di Sacramento ci ha preparato. Scontato dire che ci aspettiamo un'altra fulminea e dirompente prestazione. Conclusasi infatti l'eclissante applauso che il pubblico olandese ha posto nei confronti dei nostri,  già si ode in vicinanza la distorsione potente della chitarra di Carpenter: micidiale ma allo stesso tempo ordinata, elettrizzante e dinamico è l'impatto che pone nei confronti del pubblico. L'introduzione così come in "Root" è roboante, pone sull'attenti tutto il pubblico quasi impaziente nell'ascoltare la nuova traccia. "Nosebleed" (Sangue dal naso) parte subito, scatta come una molla, potentissima nelle sue deflagranti escursioni melodiche, dinamica nei suoi iniziali momenti di pathos. Il pathos che sembra emanare il primo sussulto vocale di Moreno: un urlo compresso e pungente, che si sposa a meraviglia con la sezione ritmica che piano piano, con una "distruttiva eleganza" prende vita. Chitarra possente, basso messo in una divine luce tagliente, Chino che sobbalza da una parte all'altra del palco mandando in visibilio la gente. Insomma Nosebleed non poteva iniziare in una maniera migliore. Le geometrie non proprio buone dell'acustica rendono questo brano ancora più pungente, e se  vogliamo grande nella sua imperfezione. Soprattutto nel gioco chitarristico che introduce le prime note effettive del nostro singer, con quei spazi vuoti, che prendono colore con lo scream fulmine e corposo del nostro Chino, che con qualche minimale difficoltà porta avanti con fierezza assoluta il suo compito di performer. Soprattutto nel chorus, ritmato e poliedrico nella sua struttura, easy listening nel modo di essere percepito da nostro pubblico, che quasi rintona ogni passaggio vocale. Con il proseguire della traccia la difficoltà nel portarlo avanti si percepisce leggermente ma proprio qui sta il talento del vocalist americano: quella di tuonare con soave forza e di riuscire aggiustare ogni minima sbavatura, che si notano in alcuni punti. Bene qui la prestazione del nostro è pazzesca, la difficoltà di riprodurre le strutture della versione in studio sono evidenti, ma chino con la sua consueta caparbietà fa un lavoro degno di nota. Dopo qualche minuti abbondante il pezzo scema di velocità: la sezione ritmica scala di vigore, e Moreno si pone in una maniera differente andando a braccetto con Chi Cheng e devastando il l'audience con uno scream finale accompagnato da un timido "Thank You", che pone la fine di questo rapidissimo brano.

Lifter

I sussulti sonori della traccia precedente svolazzano ancora per il palcoscenico, con la band che dopo l'esposizione di "Nosebleed" non cede il passo ad una pausa ma riprende in mano la situazione con un grosso quantitativo di grinta. A battezzare l'opener della song successiva è Stephen Carpenter, la cui ascia inizia a riscaldarsi scaldando geometricamente l'entusiasmo dei supporters. Il nostro chitarrista principale come sempre fa la sua figura invidiabile, non lascia spazio a nessun segno di melodia ma si presta soltanto a inondare di riverberi e distorsioni tutti i membri della sala olandese. Pochi accenni sono essenziali per far capire la traccia che ci inonderà le orecchie, ma si è proprio lei, la riconoscibilissima "Lifter" (Sollevatore), battezzata da Carpenter e arricchita dal groove di Cunnigham che non fa altro che accendere l'audience. Lifter parte, con un assalto sonoro rigonfio di solidità e quantità reso ancora più vigoroso dal basso potente di Chi Cheng: il bassista è decisivo e camaleontico nel prendere in mano le redini sonore del brano. Il riffing di base è oramai costruito e accoglie anche uno strano silenzio collettivo: persino il caldissimo pubblico nord-europeo sta in silenzio quando i californiani si adattano nel loro habitat sonoro. Chino finalmente interviene, dopo alcuni secondi di stallo. Il suo ingresso si sposa a meraviglia con la sezione ritmica già ben innestata secondo schemi quadrati e dinamici.  Gli accenni ad aumentare l'appeal sonoro non mancano ma Lifter permette a Moreno di muoversi secondo stilemi quasi melodici. Il brano rispetto all'irruenza di Nosebleed è leggermente più cadenzato e meno rapido. L'atmosfera della voce del nostro ricopre di sinuosa passione ogni angolo del locale. Ma non vi illudete: l'impatto del comparto strumentale non è condannato ad una perenne paralisi, anzi finalmente, dopo minuti abbondanti, il richiamo chitarristico che si fa più pesante e con lui anche Moreno muta atteggiamento. La disperazione prende le sua voce, ponendo sull'attenti il pubblico, ammaliato letteralmente dal cantato mutevole e dinamico del frontman statunitense. L'adrenalina sale in ogni salto vocale, soprattutto quando l'impronta del basso scatena pennellate pesanti, che costringono il nostro, nei pressi del chorus, ad aumentare la sua intensità (in cui si inquadrano anche le backing vocals di Chi Cheng). Il risultato in questa sede live è perfetto. Tra una serie di momenti melodici, alternati a scariche di rabbia pura, mettono il punto esclamativo su questo brano scatenando grandissimi applausi, strameritati dopo una resa live di questo livello.

Lotion

Proseguiamo con il nostro live, che con assoluta risolutezza sta mostrando ottimi brani, eseguiti con una potenza a dir poco dirompente e viscerale. Non esistono pause o tentennamenti, terminata Lifter difatto il connubio strumentale non conosce un momento di stasi no. L'ascia di Stephen comincia a ribollire, ogni corda di nylon scatena una forza a se stante provocando la massima enfasi del saltellante Chino. La caratura disperatamente heavy dell'unico brano tratto da "Around The fur", prende fuoco all'istante. Senza se e senza ma la sezione ritmica scatena la sua furia in una maniera quasi surclassante, incendiando anche Moreno che attacca subito con la sua consueta rabbia da palcoscenico. Già con i primi istanti di "Lotion" (Lozione) il pubblico sembra andare in estasi mistica: ogni urlo, ogni pesante giro di accordi si pone diretto ed impattante sulla fronte di ogni fans. L'approccio non conosce una pausa (diciamo) melodica, tutto è dannatamente tirato a lucido e l'impatto di questo brano sul rumoroso pubblico ha dell'incredibile. Le urla compresse di Moreno producono effetti deliranti, che sono messe leggermente a tacere nella parte centrale del brano, in cui Chino, accompagnato dalle granitiche linee di basso di Chi Cheng, sprizza melodia. Il ritornello è come gettare acqua sul fuoco. La straordinarietà della band sta proprio qui e il pubblico sembra rendersene conto, nell'arrotondare la materia heavy con una sana componente melodica, che risulta ben corposa in ogni innesto vocale del nostro frontman. Seguendo le sue ritmiche incessanti, "Lotion" ricopre territori brutalmente ineccepibili ,è geometrica  nonostante rintocchi le medesime strutture, deflagrante per la sfracellante maniera con cui ogni strumento è utilizzato al massimo. E il modo quasi rappato di Moreno di sparare le sue note aumenta il carico di corrosività. Un manierismo eccelso che è confermato dagli stacchi essenzialmente melodici delle vocals, le quali assumono un colore meno nero con l'ingresso del classico "sospirato" di Moreno, un modo per dilatare il suo stile di cantare che ne ha fatto un suo cavallo di battaglia. Con volumi allucinanti che riescono a mettere in primo piano la registrazione malfatta del live, Lotion si chiude. Un altro tassello, un'altra performance degna di nota, nonostante un quadro sonoro non perfetto.

Fireal

Seguendo la potenza su disco, "Fireal" si abbatte dolcemente dopo la conclusione della surclassante "Lotion". Inizio è rinomato e caratteristico, il cantato dolce/amaro di Moreno si dispiega nella sala, che nonostante qualche pecca sonora valorizza ancora di piu la presenza scenica del nostro. I colpi di Cunnigham sono lenti e calibrati, seguono la scia delle ottime linee di basso, concedendo ai fans di assaporare ogni minimo spazio di questa ossessiva traccia. Il basso di Chi Cheng già citato è il colui che rompe l'area sinuosa creatasi dall'approccio geometrico di Carpenter e da un abbandono provvisorio di Chino. Dal primo minuto in poi, il castello delicatissimo di sabbia che le corde vocali avevano creato viene sbaragliato dalla potenza cinica di Moreno, che sgancia uno scream atomico. Impattante e quasi delirante, fa si che questa proposizione dal vivo della traccia numero dieci di Adrenaline, possa mostrarsi violenta e allo stesso tempo ipnotica. Una violenza appunto che però sottende un lavoro strumentale ottimo, che è capace di controllare ogni flusso vocale in una maniera pacata. Pacato di certo non è l'audience, che dopo un primo minuto tranquillo riesce a scatenarsi grazie appunto alle urla del buon Chino. Il pezzo prosegue con i ghigni e parti rappate di Chino che bisticcia con la sezione strumentale per poi dare di nuovo il testimone a Abe, Stephen e Chi. Nei pressi del devastante chorus lo stesso Chino cerca do incitare la folla, chiedendo di scatenarsi e di saltare, cosa che realmente di percepisce quando Moreno prende in pugni il microfono e sganascia la sua rabbia giovanile, una rabbia che gli ribolliva in ogni punto del suo corpo. "No fist to f**kin' save you from You knock me out" (Nessun pugno per salvarti/Mi hai buttato fuori) è ciò che la mente e la voce di Chino mostrano alle orecchie dei fans. Il ritornello si chiude con un blackout strumentale, uno stop che viene immesso in una maniera più rapida rispetto alla sezione precedente, è perfetta per riporre le attenzioni sulla vena melodica del frontman, che chiude questo brano con una eleganza da sottolineare. "Fireal" è una lotta più che un brano, una lotta ben giocata dai nostri giovani Deftones. Piò essere sbandierata come una delle migliori performance di tutto l'evento.

Bored

Terminate l'irruenza e la eclissante catarsi di "Fireal", i nostri non accennano ad un ipotetico riposo e continuano concludendo questo show forse con il pezzo più atteso e sperato dai fans, "Bored" (Annoiato). Se c'è un brano che rappresenta al meglio la caoacità di composizione dei primissimi pezzi è certamente Bored, brano che ha avuto anche un discreto successo per il video ufficiale nel lancio di Adrenaline. L'intro, acclamatissimo dai fans (che sembrano quasi simularlo mentalmente), si scaglia nonostante una non perfetta pulizia sonora di fondo, che però al contrario disegna un intaglio caratteristico.  La sei corde di Carpenter è la protagonista nei primi battiti, riesce a innescare il tono lamentoso di Moreno, che in un melodico straniante rintocca le prime note prima di liberarsi in un urlo. Un mezzo acuto acuto scrosciante che dà il via all'ingresso di basso e batteria, fino a quel momento ipnotizzati dalle corde di Stephen. Calcando la violenza esecutiva della versione in studio il pellame di Cunnigham risulta ben incentivato dai tempi lento che assume Bored nella sezione centrale. Sezione che dolcemente catapulta le percezioni nei pressi del chorus, in cui quel ossessivo "Get bored/I get bored/I getbored" (Mi annoio/Mi sento annoiato) penetra in una maniera incisiva, anche se le linee di Chino non sono estremamente perfetto ricalcano appieno il grigiore del brano, un vero e proprio testamento spirituale del ragazzo annoiato, di quella gioventù persa e smarrita. I Deftones non a caso sono dei portabandiera di una generazione, e questa Bored rasenta linee archetipiche: è un manifesto sonoro di una condizione. Il pezzo quindi in questa versione pecca proprio nei pressi dell'importante ritornello, ma in fin dei conti questa imperfezione rende ancora più unica questa performance. Conclusasi il secondo ritornello, i ritmi cambiano, le chitarre si fanno taglienti e le vocals ruvide e multiformi. Moreno migliora la sua prestazione e conclude questo live con molta maestria. Ma cari lettori non è finita qui:  dopo un stop, in cui il comparto strumentale spegne Moreno intrattiene il pubblico ringraziandolo per il supporto e per il casino fatto, dopo questo breve interludio Abe riprende le bacchette e fa partire di nuovo il pezzo. Una grinta eclissante con urla acide di Chi e Chino concludono definitivamente forse il pezzo migliore di Adrenaline.

Conclusioni

Giunti alla conclusione di questa esaltante e fresca performance di questi giovani californiani, non si può non sottolineare l'enorme caparbietà e la precisa preparazione tecnica dei Deftones. Rinvigoriti da così tanti tour, da così tanto successo, come posseduti da chissà che entità i boys di Sacramento danno vita ad una performance incredibile, decidendo di donare il massimo al proprio pubblico d'oltreoceano. Tanti sono i fattori che avrebbero potuto mettere i bastoni fra le ruote ad una compagine certo incredibile, ma comunque - pur sempre! - "umana". Stanchezza, stress, sovraccarico d'impegni... non era affatto scontato assistere ad uno show così schiacciasassi, così intenso e vibrante. Con orgoglio possiamo constatare quanto nulla fosse andato perso, la dinamicità che contraddistingueva la band in studio è stata riprodotta con una efficace maestria in ogni brano proposto, anche se il suono e l'acustica della sala olandese non erano estremamente perfetti, porgendo il fianco a qualche difetto. Questioni indipendenti dai Deftones, comunque. La band proveniva da una serie di show europei e aveva dunque deciso di mettere su un disco questa prestazione; poiché, in un certo senso, più di altre mostrava brillantemente ogni specifica peculiarità esecutiva, e così è stato. Chino Moreno, lo scapestrato e talentuoso mastermind dei Deftones, non solo ha messo in luce le sue straordinarie capacità dal vivo ma ha marchiato a fuoco la mente di ogni supporter olandese, che forse nemmeno si aspettava di vedere così tanta forza mista a sinuosità. La stessa maestria sgocciolava ovviamente nelle corde imperanti dell'axeman Stephen Carpenter e dell'esplosività delle corde di basso di Chi Cheng (che ha dato la sua impronta anche nelle backing vocals). È una fotografia che inquadra una semplice situazione in cui una eccelsa musicalità accerchia la band a stelle e strisce in una perfetta situazione dal vivo, che difatti non ha fatto altro che confermare il supporto della "Maverick Records", l'etichetta che ha permesso l'esplosione del combo alternativo. Se proprio vogliamo dirla tutta, come abbiamo ascoltato nei cinque brani, i pezzi che i nostri portano avanti presentano quell'alone di incertezza nella effettiva registrazione del live. La scarsa qualità della ripresa dei vari brani dal vivo, difatti, toglie un sacco alla qualità ai brani stessi, mascherando una grande performance, la quale opportunamente "sgrezzata" sarebbe stata da dieci e lode . Una resa che certamente poteva essere migliorata, perché essenzialmente questo "Live" pecca la mancanza di quella pulizia che avrebbe potuto sicuramente significare un importantissimo punto a favore. Nonostante tutto però, la bravura dei quattro riesce a mettere in secondo piano questa rilevante e udibile pecca, percettibile soprattutto nella sezione strumentale, la quale soffre un bel po' i toni quasi amatoriali della registrazione. I Deftones miglioreranno da ìi in poi, riuscendo ancora di più ad essere delle vere bestie da palcoscenico, galvanizzati ovviamente dal futuro enorme successo che li colpirà. Siamo nel 1997 e la band di Moreno nemmeno prospettava di avere un ruolo decisivo nella musica internazionale, è ancora  tutto delineato da soglie "underground"; tuttavia, una serie di belle qualità mostrano effettivamente una band che, in sede live, riesce a dare il meglio del meglio con le sue sole forze. È un live che nella sua "misteriosità" (sono state infatti distribuite poche copie) mette in scena un buon concerto, una performance che consiglio a chi ha la curiosità di sentire questi Deftones meno famosi ma ampiamente capaci di mostrare il loro talento.

1) My Own Summer (Shove It)
2) Root
3) Nosebleed
4) Lifter
5) Lotion
6) Fireal
7) Bored
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