DEATHSPELL OMEGA

Kenose

2005 - Norma Evangelium Diaboli

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
27/08/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Continua il nostro viaggio nell'oscuro mondo dei Deathspell Omega, il gruppo francese ormai da anni sinonimo di Orthodox Black Metal, ovvero quella frangia oggi molto diffusa del genere che accompagna il Black (nel loro caso però sempre più Avant - Garde e contaminato con un certo tecnicismo Death e momenti Doom) con testi esoterico - religiosi incentrati su una nera metafisicità dove Satana è visto come un entità spirituale realmente esistente che deve essere adorata dall'uomo facendo virtù di tutto ciò che è morte, male, distruzione. Dopo i due album legati al Black tradizionale di matrice norvegese "Infernal Battles" ed "Inquisitors of Satan" che vedevano alla voce Shaxul, il chitarrista e mente del gruppo Hasjarl decide di dare tutt'altra impostazione musicale e tematica al gruppo, abbandonando le fantasie medioevali in favore di trattati teologici che distorcono e sovvertono diversi temi della cristianità, tra cui l'Immacolata Concezione, la natura divina di Cristo, il legame tra Dio e Uomo, per dimostrare che la razza umana è inevitabilmente satanica e può trovare spiritualità solo nella distruzione di se stessa e di quanto esiste, glorificando l'Entropia e la Morte, che per i nostri non sono altro che Satana stesso, e innestando sul piano musicale l'uso di dissonanze Post - Metal, momenti Doom, ritmi diversificati e mutevoli dal sapore progressivo, tecnicismi di chitarra vicini a certo Death Metal; il risultato di tutto questo è "Si Monvmentvm Reqvires, Circvmpisce" che lancia i nostri a livello mondiale, con una rinnovata formazione dove alla voce troviamo il finlandese Mikko Aspa proprietario della "Northern Heritage Records" che aveva pubblicato i primi lavori del gruppo, e mente di Clandestine Blaze e Stabat Mater, realtà underground del Black e del Funeral Doom più controversi e mortiferi. Passato un anno, nel 2005, il gruppo è ancora in pieno fermento creativo intento nel continuare la propria blasfema trilogia, partecipa ad un nuovo split con i Mutiilation e altre band presentando il brano "Mass Grave Aesthetics" che in seguito verrà ripresentato in altri formati, un monolite oscuro di venti minuti dove regna il caos con continui passaggi da momenti lenti e decadenti all'inferno fatto musica con una furia devastante variegata dai tempi discontinui e dalla poliritmica sempre più debitrice della teoria musicale vicina al Jazz più cacofonico e al Noise, e al contempo pubblica l'E.P qui recensito, ovvero "Kénôse - Kenosis", postilla musicale e tematica al primo album della trilogia, che approfondisce uno dei suo temi principali, ovvero la natura di Cristo e appunto la Kenosis, ovvero l'auto svuotamento del Logos (Verbo) Divino nel mistero dell'incarnazione in Gesù, il quale accetta il proprio sacrificio per offrire la redenzione dal Peccato Originale, e allo stesso tempo continua il percorso di evoluzione musicale dei nostri, ampliando molti dei nuovi elementi presenti e spingendosi ancora più in la con la ricerca di un songwriting tecnico e complicato che stabilisce un modo totalmente nuovo di intendere il Black Metal, probabilmente la "colpa" più grande che molti puristi non perdoneranno mai al gruppo, e che li farà reagire cercando di dimostrare come siano tutto fumo (tecnico) e poco arrosto (d'integrità artistica), senza però che i nostri si preoccupino della cosa, anzi sembrano anche guardare con disprezzo a chi li apprezza solo per la loro abilità tecnica, ossessionati con l'idea di fare la volontà di Satana con ogni loro opera. L'E.P non è costituito da brani separati totalmente con titolo, bensì da capitoli segnati da numeri romani, costituendo tre movimenti indissolubilmente legati all'ascolto insieme che formano l'impianto tematico e strumentale dell'ambizioso lavoro, mostrando anche in questo come i nostri non siano il gruppo Black di tutti i giorni dedito alla creazione di semplici brani per il piacere estetico dell'ascoltatore meritando a pieno l'appellativo di Avant - Garde spesso usato dalla critica; la formazione è, secondo i credit del libretto, qui un terzetto composto dai già citati membri e dal bassista Khaos, mentre la mancanza di Yohann può far intendere che sia stata usata una drum machine o un sessionista anonimo, anche questa volta dobbiamo basarci su quello che i nostri rendono disponibile a livello informativo, ovvero molto poco.

Il mini - album inizia con la prima sezione "I" che vede un'apertura solenne con suono di tamburi ed arpeggi di chitarra insolitamente delicati ed ammalianti, elementi che creano una marcia melodica dall'andamento progressivo molto marcato, inoltre si denota una produzione cristallina dove anche il basso è chiaramente udibile, cosa rara in ambito Black, nei suoi toni grevi che partecipano attivamente alla struttura del brano. Superati i due minuti viene introdotta la voce, questa volta pulita e dal tono sospirante e interrotto, recitante il trattato del testo mentre in contemporanea si sviluppa la trama sonora grazie ai tre strumenti fino alla cesura costituita da campionamenti di canti liturgici; dopo di essa parte al quinto minuto una sessione più movimentata, le ritmiche si fanno ancora più convulse ve spasmodiche di quanto sentito nel predecessore, e anche i momenti di calma posti come intervalli repentini sono saturi di dissonanze di chitarra dalla matrice ancora più vicine al Jazz e alla Fusion, comunque nei momenti più concitati troviamo un rifting forsennato dall'andamento non lineare figlio dell'influenza di band Post - Metal/Rock come i Neurosis, Melvins etc., i riff sono chirurgici nella loro precisione e dilagnano la composizione mentre la batteria si destreggia ora in andamenti controllati, ora in veloci esercizi di tecnica. La voce di Aspa diventa ancora più velenosa con il proseguire del pezzo, troviamo intervalli di vere e proprie bordate sferzanti e momenti calmi improvvisi, mantenendo un gioco di tensione sonora, poco prima del nono minuto un arpeggio di tremolo fa da preambolo ad una cavalcata dissonante che dura fino alla reintroduzione delle melodie progressive grazie alla chitarra di Hasjarl, che ormai fa pieno sfoggio senza remore della sua abilità, non vengono comunque a mancare le accelerazioni sulle quali si staglia il ruggito del cantante, e non vengono disdegnate evoluzioni tecniche che possono ricordare il Death ultratecnico di Gorguts o Atheist. Al tredicesimo minuto improvvisamente la corsa si arresta e parte un delicato arpeggio melodico sorretto da una batteria altrettanto controllata, tra di essi si muove come un serpente nell'Eden la voce strisciante di Aspa, siamo qui nel Progressive più puro ed è la palese la volontà dei nostri di espandere il loro suono senza remore alcuna ben aldilà del Black Metal, e l'andamento melodico continua fino al finale in dissolvenza. Il lungo testo è un trattato sul concetto teologico che da il titolo all'opera, il quale viene attentamente esaminato con velenoso sarcasmo, constatando come il Divino reincarnandosi nell'uomo, perde la sua funzione e inevitabilmente viene corrotto dalla carne, sede del peccato e della continua decadenza nel tempo, attributi che sono manifestazione di Satana, come specificato nel passo "Was there not an inconceivable loss of knowledge at Bethlehem? Christ's abasement, His subjecting Himself to the laws of human birth and growth and to the lowliness of fallen human nature... Did the Son remain the transcendent Logos, Is there not a radical and fatal discontinuity between the consciousness? Of the transcendent Logos and the secular Jesus? - Non c'è stata un' inconcepibile perdita di sapere (Logos) presso Betlemme? La degradazione di Cristo, Il suo sottomettersi alle leggi della nascita umana, della crescita, e alla solitudine della natura decaduta dell'uomo? E' rimasto il figlio il Logos trascendente, non c'è una radicale fatale discontinuità tra la coscienza? Del Logos trascendente e il Gesù secolare? "; Il concetto viene poi approfondito analizzando il supplizio che ha dovuto subire il Redentore, che qui diventa da atto necessario per la Passione e la purificazione dell'uomo a manifestazione della vittoria del dolore e del carnale che sconfiggono l'elemento divino, ormai degradato e privo di valenza ("Kenosis, O' theory of great peril! Blinded, sanguineous eyes and with a trembling hand, A frail androgynous being holds the perilous doctrinal balance, Robed in a maculated garment spattered with the sordid blood Of the Flagellation, of the lacerations and fierce wounds Carved by royal attributes, of the crimson spurts Dripping without end, As was celebrated the High Mass of the Comforter - Kenosis, Oh teoria dal grande pericolo! Accecati, sanguinanti occhi e con mano tremante, Una fragile creatura androgina detiene la perigliosa bilancia dottrinale, Adornata in un vestito macchiato ricoperto del sordido sangue della Flagellazione, delle lacerazioni e profonde ferite, Fatte da regali attributi, dal rosso guizzo che zampilla senza fine, Mentre veniva celebrata la Santa messa del Confortatore"). Infine la figura storica di Cristo viene apertamente derisa ed accusata di falsità e debolezza, un essere che di divino ha ben poco, e che è dominato dai difetti dell'Uomo che vorrebbe redimere, dunque la vittoria del Peccato su colui che voleva eliminarlo, come si evince in: "In the next place, it never approached an assembly Of righteous men; but avoideth them, And cleaveth to the doubtful-minded and empty And prophesieth to them in corners, And decieveth them, speaking all things in emptiness to gratify their desire... Art thou working on collective deliverance? Observe Merkabah, the chariot of the glory of God Adrift and exiled, the Pilgrim of Light, grandiose and weeping Thine aura, compared, is but pale and frail, alike to the one of an ailing child... - Nel luogo vicino, non ha mai avvicinato un gruppo di uomini giusti; ma li evitava, E aderiva a coloro pieni di dubbio e vuoti E profetizzava ad essi in angoli, E l'ingannava parlando di ogni cosa con vacuità per soddisfare i loro desideri? Lavori per la redenzione collettiva? Osserva Merkabah, il carro della gloria di Dio Perduto ed esiliato, il Pellegrino della Luce, grandiosa e lacrimande Tua aura, comparata è fragile e pallida, come quella di un bambino malato?" . Viene alla luce quindi la volontà dei nostri di scardinare le basi della cristianità tramite un'analisi ponderata e puntigliosa dei concetti da essa proposti, sovvertiti sempre meno con facili blasfemie, e più con trattazioni filosofico - esoteriche che si ricollegano anche al Talmud come nel concetto del carro che porta a Dio/dottrina mistica, il Merkabah"II" continua il percorso con un'introduzione controllata, ma più vicina al Black, sebbene quello moderno di gruppi quali Funeral Mist e Ondskapt piuttosto che i classici che una volta imitavano apertamente; presto fanno però capolino i soliti ritmi dissonanti di chitarra, e la batteria si abbandona in solitari corse a doppia cassa che si fermano dopo pochi secondi con continui cambi, i giri circolari di chitarra creano dei bellissimi contrappunti con le parti più progressive. Non abbiamo comunque solo tecnica, le melodie sono ben presenti, ma non convenzionali poiché il suono attinge sempre di più da certo Doom e dal Post - Metal, la base Black è mantenuta però è mantenuta grazie ai già citati riff circolari, ed è promulgata dalle atmosfere solenni create dagli arpeggi posizionati non casualmente, dimostrando anche un ottimo songwriting. Arrivati quasi all'ottavo minuto si crea l'ennesima folle accelerazione dove le chitarre ad accordatura bassa sono letteralmente strozzate e la batteria raggiunge un numero di BPM che non ha nulla di umano creando un effetto disarmante; subito dopo viene introdotto un arpeggio in dissonanza in concomitanza con una partitura di basso, che s'intrecciano fino al confluire in un arpeggio progressivo malinconico la cui melodia viene presto violata da un Maelstrom di chitarra dissonnate come un vortice e beat di batteria devastanti e precisi, elementi uniti in un rincorrersi che nel finale si dissolve come un miraggio uditivo. L'impianto tematico scava ancora nella figura di Cristo, andando pero a ottenere un'analisi che investe l'Uomo nella sua totalità, mettendo in discussione il suo ruolo di Figlio di Dio ("Instigating manifold quadrants of industrialized death, An avid Moloch, never satiated, an endless Feast, Following the principle of reversibility of merits, shattering up the Word As Pillars of grayish Soulfire spurt out to a bereaved firmament... I am the son of Man, and this in erring reason's spite, is my pride... War, be enthroned, a form of divine retribution! Execution, Be sacred, agent of divine Providence! - Istigando molteplici quadranti di morte organizzata, Un avido Moloch, mai sazio, un Festino senza fine, Seguendo il principio della reversibilità dei meriti, Spaccando la Parola Come Pilastri di grigio Fuoco Spirituale rivolto ad un firmamento dolente? Io sono il figlio dell'Uomo e questo, a discapito della ragione errante, è il mio orgoglio? La Guerra sia incoronata, una forma di retribuzione divina! Esecuzione, Si santificata, agente della Provvidenza divina! ") e anche il concetto di Male come qualcosa di estraneo alla struttura dell'Universo che deve essere eliminato ("If there is to be a multiplicity of forms, can one thing be worse Unless another is better, or one be better unless another is worse... Those who would eliminate the worse from the universe would eliminate Providence itself Interrogate the patterns of the prophetic mode, Perceive the two faces of the Divine And shed the just, divine retribution Quantified, a suppurating cross, alike in blood and scoria - Se deve esserci una molteplicità di forme, può una cosa essere peggiore Almeno che un'altra sia migliore, o una essere migliore almeno che un'altra sia peggiore? Coloro che eliminerebbero il peggiore dall'universo eliminerebbero la Provvidenza stessa Interrogate i percorsi della modalità profetica, Percepite le due facce del Divino E condividete la giusta, divina retribuzione Quantificata, una croce suppurante, uguale nel sangue e nella scoria"), concepito invece come l'aspetto del divino più vicino all'uomo e l'unico tangibile durante l'esistenza. Vengono poi ancora una volta attaccato con sarcasmo i concetti di Espiazione e Salvezza come apertamente mostrato nel passo "Explicit is the belief that God permits his creatures to be reviled and scorned And that this is their only means of Salvation Means of... Salvation! - Esplicita è la credenza che Dio permetta che le sue creature siano disprezzate e dileggiate E che questo sia l'unico loro modo per raggiungere la Salvezza Mezzo di? Salvezza!" proseguendo la demolizione della dottrina cristiana tramite le sue stesse armi. L'opera termina con la sua ultima parte "III" dove in principio un riff circolare freddo mutuato dal Black classico crea l'ossatura melodica che fa da perno al pezzo, la voce di Aspa è come sdoppiata in un effetto inquietante, la batteria è serrata e regolare rispetto ai virtuosismi finora incontrati, seguendo i canonici quattro quarti con Blast Beat potenti e cadenzati; l'andamento rimane tale, dominato da una forte sensazione di freddo tagliente, fino all'interruzione che lascia spazio alla terribile voce che, perentoria, declama "No Man Can See Me and Live - Nessun'uomo Può Vedermi e Rimanere Vivo" che si rifà alla frase tratta dalla Bibbia, Esodo 33:20 e che in questo contesto assume connotati certamente ancora più inquietanti poiché attribuita al Dio - Satana, declamazione dopo la quale parte un'improvvisa cesura Ambient - Industrial dominata da suoni meccanici, rumori, e sinistri effetti di varia natura, che vanno a creare un'atmosfera malata e mostrano ancora di più la volontà dei nostri di sperimentare con tutto ciò che può essere funzionale al songwriting, esulando pure dal Metal per abbracciare generi d'Avanguardia. Uno spettrale assolo riporta la chitarra sulla scena, araldo di un momento "calmo", ma non certo sereno, dominato da arpeggi dissonanti di chitarra e dalla voce filtrata del cantante che rinuncia a qualsiasi connotazione umana, qui l'uso del Break crea un andamento incalzante che nella sua monolitica lentezza si ricollega al Funeral Doom, fino al settimo minuti quando avviene un'altra improvvisa mutazione con riff circolari che spostano il brano verso una sorta di Thrash tecnico dal l'effetto altamente suggestivo, che accompagna la voce di Aspa questa volta in riverbero, slavo poi dominare completamente la scena in tandem con la batteria, trascinandosi insieme ad essa verso l'oblio del brano, in dissolvenza come sempre in tutti i pezzi dell'opera. Il testo raggiunge l'apice del concetto di degradazione del Logos incarnato, non la ricerca della purezza, bensì la ricerca della perversità e del compimento della bassa natura umana sono visti come mezzo di conoscenza e purificazione che portano al Satana - Divino, concetti espressi in "The fruit that is forbidden Holds the greatest potential for providing infinite knowledge. Spiritual Incest and the defilement of the temple of the Holy Spirit Ritualized and Immanent... The pursuit of perversity, is it not but a mask On the search for meaning and knowledge? The purest of all Holocausts shall be perpetrated By a loving hand, never knowing if it provided felicity Or the vilest of everlasting torments ... No man can see Me and live! - Il frutto che è proibito Mantiene il più grande potenziale per dare conoscenza infinita. Incesto spirituale e la degradazione del tempio dello Spirito Santo Ritualizzata ed insita... La ricerca della perversione, non è forse altro che una maschera Sulla ricerca di significato e conoscenza? Il più puro di tutti gli Holocausti sarà perpetrato Da una mano amorevole, che mai saprà se ha dato felicità o il più vile dei momenti imperituri... Nessun Uomo può Vedermi e Rimanere Vivo!". Continua inoltre l'attacco al concetto di Redenzione legata alla Passione di Cristo, la cui ricerca del dolore come mezzo di espiazione è paragonata ad un masochismo che gode della sofferenza, unica realtà esistente, e quindi inevitabilmente rappresenta un'altra vittoria di Satana ("May Repentance be nothing more than a mask of algolagnia? And the victim, blind to the radiating Light of Truth, stuttering, repeats Lamma Sabactha,... - Può l'Assoluzione essere niente più che una maschera del masochismo? E la vittima, cieca difronte alla radiante Luce della Verità, balbuziente, ripeta Perché Mi Hai Abbandonato?."). Vicino al finale il concetto è reiterato dalle parole "Nous n'avons pas d'autre moyen que la douleur Pour sentir notre proper existence spirituelle et divine; Nous n'en avons pas d'autre pour la fair sentire à nos semblables - Noi non avremo altro argomento che il dolore Per sentire la nostra propria esistenza spirituale e divina; Non avremo altro per farla sentire alle nostre sembianze (corpi)" sancendo definitivamente la sostituzione dell'ascesa con la degradazione, e stabilendo come dietro la Redenzione si nasconda la ricerca del dolore, ricerca che unisce con il satanico, l'aspetto scomodo e totalizzante della realtà.

"Kénôse" non è un semplice corollario della carriera dei nostri, e assolutamente non è una raccolta di brani scartati pubblicati solo per avere un'altra pubblicazione che possa fruttare introiti; si tratta invece di un' ulteriore evoluzione che ha importanza sia nel quadro generale, mantenendo l'impostazione del lavoro precedente sulle parti tradizionali, ma spingendo ancora più in la gli elementi nuovi e cogliendo a piene mani da generi diversi ed "Alti", aprendo la strada per ciò che da li a poco si sarebbe concretizzato nell'ostico "Fas Ite, Maledicti, In Ignem Aeturnum" che avrebbe spinto irrimediabilmente i nostri in lidi caotici matematici sempre più ostici e complessi, sia in se stessa come singolo episodio di ottima musica che realizza uno spazio di Black Metal celebrale perfettamente studiato fino all'ultimo dettaglio, ma allo stesso tempo capace di essere aggressivo ed apocalittico. Notiamo inoltre che i testi si delineano sempre di più come esigenti e lunghi trattati di argomentazione teologica, perdendo man mano il bisogno di blasfemie di facile presa (pur non mancando gli attacchi, sottili, al cristianesimo) e sostituendolo con una seria argomentazione delle proprie, terribili ed oscur, posizioni sataniche, continuando la missione di spargere il verbo.

1) I
2) II
3) III

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