DEATHSPELL OMEGA

Infernal Battles

2000 - Northern Heritage Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
15/08/2014
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Recensione

Deathspell Omega: un nome oggi ben conosciuto da qualsiasi persona che abbia una certa affinità con il Black Metal moderno; nati in Francia sul finire del secolo scorso con una formazione ed un suono ben diversi da quelli attuali, oggi sono delizia per molti e croce per molti altri, in particolar modo per i puristi che pensano che il genere debba rimanere ancorato ai canoni di inizio anni novanta e che li associano all’ondata “Shoegaze-Hipster” o “Cascadian” dir si voglia, la quale sta caratterizzando molte uscite in ambito Black dalla metà del primo decennio del duemila in poi, soprattutto nel Nord America e in Francia, ondata che in realtà ha ben poco da spartire sia musicalmente, sia soprattutto ideologicamente con i nostri, figli a partire dal loro terzo album “Si Monumentum Requires, Circumspice” (che li ha fatti conoscere a livello globale ed ha rivoluzionato la scena moderna), della corrente “Orthodox”  portata avanti da gruppi quali Waitan, Ondskapt, Funeral Mist, corrente che vuole stabilire un unione imprescindibile tra il Black Metal è il satanismo religioso: nessuna metafora, nessun superomismo mascherato, i nostri credono davvero nell’esistenza del diavolo inteso come entità spirituale che incarna l’entropia, la morte, la decadenza, il disprezzo per tutto ciò che esiste, e lo adorano di conseguenza con testi che sono veri e propri trattati teologici di livello accademico dove le sacre scritture vengono stravolte ed interpretate sotto tutt’altra luce. In realtà però questa descrizione per i nostri e assai riduttiva, negli anni hanno anche incorporato la filosofia di Hegel e Bataille nonché l’esistenzialismo in generale, e musicalmente si sono sempre più spinti verso un caotico Avant-garde ultra tecnico che si avvale anche di momenti “Ambient” con preghiere campionate e atmosfere sinistre e che richiede più che mai l’attenzione dell’ascoltatore, ricordando in alcuni momenti il progetto “one-man band” sempre francese Blut Aus Nord, ma senza i momenti industriali e puramente Sperimentale-Ambient che caratterizzano molta della sua produzione, o le influenze Viking di altri suoi album, concentrandosi piuttosto su schizofrenici cambi di tempo e parti di batteria e chitarra che richiedono una capacità d’esecuzione fuori dal comune, tanto che alcuni arrivano al punto di dubitare dell’origine analogica di tali suoni, anche perché i Deathspell Omega non tengono concerti e non suonano dal vivo, alimentando le voce e in generale la “leggenda” intorno al gruppo. Detto tutto questo, le informazioni certe sul gruppo nel suo status attuale sono ben poche, anche in un’era telematica come questa sono riusciti a rimanere elusivi con pochissime interviste rilasciate ormai anni fa e grazie all’impossibilità di contatto diretto con i nostri, che non rilasciano foto ufficiali come band, e non hanno bio o siti “istituzionali”; i membri “sicuri” sono il cantante finlandese e proprietario della Northern Heritage Records  Mikko Aspa, famoso anche per i Clandestine Blaze (gruppo Black/Grind che incorpora in maniera assai ambigua messaggi antisemiti nei suoi testi) tra gli altri suoi progetti, tra i quali quello Power-Noise  Nicole12 dedito a tematiche sconcertanti quali pedofilia e abusi sessuali, e per il dirigere un magazine pornografico estremo, individuo insomma che ha fatto della sua missione rappresentare il peggio dell’umanità e quanto è socialmente aberrante, e l’ancora più enigmatico Hasjarl, all’anagrafe Christian Bouche, proprietario della End All Life, e il bassista Khaos sul quale in pratica nulla si sa. Per tutto il resto, compresi testi e “direzione artistica", i responsabili possono essere sempre  loro così come qualcun altro che non vuole pubblicamente esporsi, gli interessati non hanno intenzione di dire più nulla al riguardo. E’ facile intuire come tutto questo possa creare un’aria di presunzione che fa storcere il naso ai già citati puristi che vedono male qualsiasi binomio tra il genere e tentativi di intellettualizzazione di quest’ultimo, ma fatto sta che la cosa non sembra proprio interessare ai nostri che continuano imperterriti a fare quello che vogliono e quando vogliono, con pubblicazioni improvvise di album ed E.P vari, per poi tornare nel silenzio senza neanche far sapere se ci sarà un seguito a quanto fatto. Comunque, anche loro hanno avuto un inizio carriera ben conosciuto, che li vedeva sotto ben altra forma e componenti: la loro musica era un Black Metal rozzo e Lo-Fi altamente debitore dei Darkthrone e con tematiche sataniche sviluppate non in modo accademico, ma legate ad un sentimento anti-religioso generale che di base aveva un profondo ateismo e volontà antisociale, come espresso nelle interviste del periodo dall’allora cantante Shaxul, inseguito allontanatosi dal gruppo proprio per la loro svolta “religiosa” che non condivideva, interviste che per ironia della sorte facevano pure chiaramente intendere come i nostri vedessero in negativo qualsiasi sperimentazione ed allontanamento dai canoni del Black Metal di stampo scandinavo, creando un contrasto ancora più forte con quanto sarebbe venuto in seguito. Un gruppo quindi ancora in fase meno che embrionale e che probabilmente se fosse rimasto legato a quel suono non avrebbe attirato le ire dei tradizionalisti, ma che probabilmente sarebbe scomparso nel tempo tra le migliaia di produzioni di quel tipo che da sempre intasano il mercato, gruppi cloni che imitano quanto fatto ormai anni fa dai già citati norvegesi. La formazione vedeva quindi al posto di Mikko alla voce il già citato Shaxul e (ad intermittenza tra le varie uscite) alla batteria Yohann, oltre al bassista Khaos e al fondatore Hasjarl, chitarrista della band. Dopo il demo “Disciples of the Ultimate Void” e lo split con i Moonblood Sob a Lua do Bode / Demoniac Vengeance” i nostri pubblicano il loro primo album ufficiale Infernal Battles – Battaglie Infernali sotto l’etichetta  Northern Heritage Records (grazie a ciò entreranno in contatto con il loro futuro cantante), lavoro qui ora recensito; chiariamo subito un punto: “Infernal Battles” è si cronologicamente parlando il debutto della band, ma non ha praticamente nulla del suono che oggi caratterizza i nostri, e nemmeno di quello dell’album successivo “Inquisitors of Satan” che pur rimanendo ancorato al Black classico mostrava una grande crescita tecnica e compositiva, si tratta di un lavoro francamente mediocre tediato sia da un songwriting ancora amatoriale e derivativo, sia da una produzione spesso inaccettabile, che ha però il merito di mostrare quanto e come nel giro di alcuni anni il gruppo si sia messo sotto duramente per migliorare e raggiungere vette compositive che molti veterani che suonano da più tempo nemmeno si sognano. Se in generale la qualità del suono è Lo-Fi, a partire dal quinto pezzo (non a caso gli ultimi quattro sono presi direttamente dal loro primo demo sopra menzionato) purtroppo peggiora in maniera irreparabile raggiungendo i livelli di una performance registrata in cantina tramite un microfono, cosa che probabilmente può fare la felicità degli irriducibili cultori dell’idea di underground estremo e anti-commerciale, ma che nel pratico inficia quelli che pur non essendo capolavori del genere, potevano comunque essere resi in maniera migliore con una produzione che avrebbe dovuto dare visibilità ad ogni strumento e permettere almeno di udire quanto suonato.



Si parte in ogni caso con The Victory Of Impurity - La Vittoria Dell’impurità senza molte cerimonie con batteria a doppia cassa e chitarre in puro stile “Frostbitten” mutuate dai grandi nomi della scena norvegese, Mayhem e Darkthrone in primis, praticamente quasi a livello di plagio ricordando non poche parti di album quali “Transilvanian Hunger” e “Under A Funeral Moon”, intervallando il rifting monotono praticamente in loop con alcune “power chord” in progressione che creano tensione sonora e sovrastano l’impianto strumentale con la voce gracchiante e in screaming di Shaxul, il quale senza infamia e senza lode segue il bignami del Black Metal ricordando quanto fatto tempo addietro da Hat, Nocturno Culto o Burzum nelle loro parti vocali; la batteria e davvero poco incisiva e molto monotona, probabilmente una drum machine programmata senza molta variazione, sospetto ampliamente rafforzato anche dal fatto che non compaia nessun batterista in nessun credit dell’album, elemento questo che abbassa di molto la qualità del lavoro a volte stonando con le chitarre più vive e in primo piano nel mix dei brani. In alcune parti assistiamo a momenti quasi Thrash ed incalzanti, come nella coda finale, che spezzano momentaneamente l’altrimenti lineare andamento del pezzo. Il testo narra di episodi empi nel nome del diavolo, dei generici adoratori del male si lasciano a perversioni bestiali e massacri nei confronti di vittime innocenti (“Victims are drowned in their own blood le vittime vengono annegate nel loro stesso sangue The most insane rapes give way to necrophilia. - Gli stupri più folli lasciano spazio alla necrofilia As torture is like a lethal sculpture. - Poichè la tortura è come una scultura letale Real masters don't need slaves for they need them dead. - I veri padroni non richiedono schiavi, perchè necessitano che siano morti”), il tutto per glorificare il male e per insultare il concetto di esistenza stessa e di vita, contrapposta alla morte-male viste come un tutt'uno contrapposto ai valori cristiani, in maniera un po' infantile e generica seguendo i dettami anche tematici del Black classico. Il brano successivo Drink The Devil’s Blood - Bevi il Sangue del Diavolo è introdotto in maniera un po’ più mediata da chitarre a sega elettrica e batteria a doppia cassa su cui si staglia la voce malvagia del cantante lanciato in profane declamazioni, mentre si creano parti abbastanza elementari dove il basso è praticamente inesistente e l’ossatura è affidata a chitarre in tremolo e batteria, fino al raggiungimento dei quasi due minuti di pezzo, quando i nostri si lanciano in una cavalcata selvaggia con chitarre in loop e batteria in quattro quarti, mantenendo un songwriting molto rozzo e ancora amatoriale dove le varie parti del pezzo sono accostate in modo decisamente forzato, giocando molto meno sull’atmosfera rispetto al brano precedente e optando per un approccio decisamente diretto, che però cade facilmente nel ripetersi in mani ancora poco esperte che non sanno immettere quelle minime variazioni ed accorgimenti vitali per riuscire a produrre un buon brano minimale con pochi elementi. Il testo è narrato dal punto di vista di un demone che prova gioia nel servire il demonio nelle profondità dell'inferno, dove ci descrive come molti demoni senza forma regnano, ma solo il diavolo è il vero padrone, dopodiché ci narra le torture inflitte ai credenti insultando le due figure classiche dell'iconografia religiosa, La Vergine e Gesù, e come il diavolo stesso fa bere il proprio sangue ai demoni per renderli più forti, in una pantomima dell'ultima cena (“Inverted crosses - croci rovesciate Are struck into their heart. - Vengono conficcate nel loro cuore. Our Lord Satan - Nostro signore Satana Delivers us from good. - Liberaci dal bene He slashes his veins - taglia le sue vene To give us his essence. - Per darci la sua essenza. To my kind it's power, - per la mia specie è potere, To the weak it's venom. - Per i deboli è veleno. We drink the devil's blood - noi beviamo il sangue del diavolo To win the anti-life war - per vincere la guerra contro la vita”). Il demone dunque glorifica l'opposizione alla vita e la distruzione della razza umana tramite anche la possessione e la corruzione di anime ignare, in nome del suo signore. Extinction Of The Weak - Estinzione Del Debole parte con chitarre ad accordatura bassa e la solita batteria “sintetica” che coprono la voce di Shaxul qui sepolta nel mixaggio del pezzo, iniziando a mostrare i primi seri problemi a livello di produzione, fin troppi momenti ricordano i tre storici album della triade Black dei già citati Darkthrone (“A Blaze….”, “Under A Funeral Moon” “Transilvanian Hunger”) e anche i momenti “Black ‘n Roll” di band quali Carpathian Forest e Immortal, si possono comunque percepire alcune buone intuizioni nei giri circolari di arpeggi di chitarra  che creano un effetto questa volta quasi “Catchy” dando un andamento ritmico e una melodia portante al brano, senza però creare nessun momento veramente originale, o meglio ancora non fatto da altri tempo addietro con maggiore capacità, ma comunque contribuisce a differenziare il pezzo dandogli un’atmosfera oscura più ragionata; nella parte finale troviamo un momento di classico Black con cavalcata a doppia cassa e chitarre sferraglianti comi una locomotiva che deraglia sui binari, mentre la voce è praticamente ridotta ad un lontano e spettrale strillo nel vento, presentando uno screaming davvero troppo poco incisivo e fin troppo derivativo, specie per chi conosce già fin troppo bene i grandi classici e gli stilemi del genere, inoltre la dissolvenza finale del brano è davvero poco convincente nel modo in cui è usata tagliandolo brutalmente senza dare l’idea che sia veramente “compiuto”. Per quanto riguarda il tema lirico, si tratta dell’ennesimo testo blasfemo con fantasie medioevali-sataniste di morte e distruzione, con contrapposizione dei valori cristiani derisi e violati, dove odio ed egoismo sono messi al posto dell'amore e della filantropia, fino al nichilismo estremo e la negazione dell'esistenza stessa (“We incarnate what they call intolerance, noi incarniamo ciò che definiscono intolleranza, We live for the sins they forbid,  -noi viviamo per i peccati che proibiscono, None can threaten our race, - nessuno può minacciare la nostra razza, None can defy the almighty laws of Satan... - nessuno può sconfiggere le potenti leggi di Satana… The will of Satan. - La volontà di Satana.”), seguendo sempre il filone del fantasy-horror tipico di certo Black. Si prosegue con Sacrilegious Terror - Terrore Sacrilego dove finalmente la batteria si fa un po’ più presente ed incalzante e le chitarre sono decisamente più aggressive con le loro rasoiate, creando una forte componente ritmica che fa da struttura a tutto il pezzo; purtroppo però inspiegabilmente presto proprio le chitarre perdono potenza a causa della produzione e diventano malamente udibili, impostate comunque sui soliti loop di riff gelidi tradizionali, lasciando la scena alla batteria che alla lunga però risulta monotona  e stona con gli altri elementi, come se fosse stata forzatamente “attaccata” senza soluzione di continuità con il resto della strumentazione e con la voce di Shaxul. Lo strumento a corda torna in primo piano solo nella seconda metà del pezzo grazie ad un arpeggio che fa da coda introducendo una nuova melodia portante, prima del ritorno del rifting in loop, qui ora più udibile, ma comunque tediato dalla mancanza di sessioni capaci veramente di distinguersi o farsi ricordare, accompagnando il pezzo fino alla sua conclusione in maniera abbastanza anonima. Nel testo continua il tema della negazione dei valori cristiani e della descrizione di una crociata blasfema in nome del Male (“The only morals - le uniche morali We believe in are - in cui crediamo sono Pleasure of hate, - il piacere dell'odio As sons of darkness. - Poichè siamo figli delle tenebre. The blood shall flow, - il sangue scorrerà The liquid of life, - il liquido della vita, It will disappear  - scomparirà”), dove la debolezza e la pietà sono viste come difetti, una banda di assassini barbari descrive con piacere i massacri commessi contro famiglie non risparmiando nemmeno i bambini, inframmettendo nella narrazione la descrizione di empi rituali e la descrizione della glorificazione del diavolo in nome di una sua vittoria finale. Come anticipato a partire dal quinto pezzo Raping Human Dignity - Stuprando la Dignità Umana la qualità del suono e del mixaggio conosce una grave decadenza che inficia i quattro pezzi rimanenti, il brano suona praticamente come se fosse stato (anzi, probabilmente E’ stato) registrato in presa diretta in uno scantinato non adatto all’acustica, chitarre e voce sono solo lontanamente udibili, e comunque per quanto percepibile legate a quanto già sentito nei pezzi precedenti, la batteria è lanciata in una cacofonia spesso inudibile per lunghe parti, ogni tanto ci sono degli stacchi dominati da assoli brevi che probabilmente vogliono creare un minimo di varietà, ma il tutto è perso nel fondersi spesso in un marasma unico che stanca l’ascoltatore che vuole si un pezzo di Black grezzo, ma che sia comunque distinguibile nelle sue parti ed abbia una struttura, sottolineando ora più che mai la differenza tra Lo-Fi/minimale con cognizione di causa e affrontato con maestria, e registrazione semplicemente fatta male come purtroppo avviene qui. Anche il testo è uno dei più deboli e meno sviluppati del disco, con una descrizione un po' demenziale (ma non nelle intenzioni del gruppo) di sentimenti di odio verso il prossimo sublimato in fantasie di stupro, omicidio, vilipendio della vita poiché dono dell'odiato nemico, ovvero Dio, come esemplificato nel passo “Suffer… I hate you… I want you dead. - Soffri… ti odio… ti voglio morto. My dagger in your heart, I stabb twice… - la mia lama nel tuo cuore, colpisco due volte… Pleasure… to see the blood flow… - Il piacere ...di vedere il sangue scorrere… I lick the liquid of life… -  lecco il liquido della vita... Hail to Death! Hail the Ultimate Void! Ave Satan! - Ave Morte! Ave Nulla supremo! Ave Satana”. Il successivo The Ancient Presence Revealed – L’antica Presenza Rivelata ha un’apertura più Black ‘n’ Roll/Thrash e ritmata, che però presto si tramuta in un rifting caotico dove la pessima produzione fonde con le chitarre voce e batteria, quest’ultima però stranamente più udibile e varia, forse questa volta umana; il rifting ha comunque un andamento malinconico ancora una volta direttamente riconducibile alla scuola scandinava, anzi possiamo in molte parti parlare di un plagio di “Blasphemer” dei Darkthrone, senza discostarsi dal Modus Operandi generale fin qui adottato che ricerca fino all’estremo uno stile amatoriale in nome di un “D.I.Y” qui decisamente portato a conseguenze non positive, impressione amplificata dal terzo minuto in poi quando il suono si fa ancora più lontano e nascosto nel mix, mentre la batteria in pratica scompare insieme alle chitarre che praticamente sono malamente udibili solo in un attento ascolto in cuffia, lasciando appena intuire le gelide melodie di tremolo che in diversa occasione potevano quanto meno creare un brano con una certa atmosfera, occasione qui rovinata dall’impossibilità di avere “tutti i pezzi del puzzle” ben chiari contemporaneamente. Il testo è narrato in terza persona, la storia descritta è quella di un figlio del demonio (se realmente o solo figuralmente non è dato saperlo) che sin dalla nascita ha votato la sua vita al male ridendo della morte atroce della madre, descrivendo poi come sia cresciuto sotto gli insegnamenti oscuri di stregoni e mostri, diventando ancora più malvagio e folle (“No love you became, - non sei diventato amore For love is weak, - perchè l'amore è debole, - And as the demon child - e in quanto figlio del demonio You gained strength through hate. - Hai preso forza tramite l'odio.”), fino al punto di stuprare e massacrare una donna bellissima che ha "osato" innamorarsi di lui, perdendo poi ogni parvenza di umanità incarnando pienamente il Maligno, ovvero appunto “L’antica Presenza”. Knowledge Of The Ultimate Void – Conoscenza del Vuoto Definitivo  e la successiva Death’Reign (Human Futility) – Il regno Della Morte (Inutilità Umana) terminano il lavoro,  purtroppo sempre con lo stesso problema a livello di produzione fin qui sottolineato: nel primo brano la voce è nascosta dietro chitarre e batteria, il rifting è più ritmato alternando i loop glaciali a momenti più Thrash  con giri circolari e batteria lanciata debitori di Hellhammer e Venom, poco prima del terzo minuto del brano troviamo una parentesi più lenta dominata da chitarre dissonanti e assoli di batteria, che poi lasciano ancora spazio al tema principale del pezzo portato avanti da chitarra, voce e batteria, i quali però sono ancora una volta solo vagamente udibili e presto si fondono nel mixaggio, soprattutto nel caotico finale che raggiunge vette in pratica Noise, probabilmente però purtroppo senza che questa fosse la vera intenzione dei nostri. Il testo è più "filosofico" rispetto a gli altri del disco, possiamo scorgere, pur molto lontanamente, i semi dei testi più maturi e ragionati che in seguito costituiranno una parte importante della loro produzione; si tratta della descrizione di una sorta di "rito di passaggio" degli ultimi momenti di vita di un servo del Maligno, il quale si rifugia in una cripta per morire dopo una vita di massacri e di violazione della vita, riconoscendo come la sua stessa esistenza sia stata inutile perché condannata sin dall'inizio, glorificando l'auto-annichilimento e vivendo la propria morte come qualcosa di positivo, la fine delle illusioni e un ennesimo "dono di Dio" distrutto dal Nulla-Satana (“All that was done, but an illusion. - Tutto ciò che è stato fatto, nient'altro che un'illusione. Life was doomed before it appeared - la vita era condannata ancora prima di cominciare For nothing is real, but the everlasting void. - Perchè nulla è vero, se non il vuoto eterno.”). Il secondo pezzo presenta invece un rifting questa volta più competente ed udibile, ma la batteria è ridotta a ferri battuti uno sull’altro e sovrastati dalle chitarre a sega elettrica lanciate in un loop sega ossa sulle quali si staglia lo screaming gracchiante di Shaxul; il suono si fa poi decisamente più ovattato, ma lascia comunque un songwriting legato allo stile dei primi Gorgoroth e degli Immortal più intransigenti con riff freddi dal gusto nordico che cercano di tessere un tema sonoro altrimenti interessante, ma rovinato dai soliti problemi, qui ancora più un peccato perché si sarebbe trattato di uno dei  brani migliori di tutto l’album grazie alla maggiore varietà di andamenti e le ritmiche più presenti, invece s’interrompe poi improvvisamente terminando sia la sua corsa, sia il disco. Tematicamente si tratta di un altro testo leggermente più maturo ed allegorico, che fa un po' da variante a quello del brano precedente: un altro servo del diavolo, un signore della guerra con molto sangue sulle mani, viene improvvisamente investito da una visione demoniaca che potrebbe essere la rappresentazione della morte stessa, che crea in lui un assalto ai sensi fatto di paure e dubbi sulla sua stessa esistenza (“The cold of his glorious past, oh… it hurts. - Il freddo del suo passato glorioso, oh...fa male. The future strikes hard in silence. - Il futuro colpisce duramente in silenzio. Memories stab him down, the fear gets overwhelming. - Le memorie lo accoltellano, il terrore lo sovrasta. Who knows the difference between fate and wishes, between truth and lies? - Chi sa la differenza tra desideri e destino, verità e menzogne?“); questa volta però la conclusione non è la sua morte, poiché è un protetto di Satana e non può essere ucciso, e da vero essere empio trova conforto in questa tortura, perché la sua soddisfazione sarà nel portare oblio a tutto ciò che esiste, creando il Regno della Morte. 



Tirando le somme “Infernal Battles” non lascia ancora intravedere le vere capacità che in seguito segneranno drasticamente la carriera del gruppo, è veramente difficile credere che tra pochi anni daranno alla luce capolavori come “Si Monumentum…”, “Kenose”, “Paracletus”, qui siamo davanti ad una band totalmente diversa che ha solo il nome in comune con i D.s.O come oggi vengono normalmente intesi; con il senno di ora quindi questo lavoro serve come metro di paragone che fa ancora più risaltare la loro produzione successiva, mentre se considerato per se stesso, è un album mediocre che soffre di fin troppe lacune di songwriting e produzione, che sarebbe scomparso nel nulla non fosse appunto il loro debutto. Se ancora non li conoscete iniziate da ben altra parte, soprattutto dal loro primo capolavoro “Si Monumentum Requires, Circumspice” il vero inizio dei Deathspell Omega attuali.


1) The Victory of Impurity
2) Drink the Devil's Blood 
3) Extinction of the Weak 
4) Sacrilegious Terror 05:18
5) Raping Human Dignity 
6) The Ancient Presence Revealed 
7) Knowledge of the Ultimate Void 
8) Death's Reign (Human Futility)

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