DARKTHRONE

Under A Funeral Moon

1993 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
29/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Prosegue il nostro viaggio nella storica discografia dei Darkthrone, gruppo cardine del Black Metal scandinavo più primitivo  e lo - fi, alla base di un' intera corrente fatta di epigoni che tutt' oggi cercano di imitare quanto creato dai nostri all' inizio degli anni novanta, ovvero un suono mortifero ed abrasivo, pregno però di una fredda malinconia aggressiva dove il caos diventa bellezza. Nati nel 1986 come gruppo Death Metal (inizialmente sotto il nome Black Death) i nostri pubblicano il loro primo lavoro "Soulside Journey" nel 1991, ancora legato ad un Death tecnico di chiara influenza svedese ed americana in cui l' elemento più originale era l' uso delle tastiere, ma che non esprimeva la vera essenza dei nostri; l' anno successivo però esce "A Blaze In The Northern Sky" in cui il gruppo si riduce ufficialmente al terzetto Fenriz, Nocturno Culto, Zephyrous (anche se il fuoriuscito Nilsen partecipa in studio alla registrazione del basso) e che sposta le coordinate verso un Black che, seppur ancora ricco d' influenze marcatamente Death e Thrash, inizia a discostarsi dagli stilemi più facili del Metal in favore di uno stile corrosivo ed ostico affine al Post Punk più oscuro ed ostico nella sua ricerca della rozzezza e di un modus operandi DIY lontano da rifiniture e virtuosismi. Questo processo continua e si espande in  "Under A Funeral Moon - Sotto Una Luna Funerea" del 1993, in cui Nocturno si occupa di voce e basso, Fenriz della batteria e dei testi, Zephyrous delle chitarre, prodotto sempre per la Peaceville Records e registrato sempre nei Creative Studios che avevano dato vita al seminale EP dei Mayhem "Deathcrush". Viene notevolmente ridotto l'uso degli assoli (si contano sulle mani quelli presenti, e sono di breve durata) e dei cambiamenti tecnici in favore di un songwriting decisamente più diretto ed ossessivo che fa del loop ipnotico e delle fredde atmosfere atonali il suo perno, stabilendo i canoni del Black a venire e distanziandolo dal Metal più classico tramite l'estremizzazione delle velocità del Thrash e della sua ferocia, in contrapposizione ad un Death che stava diventando sempre più puro esercizio tecnico ormai privo di quella decadenza mortifera che lo caratterizzava inizialmente nelle sue espressioni più violente. Naturalmente, insieme all' impianto musicale, si delinea quello tematico, caratterizzato da un Satanismo spesso poetico e fantasioso dove si rinuncia ad ogni concetto di gioia in favore della sofferenza anche personale, vista come nutrimento per il proprio animo malvagio, e dalla contrapposizione al Cristianesimo, visto come una debole ed aliena religione imposta sui popoli del nord, annunciando inoltre un ritorno a valori pagani; bisogna tenere in mente che non si tratta di una filosofia elaborata, ma di un' ideologia nata in seno al così detto "Inner Circle", che aveva come suo punto di riferimento l' "Helvete" (negozio di dischi) di Euronymous, il leader dei Mayhem, che verrà ucciso nello stesso anno di pubblicazione di questo disco da Varg Vikernes, altro importante nome della scena, in una vicenda di cronaca nera che getterà un'oscura luce sul genere portandolo all' attenzione del mondo dopo uno sviluppo prettamente underground. Un'ideologia che mischiava in maniera escapistica e contraddittoria Satanismo di stampo medioevale e fantasy, Superomismo, Orgoglio di Razza, Paganesimo, ammirazione per il Totalitarismo ed Individualismo antisociale in una ricerca della ribellione verso una società, quella norvegese, molto "politically correct" ed assistenziale. Una ribellione, va detto, alla base molto adolescenziale, dato anche che molti dei rappresentanti della scena provenivano da buone famiglie tutt' altro che disagiate.

"Natassja in Eternal Sleep - Natassja nel Sonno Eterno" apre il lavoro con un rifting gelido e dissonante e con una batteria monotona su cui si staglia il malvagio screaming in riverbero di Nocturno, il motivo è portato avanti da giri circolari  ossidati che non conoscono sosta nel loro incedere massacrante, così come anche il drumming selvaggio e volutamente basilare. La freddezza insita nelle corde è amplificata dalla produzione fangosa e dal basso in sottofondo, stabilendo un' atmosfera malsana ed aliena avvicinando ancora di più il Black dei nostri al Post Punk con la sua predilezione per l' atonalità e il lo - fi, eliminando in questo pezzo qualsiasi elemento tecnico come cesure, arpeggi controllati ed assoli in favore di uno stile diretto ed asciutto dove le chitarre se convertono in un mantra intonato da seghe elettriche e la batteria in una pressa impazzita che prosegue senza interruzione nei suoi quattro quarti tesi ed ossessivi. Il testo è pregno di un insolito nero romanticismo che esalta il dolore del protagonista, che ha perso la sua amante (reale o fantasiosa non è dato saperlo), una strega bruciata sul rogo, annegando nell' alcool il suo rammarico ( "Natassja, my beloved satanic witch The power in your eyes and yourself Worked for the noble in man Pass the bottle, pass the knife Pass me your unholy crafts -  Natassja, mia amata strega satanica Il potere nei tuo occhi e te stessa Funzionavate per la nobiltà nell' uomo Passa la bottiglia, passa il coltello, passami le tue doti profane" ) arrivando però, posseduto dalla sua essenza, a concepire la vendetta contro i cristiani che l' hanno uccisa come esemplificato in "Now, centuries later, I do yours and my sign You live in me, like you moved in with my soul Your resurrection is the spirit of you Installed in me. So now, your thougths and your pains are my wine; and Natassja I'll get these goddam angels drunk... - Ora, secoli dopo, io faccio i segni miei e tuoi Tu vivi in me, come se fossi entrata nella mia anima La tua resurrezione è lo spirito tuo Installato in me. Quindi ora, i tuoi pensieri e i tuoi dolori sono il mio vino; e Natassja farò ubriacare questi maledetti angeli...". Il tema di queste lyrics non può non ricordarci un'altra nota vicenda molto simile, già presente nel masterpiece "Melissa", disco dei Mercyful Fate datato 1983. Anche nel caso della titletrack di "Melissa" troviamo un innamorato voglioso di vendetta, che contemporaneamente si strugge per la perdita della sua donna, morta per mano della Santa Inquisizione. "Summer of the Diabolical Holocaust - Estate del Diabolico Olocausto" parte con una cavalcata in doppia cassa con chitarre sferraglianti in bella vista, dove i riff circolari creano una malinconica melodia atonale a centrifuga che estremizza la lezione degli Hellhammer donandogli una folle velocità che ripete ossessivamente il motivo sonoro fino alla cesura del minuto e mezzo dove accordature basse e grezze e suoni di tamburo segnano un corrosivo andamento più lento  ed apocalittico pregno di mood nero dove s' interseca uno dei pochi assoli del lavoro, stridente e dissonante; si viene a creare un incedere pachidermico affine al Doom più malsano, che verso i tre minuti e cinquanta lascia il posto ad una nuova corsa segnata dal buzz saw delle chitarre e dai Blast ripetitivi che creano una tempesta caotica dove dove la voce gracchiante in riverbero trova la sua naturale collocazione fino al perfetto finale affidato ad una digressione di chitarra. Il testo esprime una serie di topoi satanici come il suicidio, visto come una liberazione, e il viaggio all' Inferno vissuto in chiave onirica ricca d' immagini vivide, come in "You must know that I no longer can see the difference of dream and reality For the walls have been sieged And conquered by our Dark Satanic Blasphemy - Devi sapere che non riesco più a distinguere sogno e realtà Perché le mura sono state assediate E conquistate dalla nostra Oscura Blasfemia Satanica"; come detto le punizioni infernali sono vissute con gioia in un' ideologia estrema dove l' essere completamente malvagi richiede anche l' odio per se stessi, una delle tematiche che spesso ritornerà nel genere stabilendo la misantropia assoluta ( "And in my darkest fantasy And as I reach for Hell I am free... - E nelle mie più oscure fantasie E mentre raggiungo l' Inferno sono libero..." ). "The Dance of Eternal Shadows - La Danza delle Ombre Eterne" viene introdotta da un apocalittico andamento di arpeggi in tremolo discordanti e da una batteria cadenzata su cui si distribuisce in riverbero lo screaming del cantante; verso il primo minuto parte la corsa abrasiva dai toni gelidi e frostbitten dal solenne e maligno andamento dove sentiamo in sottofondo il ritmo del basso e i blast beat ossessivi; troviamo poi alcuni rallentamenti dal sapore più Black 'n' Roll e cadenzato che segnano il finale del pezzo, uno dei più brevi di tutto l' album, all' insegna di un mortifero motivo che si spegne come se esausto dopo la cavalcata da tragenda sostenuta per buona parte della composizione. Il testo esprime in chiave blasfema e violenta, ma anche poetica, il desiderio di infliggere sofferenze e rinunciare ai valori cristiani in favore di una dannazione ricercata, in una discesa concettuale negli inferi ( "Glance into my eyes and see the darkest shadows dancing Playing in the desert of my life Burning, - and my soul is descending... - Guarda i miei occhi e vedi le ombre più oscure danzare Giocando nel deserto della mia vita Bruciante, - e la mia anima discende..." ) dove la propria disfatta è vissuta come satanica vittoria abbracciando il male completamente in disprezzo della vita, come delineato in  "Am I ready for the god below Red flesh to penetrate my skin To steel my soul away To the grave I seek Until I'm feeling weak... - Sono io pronto per il dio sotterraneo Carne Rossa che penetra la mia pelle Per rubarmi l' anima Nella tomba io ricerco Finchè mi sento debole...". "Unholy Black Metal - Black Metal Profano" ha l' ennesimo inizio con rifting serrato e tagliente dominato dal buzz saw di chitarra e dalla batteria ossessiva in quattro quarti, in un loop continuo su cui si organizza la voce in riverbero del cantante, sempre maligna ed atavica. Sono anche qui i freddi giri circolari di chitarra a sviluppare l' andamento del pezzo, mentre in sottofondo percepiamo un assolo stridente che fa la sua breve comparsata prima di lasciare il pezzo al suo ossessivo e monotono loop sega ossa dove si crea un effetto rituale ed ipnotico in una composizione che nel suo finale viene per l' ultima volta ferita da un assolo sferragliante che la trascina verso la sua conclusione. Il testo funziona da inno sacrilego del Black Metal che celebra la disfatta e l' inversione dei valori cristiani con blasfeme immagini di violazione, come in "When the whore of Babylon rides When pity turns to hate When all sons of Satan sodomise the lambs of Christ - Quanto la prostituta di Babilonia cavalca Quanto la pietà diventa odio Quando tutti i figli di Satana sodomizzano gli agnelli di Cristo" fino all' instaurazione di un fantasioso regno satanico figurato dove avviene la rivalsa di streghe e demoni perseguitati ( "When witches burn the priests When the ancient one returns When the demons ride the nuns with their horns of dark desire - Quando le streghe bruciano i preti Quando gli antichi tornano Quando i demoni cavalcano le suore con i loro corni di oscuro desiderio" ). "To Walk the Infernal Fields - Camminare sui Campi Infernali" prevede un' introduzione epica con tamburi ed arpeggi in tremolo grezzi e marci supportati dalla ritmica del basso, con un effetto allo stesso tempo esaltante grazie alla sua versione mortifera degli andamenti Rock in cui presto s' insinua una bella melodia atonale fredda e malinconica dal sapore spettrale; la voce naturalmente è sempre dedita ad uno screaming inumano, notiamo però rispetto ad altri brani un motivo più controllato e giocato sull' atmosfera, che preferisce giocare con un mood struggente che ci mostra il lato più onirico e "romantico" del Black dei nostri, non facendo però mancare la tensione grazie ad arpeggi solenni ed oscuri insieme ad effetti in riverbero maligni e arcani che si delineano in sottofondo, riprendendo l' insegnamento della lenta e pesante atmosfera epica dei Celtic Frost di "To Mega Therion" . Verso i cinque minuti e trenta riprende l' andamento iniziale più veloce dalle coordinate esaltanti che sconvolge e stravolge la tradizione Heavy Metal con largo uso di arpeggi circolari taglienti in tremolo che proseguono senza sosta fino al finale in dissolvenza, sparendo nelle nebbie della composizione.  Il testo affronta l' arcano tema satanico dell' identificazione con il Maligno simbolo di orgoglio e autodeterminazione che riempie l' animo del suo discepolo "From the abode of demons A wing of the pentagram Comes the juice that painted My heart and my soul - Dalla residenza dei demoni Un' ala del pentagramma Arriva il succo che ha dipinto Il Mio cuore e la mia anima" che si riconosce in lui diventando quindi padrone del proprio destino e raggiungendo il superamento della propria umanità ( "I am your disciple and therefore my own Your weapon I will be with the demons that possess me We'll ride the seven sins of death that takes me to katharsis - Io sono il tuo discepolo e quindi il mio Sarò la tua arma con i demoni che mi possiedono Noi cavalcheremo i sette peccati della morte che mi portano alla catarsi" ). "Under a Funeral Moon - Sotto una Luna Funerea" è la title track in piena partenza frostbitten con rifting assassino e drumming a doppia cassa in una tempesta di neve in cui si fanno strada le vocals ossessive di Nocturno Culto; le chitarre si esprimono tramite uno stile discordante e primitivo dal fascino primordiale ed oscuro grazie ad un incedere sega ossa che non risparmia l' ascoltatore , ma concede a chi sa ascoltare la bellezza di arpeggi in tremolo ed estranianti assoli lontani  e stridenti dal sapore notturno che fanno la loro breve comparsa prima del proseguimento del loop ossessivo. Verso i tre minuti e dieci una cesura di chitarra abrasiva fa ripartire la corsa sferragliante che ci trascina in un gorgo dove l' hook è nascosto on in facili melodie o ritornelli, bensì nel caos che degenera in un rullo di batteria finale accompagnato da una digressione di chitarra nella conclusione del brano.  Il testo ci narra di un suicidio rituale dove il protagonista raggiunge con gioia i regni infernali, dopo esser stato trasportato dai suoi associati presso il cimitero ( "The howling wind blows in the naked trees Moonlit fields are glowing in the dark Below me, the path to the cemetary where my spiritual brother take me - I venti ululanti soffiano nei nudi alberi Raggi di luna risplendono nell' oscurita Sotto di me, il percorso verso il cimitero dove il mio fratello spirituale mi porta" ) desiderando in "This night of late October the darkside opens it's gate Morbid souls wait for me For satanic conspiracy - La notte di fine Ottobre il lato oscuro apre le sue porte Anime morbose mi attendono Per la cospirazione satanica" di unirsi ai dannati e di entrare nelle schiere infernali, continuando il tema della ricerca della dannazione in una completa malvagità. "Inn I de Dypesskogers Favn - Nell' Abbraccio della Profonda Foresta"  si apre con riff meccanici e monotoni che stabiliscono un' atmosfera necro ed opprimente dove i beat di batteria sono come ferri battuti sull' incudine e la voce del cantante un lontano ruggito malato di una creatura non morta persa nelle nebbie della foresta; il mixaggio è denso e fangoso creando una greve pesantezza  disarmante; verso i due minuti e venti i ritmi si velocizzano, ma rimangono sempre controllati in un rifting ossessivo dove è la batteria di Fenriz a segnare il passaggio a momenti più sostenuti che continuano il tema rituale del brano che assalta i sensi concedendo variazione solo tramite gli arpeggi circolari discordanti. Arrivati alla mortifera corsa dei quattro minuti e quaranta troviamo un andamento che ricorda una macchina arrugginita che si lancia in un ultimo folle slancio prima della conclusione improvvisa del pezzo. Il testo in lingua norvegese narra di un' epidemia di peste nelle antiche lande norvegesi (forse una metafora dell' espansione del cristianesimo) che spingono il protagonista a rifugiarsi nell' oscurità della foresta "Pesten trod den Norske mark Fra havn over land til annen havn Med tunge subbende skritt den seg Inn i de dype skogers favn Dauden i sort gjorde sjelen frossen, Gjorde huden veik under en norrøn himmel - La peste attraversò le terre della Norvegia Dal mare oltre alla terra fino ad un altro mare Con passi pesanti andò nell' abbraccio della profonda foresta La Morte in nero congela l'anima, Indebolita la pelle sotto un cielo del nord", che può simbolizzare anche l' antico paganesimo e il suo contatto con la natura e le vaste foreste del nord. "Crossing the Triangle of Flames - Attraversando il Triangolo di Fiamme" chiude il lavoro, iniziando con un rifting martellante tanto quanto il drumming serrato, e dove anche la voce e mischiata nel mixaggio con gli strumenti, creando un allucinato e caotico andamento sepolcrale e freddo dove non mancano epici giri circolari pregni di una melodia atonale dove il riverbero del cantante trova perfetta collocazione con un' aria spettrale dove i blast beat ossessivi di Fenriz macinano la composizione dilaniata continuamente dalle chitarre in un pezzo maniacale che esprime la perfetta essenza del Black tra loop reiterati che non perdonano carichi di ossessività e freddezza che si esprime anche nei giri di chitarra che delineano un mood nero ed abrasivo. Dopo la cesura discordante dei tre minuti e cinquanta partono arpeggi monolitici e neri con rifting sferraglianti che si accompagnano a suoni di campana  che creano una coda Dark che va a sfumare nel finale, dove rimangono solo le campane stesse ed effetti maligni dal sapore Dark Ambient che si muovono in sottofondo per breve tempo prima della sinistra conclusione dell' album all' insegna di una sacralità oscura. Il tema del testo riprende l' idea dell' ascensione satanica sotto forma di mistico percorso ed identificazione con il Diavolo ( "I am the wolf in the darkest scene Phantasms sweep my role I am Lucifer, I bring you light and pride - Io sono il lupo nella scena più oscura Fantasmi ripuliscono il mio ruolo Io sono Lucifero, Ti porto luce ed orgoglio" ) e con i valori satanici, senza rinunciare ad un' oscura poesia che crea immagini arcane e figurative come in "In other dimensions My visions grew black wings You wouldn't know if I was him - In altre dimensioni Le mie visioni sviluppano ali nere Non sapresti se sono lui".

Concludendo, "Under a Funeral Moon" è un nero diamante grezzo che stabilisce l' essenza del Black Metal come oggi inteso, e non è colpa dei Darkthrone se molti si sono fermati lì e per ironia tacciano loro di "tradimento", non capendo che alla base dello stile dei nostri è sempre venuto prima di tutto un intransigente "fare quello che si vuole", anche a discapito delle aspettative del pubblico, perseguendo la carriera musicale non certo come un mezzo per fare soldi (tutt' oggi sia Fenriz che Nocturno Culto hanno normali lavori quotidiani, come va detto la maggior parte dei grossi nomi storici del Black Metal, tutto tranne che pop star planetarie in un contesto globale dove il loro genere rimane una delle espressioni più ostiche del Metal, quando non annacquato e commercializzato); viene stabilito sempre di più un ponte con il Crust e il Punk più abrasivo giocato su accordature basse e suoni gracchianti, allontanandosi dalla base iniziale più classica, senza però perdere di vista la lezione di Celtic Frost, Bathory ed Hellhammer, a loro volta comunque atipici protagonisti del Metal più oscuro e selvaggio, lezione sfociata in uno stile lineare e succinto che assalta l'ascoltatore con le sue caotiche e nere malie. Ennesimo capolavoro e tassello in un trittico che troverà compimento l'anno successivo con "Transilvanian Hunger" che continua la putrefazione del suono dei nostri.

1) Natassja in Eternal Sleep
2) Summer of the Diabolical Holocaust
3) The Dance of Eternal Shadows
4) Unholy Black Metal
5) To Walk the Infernal Fields
6) Under a Funeral Moon
7) Inn I de Dypesskogers Favn         
8) Crossing the Triangle of Flames

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