DARKTHRONE

Sardonic Wrath

2004 - Moonfog Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
12/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Nel 2004 "Sardonic Wrath - Furia Sardonica" (titolo preso da un passo della "Bibbia Satanica" di Lavey) segna la fine di un' epoca per i Darkthrone, prima dell' inizio di un' altra; si tratta del loro ultimo album Black Metal, nonché l'ultima opera ad uscire sotto "Moonfog Productions" prima del ritorno alla "Peaceville Records". Quest'era è quindi legata ad una serie di uscite che da "Total Death" in poi hanno cercato, con fortune alterne, di ridefinire il Black dei nostri, il quale nel precedente "Hate Them" aveva assunto dei connotati sempre più legati ad una certa formula Punk nel songwriting, elemento che troviamo anche in quest' album, e che esploderà in futuro sconvolgendo il suono dei Darkthrone, e le aspettative dei loro fan. Il gruppo è come sempre costituito da Fenriz (batteria, testi, voce) e Nocturno Culto (voce, chitarra, basso), con la partecipazione di LRZ degli Red Harvest negli effetti elettronici che fanno da intro all' album, e di Apollyon come voce aggiuntiva in "Hate Is the Law", dove duetta con Fenriz che per l' occasione fa da voce principale del pezzo. Tematicamente si tratta forse del loro lavoro più maturo, con testi legati all' attualità, alla guerra, alla storia, e anche alla religione, ma in quest'ultimo caso senza facili blasfemie; musicalmente troviamo un Black un po' derivativo che mostra come i nostri non siano più completamente in sintonia con esso, cercando di nuovo un proprio suono, senza ripetere il passato, ma senza neanche tradire se stessi. Ciò avviene solo in parte e, da creatori di stili, i Darkthrone finiscono per seguire la strada di altri gruppi, alcuni influenzati proprio da loro.

"Order of the Ominous - Ordine dell' Infausto" è la intro Dark Ambient a cura di LRZ, non un pezzo vero  proprio, ma un gioco di intrusioni elettroniche ed ambienti malsani ed oscuri che preparano l' atmosfera caricandola di malevola tensione con strati di campionamenti sinistri in loop, che non sfigurerebbero in film Horror. Subito dopo parte "Information Wants to Be Syndicated - L'Informazione Vuole essere Messa in Discussione", con un drumming serrato e chitarre sferraglianti, mentre la voce di Nocturno ha tutte le caratteristiche dello screaming Black di scuola norvegese. I freddi loop a sega elettrica sono glaciali e ci portano in mente gli Immortal più diretti, in un brano dalla velocità generalmente sostenuta che verso la metà assume connotazioni cadenzate dove sono gli arpeggi discordanti ed incalzanti  a diventare protagonisti con i loro andamenti Doom; durante essi la voce diventa satura di riverbero, e la batteria pestata più controllata e lenta, come un carro armato che schiaccia tutto sulla sua strada. Nel finale l' andamento rallenta sempre più come un meccanismo che s' interrompe, segnando la conclusione del pezzo, tecnica che comparirà altre volte nel lavoro. Il testo è uno dei meno banali della storia dei nostri, slegato da qualsiasi fantasia satanica o astrazione, in favore di un tema attuale: il valore dell' informazione nel mondo moderno, e il suo potere di controllare le menti, nonché la sua capacità di essere a sua volta controllata e manipolata dai poteri forti, come la politica, che se ne serve a mo' di arma in molte occasioni; "It's great to see... I've become what you hate. I grow, Information wants to be syndicated - E' bello da vedere... Sono diventato quello che odi. Io cresco, L' informazione vuole essere messa in discussione" dichiarano apertamente i nostri, accusando in "Uninformed, Ill Informed ,Comfortably dumb, Easily formed - Non informato, Male informato, Volontariamente stupido, Facilmente istruito" e mettendo in discussione l'accettare come verità assoluta ciò che viene detto dai media, e in generale il farsi velocemente un opinione su persone e fatti, senza averne esperienza diretta, o quanto meno aver sentito entrambe le campane. Critica forte quindi verso la tendenza a prendere per oro colato tutto, specie nei confronti di chi non si uniforma alle regole sociali. "Sjakk matt Jesu Krist - Scacco Matto, Gesù Cristo" non perde tempo, con colpi di chitarra che si aprono in una corsa Punk dal cantato ultra distorto ed aggressivo e dai beat compatti e potenti; il movimento creato è ipnotico ed esprime la natura più diretta dei nostri giocata su giri circolari a sega elettrica e schema ritmico ripetuto in maniera ossessiva. La cavalcata non ammette interruzioni o pause proseguendo fino alla cesura dei due minuti e cinquanta, caratterizzata da bordate di chitarra, dopo le quali comunque riprende nella sua serrata marcia, fino al finale; si tratta di uno dei brani più semplici del disco, che più mostra la nuova tendenza dei nostri, con un suono ben poco basato su atmosfere nordiche e più su registri diretti, richiamando in parte certo Black finlandese, come per esempio gli Impaled Nazarine, caratterizzato da questi elementi da molti anni. Le parole del pezzo sembrano mettere in discussione l' idea della salvezza e della redenzione tramite Cristo, collegandola per contrasto all'idea del suicidio, che esprime un'esistenza disperata ( "Skadefro selvmordstanker, fra et liv på stengrunn! - Pensieri malevoli di suicidio, derivati da una vita vissuta nel fondo del burrone!") e costituisce, appunto, uno "scacco matto" a qualsiasi speranza di salvezza religiosa. Si tratta quindi di un testo anti religioso, ma con connotazione ben lontana anche in questo caso da facili blasfemie, presentando un Fenriz più riflessivo, ma anche più concreto e meno poetico rispetto al passato recente. "Straightening Sharks in Heaven" parte con un rifting glaciale più legato al passato dei nostri nei suoi movimenti circolari e nelle sue epiche aperture in tremolo; si denota una certa atmosfera incalzante e fredda che richiama la natura Black dei nostri, sviluppata naturalmente tramite loop ossessivi squarciati da arpeggi carichi di melodie atonali, mentre la batteria conosce alcune impennate che sottolineano certi passaggi, usando l' arte del drumming serrato. Verso i due minuti e quaranta parte un andamento Doom con arpeggi taglienti, che può ricordare quello del secondo brano, ma più breve, che anche in questo caso conclude il pezzo con un lento rallentamento. Viene dunque mantenuta una certa uniformità nel songwriting, presentando un lavoro asciutto che non vuole certo sorprendere, ma essere diretto nella sua natura. Anche in questo caso il testo è tutto tranne che scontato,: esso si riferisce all'ipocrisia religiosa, e al suo controllo delle masse tramite la promessa di un aldilà, e la minaccia di un inferno, mischiata con interessi politici e sociali che hanno ben poco di sacro e scevro dal male, come espresso in "(When) All you take for granted is fake, And all the angles are on the take, fear the silent majority. When you hate, God can't see you - (Quando) Tutto ciò che dai per scontato è falso e persino gli angeli sono corrotti, abbi paura della maggioranza silenziosa. Quando odi, Dio non può vederti", con una forte critica verso l'apatia della maggioranza, che accetta come dato di fatto e consuetudine  tale cosa, senza porsi domande. Inoltre, viene calcata la mano sulla forte corruttibilità delle alte sfere religiose, legate più al denaro che alla purezza d'animo tanto millantata e sbandierata ai quattro venti. "Alle gegen Alle - Tutti contro Tutti" è un brano ricco di riff a sega elettrica dalla media velocità, sui quali si staglia lo screaming in riverbero di Nocturno in un' ottima interpretazione pregna di malvagità; anche in questo caso l' andamento è ripetuto ad oltranza con giri circolari e batteria monotona che ha ben poche variazioni, in uno spirito non dissimile da quello del passato, ma con un' ottica diversa dove la produzione non è estremamente lo - fi, ma nemmeno ultra moderna. Lo spirito è quello di un Black dalle forti connotazioni Punk, che richiama certo Thrash anni ottanta e la NWOBHM più selvaggia e rozza; variazioni e tecnica sono sacrificate in nome di un suono più cadenzato e trascinante, privo di qualsiasi velleità Ambient, in nome di un Metal "in your face" che da li a poco troverà sempre più spazio nella produzione dei nostri. Le parole qui si riferiscono alla guerra, e alla propaganda politica che fa credere a chi vi partecipa di essere nel giusto, mascherando atti di odio e violenza come amore verso se stessi e il proprio paese, mentre in realtà certi atti portano unicamente all'auto distruzione, come chiarito nel passo iniziale "Demented anemic minions, fuelled on crack propaganda, It's allright to love yourself, If you hate yourself - Anemici scagnozzi dementi, Carichi di propaganda come di crack, è giusto amare se stessi, se odi te stesso"; notiamo quindi come i nostri non abbiano solo ripreso l'influenza musicale del Punk, ma anche le sue tematiche iconoclaste ed anti establishment (con ironia della sorte se si pensa alle pretese da estrema destra di qualche anno precedente, dimostrando quanto poco di seriamente sentito vi era, quanta volontà di andare contro, ed uniformarsi all' immagine del Black) che mettono in discussione ogni aspetto della società. "Man tenker sitt - Uno pensa da se" è una barbara scorrazzata sotto forma musicale di chitarre segaossa e batteria senza sosta; la voce malevola non delude, collegandosi alla tradizione del Black norvegese, per un pezzo che può ricordarci i Marduk più Black 'n' Roll con i suoi arpeggi in tremolo e i suoi rifting sostenuti che fanno da perno per la composizione. Essi portano avanti infatti gli andamenti dominanti che strutturano tutto l' andamento del pezzo, sorretti dalla parte ritmica a cura di Fenriz; ennesimo brano veloce e senza fronzoli, che si conclude verso i tre minuti con ben pochi cambiamenti nella sua impostazione, come ormai di regola per tutto l' album. Il testo in norvegese è di difficile traduzione, riguarda probabilmente una metafora interiore, e volendo c'è un doppio senso perché in svedese il significato cambia, diventando "Uno si nasconde"; esso evoca il dolore ("Smerte" ) e la claustrofobia ("Klaustrofobien") con immagini poco rassicuranti. "Sacrificing to the God of Doubt - Sacrificando al Dio del Dubbio" è aperto da un assolo dissonante che si converte in un rifting altrettanto alienante, per un effetto dalla grande potenza che chiama ancora in causa il Black svedese, generalmente più diretto e meno atmosferico rispetto al cugino norvegese. Non mancano però rallentamenti dal sapore quasi Sludge, carichi di arpeggi discordanti e batteria lenta, dove la pesantezza sta nelle accordature basse, e il suono si fa estremamente tagliente. Verso i tre minuti e dieci un nuovo assolo riapre la corsa, che assume i connotati di una cavalcata sferragliante che ripropone il tema iniziale massacrando le orecchie dell' ascoltatore con la sua tempesta ossessiva, fino al finale improvviso. Il testo è pregno di disillusione nei confronti della religione, e della sua pretesa di salvare le anime, non considerando la realtà dell' esistenza terrena ( "Fuck hope, My empty stare just might make you want to think twice - Si fotta la speranza, Il mio sguardo vuoto dovrebbe farti riflettere due volte (al riguardo)") e spesso creando più sofferenza che altro, facendo gli interessi temporali della Chiesa, come espresso in "(More damage than) Misinformed philantropers, It's those christian thieves. Even the narrow path leads to Rome, Sacrificing to the God of doubt - (Più dannosi dei) filantropi non informati, sono quei ladri cristiani. Anche la strada più stretta porta a Roma, sacrificando al Dio del dubbio", nell' ennesimo testo di critica matura alle istituzioni religiose. "Hate Is the Law - L' Odio E' la Legge" parte con una fredda cavalcata carica di blast beat e loop di chitarra catapultandoci ai tempi di "Transilvanian Hunger", salvo poi aprirsi a cesure che richiamano il lato più Thrash/Punk dei nostri, riproponendo elementi mutuati da Celtic Frost, Venom, Motörhead. Lo stile vocale è diverso, non uno screaming Black, ma una voce urlata più vicina a quanto fatto dai Kreator. In sottofondo si delinea una tempesta di rumore bianco grazie al loop di chitarra costante e senza sosta, intervallato dagli arpeggi Black 'n' Roll più cadenzati, unendo le due anime dei nostri in un pezzo ibrido che allo stesso tempo è rappresentativo dell' opera, ma può ricordarci lavori come "Panzerfaust" e "Total Death" nella ripresa degli stilemi inizialmente elencati. Il testo è uno dei più specifici della storia del gruppo, ricordando la Battaglia di Vienna del 1683 che vide la fine dell' assedio durato per due mesi, da parte degli Ottomani, cambiando le sorti del conflitto tra Lega Santa (composta da vari regni europei, tra cui il Sacro Romano Impero tedesco) e l' Impero Ottomano, ovvero i turchi, in favore dei primi. Esso comunque fa riferimento al fatto con pochi versi che non narrano in maniera esaustiva, bensì accennano ad alcuni aspetti, come nel finale che in "Sveket av Jesus, Forvirret av Satan - står de utydelige liv, som saltstøtter i kokende hav - Tradito da Gesù, confuso da satana, la vita è sfocata, come statue di sale in un mare che evapora" rievoca il conflitto religioso che accompagnava quello politico, nella lotta tra i due grandi sistemi religiosi monoteistici. "Rawness Obsolete - Obsoleta Crudezza" chiude l' album con distorsioni di chitarra in bella vista, per un andamento lento giocato su movimenti di chitarra pesanti e una voce inumana che ricorda un demoniaco ruggito. Gli arpeggi in tremolo serrati e solenni dominano la struttura del brano, intervallati da riff circolari rallentati che danno al pezzo un andamento meccanico dal forte sapore Doom, riproponendo l' influenza dei Celtic Frost sui nostri. Ancora una volta l' ossessività è la parola chiave, con la ripetizione continua dei movimenti che costituiscono il songwriting del pezzo, per un brano che allo stesso tempo non segue lo spirito Punk dei pezzi iniziali, ma neanche ripete lo stile dei primissimi album, preferendo far riferimento al periodo medio dei nostri, trascinando l' ascoltatore verso la conclusione. Non esiste purtroppo un testo, ufficiale o meno, del brano, quindi non ci è possibile sapere esattamente di cosa tratti, lasciandoci solo le sensazioni musicali che evoca, ben legate al suono nome con il loro stile monolitico e, appunto, grezzo.

"Sardonic Wrath" è la summa di un processo evolutivo in seno da tempo al gruppo; gli interessi musicali di Fenriz e Nocturno si sono da tempo spostati verso una riscoperta del Punk e del proto - Thrash anni ottanta, e di conseguenza il loro Black Metal ne ha sempre più subito l' influenza, trovando qui l' espressione massima di questo fatto. Non è il lavoro migliore dei Darkthrone, questo è certo, non vince per atmosfera o per il songwriting (decisamente lineare), ma ha il merito di essere un buon album per quando si vuole qualcosa di più diretto; inoltre come detto, segna un punto di arrivo: con esso i Darkthrone danno l' addio al Black Metal "regolare", che rimarrà comunque una loro grande influenza. Questo viene fatto dedicandogli gli ultimi brani della loro produzione legati principalmente a quello stile, e allo stesso tempo presentano il nuovo arrivato, un Metal dalle forti venature Punk che cerca di ricreare quel periodo tra anni settanta e ottanta che avrebbe generato il brodo primordiale da cui sarebbe nato il Thrash. Viene anche abbandonata la Moonfog, in favore di un ritorno alla "Peaceville Records": "The Cult Is Alive" sarà il nome dell' apripista della seconda (terza?) fase dei nostri, che dura ancora tutt' oggi, in un Metal filologico che sarà gioia per alcuni, e tormento per molti rimasti legati al vecchio stile dei nostri.

1) Order of the Ominous
2) Information Wants to Be Syndicated
3) Sjakk matt Jesu Krist
4) Straightening Sharks in Heaven
5) Alle gegen Alle
6) Man tenker sitt
7) Sacrificing to the God of Doubt
8) Hate Is the Law
9) Rawness Obsolete

correlati