DARKTHRONE

Plaguewielder

2001 - Moonfog Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
06/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

I Darkthrone entrano nel nuovo millennio con "Plaguewielder - Portatore di Pestilenza" sempre sotto etichetta Moonfog Records, pubblicato nel 2001, lavoro dalle idee non molto chiare che riesce a creare un suono Black Metal generico a metà tra l ' influenza oldschool cara ai nostri, e le tendenze più elaborate del Black del periodo; abbiamo quindi un gruppo in crisi creativa che cerca di attualizzarsi, senza però perdere la propria identità, volendo tenere un piede in due scarpe. Questo si riflette nel songwriting dove gli elementi ripetono l' alternanza schematica delle due anime, in un suono a volte costruito, privo della viscerale e primitiva violenza spontanea della trilogia iniziata con "A Blaze In The Northern Sky" (album quest' ultimo che spesso fa da riferimento a questo lavoro, senza però che i nostri riescano a ripeterne le gesta). Il gruppo è sempre formato da Nocturno Culto (voce, chitarra, basso) e Fenriz (batteria, testi, parti parlate), con la partecipazione di Apollyon degli Aura Noir e di Sverre Dæhli degli Audiopain come seconde voci nel brano "Command", incominciando la tendenza di avere ospiti negli album che daranno degli input esterni al suono dei nostri, sempre nell' ottica di trovare contesto in un Black Metal molto cambiato e che non vede più l' assoluta predominanza della Norvegia.

L' iniziale "Weakling Avenger - Vendicatore dei Deboli" è anteceduta da una intro Ambient con rantolanti lamenti, che poi lasciano spazio ad una crudele declamazione sospirante da parte di Fenriz; parte subito dopo il pezzo vero e proprio con un marziale rifting circolare dal gusto tipicamente Black, con chitarre dissonanti e screaming in riverbero. La batteria è tradotta in un drumming serrato che intervalla con le sue pulsioni la melodia atonale dei giri circolari. La velocità diventa sostenuta nelle fredde cavalcate ripetitive, in cui la produzione si mantiene ovattata, on delle chitarre più presenti rispetto alla batteria, ma comunque anch' esse basse nel mixaggio. Verso i quattro minuti e venti troviamo un movimento circolare dal gusto decisamente più Death, elemento che da molto non compariva nella discografia dei nostri; esso però si apre poi all' ennesima corsa in doppia corsa, a sua volta poi rimpiazzata dal ritorno dei giri circolari, in un' altra alternanza tra i due motivi che continua fino al finale del pezzo seguendo uno schema preciso. Il testo dipinge un tetro affresco strutturato su parole unite in un flusso di coscienza legato più alla volontà di evocare sensazioni, piuttosto che di narrare, come nel passo "Bombastic necrohell. Seeping in bitterly, Masked beast temporarily revealing sick fear - Imponente l'Inferno. Affonda amaramente, (mentre) La Bestia mascherata, al momento,  rivela un morboso terrore" dalla costruzione libera e criptica che descrive con sarcasmo l'impotenza difronte alla nera natura dell' esistenza. "Raining Murder - Piove Omicidio" inizia con una martellante cavalcata in doppia cassa ed un loop ossessivo e dissonante, accompagnati dallo screaming in riverbero del cantato. La fredda chitarra con melodia atonale è unita con suoni di tuoni che creano un' epica atmosfera incalzante; la produzione è molto fangosa e tende a rendere la batteria coperta e le chitarre più basse anche in questo caso, rifacendosi allo stile minimale tipico dei nostri. Verso i due minuti e cinquanta un arpeggio accennato introduce un regale movimento di arpeggi dissonanti sottolineati da fraseggi di chitarra; verso i quattro minuti esso si converte in un controllato momento Black 'n' Roll  mutuato dalla discografia precedente dei nostri, senza però raggiungerne l' efficacia, il quale chiude con le sue note il brano. Il testo descrive un paesaggio di violenza continua evocata tramite immagini forti e fantasiose legate a vari aspetti dell' elemento principale ( "It's raining murder here, and the caves are cold. I curse the skies, while the ground slides away - Piove omicidio qui, e le caverne sono fredde. Io maledico i cieli, mentre il terreno cede" ) in un' atmosfera di rovina e decadimento improntata sull'annientamento, continuando il tema dell' album legato alla miseria e sofferenza, descritte in modo risoluto e poetico tramite lo stile ad associazione libera adottato da Fenriz. "Sin Origin - Origine del Peccato" si apre con una corsa Black 'n' Roll dal sapore quasi "Punk", che porta avanti l' inizio della composizione intervallandosi con movimenti cadenzati dominati da chitarre in tremolo, per un classico brano Black saturo di dissonanze ed accordature basse. La batteria non è mai protagonista del songwriting, basato sostanzialmente sui suoni di chitarra; l' atmosfera generale è molto incalzante e derivata dall' Heavy Metal più oscuro, andando a richiamare nei momenti più diretti i Venom e i primi Bathory, con una resa però più discordante e greve. Gli arpeggi cadenzati creano momenti Doom sui quali si staglia lo screaming in riverbero di Nocturno, per un pezzo giocato molto su pause e momenti più lenti, alternati con rifting veloci e uptempo. Verso i cinque minuti e mezzo abbiamo un andamento che possiamo definire progressivo con graffianti tocchi di chitarra e feedback in sottofondo, il quale chiude il pezzo con una nota sperimentale. Anche in questo caso le parole creano scenari interiori pieni di disperazione, dalla forte carica nichilista che deride i valori vitali in favore del culto della Morte, come in "I am of pride and contempt, A crossfire volunteer. Laughing while my world get trampled, Life is just a shadow of death -  Io sono fatto di orgoglio e compatimento, Un volontario che si butta del fuoco incrociato. Ridente mentre il mio mondo viene calpestato, la Vita è solo un' ombra della morte" mostrando tematiche decisamente Black, ma strutturate in maniera più elaborata e non legata a fantasie satanico - medioevali, cercando serietà nel contesto del suo periodo, come nel passo "Unthankful future, Stands frozen in the biting winter sun - Ingrato futuro, (Esso) rimane congelato nel mordente sole invernale" dalla forte carica poetica che ricrea il gelo delle melodie atonali anche nelle parole. "Command - Ordine" parte, dopo suoni campionati di tuoni, con l' ennesima struttura Black giocata sui giri circolari freddi e la voce in riverbero, aperti poi in sostenute cavalcate in doppia cassa accompagnate da chitarre estremamente dissonanti. L' andamento delineato è tagliente, dai movimenti cadenzati Black 'n' Roll che uniscono attimi di Metal classico con fredde cavalcate nordiche di chiara matrice Black, ricordando lo stile ancora ibrido di "A Blaze In The Northern Sky" (con un chiaro debito verso il Thrash oscuro dei Celtic Frost), ma con meno efficacia. Verso i quattro minuti e dieci una cesura con suoni campionati apre la strada ad una nuova cavalcata con voce satura di riverbero e chitarre Punk; essa a sua volta si converte in un freddo gioco di dissonanze ed arpeggi melodici atonali carichi di atmosfera e sorretti dal drumming serrato. Parte in seguito un motivo più calmo e progressivo, dove la voce declama con vemenza le parole del testo, e la batteria assume prima del finale segnato da un feedback di chitarra connotati più metallici. Il testo racconta sempre con stile astratto orrori che probabilmente sono legati alla guerra, invocati dall' immagine del filo spinato e degli ordini impartiti, che spingono verso l' atrocità ( "Barbwired empty dreams, Existence is futile. Down deeper down, Rock bottom reality - Vuoti sogni (avvolti) in filo spinato, L' Esistenza è inutile. Giù a fondo, giù, (fino ad) una realtà nelle profondità dell' abisso" ) delineando l'inferno del conflitto, dove è l' individuo stesso a firmare la sua condanna, come espresso nel bel verso giocato su velenose immagini "Avoiding the edges, Still drawn to strychnine, Removing arsenic, Injecting death - Evitando i bordi, continui ad essere attratto dalla stricnina, rimuovi l' arsenico, iniettando morte". "I, Voidhanger - Io, Colui che Porta il Vuoto" si apre con un movimento convulso dal gusto progressivo, dove arpeggi si alternano con riff smorzati in un andamento insolitamente elaborato per i nostri. Esso poi però lascia spazio ad una cavalcata dalla velocità media, più classica e dal rifting tagliente e dal drumming controllato; essa si alterna con il motivo precedente il quale domina gran parte del brano rendendolo il più rappresentativo di un Black moderno che mantiene però con l' intervallare con i momenti più classici la natura dei Darkthrone, sospesi tra desiderio di mantenere la propria identità, e collocarsi nella scena del nuovo millennio. Dopo i tre minuti e quaranta parte una corsa più sostenuta in doppia cassa e chitarre discordanti, in cui la voce satura di riverbero ripete ossessiva i versi del testo fino alla conclusione in dissolvenza del brano.  Il testo evoca con toni apocalittici il trascorrere del tempo, e l'inevitabile vittoria della Morte sulla Vita, anche concedendosi a criptiche costruzioni come "Evilution of the mind. Severe plunging lightning. Cracking, trembling, reeling, The world left behind - Evoluzione maligna della mente. Un Continuo saettare in caduta. Spaccando, tremando, sconquassando, Il mondo lasciato dall'altra parte" che creano immagini terribili e di tumulto che celebrano il Vuoto che inghiotte tutto in una realtà carica di dolore e priva di significato. "Wreak - Distruggi" inizia con un rifting che non stonerebbe in un album dei Carpathian Forest con la sua carica Rock (gruppo comunque ampliamente influenzato dai nostri, specie da "A Blaze..."), presto interrotto da un arpeggio classico che apre una corsa dissonante più caotica giocata su bordate e continui stop and go, presentando una certa sperimentazione nel songwriting. Un assolo segna il ritorno del movimento precedente,  delineando l' ennesimo brano giocato su cesure che alternano momenti di Black moderno con altri più legati allo schema classico debitore del suono anni ottanta. Verso i tre minuti un epico andamento carico di freddezza segna il pezzo con momenti solenni, prima di aprirsi ad una cavalcata frostbitten pregna di melodia atonale e malinconica, struggente nel suo andamento; essa crea una profonda atmosfera tetra, squarciata poi dai giri circolari più sostenuti che reintroducono il motivo incalzante che trascina il brano in un loop di chitarre che continua fino alla cesura dei sei minuti. Dopo di essa torna in maniera epica la fredda cavalcata nordica con doppia cassa, sempre intervallata con il motivo iniziale Black 'n' Roll continuando il songwriting ibrido adottato nell' album; esso prosegue fino al finale dove troviamo una coda Ambient segnata da campionamenti con suoni di vento e di qualcosa che brucia, evocando le freddi notti norvegesi. Il testo sembra essere un sunto di quanto trattato nell' album, con associazioni libere che evocano la miseria umana, accostabile con diversi elementi come la fame, le carestie, le malattie, e la guerra ( "Suicidal winning streak, Decisions held by steel fists, The frames constantly slipping, With repent the Reaper reaps... - Suicida e vincente tendenza, decisioni prese da pugni d' acciaio, le cornici costantemente scivolano, con remissione il Mietitore miete..." ) dove la vittoria del nulla unifica tematicamente il tutto, attenendosi al titolo dell' opera che evoca un portatore di disastri e sofferenza distruttiva, in un tetro nichilismo supremo che mantiene intatta la matrice Black Metal dei nostri.

Tirando le somme "Plaguewielder" è un album generico che pur non soffrendo di immense pecche cerca di ricreare forzatamente il periodo d' oro dei nostri legato alle influenze vecchia scuola rielaborate in chiave Black norvegese, e allo stesso tempo di essere attuale con parti più sperimentali e moderne, generando un suono ibrido che finisce però per ripetersi nei vari brani con uno schema fisso che sembra generato a tavolino, perdendo di spontaneità. I Darkthrone, da innovatori, finiscono per diventare derivativi del genere che loro stesso hanno contribuito a far sviluppare; il lavoro si fa ascoltare e presenta comunque una buona maestria, ma nel contesto della band non ha un' identità tale da renderlo importante, tendenza che continuerà nei due lavori successivi "Hate Them" e "Sardonic Wrath" con alterne fortune. Si viene anticipando la necessaria svolta che avverrà in seguito, seconda grande rivoluzione del suono dei nostri, ma questa è un' altra storia.

1) Weakling Avenger
2) Raining Murder
3) Sin Origin
4) Command
5) I, Voidhanger
6) Wreak

correlati