DARKTHRONE

Goatlord

1996 - Moonfog Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
04/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Recensione

La nostra analisi dei dischi della produzione dei Darkthrone conosce una piccola parentesi con "Goatlord", un album postumo la cui storia si colloca nel primo e grande cambiamento nel suono del gruppo. Registrato subito dopo la pubblicazione di "Soulside Journey", esso doveva essere il secondo lavoro dei nostri, ma venne accantonato a causa della decisione di passare dal Death Metal, presente qui ancora in misura maggiore, ad un Black Metal che sempre più si allontana dai tecnicismi del primo album. Pubblicato nel 1996, probabilmente anche per motivi economici oltre che di "completezza", questo lavoro ci presenta una panoramica esauriente di quel periodo, la quale ci fa capire appieno lo sviluppo della scelta che condizionerà radicalmente la storia della band; il suono è condizionato da una bassa fedeltà, dove però il songwriting è ancora legato ad un Death tecnico, presentando i primi tentativi di avvicinarsi al nuovo genere, ancora confusi e privi di una vera direzione. Il risultato sono brani in connotazione demo che servono più come banco di prova, piuttosto che come ascolto completo, facendo ben capire perché l'opera venne poi accantonata a favore di "A Blaze In The Northern Sky"; la formazione è naturalmente quella dell' epoca, ovvero Fenriz (batteria, voce), Nocturno Culto (chitarra), Zephyrous (seconda chitarra), Dag Nilsen (basso), con la particolarità di Fenriz nel ruolo sia di cantante, sia di seconda voce in falsetto che ricrea (un po' goffamente) le voci femminili di "Into The Pandemonium" dei Celtic Frost, dimostrando la ricerca di direzioni anche inusuali. E' da notare, per quanto riguarda i testi, come molti di quelli qui usati saranno poi reciclati nell' album "Under A Funeral Moon": per l' esattezza parti del primo saranno usati in "Crossing the Triangle of Flames", mentre stralci del secondo, terzo e quarto costituiranno gran parte di "Summer  of the Diabolical Holocaust", infine un verso del quinto comparirà in "The Dance Of Eternal Shadows".

"Rex - Re" apre l' album con un rifting sinistro che subito fa sentire il bassissimo livello della produzione, poichè la chitarra è quasi del tutto coperta dal basso, e la batteria suona come colpi dati su pentole. La voce di Fenriz è legata allo stile di Thomas G. Warrior, mentre per quanto riguarda la parte musicale il loro è ancora un Death tecnico mutuato in un songwriting imprevedibile; troviamo fraseggi tecnici e cambi di tempo improvvisi, ma la produzione è invece grezza e vicina a quella del Black, senza però creare melodie fredde, mancando d' atmosfera. Fenriz produce poi uno screaming maligno più legato al Black, mentre la chitarra conosce anche andamenti Doom caratterizzati da arpeggi lenti, spezzati da corse dove però è sopratutto il drumming a sentirsi, il quale copre le chitarre rilegate in sottofondo; notiamo anche i simil - cori femminili in realtà sempre opera di Fenriz che usa il falsetto, in uno strano tentativo che cerca di ricreare come detto, quelli di "Into The Pandemonium" dei Celtic Frost. Il testo delinea con versi poetici un viaggio onirico ed infernale in cui si esalta l' individualismo satanico e l'essere "il diverso", rispetto alla società cristiana, come nel passo "I am the wolf in the darkest scene, I am Lucifer, I bring you light and pride  -  Io sono il lupo nella scena più oscura, Io sono Lucifero, Ti porto luce ed orgoglio" che chiarifica l' identificazione con l' Angelo Ribelle simbolo per i nostri di opposizione alle regole del Cristianesimo. "Pure Demoniac Blessing - Pura Benedizione Demoniaca" conosce un andamento iniziale dove la voce "duetta" tra pulito lamentevole e supplicante, e tono gracchiante in riverbero; la batteria è molto poco incisiva a causa sempre della produzione e del mixaggio degli strumenti, e anche il rifting di chitarra è lontano; Sono le parti vocali a risaltare coprendo il resto degli elementi, facendo disservizio al songwriting del pezzo stesso, il quale è anche molto incerto, diviso tra accelerazioni Black acerbe e momenti tecnici che mal si legano tra loro. Il testo prosegue la tematica del viaggio infernale onirico e dell' identificazione con il lato demoniaco ( "Come the raging chaos Rule power from your soul - Avanza il caos rampante, Domina il potere che viene dalla tua anima") in una totale unione che supera le barriere di bene e male e della ragione/ logica umana, come specificato in  "You must know that I no longer can see the difference of dream and reality For the walls have been sieged And conquered by our Dark Satanic Blasphemy - Devi sapere che non riesco più a distinguere sogno e realtà, perché le mura sono state assediate e conquistate dalla nostra Oscura Blasfemia Satanica", mantenendo l' uso di immagini figurate e poetiche caro a Fenriz. "(The) Grimness of Which Shepherds Mourn - L'Oscurità per la Quale i Pastori si Addolorano" vede il ritorno dei falsi coretti femminili operistici, mentre in sottofondo si espande un movimento strisciante creato da sinistri arpeggi circolari; essi sono sepolti nel mixaggio, così come la batteria, mentre la voce di Fenriz si da ora ad un growl thrasheggiante, ora ad uno screaming malvagio, sotto cui si organizzano i tecnicismi di chitarra dalla natura progressiva. Vengono ampiamente usati assoli ed arpeggi incalzanti , ma spesso il tutto si fonde in un marasma caotico che prosegue verso il finale, quando verso i tre minuti e cinquanta parte un motivo in salire, costituito da giri circolari dalla natura più Rock e diretta, che si trascinano fino alla conclusione del pezzo. Le parole del testo sono legate sempre al tema dell' elemento demoniaco vissuto come viaggio interiore catartico che realizza la libertà dell'individuo dalle catene morali ( "So shut, shut the lids and dream... So I, I, can see the trident  CLEARER... THAN EVER, NOW! - Quindi chiudi, chiudi le palpebre e sogna...Così io, io, posso vedere il tridente CHIARAMENTE... PIU' DI SEMPRE, ORA!" ), ripetendo nel finale il chiaro verso "And in my darkest fantasy And as I reach for Hell I am free... - E nelle mie più oscure fantasie, mentre raggiungo l' Inferno, sono libero...", molto esplicativo per il concetto. "Sadomasochistic Rites - Riti Sadomaso" parte con un arpeggio dissonante che lascia poi spazio ad un lento movimento cadenzato segnato da andamenti sinistri e colpi di batteria distribuiti nella struttura; si staglia il cantato, cono screaming naturale senza riverbero, che si tramuta anche in un growl  baritonale, accompagnando il tutto con i soliti coretti in falsetto. Verso il minuto e mezzo parte una vorticante corsa tecnica di chitarra e batteria in doppia cassa, la quale però muore presto lasciando spazio all' ennesimo rallentamento che prosegue accompagnato dai cori di Fenriz, fino alla nuova cavalcata; qui a causa della produzione la batteria ricorda il suono di barattoli ed è molto poco incisiva, facendo perdere potenza alla composizione. Il brano prosegue seguendo la formula usata in tutto il lavoro, con alternanza di corse e rallentamenti, fino al finale. Il testo vuole esprimere blasfemia e perversione, in maniera molto semplice con pochi versi ricchi di immagini oscure ed anticristiane che conducono al finale "I bend to receive the lust and pain Beat me Jesus - and we will win! - Io mi piego per ricevere il desiderio e il dolore, Colpiscimi Gesù! - e noi vinceremo!" dal tono derisorio e perverso che dissacra ciò che è considerato santo, nonché la morale cristiana e la figura del Redentore, suo simbolo. In poche parole, tutti i suoi seguaci vengono visti come dei masochisti, amanti del dolore e della sofferenza che il loro Dio, da bravo "Dominatore", infligge loro, provando piacere a sua volta. Un circolo vizioso dal quale è impossibilie scappare. "As Desertshadows - Come Ombre del Deserto" è un pezzo altamente influenzato dagli Hellhammer e dai Bathory, con screaming rantolante e cori dai toni baritonali ed epici; le chitarre sono qui più presenti nel mixaggio con i loro lenti andamenti Doom tecnici, i quali si aprono a velocità improvvise. Troviamo anche arpeggi in tremolo dissonanti e i soliti cori in falsetto che ricreano i cori lirici femminili dei Celtic Frost più operistici, delineando un songwriting tecnico rivestito da una produzione caotica priva di atmosfera. Si rivela quindi anche in questo caso l' incertezza dei passi dei nostri, ancora legati agli stilemi del primo lavoro, ma con un altro suono in mente, creando una discrepanza tra idea e realtà, soprattutto a causa della bassa fedeltà qui davvero da demo. Il brano si conclude con un lento motivo squarciato da un assolo atonale che si accompagna fino alla sua fine. Il testo riprende il tema portante dell' identificazione con il Maligno, visto come opposizione al Cristianesimo, glorificando la blasfemia e creando anche immagini più poetiche e criptiche dal sapore onirico, come in "Glance into my eyes and see the darkest shadows dancing Playing in the desert of my life Burning, - and my soul is descending... - Guarda i miei occhi e vedi le ombre più oscure danzare, giocando nel deserto della mia vita che brucia, - e la mia anima discende..." mantenendo  anche il lato introspettivo sempre caro a Fenriz, legato anche ai testi del lavoro precedente. "In His Lovely Kingdom - Nel Suo Amorevole Regno" ha un' atmosfera più propriamente Black a causa delle sue fredde corse con un  rifting serrato, ma la scena è dominata anche qui da arpeggi tecnici lenti ed evocativi, mutuati ancora dal Death. La voce di Fenriz si avvicina anch' essa più allo screaming maligno e notturno del Black norvegese, trovando perfetto completamento agli arpeggi atonali glaciali. Essi però sono troppo brevi per poter incidere davvero nella composizione, non sviluppando la necessaria atmosfera, definendo un songwriting confuso con fin troppi elementi accostati tra loro in modo forzato e senza una fluidità, creando un brano che potenzialmente poteva essere molto buono, ma che risulta convulso. Il testo delinea la vittoria satanica contro il mondo di Dio, e come il satanico protagonista gode dell' idea di essere dannato, attendendo con ansia di entrare nell' Inferno, in comunione con l' essenza del Male, come esplicitato nel passo "Am I ready for the god below Red flesh to penetrate my skin To steel my soul away To the grave I seek Until I'm feeling weak... - Sono pronto per il dio sotterraneo, Carne Rossa che penetra la mia pelle per rubarmi l' anima. Nella tomba io ricerco, finché mi sento debole..." che ben rende la fusione con il satanico e la rinuncia alla propria umanità. "Black Daimon - Demone Nero" si apre con la voce sussurrata che ripete il ritornello varie volte in un mantra continuo, accompagnandosi allo screaming da troll, maligno e velenoso; si sviluppano in sottofondo i vorticosi motivi di chitarra supportati da una parte ritmica appena accennata. Fenriz si protrae poi in grida teatrali disperate, mentre la chitarra conosce anche dei belli arpeggi melodici; l' andamento generale è molto lento e strisciante, alternandosi con corse improvvise che lo scuotono con rifting serrato e colpi a doppia cassa, le quali vengono però presto smorzate senza segnare davvero il pezzo. Il testo esalta l' idea della possessione come unione con il lato segreto e distruttivo dell' esistenza, il Daimon socratico in versione satanica, che sussurra nella coscienza dell' uomo ( "Possess me In coldness and darkness I know I'm possessed!!! - Possiedimi Nel freddo  e nella tenebra io so di essere posseduto!!!" ) proseguendo a descrivere l' idea dell' elemento infernale come elevazione. "Toward(s) the Thornfields - Verso i Campi Spinati" presenta una produzione molto scadente con un onda del suono che va e viene, mentre in sottofondo si configura l' ennesimo pezzo ispirato ai Celtic Frost di "Into The Pandemonium" con i soliti coretti in falsetto; Fenriz si da anche ad una voce supplicante alternata con un cantato più aggressivo, ora in growl, ora in screaming, e le chitarre si convertono in bordate tecniche e caotiche dove purtroppo il drumming è svilito e privo di forza. Abbiamo naturalmente anche arpeggi lenti e taglienti che creano gli spazi più meditati del brano, mentre il tecnicismo di certi movimenti dello strumento a corda stona con il mixaggio da caverna sotterranea, adotto ad un suono più minimale e "grasso"; abbiamo dunque un altro pezzo imperfetto dal songwriting confuso dove non si riesce a creare unione tra vecchio e nuovo, creando una chimera composita tutto tranne che naturale. Il testo esalta la negatività e il dominio del male sull' esistenza, deridendo i brevi momenti di felicità come menzogna ( "But remember... ...when you smile... You forget the pain inside - Ma ricorda...quando ridi...Dimentichi il dolore che hai dentro" ) e accettando il primo, portatore di dolore, come Verità Universale, come nel sardonico "Have you ever been true? Alas, but you know that I have You feel I have You'll feel that I have Take me to the thornfields! - Siete mai stato sinceri? Oh, ma voi sapete che io lo sono stato Voi sentite che lo sono stato Voi sentirete che lo sono stato Portatemi ai campi di spine!" che mette in discussione i valori altrui e mostra la volontà di ricercare volutamente il lato oscuro e doloroso dell' esistenza, ben raffigurato dal campo di spine. " (Birth of Evil) Virgin Sin - (Nato dal Male) Peccato Vergine" è aperta da un triste arpeggio dalla natura più "Rock", il quale accompagna la voce del cantante dedita a declamazioni in pulito; parte poi invece un motivo più roccioso con giri di chitarra taglienti che lasciano poi il posto ad un fraseggio, che a sua volta evolve in andamenti tecnici. Conosciamo poi una corsa con batteria sferragliante e riff in loop in cui continuano a giostrasi i giochi tecnici di chitarra con rallentamenti e riprese, questo fino al ritornello con cori in sottofondo che sottolineano la linea vocale principale in screaming. Il brano si chiude nella conclusione con un arpeggio circolare ripetuto che crea un breve andamento ipnotico prima del finale definitivo. Il testo è sempre di natura blasfema ed occulta, alla ricerca del demoniaco e dell' unione con esso, come in "Today... I gave birth To MY Azrael And to Azagthoth will Upon the earth -  Oggi...io partorisco il MIO Azrael E al volere di  Azagthoth Sulla terra" dove viene usato il demone medioevale Azrael, spesso associati con Satana e con l' idea di Angelo Caduto, e con una licenza poetica il decisamente più lovecraftiano Azathoth, dimostrando la natura ingenua e fantasy di molto del misticismo, rozzo e mutuato da giochi di ruolo, del Black Metal della seconda ondata. L' associazione con il demoniaco ha valenza universale investendo ogni uomo, come delineato in "Do I ever want to know? Because HE... it is YOU!! - Lo voglio davvero sapere? Perché LUI... è TE!!", chiarendo l' idea "filosofica" dei nostri riguardo al ruolo umano. "Green Cave Float - Inondazione della Caverna Verde" presenta un rifting iniziale più tradizionale dalle connotazioni Heavy/Thrash Metal, strutturato in maniera tale da dividersi con arpeggi in tremolo incalzanti ed accelerazioni dove la batteria si pronuncia in un drumming serrato; esso è sempre nelle retrovie del mixaggio, mentre la voce di Fenriz è ancora più satura di riverbero, tanto da sembrare più un effetto di studio, lasciando questa volta il ruolo delle protagoniste alle chitarre. Tutto il pezzo è caratterizzato dalla convivenza tra riff dal sapore tradizionale, e corse forsennate, che si alternano fino al finale, dove il brano si chiude bruscamente dopo il ritorno del cantato in falsetto che crea cori lirici. Il testo è molto astratto e poetico, come già nei primi versi "I am the fountainstorm from a black heart I am the desert of redemption I soar on dead wings of sin I am pre-nun with a cracked virginity - Io sono la zampillante tempesta proveniente da un cuore nero, io sono il deserto della redenzione, io mi libro in volo su ali morte del peccato, io sono la pre-suora con una verginità corrotta" con immagini e figure dalla connotazione blasfema, legate all' inversione degli elementi positivi cristiani in favore del Peccato, continuando poi con una serie di versi criptici, legati comunque alla confutazione della dottrina cristiana tramite contrasti e corrispondenze denigratorie, un è esempio è la frase  "Paler skin than the sheets of jewish fairytales - Pelle più pallida delle pagine delle favole ebraiche" riferita naturalmente alla Bibbia.

Capiamo quindi come "Goatlord" abbia più che altro un' importanza filologica, e difficilmente sarà un album della discografia dei Darkthrone che torneremo ad ascoltare spesso, incerto e confuso nel suo songwriting e nella produzione; il lo - fi, anche troppo, è certo presente, ma manca totalmente l' atmosfera frostbitten che caratterizzerà la trilogia storica, facendoci capire come ancora i nostri non avessero inteso la sua essenza e i suoi modi di scrittura, troppo legati al Death precedente nei riff e negli arpeggi tecnici. Essa darà vera forma al nuovo suono dei nostri e ad un' intera scena, lanciandoli nell' Olimpo del Black Metal scandinavo come eterno punto di riferimento. Insomma, se non conoscete ancora i loro album, partite dal già citato "A Blaze..." in avanti, procurandovi anche il buon debutto "Soulside Journey" se siete avezzi al Death scandinavo dei primi anni novanta, mentre questo al massimo servirà a completare la collezione, e a riempire i "mesi perduti" tra il primo e il secondo disco, facendoci sapere cosa stava avvenendo in studio e il perché di certe adottate scelte da li in avanti.

1) Rex - Re    
2) Pure Demoniac Blessing 
3) (The) Grimness of Which
Shepherds Mourn     
4) Sadomasochistic Rites    
5) As Desertshadows    
6) In His Lovely Kingdom    
7) Black Daimon    
8) Toward(s) the Thornfields    
9) (Birth of Evil) Virgin Sin    
10) Green Cave Float

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