DARK FUNERAL

Dark Funeral

1994 - Hellspawn Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
27/11/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Comincia da oggi una nuova analisi discografica, questa volta spostandoci verso i territori musicali e immaginifici del Black Metal svedese più veloce e d' impatto; trattiamo dei dischi dei Dark Funeral, uno dei nomi più conosciuti, ma spesso oggi anche sottovalutati e derisi da una certa parte di pubblico e critica "sofisticata" che ha dimenticato quanto fossero rispettati e seguiti negli anni novanta e quante band hanno tratto dal suono loro e dei Marduk, il cui stile viene paragonato (ed incorporato) con il loro nell'appellativo "Norsecore", spesso usato in modo dispregiativo per sottolineare la natura meno atmosferica e più veloce della variante svedese del Black, giocata su ritmica forsennate con grosse influenze Death e Grind dove l'uso dei blast beat è in bella vista nel drumming che è spesso insieme ai veloci riff circolari protagonista delle composizioni. Esso si distingue quindi con questi tratti da quello dei cugini norvegesi (eterni rivali come testimoniato da alcune curiose vicende di cronaca), spesso più introverso e giocato su produzioni lo - fi ed atmosfere primitive ricavate dal influenza Post - Punk e dal Dark Ambient applicata su una base che si rifa ai lati più oscuri del Thrash europeo e sud americano, ed è stata quindi rigettata da alcune frange più fanatiche attaccate allo stile dei gruppi norvegesi della seconda ondata. In realtà, questa è una visione molto semplicistica e incongrua del suono della scuola svedese, e in particolare dei Dark Funeral, che se pur si distinguono per gli elementi sopra menzionati, hanno anche diversi punti di collegamento con il resto della scena Black (specie quella finlandese, anche essa più diretta e mischiata con il Death e il Grind, e quella Bestial/War di stampo americano e canadese anch'essa legata al concetto di Blackened Death). Il loro stile non è un vuoto esercizio di colpi di batteria e corse forsennate come molti credono, anzi dimostrano comunque un certo gusto per le melodie feroci di chitarra, ma procediamo per gradi. I Dark Funeral nascono a Stoccolma nel 1993 per volontà di Lord Ahriman (Mikael Svanberg), anima della band e unico membro presente in ogni album, e Blackmoon (David Parland) che abbandonerà la band poco dopo il loro primo album "The Secrets Of The Black Arts" del 1996 e morirà purtroppo nel 2013; entrambi sono appassionati di Metal Estremo e del Satanismo di LaVey, e decidono di formare una band che unisca questi due elementi in un suono violento ed oscuro, trovando affinità con l'allora sempre più diffusa corrente Black che dominava l'Underground scandinavo. Appena un anno dopo la formazione, i nostri si fanno conoscere ufficialmente sulle scene con l' EP omonimo "Dark Funeral - Funerale Oscuro", contenente quattro tracce di Black Metal occulto con chiari e continui riferimenti tematici all'Inferno e alla figura di Satana, descritti seguendo il filone medioevale - fantastico tipico del Black Metal scandinavo, ma dal suono che rinuncia alla produzione volutamente lo - fi tipica del periodo, in favore di un suono pulito e cristallino che da risalto a tutti gli strumenti e alla velocità d' esecuzione strumentale, permettendo si stare dietro alle corse forsennate di chitarra e doppia cassa che caratterizzano i brani presenti. Oltre i due già citati membri, nella veste di chitarristi, partecipano alle registrazioni anche Thermogoroth (Paul Makitalo) come bassista e cantante e Draugen (Joel Andersson) come batterista, e il disco verrà registrato presso lo "Unisound Studio" di Dan Swanö, protagonista della scena del Death melodico svedese con gruppi quali Edge Of Sanity, i primi Katatonia e i Bloodbath, dimostrando il legame e la collaborazione delle due scene in terra svedese, dove spesso s' influenzeranno a vicenda anche stilisticamente mancando quel' astio ideologico verso il Death invece tipico della scuola norvegese che si voleva contrapporre ad esso in quanto "commercializzato". Il risultato è un prototipo del suono svedese, il quale unisce i dettami del Black e del Death sotto una produzione curata e professionale. mostrando un modo diverso d' intendere il Black più legato ai riff veloci e taglienti e al drumming serrato in un attacco sonoro che piuttosto che evocare fredde malinconie interiori, da voce alle cacofonie dell' Inferno in bordate continue e dure. L' EP verrà poi ristampato nel 2000 sotto il nome "In The Sign..." aggiungendo come bonus track due cover dei Bathory registrate nel 1996 presso l' "Abyss Studios" di Peter Tägtgren (altro protagonista della scena Death svedese, mente degli Hypocrisy e collaboratore di vari gruppi tra cui i Bloodbath del secondo album "Nightmares Made Flesh", nonché produttore di svariati dischi Black e Death con il suo tocco moderno e professionale): "Equimanthorn" e "Call From The Grave", entrambe estrapolate dallo storico album "Under The Sign Of The Black Mark", disco che ha influenzato tutto il Black Metal scandinavo e non solo; andremo quindi poi in appendice ad analizzare pure quest' ultime per completezza filologica, e poiché è questa ormai la versione più facile da trovare in commercio.



Si parte quindi con "Open The Gates - Aprite I Cancelli" che tiene fede al suo nome accogliendoci con campionamenti che richiamano appunto l' apertura di un cancello arrugginito e cigolante, segnando l' ingresso nell' inferno sonoro: quest' ultimo esplode con un rifting serrato in pieno buzzsaw, freddo e tagliente come da tradizione, accompagnato da una doppia cassa omicida che non perdona con i suoi blast potenti. La voce di Thermogoroth è uno screaming in riverbero pesante, che si apre anche a growl gutturali, lasciando però molto dello spazio della composizione agli strumenti, scatenandosi nei ritornelli satanici insieme ai vortici di chitarra. Al trentesimo secondo abbiamo un andamento più cadenzato e Black 'n' roll dove la batteria si fa più controllata e i giri di chitarra delineano melodie atonali frostbitten dal forte impatto solenne ed incalzante, quasi regale come un organo da chiesa, le quali mantengono alto l'elemento "catchy"; al primo minuto dopo un arpeggio di chitarra scatta una corsa in doppia cassa dove il loop dell' elemento precedente viene tenuto in sottofondo, mentre si scatenano i riff circolari e il cantato ossessivo e filtrato del cantante in un bellissimo effetto da anthem. Il brano prosegue su ritmi al fulmicotone, riprendendo l'andamento più cadenzato al minuto e quarantacinque, dove viene dimostrato come, al contrario di quanto pensano i detrattori, i nostri non sono solo corse insensate, ma riescono a strutturare un songwriting violento, ma allo stesso tempo ricco di melodie e movimenti che tengono l'attenzione dell'ascoltatore sempre vigile; al secondo minuto troviamo una nuova cavalcata con drumming selvaggio che si ferma ai due minuti e ventiquattro secondi per dare spazio ad un arpeggio frostbitten, sul quale subito dopo riprende la metrica spacca ossa in un loop notturno dove la batteria si lancia in veri e propri colpi di mitra, supportata dai giri di chitarra freddi, fino al terzo minuto e sette, quando riprende il ritornello più melodico, tetro e malinconico, ma allo stesso tempo struggente e potente grazie alle linee dello strumento a corda sulle quali si stagliano i colpi di batteria, ora più controllati, ora in doppia cassa. Le vocals si mantengono potenti e in continuo riverbero, dedicandosi nella parte finale ad un growl cavernoso che tradisce l'influenza Death insieme alle chitarre taglienti e alla batteria lanciata, in un suono che chiude il brano all' insegna della velocità assassina, ma anche dei ritornelli irresistibili e demoniaci. Il testo è un perfetto esempio di fantasia oscura e satanica Black Metal dai connotati blasfemi ed epici: viene evocato il Diavolo, qui definito "Mighty lord of the evil realm - Potente signore del regno del male." affinchè spalanchi i cancelli infernali e accolga il fervente satanista che odia la luce divina, presso il suo trono, dove egli s'inginocchierà ("I kneel before you dark lord And swear the unholy oath - M'inginocchio innanzi a te oscuro signore E sancisco il blasfemo patto.") davanti  a lui. Nel ritornello viene ripetuto il concetto ripetendo i vari nomi attribuiti al Demonio in "Lucifer - lead me to your throne, Satan - bless my damned soul, Belial - baptize me in blood, Leviathan - take me to the depths - Lucifero - portami al tuo trono, Satana - benedici la mia anima dannata, Belial - battezzami nel sangue, Leviathan - portami negli abissi." e ripetendo poi ad oltranza il nome del brano, in un testo non certo complicato o raffinato, che però si lega perfettamente allo stile violento, veloce ed oscuro dei nostri, evocando infernali mondi e devozioni sataniche che esaltano la vittoria del male sul bene, della tenebra sulla luce, come da tradizione per il genere. "Shadows Over Transylvania - Ombre Sulla Transilvania" non perde tempo e ci assalta con un rifting freddo ed ammaliante, tempestato dalla batteria serrata di Draugen che colpisce duro senza sosta; al ventesimo secondo viene introdotta la voce, sempre mutuata in uno screaming sgolato e in pieno riverbero, e il drumming si fa ancora più veloce sviluppandosi in una doppia cassa senza controllo, che stordisce l' ascoltatore senza lasciare scampo in un numero Black da manuale, anche grazie al continuo vortice di chitarra; un movimento in loop di chitarra segna una pausa sulla quale si stagliano batteria controllata e arpeggi, prima di riprendere una velocità sostenuta, mantenendo però la linea melodica appena enunciata, e aggiungendo le disperate vocals del cantante che si lanciano in screaming inumani che non possono lasciare indifferenti. Improvvisamente al minuto e mezzo un assolo stridente fa da pausa solenne, presto accompagnato da grida e colpi dilatati da batteria: essa fa da prologo ad una nuova marcia a tutta velocità, carica di riff freddi e ricchi di melodia atonale, in uno stile molto Death/Thrash che gioca su un epico crescendo dove la voce di si fa sempre meno umana; essa prosegue fino ai due minuti e trentasei, quando assistiamo ad un leggero rallentamento che da più spazio ai fraseggi di chitarra in loop delineati dalla batteria potente e controllata, e che a sua volta evolve alla fine del minuto in un assolo roccioso e solenne sul quale ruggisce il cantante, in una pausa spettrale e quasi Doom carica di atmosfera tenebrosa e imponente. Tale rimane il songwriting, con l' aggiunta della doppia cassa, mentre il pezzo lentamente procede verso al dissolvenza che lo conclude, allontanandosi sempre di più nelle nebbie musicali creando immagini notturne grazie alla costante linea melodica delle chitarra, uno dei punti forti della band usato per mantenere alta la connotazione musicale dei brani e dare struttura al loro andamento. Il testo qui tocca un altro tema caro al Black Metal scandinavo e non: quello dei vampiri non morti che in terra transilvana cacciano i mortali abbeverandosi del loro sangue, in un primitivo romanticismo nero, che qui però punta più agli aspetti truculenti e all'esaltazione dei vampiri come figure demoniache portatrici di terrore. "Darkness - spreads in a shape of evil, Over the rising kingdom of Transylvania, Shadows - surrounds the ancient castle, The palace of death far away where no light exist - Tenebra - si espande in una maligna forma, Sul regno sorgente della Transilvania, Ombre - circondano l' antico castello, Il palazzo della morte lontano dove non esistono luci." evoca immagini da film horror ricollegandosi ai classici topoi come i castelli lugubri sede dei vampiri, come il ben noto Dracula, dai quali volano per nutrirsi del sangue dei mortali ("The purest blood shall flow, The mortals shall please, The hunger of the undead souls - Il sangue più puro scorrerà, I mortali appagheranno, La fame delle anime non morte.") completando il racconto semplice e diretto dalle nere atmosfere sanguinolente. "My Dark Desires - I Miei Oscuri Desideri" dopo qualche secondo muto ci investe con una nera tempesta di rifting vorticante e drumming sotto forma di blast ossessivi, in un' irresistibile e fredda melodia atonale sulla quale trovano sfogo le urla bestiali del cantante, in uno screaming in riverbero malvagio, ma allo stesso tempo legato alla cadenza della strumentazione; la composizione esplode al trentaquattresimo secondo in un loop trascinante dove le vocals dispiegano il ritornello catchy e i blast tempestano la composizione, mentre le chitarre dipingono struggenti paesaggi sonori fatti di nebbie e castelli diroccati. I giri di chitarra continui e la batteria sono i protagonisti in un incedere che non conosce sosta, ma che al minuto e un quarto si fa più cadenzato nei suoi colpi di drumming distribuiti e nei riff freddi e ripetuti in scale melodiche solenni, lanciandosi poco dopo di nuovo nella doppia cassa, sulla quale la voce si fa ancora più veloce; l'alternanza tra i momenti più lenti e le improvvise accelerazioni gioca perfettamente sulla dinamicità e sull' impatto emotivo del pezzo, anche grazie alla voce, che per quanto violenta e inumana segue il ritornello modulato dalla melodia atonale di chitarre, in un epico e grandioso crescendo che mostra il gusto dei nostri per le composizioni di grande effetto composte in maniera magistrale, tramite le quali ottengono un suono "sinfonico" pur senza l' uso di tastiere o archi. Ai due minuti e venti troviamo una pausa quasi tribale nei suoi rulli di batteria ripetuti e minacciosi, che da poi spazio ad un bel movimento melodico costituito da arpeggi in tremolo freddi  e ripetuti, sui quali sentiamo la voce sotto effetti del cantante in un gusto oscuro e "cinematico" dalla grande atmosfera; ritroviamo al terzo minuto una nuova pausa dove domina la batteria insieme alle bordate di chitarra ripetute, prima dell' esplosione in una corsa finale dove la voce si lancia nella follia più feroce e la batteria si promulga in una doppia cassa fitta e serrata, sorretta dalla ripetizione del motivo melodico delle chitarre circolari, la quale chiude senza fronzoli il pezzo in maniera diretta e potente coronando il crescendo che domina il brano. Ancora una volta il testo si prodiga in un' evocazione satanica che celebra i poteri oscuri del Diavolo e lo richiama a se, per entrare in comunione con esso e riceverne i poteri infernali: "I SUMMON the horned one from the abyssmal kingdom, Grant me the darkened unholy power, To please my evil wicked lust - IO EVOCO il portatore dei corni dal regno abissale, conferiscimi l' oscuro potere blasfemo, Per saziare la mia malvagia e perversa voglia.", dichiara l'adoratore del male durante il suo rituale, in cui dichiara senza scrupoli tutta la sua malvagità e desiderio di male, arrivando al punto di richiedere per se le punizioni dell' Inferno in "Satan - take my soul to hell, I must burn in the unholy flames, Satan - take my soul to hell, I must burn to purify my weak soul- Satana - porta la mia anima all' inferno, devo bruciare nella fiamma blasfema, Satana - porta la mia anima all' inferno, devo bruciare per purificare la mia debole anima.", per liberarsi della propria umanità, in un efferato odio verso tutto, anche se stessi, anch' esso tipico dell' immagine Black Metal. "In The Sign Of The Horns - Nel Segno delle Corna" ci accoglie con un bellissimo riff freddo e spettrale, sul quale si stagliano le bordate di chitarra, in un effetto solenne; parte poi il drumming cadenzato, e le grida del cantante, preparando il terreno per la pausa dei trenta secondi giocata sulla chitarra tagliente in assolo, la quale a sua volta si evolve in una marcia trita carne fatta di loop ossessivi, drumming in doppia cassa selvaggia, e cantato bestiale e ruggente. Non mancano come sempre le fredde melodie di rifting circolare che spinge la composizione, ora sparato a tutta velocità, ora rallentando in movimenti rocciosi dal gusto Black 'n' Roll cadenzato, ma sempre spietato; al cinquantottesimo secondo dopo, uno di questi ultimi riprende la cavalcata folle dove la strumentazione e le vocals concorrono nel generare un vortice continuo violato dai blast di batteria spessi e potenti nel mixaggio, delineata dai rallentamenti controllati che anticipano le esplosioni di doppia cassa che creano isole di violenza nell' impianto del brano, altrimenti giocato su movimenti più ragionati ed atmosferici, ma sempre con il tasso d'adrenalina molto alto, come una belva pronta a lanciarsi sulla preda e che sta prendendo il suo tempo. Al secondo minuto e otto un improvviso campionamento con suoni epici d'opera segna l'inizio di una bellissima sessione con rifting freddo e discordante dalla melodia pronunciata che domina il pezzo, facendo da sfondo ai movimenti di batteria, ora lanciata, ora trattenuta, fino alla nuova esplosione dei due minuti e quaranta dove abbiamo l'ennesima accelerazione dei ritmi sotto forma di una cavalcata da tregenda che mostra tutta l'abilità di Lord Ahriman e Blackmoon con lo strumento a corda, delineando come sempre le melodie e le strutture portanti del pezzo, mentre la batteria massacra l'ascoltatore con le sue raffiche precise e veloci, e la voce in riverbero declama la sua oscura orazione in un continuo screaming inumano, generando una nera tempesta frostbitten che negli ultimi secondi lascia posto prima a chitarre più cadenzate, e poi al ritorno del campionamento operistico che in maniera epica e solenne sigilla il termine della porzione originale dell'EP. Il testo non ci sorprende certo, essendo ormai chiaro il tema principale dei nostri: un nuovo nero rituale viene compiuto da un satanista, che questa volta non solo evoca il Maligno, ma offre la propria anima, in un probabile suicidio, volendo diventare un dannato al suo servizio.  "Into realms of darkness, Where eternal shadows fall, My soul shall be free. Departed from the dying world, Embreced by the dark lord, My soul shall be immortal. FOREVER and ever I follow, My master Satans call - Nel regno delle tenebre, Dove l' ombra eterna cade, La mia anima sarà libera. Allontanato dal mondo morente, Accolto dall' oscuro signore, La mia anima sarà immortale. IN ETERNO per sempre io seguo, La chiamata del mio signore Satana." anticipa trepidante il nostro, immaginando la sua esistenza ultraterrena al fianco del Diavolo, di cui vuole compiere l' opera, continuando ad implorare affinché lo prenda con se, come in "Satan - hear my cries of anger, Come forth from the shadows - and take my life away. Master - sacrifice my soul, Make me one with darkness - Satan let me free - Satana - ascolta le mie grida di rabbia, Avanza dalle tenebre - e prendi la mia vita. Signore - sacrifica la mia anima, Rendimi tutt'uno con le tenebre - Satana liberami." reiterando ad oltranza il messaggio, evocando la propria morte in onore del suo oscuro padrone a cui si sacrifica con devozione. Partono quindi, in seguito, le tracce bonus presenti nella versione del 2000, ovvero le due cover dei Bathory: "Equimanthorn" inizia come nell'originale con una intro Ambient, qui però più prolungata e arricchita con oscuri campionamenti misteriosi, dilaniati da improvvisi riff che salgono di frequenza fino a creare un rifting che riprende quello della versione dei Bathory, ma in chiave ancora più fredda, e con un drumming ancora più serrato; le vocals si esprimono in uno screaming malvagio che rispetto a quello di Quorthon si fa più dilatato e ricco di riverbero, e più coperto dalla strumentazione che prende il posto d' onore in una costante ritmica assassina fatta di seghe elettriche e martelli a tutta potenza. Al minuto e ventiquattro abbiamo un' improvvisa pausa, come avveniva nel minuto e trentaquattro dell' originale, dove trovavavmo un tipico ponte Thrash ad alta tensione; qui gli arpeggi rocciosi sono di natura decisamente più Black, ricchi di fredda ed esaltante melodia atonale, in un andamento incalzante sottolineato dalla batteria ossessiva e dalle grida disumane di Thermogoroth che ripetono ad oltranza il titolo della canzone in un ritornello infernale. Al secondo minuto e ventisei troviamo un' ennesima variazione, dove un motivo serrato di chitarra fa da preambolo ad una nuova corsa dove i blast potenti del drumming fanno da protagonisti, riprendendo in chiave decisamente più selvaggia e violenta quanto accadeva a secondo minuto e quaranta dell' originale, riprendendone anche l'uso di assoli che tagliano la composizione, qui ancora più stridenti e folli in un andamento vorticante che investe l' ascoltatore, accompagnato dal costante loop delle chitarre in buzzsaw e dai beat pesanti di batteria; il tutto si protrae in una folle corsa in crescendo fino al secondo minuto e cinquantotto, quando parte una serie di bordate di drumming spesso come macigni, che riprende l' andamento cadenzato, ma più giocato sulla chitarra, che s' incontrava verso i tre minuti e diciotto dell' originale, in entrambi i casi chiudendo poi il pezzo con un andamento meccanico che qui si corona in una dissolvenza, la dove invece  Quorthon aveva optato per un feedback stridulo. Il testo, scritto naturalmente da Quorthon, ha connotati epico - fantasy sempre oscuri, ma più legati alla mitologia nordica: "Grant me the powers of thunder, And give me a SWORD forged in the raging Hell's fire, Lend me the eight legged black stallion of Odin and I'll have my vengeance, oh, I'll kill with desire - Dammi i poteri del tuono, E dammi una SPADA forgiata nel fuoco infernale fiammeggiante, Concedi lo stallone nero dalle otto gambe di Odino e avrò la mia vendetta, oh, ucciderò con gusto." introduce il racconto delle gesta di un vendicativo guerriero barbaro, che in questo caso evoca Odino e la figura del suo stallone a otto gambe Sleipnir per avere supporto. Dopo il massacro dei suoi nemici avvenuto, il nostro in "I let the BODIES lie in shame, I let mighty earth DRINK their blood, I turn my face to eternal sky, And praise my elders' God - Io lascio i CORPI distesi nella vergogna, lascio che la potente terra BEVA il loro sangue, giro la mia faccia verso il cielo eterno, E ringrazio il Dio dei miei antenati." rammenta quest' ultimo insultando le sue vittime, e celebrando la divinità nordica che gli ha dato potenza. "Call From The Grave - Chiamata Dalla Tomba" parte anche essa con un movimento Dark Ambient come nel tetro inizio dell' originale, carico di rumori oscuri; qui i synth sono ancora più alti, ma questa volta è la versione dei Dark Funeral a tagliare corto, facendo partire il rifting martoriante accompagnato da blast crudeli e pestati già al quindicesimo secondo, mentre nell' originale esso parte dal trentaquattresimo. Anche in questo caso le chitarre sono più fredde, taglienti ed alte nel mixaggio nella cover, mentre curiosamente la batteria risulta più metallica e meccanica nella versione dei Bathory, creando un atmosfera da dungeon, che qui è invece più frostbitten e dilatata; al trentesimo secondo abbiamo arpeggi in tremolo più rocciosi che avanzano mettendo tutto sotto di essi, in corrispondenza di quelli che intervenivano al quarantottesimo secondo dell' originale, anche in questo caso rimanendo fedeli al songwriting di Quorthon, usando però suoni più vicini (naturalmente) al Black svedese e alla sua natura feroce e fredda. Le chitarre a sega elettrica proseguono quindi mutilate dai beat incessanti della batteria, quasi marziale nel suo incedere costante, e al quarantacinquesimo secondo parte il cantato in screaming sgolato e saturo di riverbero, anticipando l' originale dove al minuto e tre secondi abbiamo uno screaming molto più gracchiante e paludoso, meno gridato  e più contenuto; al minuto e diciassette viene ripreso il rifting incalzante in tremolo che nell' originale parte dal minuto e trentaquattro, qui più devastante nei suoi giri circolari in loop; al secondo minuto e un quarto i colpi di batteria, come nel secondo minuto e trentadue dell' originale, segna un cambiamento di movimento con una sequenza più cadenzata e incalzante dominata da chitarre in marcia da guerra e colpi di batteria che si fanno ancora più pesanti nei loro blast costanti, culminando in un assolo al secondo minuto e quarantacinque, che riprende quello originale del terzo minuto, questa volta mantenuto molto simile nei suoi toni prolungati da sirena assordante, che creano una struggente melodia ricca di fraseggi e scale, con un' epicità mantenuta in entrambi i casi. L' originale è forse in questa parte ancora più solenne con i suoi toni quasi da opera, però nella cover abbiamo grida ancora più disperate, e chitarre ancora più distorte, sfociando poi nel quarto minuto in una sequenza di batteria fitta e pestata e chitarre ruggenti ancora più violenta ed incalzante nei suoi blast rispetto al corrispettivo original dei quattro minuti e sedici, il quale poi chiudeva il brano con un grido improvviso e un feedback di chitarra, elemento questo ripreso anche nella cover per chiudere il pezzo. Il testo parla di un uomo, probabilmente un guerriero, abbandonato in fin di vita in una caverna, dove implora il suo Dio ("God of Heaven, Hear my cries of anguish, I'm in pain, I've suffered a thousand deaths but I live on in vain - Dio dei cieli, Ascolta le mie grida di dolore, Sto soffrendo, Ho sopportato un migliaio di morti, ma vivo in vano.") affinché metta fine alla sua agonia, preferendo la morte rispetto alla continua sofferenza che prova; la morte è ora per lui una condizione di eterna pace che agogna con forza, come in "Death would greet with eternal sleep, My soul would come to peace - La morte mi darebbe sonno eterno, La mia anima sarebbe in pace." e continua a gridare la sua supplica senza sosta ("I scream for mercy, Hear my cries. Oh, Lord don't abandon me, I'm so tired. Grant me the eternal sleep - Io strillo pietà, Ascolta le mie grida. Oh, Signore non abbandonarmi, sono così stanco. Dammi il sonno eterno.") implorando il Signore di non lasciarlo tra la vita e la morte, e di mettere fine al suo supplizio.



Siamo in definitiva in presenza di un debutto con i fiocchi, che presenta tutte le caratteristiche del primo periodo dei Dark Funeral: chitarre veloci a motosega, cariche di fredde melodie atonali che dominano i pezzi, insieme ad una massacrante batteria che tra doppia cassa e momenti più cadenzati, devasta l' ascoltatore e sorregge la struttura ritmica del songwriting, dove il basso è praticamente inesistente sovrastato da essa e dalle chitarre; la voce di Thermogoroth è più che adatta al contesto Black, ed è anche varia nella sua performance rispetto a molti colleghi dell' epoca, alternando lo screaming in riverbero con tratti di growl maligno che accentua certi passaggi del cantato in sintonia con i ritornelli ariosi delle chitarre. Lo stile è quindi un Black che allo stesso tempo conserva alcune caratteristiche del Black norvegese, l' atmosfera frostbitten in primis e la doppia cassa, ma le converte in una versione decisamente "sotto steroidi" più veloce e violenta,ancora fedele alle influenze Death che come nei colleghi Marduk rimarranno in qualche forma nel loro songwriting, anche se i secondi con il tempo avranno un approccio a tratti diverso, mentre i Dark Funeral diventeranno ancora più violenti avvicinandosi ai ritmi del Grind con i loro blast beat feroci e le chitarre segaossa. Tutto ciò verrà ripreso ed espanso nel LP di debutto "The Secrets Of The Black Arts" che coronerà la prima fase della loro carriera, quella a cui molti nostalgici (che in parte poi diventeranno detrattori del gruppo) rimarranno legati, di sicuro comunque un grande esempio di Black Metal scandinavo freddo, feroce, e allo stesso tempo accattivante. Il nero funerale è iniziato!


1) Open The Gates
2) Shadows Over Transylvania    
3) My Dark Desires
4) In The Sign Of The Horns

?Bonus Tracks:

5) Equimanthorn (Bathory cover)
6) Call From The Grave 
(Bathory cover)

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