DARK FUNERAL

Angelus Exuro pro Eternus

2009 - Regain Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
22/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Giunge momentaneamente al termine la nostra analisi della discografia dei Dark Funeral, band di punta della variante svedese del Black Metal e tra i gruppi più famosi, e naturalmente di conseguenza anche tra i più odiati, del genere tutto. Partiti nel 1993 come idea dei chitarristi Lord Ahriman e Blackmoon, i nostri reclutano poi il cantante Themgoroth e il batterista Draugen registrando il loro primo omonimo EP sotto la produzione di Dan Swanö;  entra poi dietro le pelli Equimanthorn e il gruppo registra con  Peter Tägtgren degli Hypocrisy come produttore  il loro primo album “The Secrets Of The Black Arts” da molti ritenuto il loro moneto migliore. Iniziano poi una serie di cambi, costanti nella storia della band, che vedono soprattutto l’ex cantante degli Hypocrisy Magnus 'Masse' Broberg  ora Emperor Magus Caligula sostituire il vocalist precedente diventando la nuova presenza stabile. Con lui e sempre sotto la guida di Tägtgren vengono registrati i lavori "Vobiscum Satanas" e "Diabolis Interium" che vedono un distacco maggiore dalla formula norvegese con un gusto per i muri di chitarra cacofonici e la doppia cassa arricchita di blast, con non pochi punti di contatto con il Grind e il Death più violento; in contemporanea i Dark Funeral si danno a tour e concerti continui che accrescono la loro fama e li lega a band importanti del Metal estremo, espandendosi oltre la normale fan base del Black e trovando anche riscontro commerciale. Proprio la dimensione live si dimostra il loro punto forte, e i nostri lo capiscono e passano anni interi a suonare dal vivo, alternando lunghi periodi tra i lavori in studio; "De Profundis Clamavi Ad Te Domine" da testimonianza di ciò registrandoli durante il loro tour in Sud America, lavoro poi pubblicato nel 2004. I nostri proseguono dunque raccogliendo consensi anche in Asia, passati dalla No Fashion Records alla Regain Records che a partire dal live prima citato pubblicherà le loro restanti opere; nel 2005 viene quindi pubblicato il più violento e moderno "Attera Totus Sanctus", il quale però mostra una band un po' sotto tono e insicura della direzione da prendere, con un songwriting semplificato e alcuni tentativi di apportare elementi del Brutal Death e del Groove non del tutto legati con il loro classico stile. Inoltre Caligula perde la potenza e l'equilibrio tra growl e screaming trovata nel disco precedente, forse anche a causa dei problemi di salute che inseguito verranno alla luce durante l’attività live; in ogni caso i risultati di vendite saranno buoni, e i nostri non perderanno tempo nel rimettersi in marcia con i loro tour ed esibizioni. Come anticipato nel 2006 durante il loro ritorno in Sud America, a Lima dovranno suonare senza il loro frontman a causa del suo stato di salute, provocando la reazione violenta dei fan che assalteranno le strade vicine; a causa dei disordini quindi la band ha problemi con la polizia locale, dovendo quindi posticipare tutto il programma del tour che doveva seguire in Europa dell'Est. Nel 2007 tocca al Nord America insieme agli Enslaved, poi una serie di vicissitudini durante il nuovo tour nell'Est Europa porta al licenziamento di Matte Modin loro batterista, sostituito quindi da Dominator; segue quindi un nuovo tour in Nord America, mentre poi i nostri hanno una pausa durante la quale vincono definitivamente la causa contro la No Fashion Records, rea di non aver riconosciuto loro le royalties dovute. Siamo quindi arrivati al 2009: i Dark Funeral tornano a suonare dal vivo, eseguendo alcuni nuovi pezzi prima dell' uscita dell' album qui recensito "Angelus Exuro Pro Eternus - Angeli Bruciati In Eterno" ultimo tassello (per ora) della loro discografia; esso è anticipato anche da un controverso video per il singolo "My Funeral", uno dei pezzi più melodici e in seguito conosciuti del gruppo. Si tratta di un ritorno alla forma per la band, dove la nuova formazione vede anche B-Force (Benny Fors) al basso, Lord Ahriman e Chaq Mol alle chitarre, il già citato Dominator alla batteria, e naturalmente Caligula alla voce (per l'ultima volta prima di abbandonare la band nel 2010 per concentrarsi sulla sua famiglia), e soprattutto il ritorno di Peter Tägtgren come produttore, il quale riesce a coniugare i suoni moderni e la produzione più pulita, con lo stile della band senza snaturare gli elementi più Black e freddi; abbiamo quindi melodie più presenti e meglio sviluppate, un apparato ritmico sempre devastante, e una maggiore varietà negli andamenti di songwriting con una coesione totale tra atmosfere frostbitten e assalti brutali mutuati dal Death e dal Grind. Insomma, i Dark Funeral nel meglio dei loro tipici elementi, catchy e allo stesso tempo devastanti, senza cadere nella monotonia come è accaduto in mani diverse che non hanno saputo gestire il loro tipo di sound. Caligula sembra inoltre aver ripreso forza e varietà, adattando il suo stile all’andamento dei brani (seguendo quindi il movimento delle melodie e il loro crescere d’intensità), e giocando più tra screaming acuto (comunque ora più in evidenza rispetto alle sue due prime prove) e le punte di growl dai toni drammatici che sottolineano momenti topici dei pezzi.



"The End Of The Human Race - La Fine Della Razza Umana" ci investe subito con un freddo rifting ricco di melodia atonale evocante tempeste nordiche e tormente, sorretto dalla doppia cassa impazzita in un movimento tagliente; al diciannovesimo secondo si aggiunge un loop accattivante di chitarra e le vocals gridate di Caligula, che già si dimostrano più efficaci rispetto al passato recente, legate alla linea melodica creata dalla strumentazione a corda nel suo incedere cadenzato. Il drumming violento è una costante, e al trentasettesimo secondo torna la sfuriata di chitarre iniziale che non lascia scampo all'ascoltatore, creando nuovi gorghi sonori trascinanti; al quarantacinquesimo ritorna la melodia portante in sottofondo, chiarendo già quale sarà l’alternanza usata durante il brano. Dominator si dimostra una macchina umana produci BPM,con uno stile serrato perfetto per il gruppo; al minuto e due addirittura aumenta la velocità dei colpi, raggiungendo un parossismo estraniante che si lega perfettamente con i freddi giri di chitarra reiterati e con lo screaming rauco del cantante, contribuendo all’atmosfera incalzante ottenuta. La cavalcata ottenuta è avvincente, e prosegue con i suoi toni imperanti arricchiti da fraseggi di chitarra che si dimostrano più elaborati, riportando in auge il gusto per le melodie malinconiche e di facile presa, coniugato con la potenza ritmica sempre in bella vista; al minuto e diciannove un grido lascia la scena alla grandinata di batteria costante, creando una coda spacca ossa dal grande effetto dove si delinea anche il growl cupo ed effettato di Caligula, dal sapore teatrale e legato alla struttura del pezzo. Al minuto e trentacinque il motivo si fa di nuovo più cadenzato con chitarre in tremolo che ripetono i propri giri circolari atonali e malinconici, mentre blast marziali dilaniano al composizione e le grida del cantante raggiungono intensità melodrammatiche; al secondo minuto e uno abbiamo un rallentamento che lascia posto a distorsioni di chitarra e a drumming quasi tribale, instaurando un’attesa serpeggiante che dona varietà al movimento altrimenti lanciato del brano. Ma presto un growl gutturale  uno stop di pochi attimi anticipano la ripresa della folle corsa, dove i ritmi di batteria, le chitarre, e le grida sgolate di Caligula si fanno ancora più cacofoniche e deliranti, in una tempesta sonora che ci travolge senza tregua; essa è come sempre terreno per lo sviluppo delle ammalianti e tristi melodie atonali, le quali donano un andamento catchy al pezzo, che è quindi non solo un assalto di strumenti, ma anzi prevede un’atmosfera ben precisa. La crescita va quindi verso l’epico, in un tripudio di elementi esaltanti che accrescono l’intensità raggiunta sempre di più, in una cavalcata da tregenda che al secondo minuto e quarantaquattro esplode in tutta la sua potenza sinfonica; si prosegue quindi tra blast cadenzati, ritornelli gridati, e struggenti chitarre taglienti, fino all’improvvisa suite del terzo minuto e undici dove le redini sono lasciate alle chitarre dissonanti e stridenti, in una marcia cadenzata. Essa prevede il ritorno del growl recitato che riporta toni teatrali legati al testo, e prosegue mutando poi al terzo minuto e ventisei in un fraseggio tagliente; esso delinea quindi la nuova struttura melodica del pezzo, mostrando un songwriting decisamente più ragionato che ci riporta a quello di Diabolis Interium. Bisogna attendere il terzo minuto e quarantaquattro prima che un grido effettato e prolungato segni la ripresa dei ritmi più veloci, instaurando l’ennesima corsa piena di melodie atonali e bombardata dalla doppia cassa; ma anche essa viene fermata per il ritorno del movimento più cadenzato e melodico che accompagna il ritornello , ammaliante e devastante come sempre, il quale prosegue accompagnato nel finale da un drumming incalzante che trascina il brano verso la sua conclusione improvvisa. Il testo porta in piazza un tema classico della band: l'Apocalisse satanica con descrizione dello sterminio della razza umana da parte dei demoni, in un tripudio di malvagità da fumetto e grossolana, come da manuale per i nostri; "Here they come, the winged minions of the dark lord, As black clouds, they block the light of the sun -  Qui vengono, le orde alate dell'oscuro signore, Come nuvole nere, bloccano la luce del sole." descrivoe l'arrivo dei diavoli, i quali tormentano e massacrano le persone, costantemente sottoposte al continuo terrore dei loro attacchi. Non c'è scampo, e al peggio non c'è mai fine, con un crescendo di orrori come detto nel passo "When the humans thought, they had seen the worst of hell, The ground explodes and fills the sky of dirt, and shattered bone - Quando gli umani pensavano, di aver visto il peggio dell'inferno, Il terreno esplode e riempie il cielo di sporco e ossa frantumante." che descrive la caotica apocalisse che man mano porta alla fine della razza umana; ora i demoni, quasi come scherno, innalzano una torre con le ossa dei morti, simbolo della loro vittoria infernale ( "One building rise, built by the infernal race, A monument of evil, entirely made out of bones - Un edifico s'innalza, creato dalla razza infernale, Un monumento del male, fatto interamente di ossa." ). "The Birth Of The Vampiir - La Nascita Del Vampiir" non perde tempo, e dopo un colpo secco e potente di batteria mette in piazza un rifting furioso e tagliente come da migliore tradizione dei nostri; esso prosegue con il suo muro di suono intervallato da colpi di piatto, fino all’esplosione del ottavo secondo. Abbiamo quindi la fida doppia cassa che accompagna le grida di Caligula, in un familiare crescendo di elementi che spinge il pezzo verso l’ammaliante violenza arricchita da melodie atonali a cui siamo ormai abituati; al ventiseiesimo secondo i toni si fanno più epici grazie al cantato in screaming che si lega alla bellissima melodia struggente di chitarra in sottofondo, dimostrando ancora una volta come il giusto equilibrio tra violenza cieca e melodia sia stato qui di nuovo instaurato anche grazie a Tägtgren che sa mettere in rilevanza gli strumenti giusti al momento giusto. Si prosegue quindi con il terremoto sonoro potente ed ammaliante, che al quarantatreesimo secondo cresce di potenza creando un torrente sonoro in piena, selvaggio e incalzante nei suoi giri distorti e nei beat costanti; al cinquantunesimo secondo riprende l’andamento più cadenzato ed epico, dando spazio ai ritornelli gridati del cantante, mantenendo alta l’atmosfera solenne del pezzo. Improvvisamente al minuto e sette abbiamo un rallentamento dove parti parlate in growl fanno ad sfondo per un fraseggio dissonante ricco di melodia atonale, creando una pausa più evocativa tagliata da blast cadenzati; essa poi si sviluppa in chitarre rocciose, ma sempre controllate, in una tensione trattenuta e regale che al minuto e venticinque cresce d’intensità grazie all’intervento della doppia cassa. Abbiamo dunque apocalittici riff atonali e taglienti dai toni oscuri, sui quali si dispiegano le rauche grida di Caligula, in un epico crescendo martoriante che non può lasciare indifferente l’ascoltatore; al minuto e cinquanta torna in rilevanza la doppia cassa tempestosa dilaniata da blast marziali, in una marcia veloce che porta avanti in modo imperante la composizione trascinando ogni cosa con se. Non mancano naturalmente i giri di chitarra ricchi di glaciale melodia frostbitten, che mantengono ben presente l’atmosfera Black della band, arricchendola con l’uso dei blast e di alcune parti mutuate dal Brutal Death moderno; al secondo minuto e ventiquattro una pausa lascia spazio alle chitarre, prima della ripresa dei rulli martellanti di batteria, e la conseguente melodia orchestrale ed emozionale che riporta su alti livelli il tutto. Abbiamo poi una nuova costruzione epica giocata sui taglienti riff a sega elettrica solenni che delineano paesaggi sonori notturni, violati dal drumming che cresce sempre più di potenza e che si accompagna ai blast devastanti; esso assume al terzo minuto e sette toni ancora più incalzanti e devastanti, ricreando di nuovo una marcia potente ce ci trascina nell’ascolto, facendo da sfondo alle fredde evoluzioni melodiche e alla doppia cassa continua. L’entusiasmante muro sonoro sfocia al terzo minuto e quarantadue in un fraseggio dissonante dal grande effetto ed intrigante, che sposa la violenza con attimi di calma, accompagnato dai rullanti incalzanti di batteria, che poi proseguono con i loop di chitarra in buzzsaw e con le vocals effettate di Caligula; ma la nuova esplosione è dietro l’angolo, e al quarto minuto e un quarto riprende la corsa forsennata in doppia cassa accompagnata da grida rauche, la quale si getta verso la conclusione del pezzo che riprende negli attimi finali toni epici e solenni di chitarra, con un alto momento orchestrale. Ritorna anche qui un tema visto parecchie volte nei lavori della band: quello del vampiro. Qui assistiamo alla "rinascita" di un non morto, inizialmente non consapevole della sua nuova natura; "The feeling inside, is hard to describe, I feel strong but yet so weak, I walk into the night, with a hunger so strong, Something to eat I seek - La sensazione dentro, è difficile da descrivere, mi sento forte, ma anche così debole, cammino nella notte, con una fame così forte, Cerco da mangiare." descrive i suoi primi passi, ancora incosciente di cosa gli sia successo e del perché si senta così diverso. Solo quando reagisce all'odore del sangue, comprende tragicamente di essere un vampiro, prendendo atto della sua condanna in "That's when I realise, I've become one of them, Cursed to live in darkness, never see the light of day -  Ed è ora che capisco, sono diventato uno di loro, Condannato a vivere nelle tenebre, a non vedere mai la luce del giorno." e realizzando che non avrà più pace in eterno. "Stigmata - Stimmate" è introdotta da un tetro fraseggio oscuro di chitarra, melodico e ammaliante, a cui presto fanno compagnia i battiti cadenzati di batteria e il ritornello distorto a ripetizione, in un crescendo rituale dove poi abbiamo la doppia cassa in un culmine che si ferma al quarantaquattresimo secondo, lasciando spazio a chitarre ad accordatura bassa; esplode poi al devastante corsa atonale dove il drumming serrato si lega ai loop taglienti dello strumento a corda, in un ennesimo movimento incalzante giocato su ritornelli potenti e melodici.  Il vortice sonoro prosegue con i suoi giri di chitarra ossessivi e con i BPM a tutta velocità, in una ritmica forsennata e catchy che non può lasciare indifferenti nemmeno in questo caso; al minuto e un quarto accresce l’intensità d’esecuzione grazie a batteria ancora più spessa e a chitarre ancora più stridenti, in un andamento feroce dal grande e forte impatto. Riprendono poi le scale di melodia solenne di chitarra accompagnate dallo screaming incalzante e rauco di Caligula, in un movimento cadenzato che domina la direzione tirata e concisa del pezzo; parte poi un particolarissimo effetto vocale come un fischio di alta pressione dilungato, sul quale continua la ritmica spacca ossa, che poi è accompagnata dai fendenti di chitarra. Al minuto e cinquantasette le grida cupe del cantante organizzano un nuovo ritornello, mentre blast e doppia cassa sovrastano i loop di chitarra in un proseguimento incessante arricchito dalle melodie notturne e struggenti, in un crescendo emozionale ad alto effetto; la breve pausa con arpeggio distorto del secondo minuto e mezzo anticipa naturalmente una nuova corsa a tutta potenza, dove sulle bordate di chitarra e batteria viene ripetuto il nome del pezzo con fare rituale. Esplode poi nuovamente la fredda cavalcata epica ricca di melodia atonale, continuando la struttura principale del pezzo, avvincente ed incalzante, con muri di chitarra macina ossa e grida reiterate, in un grandioso marasma in crescendo continuo. Al terzo minuto e ventitré il drummming impenna in colpi ben presenti nel mixaggio accompagnati da grida e dagli struggenti suoni di chitarra malinconici, per l’ennesimo momento d’impatto ed epico ricco di assoli notturni e declamazioni sgolate e melodrammatiche, in un andamento orchestrale e sentito; al quarto minuto e quindici riprende invece la parte più rituale e cadenzata, con il growl inumano che ripete ad oltranza il titolo, e i fraseggi dissonanti di chitarra reiterati in un loop ossessivo ed alienate. Essa prosegue ipnotica e rocciosa fino al finale con feedback di chitarra, che chiude definitivamente il brano abilmente con un ottimo effetto. Il testo descrive il mistero delle stigmate, viste naturalmente da un punto di vista blasfemo dove chi le subisce soffre invano evocando un Dio che non lo ascolta; "It's happening again, I started to bleed, From my hands and feet, In an odour so sweet - Sta succedendo ancora, ho incominciato a sanguinare, Dalle mie mani e piedi, in un olezzo così dolce." descrive la ripresa del fenomeno, seguendo poi con tutto l'orrore delle ferite che si aprono senza controllo, e del sangue che sgorga, e del dolore atroce che prova mentre si sente spinto da una forza invisibile. "Lord, why have you abandoned me? Why, don't you hear my cries? - Signore, perché mi hai abbandonato? Perché, non senti le mie grida?" è la sua supplica disperata, alla quale però non vi è risposta, mentre poi riprende la ripetizione dei ritornelli precedenti, come in un mantra continuo. "My Funeral - Il Mio Funerale" è probabilmente il pezzo più famoso di tutto l’album, e in generale tra i più apprezzati della band, grazie alla sua dinamica struggente e al ritornello che rimane in testa scolpito; dopo un effetto da studio perfetto per un film da horror psicologico, con voce demoniaca strisciante e modificata, esplode il rifting imperante insieme alle grida vomitate di Caligula, in una maestosa introduzione scenica dal grande effetto. Non manca naturalmente la doppia cassa martellante, la quale fa da substrato ritmico che regge gli andamenti melodici delle chitarre fredde e taglienti; quest’ultime si aprono al trentatreesimo secondo ad un fraseggio ammaliante e solenne sul quale continuano i battiti feroci di batteria. Al quarantaseiesimo secondo parte il cantato con un growl basso e gutturale dai toni decisamente Brutal Death, con effetto demoniaco che poi invece lascia posto ad uno screaming che si lega alla crescita epica ed orchestrale delle chitarre in tremolo, in un effetto arioso e solenne; abbiamo quindi un movimento struggente che trova il suo sfogo nel famoso e riconoscibilissimo ritornello del minuto e ventuno, ricco di fraseggi dissonanti, vocals con riverberi ben giocati e posizionati, e naturalmente drumming concitato che non molla la presa nel suo incedere marziale. La voce di Caligula si fa sempre più stridente, fino alla plateale esplosione melodica del minuto e quarantacinque; essa è caratterizzata da stridenti chitarre unite a blast ripetuti ed incalzanti, piene di malinconia nera e fredda, che instaura una ballad infernale per anime Black, dimostrando che il gruppo sa anche costruire pezzi più emozionali e controllati dal grande respiro melodico. Al secondo minuto e nove riprende la melodia precedente più solenne, continuando con i motivi portanti del pezzo in un incedere che tiene sempre sotto controllo la potenza, comunque presente, dando maggiore spazio alle fredde atmosfere; al secondo minuto  e venti il registro vede un’altra variazione (in uno dei brani più elaborati della loro carriera) con maggiore spazio ai blast cadenzati che accompagnano i loop di giri circolari di chitarra. Si ritorna al secondo minuto e quarantacinque sul ritornello epico con chitarre altrettanto catchy  e vocals piene di riverbero, il quale questa volta sfocia dopo il diventare sempre più stridula della voce in un epico e solenne ritornello; esso è sorretto da un fraseggio grandioso e malinconico, mentre le grida gutturali di Caligula ne seguono la linea melodica in un crescendo sottolineato dalla doppia cassa, che esplode in un bellissimo assolo tetro ed atonale dal grandissimo impatto, sul quale si organizzano le grida del cantante. Al terzo minuto e cinquantotto dei rulli tecnici di batteria segnano un rallentamento improvviso, il quale lascia spazio ad una coda tecnica e cadenzata che poi riprende di velocità con la ripetizione sgolata del ritornello,  mentre in sottofondo proseguono i loop a sega elettrica glaciali; al quarto minuto e trentatré incontriamo invece una serie di bordate di chitarra sincopate che creano un bellissimo andamento che da di nuovo dinamismo al pezzo, insieme alle grida selvagge e ai blast di batteria. Essi crescono poi d’intensità in una cavalcata finale che conclude il pezzo con un feedback di chitarra prolungato. Il testo tratta del tema del suicidio, però questa volta senza legami apertamente satanici, se non in una minima parte sui demoni che osservano, in maniera controversa in cui viene descritto con gioia come un atto di libertà personale in cui si decide come chiudere la propria esistenza; "Walking down to my funeral, The mortal sin... Some might be sad, I'll die with a grin - Camminando al mio funerale, Il peccato mortale... alcuni potrebbero essere tristi, io moriro mentre sorrido" è il ritornello continuo in cui con forza il suicida annuncia la sua intenzione, prendendo poi una pistola e caricandola, pronto a morire ( "I reach the end of the twining road, I put a bullet in my gun, don't need to reload, Feel the cold steel to my head, It's time to pull the trigger, Soon I'll be dead - Raggiungo la fine della strada serpeggiante, metto un proiettile nella mia pistola, non ho bisogno di ricaricare, Sento il freddo acciaio contro la testa, è ora di premere il grilletto, Presto sarò morto." ). Angeli e demoni vogliono la sua anima, ma egli sceglie, naturale nel mondo tematico dei nostri, l'inferno in piena sfida alle forze celesti che ripudia. "Angelus Exuro Pro Eternus - Angeli Bruciati In Eterno" è la title track, la quale parte con un rifting in tremolo accompagnato presto dalla doppia cassa e dall’urlo rauco in crescendo di Caligula, creando ancora una volta l’empia e maestosa atmosfera fredda che domina tutto l’album; la cavalcata incalzante prosegue con le sue chitarre discordanti e i colpi fitti di batteria, aggiungendo al ventiduesimo secondo il cantato in screaming effettato e maligno, sottolineato dagli andamenti melodici atonali dei fraseggi solenni di chitarra. Al trentanovesimo secondo il drumming si fa ancora più assassino, con un numero di BPM aumentati per una ritmica spacca ossa che lascia il segno, sorretta naturalmente dal freddo torrente di chitarre e dai blast cadenzati; torna poi su questo movimento il cantato pieno di grida dilatate e sgolate, in una performance drammatica e potente. Al minuto e sei troviamo un rallentamento che coincide con le melodie di chitarra in arpeggio portate in bella vista, delineando una suite più emozionale ed evocativa, dove persiste però il drumming marziale e la voce aggressiva; presto però anche qui scatta l’accelerazione, commutando il tutto in una nuova corsa frenetica senza respiro che ci trascina con i suoi vortici freddi e allo stesso tempo catchy. Intervengono anche parti cantate in growl, a cui poi seguono rulli veloci di batteria, continuando il movimento che porta avanti il pezzo; al secondo minuto e cinque ritornano andamenti più ragionati ed atmosferici, ricchi di struggente melodia atonale grazie alle chitarre distorte e taglienti, dilaniata dalla doppia cassa costante e dalle grida di Caligula; cresce l’intensità, aumentando i colpi in una concitata cavalcata epica e solenne dal grande impatto, dove regnano loop in tremolo ossessivi ed evocativi, e dove le vocals conoscono ancora una volta punte di growl gutturale che sottolineano gli andamenti del testo in modo recitativo. Al secondo minuto e quarantanove si aggiungono i blast cadenzati e marziali che si adattano perfettamente all’andamento nel suo sviluppo continuo, instaurando bordate incalzanti che evocano una tempesta sonora dai chiari tratti frostbitten e solenni; al terzo minuto e cinque riprende il ritornello ammaliante, sempre supportato dalla struttura sonora incalzante, in un torrente in piena che ci trascina fino al terzo minuto e ventidue. Qui abbiamo di nuovo il rallentamento atmosferico e cadenzato, ripetendo ancora la suddivisione dominate del pezzo che controlla il movimento dinamico di quest’ultimo; si aggiungono al terzo minuto e quaranta i blast sferraglianti in una marziale corsa dove le vocals si fanno più stridule, e dove si immettono muri di suono potenti con rullanti di batteria. Al quarto minuto e cinque al scena viene presa in mano dal rifting atonale freddo e tagliente,  sul quale si stagliano i colpi dilatati di batteria in un andamento imperante che prosegue dritto, fino a riassumere ancora i rullanti in concomitanza con growl inumani, in un tripudio finale di elementi in salire orchestrale, che chiude improvvisamente il pezzo. Il testo torna su coordinate più comuni per i nostri: l'ennesimo assalto delle truppe infernali alle forze del Bene, con conseguente sterminio degli angeli, come già narrato almeno una volta o due in ognuno dei loro album finora prodotti. Prima viene bruciato quindi il paradiso, poi gli angeli stessi (  "They screamed out in pain, When they were swallowed by flames - Essi gridarono nel dolore, Mentre venivano inghiottiti dalle fiamme." ) godendo del loro supplizio come da manuale nei testi di questo tipo; l'esaltazione cresce reiterando ad oltranza il concetto con frasi come "It's the end of them - and their holy era. Soon all of heaven will be in flames - E' la loro fine - e della loro età sacra. Presto i cieli saranno completamente in fiamme." glorificando la loro caduta, e ricordando il momento decisivo della vittoria in "In full force we came, blast through the gates. In full force we came, blast through the gates. Into their holy domain - Giungemmo a piena forza, sfondando i cancelli. Giungemmo a piena forza, sfondando i cancelli. Nel loro regno sacro.", ripetendo poi ancora i versi precedenti in ritornelli ossessivi giocati sulla reiterazione ad oltranza dei concetti. "Demons Of Five - I Cinque Demoni" è introdotta da un tetro fraseggio dal gusto Thrash, colpito dai battiti dilatati di batteria nel suo procedere; esso segue facendo da sfondo per gli sviluppi tecnici della ritmica cadenzati e sotto controllo, che si fanno però sempre più incalzanti. L’apice viene dunque raggiunto al trentasettesimo secondo, quando arriva il growl cavernoso di Caligula insieme alla doppia cassa devastante, alternata però con il movimento precedente in un gioco di chiamata e risposto; presto si ottiene una marcia cacofonica dalla media velocità, scolpita dai giri circolari di chitarra in loop ripetuto ad oltranza. Al cinquantacinquesimo secondo parte il cantato, che si tiene su toni grevi, mentre l’andamento strumentale si mantiene controllato per un brano dei più mediati della storia dei nostri, nel quale però è percepibile una tensione sott’intesa sempre presente e strisciante, pronta a prendere alla gola; in sottofondo sentiamo anche stridenti assoli notturni, mentre la voce assume anche uno screaming gorgogliante alternato con il growl in un gioco d’interpretazioni. Al minuto e quattordici un grido sgolato lascia spazio al movimento roccioso dei riff dissonanti e taglienti, che si fanno strada dilaniando al composizione con fare solenne ed imperativo, con bordate continue in cui il growl trova spazio con i suoi ruggiti gutturali dal sapore decisamente Brutal Death; bisogna attendere il minuto e trentuno per un’accelerazione dal gusto orchestrale, dove il ritornello recitato con convinzione in screaming da palude gracchiante, viene sottolineato dalle fredde e ammalianti melodie delle chitarre in tremolo, riportando in rilevanza l’elemento più Black ed oscuro della musica dei nostri. L’intensità è da fitta tempesta di neve, la quale poi lascia spazio a nuove incalzanti parti sottolineate da rullanti di batteria e growl sempre brutale, con giochi di chitarra distorta e rocciosa dai toni tetri e solenni; al secondo minuto e venticinque torna lo screaming, in concomitanza con una parte strumentale che riprende l’alternanza precedente tra rulli di batteria e parti dritte, sempre con l’apporto delle chitarre in tremolo taglienti. Torna poi il ritornello orchestrale e solenne con growl e melodie fredde in bella vista, in una sorta di Walzer Metal cadenzato e catchy, per un altro brano che dimostra un songwriting più ragionato rispetto alla media del gruppo, dove è al melodia con i suoi sviluppi a farla da padrona; un grido dilatato lascia ancora una volta spazio agli ariosi ed epici riff in tremolo, creando atmosfera oscura, in un solenne andamento ricco di suggestioni e sottolineato dai blast di batteria. Al terzo minuto e trentotto i toni si fanno più incisivi con assoli stridenti in sottofondo e screaming demoniaco in bella vista, sottolineati dall’andamento di chitarre incalzante nei suoi giri continui; il tutto sfocia in un assolo struggente e dilungato che ricrea una malinconica atmosfera, dove la doppia cassa fa da struttura ritmica mentre si sviluppano i giochi tecnici del primo, e dove le grida di Caligula ripetono ad oltranza, fino al finale con punta melodica di chitarra e digressione successiva. Il testo non ah un senso chiarissimo, toccando comunque vagamente il tema della vendetta e del disprezzo, probabilmente verso i cristiani, fino alla rivalsa grazie ai "cinque demoni", forse ad indicare la band stessa composta da cinque persone; "You used to feed me with your fucking lies. Always you faced me with your big fake smile. You must be stupid if you thought you're safe. Next time you'll see me, you will feel my - hate - Una volta mi riempivi con le tue fottute menzogne. Sempre mi affrontavi con il tua grande falso sorriso. Devi essere stupido se pensi di essere al sicuro. La prossima volta che mi vedi, proverai il mio - odio." viene enunciato con odio e con minaccia, continuando poi con una serie di immagini violente e di scontro. Alla fine i cinque accerchiano al vittima ( "Now here before me, you tremble in fear, Pathetic excuses are all that I hear - Ora qui davanti a me, tremi di paura, Scuse patetiche sono tuttto ciò che sento." ) pronti a mettere fine alla sua vita. "Declaration Of Hate - Dichiarazione Di Odio" non perde tempo e ci investe con le sue ritmiche marziali giocate su marcette di batteria, e le chitarre a giri circolari che avanzano solenni; le dissonanze sono in bella vista, creando un gioco stridente ed ipnotico dal grande effetto che ci accompagna per una lunga coda iniziale. Si inseriscono poi i colpi di tamburo pesanti e dilatati, insieme al basso greve, in un lento incedere pensate che prepara il crescendo di tensione sonora serpeggiante, che si sviluppa con un lavoro di aggiunte costanti; al diciassettesimo secondo arriva l’inevitabile esplosione dove si creano muri di suono altisonanti freddi e potenti supportati nella loro folle corsa a tutta velocità dalla doppia cassa e dallo screaming gorgogliante e dalle linee in tremolo taglienti come motoseghe. I blast dilaniano al composizione mentre le vocals gridate piene di effetto proseguono nella loro maligna declamazione; al minuto abbiamo un’ulteriore accelerazione giocata sul drumming ossessivo e sulle bordate folli di chitarre discordanti, in un cacofonico assalto ai sensi che assume anche connotati epici e cadenzati grazie ai giri circolari, sempre però calibrati grazie alla batteria su tempi al fulmicotone. Al minuto e venticinque s’inseriscono in sottofondo assoli stridenti e malinconici, sovrastati comunque dal terremoto instaurato dalle pelli lanciate in una corsa senza sosta; si tratta quindi di un pezzo molto “classico” per i nostri, dove al minuto e trentuno erutta di nuovo il ritornello vorticante nei suoi freddi suoni taglienti e nella costante ritmica assassina. Abbiamo poi blast cadenzati e pensati, che anticipano lo spazio lasciato alle chitarre dissonanti; esso a sua volta sfocia in una nuova potente cavalcata dove i ritmi folli sono all’ordine del giorno, in un vortice nero brutale che non lascia scampo. Al secondo minuto e sedici si inseriscono su substrato sonoro martellante le vocals in growl gracchiante che recitano in modo cinematico il testo con fare da film horror, mentre prosegue la follia sonora in sottofondo; al secondo minuto e trentatré l’intensità accresce, e un grido accompagna la strumentazione lanciata nella continua corsa spacca ossa. Al secondo minuto e cinquantatre i blast assumono di nuovo toni incalzanti, mentre si sviluppa una stridente linea melodica giocata sulle assonanze di chitarra fredde e solenni; esse si sviluppano in scale ripetute, fino al ritorno del movimento con ritornello giocato sui vortici oscuri ed alienati nella loro violenza parossistica, per quello che uno dei pezzi più cacofonici e veloci di tutto l’album. Al terzo minuto e trentatré tornano i rifting maestosi e glaciali, che proseguono costanti insieme al drumming ormai familiarmente schizofrenico e senza sosta alcuna; s’inseriscono poi nuovamente i blast cadenzati e potenti, creando un motivo incalzante dal forte spirito Metal, che dilania il torrente sonoro sottostante. Bisogna attendere il quarto minuto e sette per un rallentamento, il quale però mantiene alta la tensione grazie ai rullanti marziali di batteria e alle dissonanze in bella vista; anch’esso ha però vita breve, sfociando con un risucchio di voce nel ritornello cacofonico del pezzo. Esso prosegue ad oltranza con i suoi loop di chitarra concentrici e con al doppia cassa, fino alla coda marziale del quarto minuto e cinquanta con batteria cadenzata e battagliera, stagliata su una digressione di chitarra; essa continua strisciante verso il finale del pezzo, dove in dissolvenza si aggiunge in sottofondo il rifting dissonante che si trascina fino alla conclusione. Continua su coordinate anticristiane anteponendo un egoismo satanico al falso altruismo della cristianità, in un inno all'odio fatto propria virtù, in un elementare inversione dei valori tipica dei testi Black Metal più blasfemi; "I don't even bother, About other's problem, Don't care about humanity, I only care about me... - Non mi interesso nemmeno, Dei problemi degli altri, Non m'interessa dell'umanità, Mi interessa solo di me..." chiarisce il nostro, descrivendo poi con disgusto i gesti di carità e bontà, e vedendo i cristiani come mosche che ipnotizzano con le loro menzogne i più deboli per trarne profitto ( "Over and over they speak of their lies, Over the weak ones, they gather like flies - A ripetizione dicono le loro menzogne, Sui deboli, si raccolgono come mosche." ). Non mancano naturalmente minacce violente e dichiarazioni di odio verso un dio al quale si rinuncia, in un testo abbastanza lineare e tipico della band. "In My Dreams - Nei Miei Sogni" parte subito con fraseggi melodici di chitarra in bella vista e doppia cassa controllata, ridando spazio alle atmosfere più intime che caratterizzano l’album; essi proseguono in un loop suggestivo ed arioso che conosce parti struggenti ed orchestrali dove la batteria si fa ancora più dilatata. Parte poi al trentanovesimo secondo il cantato in un misto tra growl e screaming dai toni rauchi e allo stesso tempo striduli, il quale segue nel suo andamento lo sviluppo degli strumenti in sottofondo, in un crescendo atmosferico dove punte effettate sottolineano certe parti del testo; al cinquantacinquesimo secondo abbiamo poi fraseggi circolari ancora più sentiti e presenti nel mixaggio, che si adattano ai blast controllati. Il crescendo evocativo trova sfogo al minuto e undici nella fredda e solenne melodia frostbitten giocata sulle chitarre in tremolo, per l’ennesima “ballad Black” che si mantiene controllata e che gioca sulle suggestioni emotive, adattandosi al testo questa volta particolarmente romantico ed emozionale; essa continua in un crescendo di elementi dove le chitarre creano un andamento variegato dove intervengono diverse melodie atonali in tremolo, per un epica atmosfera dove trovano spazio i growl effettati recitanti la loro storia malinconica. Riprende poi il malinconico ritornello, vero protagonista del pezzo con i suoi vortici sentiti e con la doppia cassa cadenzata sulla quale si distribuiscono i blast dilatati; abbiamo poi la ripetizione dei movimenti melodici precedenti, dove al secondo minuto e ventisette incontriamo chitarre taglienti in un loop segaossa ricco come sempre di glaciale e regale melodia struggente. L’effetto “da megafono” dello screaming anticipa al secondo minuto e quarantuno al ripresa del motivo di chitarra arioso e struggente, in un’atmosfera giocata tutta sulla malinconia, che non da accenno di fermarsi, adattandosi ai vari andamenti assunti dal pezzo, grazie all’intervento delle chitarre in tremolo, dove Lord Ahriman e Chaq Mol tessono con la loro abilità le trame sonore portanti del brano, mentre torna l’effetto particolare delle vocals subacquee; la struttura prosegue con un ritorno ben congegnato dei movimenti finora descritti, in modo da creare un gioco  di alternanze che narrano tramite i suoni, e sospingono il pezzo nel suo crescere d’intensità mai violenta, bensì giocando  sul fattore emotivo. Largo quindi di nuovo allo struggente ritornello ricco di melodia atonale, rullanti di batteria in doppia cassa, e grida melodrammatiche, così come poi ai maestosi andamenti ariosi sottolineati dal growl; segue poi l’epico rifting discordante anch’esso pregno di suggestioni sonore, che sfocia al quarto minuto e trenta in un rallentamento giocato su colpi controllati e cadenzati di batteria e fraseggi distorti di chitarra. Esso prosegue nel suo freddo andamento, incontrando poi colpi ancora più potenti e blast sferraglianti; erutta poi per l’ennesima volta il ritornello con growl e melodie tristi e fredde di chitarra, in un crescendo dove le chitarre si fanno sempre più stridenti, e il drumming prosegue con la sua doppia cassa marziale, spingendosi verso il finale in dissolvenza che risucchia il pezzo in una coda malinconica perfetta per le tendenza del brano. Qui abbiamo un caso più unico che raro nella discografia dei Dark Funeral: un testo che verte sui patemi dell'amore, creando per la prima volta una vera " Black ballad" priva di elementi blasfemi o volgari, offrendo quindi un'inaspettata introspezione (anche se non dobbiamo certo pretendere voli pindarici di tipo poetico); "I dream of when we were as one, my secret passion is known to none. If only I could turn back time, When your lips and heart they were only mine - Sogni di quando eravamo una cosa sola, la mia passione segreta non è conosciuta da nessuno. Se solo potessi andare indietro nel tempo, Quando le tue labbra e il cuore erano solo miei." reclama con tormento e rammarico il protagonista, tormentato dai ricordi dell'amata perduta, desideroso di tornare a quella felicità ormai persa. Si tratta di un supplizio che non lascia riposo al nostro, il quale si chiede perché non può dimenticare ( "Why do I think of our past together? Your face haunts me - forever and ever - Perché penso al nostro passato insieme? La tua faccia mi perseguita - sempre e per sempre." ) condannato a rivivere il passato nella sua mente, senza pace alcuna. "My Latex Queen - La Mia Regina In Latex" cambia registro rispetto al pezzo precedente, investendoci subito con una doppia cassa fitta come una grandinata costante e rifting taglienti a motosega; si aggiungono al diciassettesimo secondo le grida vomitate di Caligula, arricchendo al cacofonia già in atto e inserendosi nei vortici di chitarra. La doppia cassa impazzita è al cotante che delinea la struttura ritmica forsennata della cavalcata ad alto numero di BPM, grazie al lavoro di drumming gestito da Dominator; l’intensità può solo crescere, e già al ventottesimo secondo le bordate si fanno ancora più fitte e ricche di sfuriate brutali dai connotai Death, dove intervengono le grida di Caligula. In sottofondo si costituiscono freddi giri circolari, ma qui sono i muri costanti di rumore a farla da padrona, in un assalto cacofonico senza tregua e violento, dove è la batteria adornare un minimo di variazione passando dalle tirate a tutta velocità, a momenti più cadenzati, ma sempre ricchi d’intensità nervosa. Al minuto e diciotto viene dato maggior spazio ai riff taglienti delle chitarre, supportati naturalmente dalla doppia cassa marziale e dai blast incalzanti, mentre si sviluppano solenni movimenti di chitarra in sottofondo, e le vocals si danno ad uno screaming cadenzato; i ritmi poi accelerano come sempre grazie al drumming furioso e ai vortici ossessivi e freddi di chitarra, ritornando sulle coordinate cacofoniche precedenti. Al secondo minuto e ventuno abbiamo l’ennesima esplosione per un songwriting tellurico dove sono le cascate continue a dominare la scena, mentre le chitarre si lanciano in fredde melodie atonali e stridule che creano un effetto ripetuto ed ipnotico; al secondo minuto e cinquantaquattro troviamo una pausa improvvisa con rallentamento dei tempi e arpeggi in tremolo in bella vista, sottolineati da un feedback pungente di chitarra. Presto si aggiungono rullanti di batteria dal tono incalzante, ripartendo con un andamento cadenzato dominato dai blast e dalle fredde melodie atonali di chitarra, dove si delinea il growl effettato e inumano di Caligula; sono poi le chitarre dissonnati a prendere posto, configurando una coda melodica e alienate dai tempi più controllati che fa da opposizione ben bilanciata alle ritmiche altrimenti al fulmicotone che dominano il resto della composizione. Si torna poi al quarto minuto al movimento precedente, che sia alterna di nuovo con le dissonanze, in un gioco di botta e risposta costante che prosegue serpeggiante verso il finale del brano, come spesso accade con i nostri affidato alla dissolvenza che trascina nel limbo sia il pezzo, sia l’album stesso. Il testo sembra voler "rimediare" al romanticismo di quello precedente, o forse fargli da contrasto tematico; si torna sui territori di "Atrum Regina" e "Goddess of Sodomy", ovvero una descrizione diretta della libidine sessuale che usa toni grossolani pieni di immagini chiare sulle varie fasi del "intercorso" con la propria amante, qui una sorta di mistress in lattice dai toni fetish.  "Tonight - my hunger I'll please... Your presence makes my pulse increase... - Stanotte - sazierò la mia fame... la tua presenza fa accelerare le mie pulsazioni..." mette le cose in chiaro mostrando tutta la lussuria che domina il protagonista al cospetto della sua compagna; segue la supplica "I beg for thee please bend down, I want to see you from behind - Ti prego, piegati, voglio vederti da dietro." che abbastanza apertamente inaugura una serie di descrizioni sull'atto sessuale nelle sue varie fasi, con un risultato un po' involontariamente comico data la ricerca di costruzioni forbite, usando però metafore da battute tra amici ubriachi. Infondo di certo i Dark Funeral non li si ascolta per i testi, quindi va bene così, regalandoci una terza (e speriamo ultima) parte di quella che possiamo vedere come una sorta di "trilogia delle imbarazzanti fantasie sessuali di Caligula".



Concludiamo quindi la nostra analisi con una ripresa dei nostri, in uno dei loro punti più alti grazie ad un maggiore gusto melodico e alla ripresa di una maggiore variazione nel songwriting ereditata da quanto fatto in "Diabolis Interium", ma unito ad una produzione e ad alcune tecniche più vicine al Metal moderno, ora però integrate con il classico suono a tutta velocità della band; si tratta inoltre del loro lavoro più “meditato” dove i pezzi dai tempi medi abbondano, anche se non vengono a mancare un paio di episodi decisamente più lanciati e cacofonici, offrendo una buona varietà che non stanca l’ascoltatore. Viene inoltre dimostrato ancora una volta come la produzione faccia la grossa differenza spesso con i Dark Funeral: l’assalto deve essere ben giostrato con effetti da studio, e con la rilevanza nel mixaggio dello strumento giusto al momento giusto, creando il dinamismo e la varietà necessaria per dare struttura ai pezzi. Tägtgren si dimostra l’uomo giusto anche in questa occasione, sapendosi adattare al loro songwriting, usando suoni e produzione moderna, ma senza soffocare ne il loro lato freddo e Black dalle malinconiche melodie, ne quello più brutale e Death dalla violenza cacofonica giocata sui muri di chitarra (qui però molto più contenuti rispetto ad altri lavori dei nostri). Inseguito la band si lancia ancora nei suoi vari live, e negli anni avvengono vari cambiamenti: Caligula decide di concentrarsi sulla famiglia e lascia il gruppo, il quale poi si affida a Nachtgarm (Steve Marbs) dei Negator per i concerti seguenti, il quale però presto se en andrà per motivi non meglio precisati. Caligula darà quindi il suo apporto, ma solo in sede live, mentre per un po’ i nostri spariranno dai radar; solo di recente sono riemersi con un nuovo singolo, passati sotto la Century Media Records  e con una nuova formazione che vede il bassista Natt (Andreas Fröberg) e il cantante Heljarmadr come nuovi elementi, sancendo una terza era che, speriamo presto, ci mostrerà che cambiamenti, o mancanza di tali, i nostri ci riserveranno.


1) The End of Human Race 
2) The Birth of the Vampiir
3) Stigmata
4) My Funeral
5) Angelus Exuro pro Eternus
6) Demons of Five
7) Declaration of Hate 
8) In My Dreams
9) My Latex Queen 

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