CRUENTATOR

Ain't War Hell?

2018 - Xtreem Music

A CURA DI
DAVIDE CILLO
10/02/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Noi di Rock & Metal In My Blood torniamo alla scena Thrash Metal che preferiamo in assoluto, la nostra, quella italiana. E lo facciamo con una nuova band, i Cruentator da Como, formatisi nel 2015 e al loro debutto assoluto in studio con "Ain't War Hell?" del 2018, che come potrete già aver intuito è l'album protagonista della recensione odierna. Ma sarebbe sbagliato approcciarci a questo album pensando a dei ragazzi alla prima esperienza, qui troviamo al contrario esperti navigatori del Metal. E' il caso del batterista Riccardo e del chitarrista Omar, per anni insieme alla guida della Brutal Death Metal band Bowel Stew, complesso nel quale fra l'altro negli anni delle origini ha militato anche il vocalist Ambro. Per quanto riguarda i Cruentator si parla di una Thrash Metal band, dunque, ma con radici ben più estreme. A completare la formazione troviamo il bassista classe '77 Vanni, alla prima esperienza discografica nell'universo metallaro, e Massi FD (FD cioè letteralmente "Fucking Die"), anche lui di scuola estrema in quanto formatosi artisticamente nella Black Metal Band milanese Bloody Weep. Non ci si aspetta dunque un Thrash Metal con arpeggi melodici, magari una ballad, ma tanto volgare Thrash senza compromessi. Ma se sarà davvero così, solo al momento dell'ascolto potremo saperlo. Tornando a questo "Ain't War Hell?" dei Cruentator, per la pubblicazione l'album trova il supporto dell'etichetta spagnola Xtreem Music.  Il nome dice già tutto, "Xtreem Music" appunto, dunque musica estrema: il Thrash Metal è infatti quanto di più melodico potrete ascoltare fra le band nel roster dell'etichetta. Fra le band che potreste conoscere sotto la label i thrasher spagnoli Aggression, il cui album "MoshPirit" ebbe una discreta visibilità, I Cerabral Fix, gli italiani Hour of Penance ai debutti. Un altro indizio, questo dell'etichetta, che dunque depone per questo album di debutto dei Cruentator a favore di una sorta di "Thrash/Death", piuttosto che di un Puro Thrash vecchia scuola di californiana memoria. La stessa band, sulla propria pagina facebook, descrive il suo genere con l'intrigante definizione "War-Obsessed Thrash Metal", cioè Thrash Metal ossessionato dalla guerra. Bene, non vediamo l'ora. Ancora, i Cruentator descrivono il proprio sound con le parole "Thrash Metal rapido ed abrasivo". Personalmente, adoro alla follia band leggendarie della scena Thrash/Death come Demolition Hammer, Morbid Saint e le canadesi Slaughter e Razor, tutte quante citate fra le proprie influenze dagli stessi Cruentator. La band, fra le altre che la influenzano, cita anche note band del Thrash teutonico come Kreator e Sodom, gruppi che certamente ognuno di noi conoscerà, specie considerando che vi trovate a leggere questa recensione. In poche parole: roba per duri. Un pirotecnico mix di vero metal vecchia scuola underground e "mainstream", se così possiamo definire le due tedesche, nell'intelligente scelta rivolta al pubblico di citare sia band più che band meno conosciute. Ad ogni modo: se queste sono le premesse, ci dobbiamo preparare alla guerra vera e più totale. Come sempre, nella parte conclusiva della recensione parleremo anche dell'artwork dell'album, che stavolta come non mai merita tutto il suo spazio. Concludo questa introduzione dicendo che quelle che ascolteremo sono 8 canzoni, per la durata complessiva di 32 minuti. Solo in un caso un brano supera i 4 minuti di ascolto, dunque non aspettiamoci tracce "monumentali" e costruite strumentali, ma solo tanta "guerra" e voglia di incidere, per un album che non è e non vuole essere certamente fra i più lunghi al mondo. Coltello fra i denti, ragazzi nostri, sfreghiamoci le mani e catapultiamoci nell'ascolto. "Ain't War Hell?" ci aspetta.

Merciless Extermination

Il titolo del brano che apre questo full è già una garanzia: "Merciless Extermination" (Sterminio spietato). Ed effettivamente, l'incipit lascia ben poco spazio, per non dire nessuno, alla fantasia: la band ruggisce a tutta forza proponendosi all'insegna di una produzione tendenzialmente cupa e caotica. Nessuna sorpresa invece per quanto riguarda le nostre premesse scritte nell'introduzione di recensione: troviamo nei ragazzi velocità, aggressività e tanta voglia di incidere. I nostri alternano un riff estremamente classico ma efficace, quello della strofa, composto da classici power chord e da un ritmo non particolarmente ossessivo, a godibilissime e veloci parti in rapide plettrate come da scuola del buon caro e vecchio Thrash/Death. La produzione, capiamoci, è low cost, un po' confusionaria se vogliamo, ma a sua difesa c'è da dire che rende onore alla cara e bella vecchia scuola: in particolar modo per quanto riguarda il suono di chitarra, tagliente e affilato, mentre da rivedere il suono di batteria, specie quello di rullante, che non rende onore a storiche produzioni del genere che dal punto di vista batteristico incantavano. Il rullante si mostra in particolar modo spesso troppo acuto e non abbastanza incisivo, mentre a volte scompare un po' dal mix. Insomma, un approccio di produzione alla "Tortured Existence", per citare i Demolition Hammer che sono una delle influenze della band, avrebbe migliorato di molto l'impatto del full. Ma non fraintendiamoci: il brano è una mazzata fra i denti, tirando fuori il meglio che ha in serbo nei rapidi frangenti plettrati. Ottimo anche il semplice e puntuale assolo che prende velocità sostenendo al meglio la violenza della base ritmica. La prova vocale segue le classiche del genere, ma per parlarvene nel dettaglio preferisco attendere il prossimo brano. Parliamo però delle liriche di questa "Merciless Extermination", che parlano di un'insolita anarchia militare che vede l'esercito sfociare nella più totale violenza e voglia di uccidere. In assenza di ordini, infatti, le truppe prendono il controllo delle proprie scelte decidendo di sfondare le linee nemiche e assassinare chiunque si ponga sulla loro strada. Non quello che veri soldati farebbero in assenza di ordini, starete pensando. Lo penso anch'io, ed è per questo che apprezzo questo testo così tanto! E' follia, come cita la stessa canzone, un'insana e inspiegabile voglia di spargere sangue. 

Tyrants of the Wasteland

Eccoci al più breve secondo capitolo "Tyrants of the Wasteland" (Tiranni del deserto). Il brano segue alla lettera lo stile del primo, specie nella sua introduzione! Ma ad aprire questo secondo pezzo c'è un urlo del vocalist, che subito sgolandosi sommerge una devastante strofa ritmica. E qui si sente tutta l'influenza dei Morbid Saint! Un riff eccellente quello principale di questa traccia, dove le note di chitarra legate fra loro in ossessive melodie trafiggono l'ascoltatore tramite un sound pungente ed estremo. Questo capitolo è preferibile al già positivo episodio introduttivo, specie nei suoi intensi frangenti della suddetta strofa. La canzone presenta inoltre ritmi estremi di batteria, dove il rullante a sprazzi viene colpito con una rapidità estrema, in una proposta autenticamente tipica del sound del metal estremo. L'assolo al contrario alterna velocità e melodia, laddove per melodia si intende lo smisurato utilizzo della leva e di ritmi sensibilmente più lenti e riflessivi. Per quanto riguarda la voce, posso confermare la sensazione che ho avuto durante l'ascolto della prima traccia: il cantante tira fuori il meglio di sé nei frangenti dove utilizza una vocalità più gutturale ed estrema, meno cantata dunque. Contrariamente a quello che ho affermato in molte mie precedenti recensioni, stavolta è la vocalità estrema e vicina allo screaming a tirar fuori il meglio dai brani. Considerato il genere, suppongo non vi sia difficile crederlo. Bel lavoro ragazzi, questo secondo pezzo mi ha proprio fatto divertire! Secondo pezzo che, fra l'altro, nelle tematiche non si discosta poi molto dal precedente brano, quello che aveva aperto il disco. La violenza e la distruzione vengono portate da letali esplosioni di bomba atomica, mentre i protagonisti si preparano al giungere della propria fine. Dal deserto sorge una nuova misteriosa razza, sempre umana, mentre quelli che potremmo definire i "vecchi" umani sono vittime di carestia e morte. Aria avvelenata, pioggia acida, una rivolta cibernetica in stile Terminator, radiazioni tossiche, un genocidio: insomma, nel brano non manca proprio nulla, ma il senso è unico. La razza umana deve morire. Se vi siete divertiti, cosa che certamente ci auspichiamo, è tempo di passare allora al terzo brano di questo lavoro di debutto della band nostrana Cruentator.

Barbaric Violence

Non si sfugge, il terzo brano si intitola "Barbaric Violence" (Violeza barbarica). Non aspettatevi allora un arpeggio, una melodia, un'introduzione introspettiva. Aspettatevi solo tanti cazzotti e tanta sana volgarità. Tuttavia, siamo nel capitolo più sviluppato e costruito di questo album, quello che quasi tocca i sei minuti di ascolto. La robusta introduzione presenta scanditi power chord e stacchi batteristici, preannunciandoci l'avvento della fine. Ed effettivamente così è, ma la band stavolta ci mette un po' del suo e un po' di sana originalità. Quando ci si potrebbe infatti aspettare l'avvento della batteria e l'ossessionante riff di chitarra, le furiose plettrate cambiano di nota salendo di tono. Batteria e chitarra irrompono poco dopo, in un secondo momento. Ma stavolta il brano è diverso, anche dal punto di vista tecnico: l'assolo che i ragazzi ci presentano alle porte del secondo minuto di ascolto lo conferma, essendo più costruito e mettendo anche in mostra un buon livello tecnico sullo strumento. Il brano è roccioso per antonomasia, le plettrate sono rapidissime e la batteria erge un tappeto ritmico di tutto rispetto. Ottimo il riff che fra il velocissimo alternate picking scandisce note ben funzionali a devastare l'ascoltatore. Positivissimo il risultato. Secondo assolo al terzo minuto di ascolto, concettualmente simile al primo: sempre tecnico, ma che stupendamente valorizza la base ritmica. I ragazzi si scatenano, la voglia di spaccare ci tocca anche da questa distanza ed emerge più che mai la passione e l'attitudine di questi ragazzi, l'amore per le band storiche del Thrash/Death. Per la prima volta il gruppo introduce un cambiamento di tono, con uno scandito riff al quarto minuto. Fulmineo infine l'ultimo e conclusivo assolo, che conferma la principale caratteristica di questo brano: pochissima voce, quasi solo strumenti, all'insegna di un muro sonoro imperioso e ben strutturato. Nelle brevi liriche i nostri ci raccontano di come cinque elementi possano, se congiunti, portare un risultato distruttivo e tremendamente inaspettato: parliamo dell'acciaio, del fuoco, delle mine, delle granate ed infine, ovviamente, della guerra. Come non citare la guerra! Le armi andranno pure usate, oppure no? E quale circostanza migliore se non un bel conflitto distruttivo? Ad ogni modo, qui la band non si attiene ad uno sterminio su grande scala, raccontando anche di altri crimini: torture, stupri, infinita sofferenza, e tutto a scapito di innocenti colti di sorpresa. "La natura dell'uomo è brutalmente aggressiva", questa la grande verità sostenuta dalla band nel canto della traccia. Il tempo di un nuovo olocausto è giunto. Difficile dire se qualcuno si salverà. 

Evil is Prowling Around

Vi state appassionando? Vi state immedesimando? Personalmente mi sento come se avessi una granata in mano e una bomba atomica che mi esplode davanti. Immagino sia questa l'intenzione dei ragazzi. Siamo arrivati alla quarta canzone, intitolata "Evil Is Prowling Around" (Il male si aggira qui intorno). Si parte a tutta forza, con tanto di ritmi batteristici ossessivi e voce raschiata del vocalist, all'insegna di un capitolo che non vuole lasciare spazio a riflessione alcuna. Colpisce qui in particolar modo, sempre dal punto di vista batteristico, l'intenso lavoro di cassa. Davvero notevole in determinati frangenti. Tornando al brano, questo alterna ritmi medi ad altri estremi, incentrandosi su una melodia cupa ed oscura. La band non di rado adopera un intenso palm muting e riff di matrice Death Metal, manca invece a differenza dei brani precedenti il momento "respiratorio", se così possiamo definirlo, di assolo di chitarra. Non se ne sente la mancanza, anzi: il brano trova così compiuta la sua essenza, un'essenza di pura attitudine e di autentica devastazione. Dal punto di vista dell'originalità d'ascolto invece questo pezzo mi ha colpito meno, sebbene il lavoro, ci tengo ancora a ribadirlo, sia assolutamente positivo specie per una band al debutto, per quanto esperta. Venendo al punto: un brano compatto e che tira fuori il meglio di sé dal punto di vista batteristico. I ragazzi ci raccontano qui di un nuovo e tremendo olocausto, stavolta incentrato sull'utilizzo delle armi chimiche. Infatti, tramite immorali strumenti di morte, il virus Ebola viene distribuito sul pianeta, e le vene delle vittime vengono letteralmente, citando il pezzo, riempite di morte e di malattia. Non vi è alcun scampo, si tratta di una tremenda pandemia globale, con tanto di parassiti che strisceranno sulla putrida carne di coloro che sono colpiti dal morbo. C'è solo da prepararsi al peggio, c'è da dubitare che in seguito a questi avvenimenti arrivi una qualche buona notizia. In queste situazioni, cosa può infatti succedere? Scoppia il panico, le città prendono fuoco, e mentre i corpi crollano altrimenti scappano cercando salvezza, ma non vi è alcun miracolo. Tutti giungono incontro allo stesso destino, che è la morte. Non c'è speranza, dal momento che il male si aggira qui intorno. 

The Nightstalker

E' tempo del quinto brano "The Nightstalker" (Il predatore della notte). So che dopo i primi quattro brani vorrete recuperare il vostro ascolto. Io so che desiderate un secondo di pace, una pausa. Magari una ballad, o al limite un'introduzione un po' più lenta e costruita. Se è così, se davvero desiderate ciò, allora dovete solo dirlo: perché vi consiglio di chiudere l'album e di andarvene, perché siete delle mezze calzette. Nessuna pausa, nessuna flessione, niente di niente. "The Nightstalker" parte violentissima, ed è così che la vogliamo. Un riff che più violento non si può, con note legate e incisive, ancora una volta di scuola Morbid Saint. La batteria è altrettanto fitta e ossessiva, mentre la strofa è caratterizzata da un rapidissimo alternate picking e strizza vagamente l'occhio alla scuola HC-Thrash e a band della nuova ondata come i Municipal Waste. Magari questa definizione non piacerà alla band, magari non era questa l'intenzione, ma in questo brano le influenze di questa altra bellissima scuola del Thrash sono evidenti. Il cantato si fa qui diretto e minaccioso, a volte quasi parlato, altre volte è più gutturale e profondo. E' al secondo minuto e trenta che la band si interrompe per mezzo secondo introducendo seccamente l'assolo di chitarra, ben strutturato ed impegnato, dove l'interpretazione si fa dinamica assecondando al meglio la base ritmica. Questo è probabilmente uno dei brani meno vari di questo full, nel senso che effettivamente non ci sono particolari variazioni, ma davvero poco male da questo punto di vista. La band fa tutto ciò che vuole, e ancora una volta i nostri sono efficaci e pungenti. I ragazzi qui ci raccontano di una viscida e mortale creatura, un uomo che metaforicamente assume le connotazioni di un serpente della notte, che velenoso e schizofrenico si aggira per buie strade in cerca di vittime da assassinare e sottoporre a violente torture. Coloro che incontra, questa creatura li fa a pezzi: è la bestia di Satana, ed il diavolo sarebbe solo orgoglioso del lavoro del suo mortale braccio destro, il serpente della morte. Ancora una volta, la band sostiene "uccidere è il lato più oscuro della natura umana". Natura umana che purtroppo, talvolta, può produrre una tale creatura di terrore. Meglio starne alla larga? credetemi. 

Marching Into a Minefield

La guerra non accinge a fermarsi. La morte si diffonde nota dopo nota. E i nostri non lasciano spazio ad equivoci, raccontando passo dopo passo di bombe atomiche, genocidi, ed esplosioni. Questa piacevole tendenza viene confermata dal sesto brano di questo full-length, intitolato "Marching Into A Minefield" (Marciando su un campo minato). Ed effettivamente, i riff di chitarra ci lasciano davvero la sensazione di star marciando su un campo pieno di mine, pronte ad esplodere sotto i nostri piedi. In particolar modo ciò avviene quando la band scarica diverse plettrate di chitarra in maniera serrata. Ancora una volta, il lavoro batteristico è intenso, mentre dal punto di vista vocale la band si attiene allo stile urlato ma non troppo estremo ascoltato nel corso dei brani precedenti. Questo brano è uno dei più validi a mio giudizio, perché presenta una serie di evoluzioni e di interessanti variazioni, spesso davvero rapide ed incisive. Il riff principale è godibilissimo, e il brano scoccato il suo secondo minuto irromperà con una serie di ritmiche da prima guerra mondiale. Nessun rallentamento fino alla parte finale, quella che alle porte del terzo minuto d'ascolto introduce tramite una serie di cadenzati power chord lo sferzante assolo chitarristico, semplice nell'esecuzione ma ottimo nella scelta. La traccia si concluderà con il ritorno della strofa e dunque della voce del vocalist, una scelta che regala una sensazione di "quadratezza" al capitolo. Nelle liriche ci troviamo, indovinate un po', nel pieno di un conflitto armato, fra fuochi e nebbie da guerra. Gli obiettivi civili non vengono in alcun modo risparmiati, colpiti da armi chimiche e gas velenosi. Nessun senso di umanità, solo brutalità. Così, mentre gli innocenti vengono falcidiati dalla morte, il paesaggio viene devastato e messo a ferro e fuoco da cannoni e mortai. A marciare su un campo minato, invece, è l'esercito, mutilato e ridotto a brandelli dalle molteplici esplosioni. Nella parte conclusiva, i Cruentator ci racconta che trattati e accordi di pace non possiedono più alcun valore. Ciò che resiste, invece, è il desiderio di potere delle persone e lo spietato annientamento portato dalla guerra. La carneficina continua. 

The Shining Hate

Ed eccoci al penultimo episodio, uno dei più brevi di questo full-length. Siamo dinanzi a "The Shining Hate" (L'odio splendente). Questa traccia, la settima di "Ain't War Hell", possiede una durata di poco superiore ai tre minuti d'ascolto. Per la prima volta è protagonista il basso, per diversi secondi non accompagnato da alcun altro strumento nel corso dell'introduzione. Il riff principale è ottimo davvero nella parte che lega le note, affilate e taglienti come un rasoio, mentre la parte in power chord che chiude le battute musicali poteva essere perfezionata. La band lo sa, e allora con intelligenza nel corso della strofa sceglie di alternare rocciose plettrate e le devastanti combinazioni di note, estromettendo la parte in power chord del riff. Ottimo il rallentamento di metà brano, basato su slide classici del caro Thrash vecchia scuola, mentre sono in assoluto assenti parti di chitarra solista. Niente assoli dunque, niente accompagnamenti, i nostri scelgono al contrario di incidere con una traccia rapida, secca e dove la vocalità ricopre un ruolo importante. E, vi dico la verità, quando la band sceglie di cimentarsi in brani senza la presenza di assoli, non se ne sente assolutamente la mancanza. Abbiamo al contrario tracce secche, puntuali e che giungono perfettamente al compimento del proprio dovere, quello di spaccare. Nel testo la band ci narra di brutali regni che governano all'insegna della guerra, del caos e del dolore. Il destino conduce purtroppo molte persone alla morte, una morte brutale che vede le vittime macellate con spade, coltelli e baionette. A muovere gli eserciti è sempre la solita retorica del "combattere per il proprio paese", del "morire per il proprio onore". Le leggi di questi malvagi regni vanno contro Dio e contro la sua volontà. Vi è un solo vero governo: quello della guerra. Quello della lotta eterna. Quello della brutalità e delle mancanza di senso etico e di compromessi. Il risultato è la carneficina. Per questi malvagi governanti "armonia e democrazia devono essere sommerse nel sangue", e se necessario il mondo dev'essere trasformato in desolati territori di sangue. Che dire, questo settimo pezzo noi non potevamo aspettarcelo diversamente.

Cluster Terror

Cari miei, che dire, siamo quasi giunti alla conclusione. Siamo all'ottavo e ultimo pezzo di questo "Ain't War Hell". Da questo non ci aspettiamo altro che l'attitudine e la rigorosità dei brani precedenti. Prepariamoci allora ad ascoltare "Cluster Terror" (Ammasso di Terrore). Altro brano estremamente breve, capiamo subito il perché: la band vola a mille chilometri orari, i riff sono velocissimi e qui le chitarre tirano fuori il lato più tagliente ed estremo che hanno in dotazione. Le ritmiche ci portano a tutta birra attraverso cupe plettrate e ossessivi ritmi di matrice estrema, mentre la voce incalza colorando la possente base ritmica. Qui è evidente più che mai l'influenza di band come i tedeschi Kreator, influenza già annunciata in fase d'apertura di recensione, ma è possibile anche ascoltare come i Cruentator raccolgano l'eredità dei californiani Slayer. Chitarristi come Hanneman e Petrozza influenzano enormemente lo stile ritmico di questa "Cluster Terror", con lo stile di plettrata sempre cupo ma mai banale e monotono. A scandire il tutto, ovviamente, dei secchi e ben rilasciati power chord. Ancora una volta, e il verdetto è sempre positivo, mancano parti di chitarra solista. Dunque niente assoli, niente riflessioni, niente compromessi: un altro brano secco e immediato, scorrevole e liscio, nel suo brutale modo di porsi. E a noi va bene, francamente, che la band abbia scelto di chiudere l'album in questo modo. Ci piace. In quest'ultimo pezzo il testo della canzone si sofferma più che altro sul concetto di odio, sulla noncuranza di chi governa ordinando la morte di innocenti, e su come spesso le persone non siano padrone del proprio destino. Nulla di troppo politico o impegnato ad ogni modo, la band tiene fede ai propri principi. E, nel farlo, ci parla di giocattoli mortali, guerra, distruzione e di vittime che implorano pietà. Con questi strumenti di morte e distruzione in circolazione, davvero non vi è modo di scampare alla propria morte. Ci si addormenta non sapendo se ci si sveglierà. Ci si sveglia non sapendo se nuovamente ci si addormenterà. E' chiaro che in molti provano a scappare, ma ahimé quasi nessuno ci riesce. Alle armi su grande scala non si può sfuggire. 

Conclusioni

Sono davvero contento di aver ascoltato e recensito questo "Ain't War Hell" dei Cruentator, band Thrash/Death proveniente da Como. Un album valido e proveniente da una realtà italiana.  Fra le varie influenze di cui la band parla nella propria pagina facebook, ho la sensazione che i ragazzi diano il meglio quando si cimentano su un sound alla "Morbid Saint". In determinati passaggi mi sembra proprio di rivivere alcuni aspetti della band statunitense, e credo che questi momenti siano i migliori dell'album. Del resto, chi di noi non ha amato e apprezzato album come "Spectrum of Death"? Per quanto riguarda la scaletta, ho notato che il brano d'apertura di questo full "Merciless Extermination" è, pur se positivo, meno affilato e convincente rispetto ad altri. Forse sarebbe stata una buona idea aprire l'album diversamente, ma sia chiaro, stiamo parlando di dettagli. Per quanto riguarda la line-up, il cantante Ambro sicuramente convince più quando si cimenta in una vocalità più gutturale ed estrema, più tagliente e meno "cantata". Quando ciò avviene è davvero in linea con i grandi cantanti del genere, al contrario altre volte ci ha lasciato la sensazione di non regalare ai brani l'impatto desiderato. Ottimo il comparto ritmico con il basso di Vanni e la batteria di Riccardo, altrettanto convincente dal punto di vista ritmico il chitarrista Omar. Inevitabilmente la prestazione dei vari musicisti è influenzata dalla produzione, che come ben sappiamo influenza quasi album al mondo. Purtroppo il mixaggio a volte non è brillante, in alcuni frangenti il rullante di batteria è in primo piano mostrando i limiti del suo suono, mentre a volte è addirittura seppellito dagli altri strumenti. Questo vale un po' in generale a dirla tutta, manca un vero e proprio equilibrio. In compenso, abbiamo una produzione "reale" ed "autentica", davvero ideale per il genere suonato e dove la chitarra possiede il taglio necessario. Non c'è niente di peggio che ascoltare Thrash senza le chitarre che grattugiano, e questo siamo contentissimi che non avvenga. L'attitudine e la fede sono le due principali qualità di questo disco, disco che ci lascia comprendere ad ogni istante l'amore dei ragazzi per il genere suonato. Un genere fantastico, e che con i suoi grandi interpreti degli anni '80 ma anche di inizio '90 ci ha regalato album unici nella storia. Il brano non è stato più ricco del necessario, essendo composto da 8 brani per una durata di mezz'ora circa. Dunque, fortunatamente, nessuna traccia "riempitiva", niente canzoni mediocri per raggiungere la durata necessaria. Noi certamente preferiamo così. In ultimo luogo, non possiamo che parlarvi dell'artwork di questo album. Come di consueto, ci teniamo a lasciare spazio a ciò che spesso determina l'acquista di un album piuttosto che di un altro. Deve averlo pensato anche la band, che si è affidata all'indonesiano Five Miligrams, autore di storiche copertine per Morbid Saint e Massacre. Il risultato si vede, perché la cover di questo disco ha tutto quello che serve per farci comprendere l'essenza della musica che contiene. Su un brutale sfondo rosso, infatti, si erge in secondo piano una gigantesca esplosione atomica, che con i suoi fumi mette in mostra un mortuario teschio, simbolo di morte. In basso, sempre in secondo piano, vi è una città colpita mortalmente dall'esplosione. E' possibile scorgere grattacieli abbattuti e mortifere nubi. In primo piano, al contrario, vi è una sorta di divisione: a sinistra vediamo le "vittime", cioè una figura cadaverica attaccata ad un palo e due magrissimi civili che soccorrono un loro simile, probabilmente colpito da una mina o da un'esplosione. A destra vediamo al contrario i "carnefici", che consistono in due soldati armati di maschera antigas e fucile ed un carro armato, tutti che puntano contro la parte sinistra della copertina. In basso al centro, ancora una volta in rosso, il titolo dell'album. In alto a destra abbiamo al contrario il logo della band. Spero che quest'album vi sia piaciuto, perché per me merita un 7.5 pieno. Alla prossima ragazzi! 

1) Merciless Extermination
2) Tyrants of the Wasteland
3) Barbaric Violence
4) Evil is Prowling Around
5) The Nightstalker
6) Marching Into a Minefield
7) The Shining Hate
8) Cluster Terror