CORONER

Purple Haze / Masked Jackal

1989 - Noise Records

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
30/04/2018
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione recensione

È proprio sotto il segno del vigoroso metallo rossocrociato, che rinnovo i miei saluti a lor signori. Questa volta, amici avventurieri e sognatori, andremo ad analizzare la terza ed ultima singolar uscita da parte dei paladini del technical thrash del 1989, tuttavia con un accento diverso rispetto alle precedenti, poiché, quest'ultima, non anticipa parte del contenuto presente su No More Color, successiva composizione dei maestri Coroner, bensì riprende due tracce già incrociate nel seminale Punishment For Decadence. "Purple Haze" e "Masked Jackal", gemme non sponsorizzate in precedenza e qui riprese per beneficiare della meritata visibilità, sono i due componimenti utilizzati per chiudere il trittico di realise anticipatorie e potrebbero essere considerate come la perfetta chiusura di un cerchio. In Die By My Hand, abbiamo goduto del tema portante divenuto protagonista, ovvero dell'enigmatica ed oscura materia associata alle difficoltà interiori espresse dal genere umano. In Last Entertainment, invece, della crescente pochezza intellettuale evidenziata dall'uomo anche attraverso programmi televisivi come "Cops", quest'ultimo sotto accusa per le discriminanti azioni create a tavolino al solo scopo di portare a casa "audience". Mentre in Purple Haze-Masked Jackal (Foschia Viola-Sciacallo Mascherato), oltre alla magica foschia del maestro delle sei corde, della controversa figura del "leader", portavoce di un sistema politico-religioso in caduta libera per la significativa pochezza di intenti. Le argomentazioni appena citate, difatti, risultano la summa di ciò che fa parte della nostra vita, ovvero sono gli aspetti principali che ognuno di noi si trova ad affrontare nel corso della propria esistenza. Per quanto riguarda l'aspetto strettamente musicale di "Purple Haze", indubbiamente, trovandoci di fronte ad un colosso della musica rock,  non potremmo far altro che parlare di un componimento entrato nella storia, difatti, in virtu' di riff azzeccati e presenti misticamente nella memoria del tempo, resteranno per sempre come punto di riferimento per tutti gli aspiranti delle sei corde. Anche il testo nasconde spunti di mistica memoria, difatti si narra che il giorno prima della stesura del testo, Jimi sognò d'essere immerso dall'acqua e da una foschia viola colpevole di una veloce perdita dell'orientamento. La comparsa di Gesù si rivelò salvatrice cosi da intitolare il poema"Purple Haze Jesus Saves", poi tagliato nel titolo che tutti conosciamo, ovvero "Purple Haze" e nonostante la parola haze (foschia) possa ricondurre alla cannabis, nel testo completo non troveremo riferimenti espliciti. "Masked Jackal" invece, trovando nelle sue trame il sapore del puro thrash style, con la lungimiranza propria di un gruppo sempre precorritore dei tempi, risulta in grado di dipingere uno scenario spietato, quest'ultimo capace di annichilire i fruitori di note. Qui il testo può facilmente vestirsi da ufficiale giudicante, infatti le parole utilizzate dall'uomo di mente Marky, potenti e giustamente accusatorie, delineano perfettamente quelli che, a ragion veduta, divengono i subdoli ed infimi intenti partoriti della figura della "guida". Anche per ciò che concerne il formato, questa volta parliamo di un 7 pollici, ci troviamo di fronte ad una equazione quasi perfetta, poiché' escludendo l'unica variabile personificata dalla musicassetta, vengono rilasciate tutte le possibilità, ossia l'intramontabile 33 giri, il più innovativo CD e, appunto, l'altrettanto classico 45 giri. L'intrigante copertina immortala i tre cavalieri su uno sfondo viola, cosi a rendere omaggio all'incredibile ospite d'autore e a destra, in alto, il nome della band confederata con i due titoli delle tracce posti più basso. Il retro, ed esattamente nel suo centro, mette in risalto il fantasmagorico logo del combo elvetico, ovvero l'ormai famoso teschio a tre teste con l'incisione dei valorosi nomi, sempre importantissimo prodotto della mente di Mischa Good. Se al centro della pagina risalta luminoso il sigillo di famiglia, in alto, spostato sulla sinistra, è riportata la scritta "Double A side", cosi a consegnare la giusta importanza alle due tracce, poiché' entrambe risulteranno immortali nello spazio e nel tempo. A concludere questa leggera disamina ornamentale, in basso a destra, la scritta in 3D della casa produttrice berlinese Noise Records, sempre presente nel selciato distributivo del combo svizzero. Siam quindi pronti al terzo ed ultimo singolare viaggio psico-fisico proposto dal nostro fidato funzionario pubblico. Pieni di entusiasmo ed orgoglio per ciò che è stato espresso, non rimane che godere della sagacia mostrataci, poiché' nella musica e nelle liriche, avvolti dalla nebbia mistificatoria ed in preda a spasmi allucinatori, renderemo finalmente capaci gli sciacalli di gesti autodistruttivi.

Purple Haze

Si aprono le porte di Purple Haze (Foschia Viola), al cospetto di chi, per nostra fortuna, ha dato il via a tutto ciò che oggi entra con spasmodica forza nei nostri padiglioni auricolari sotto forma di metal o hard rock, ad onor del vero mette i brividi. Sono tanti i motivi per cui il cuore, in fiamme da tempo, arde ancora incessantemente e il piu' lapalissiano possiamo, molto semplicemente, tradurlo cosi, ovvero James Marshall "Jimi" Hendrix, chitarrista ed immortale icona nata a Seattle il 27 novembre del 1942. Il funambolico maestro delle sei corde americano, inventore del wah wah, nonché' uno dei primi ad utilizzare la distorsione, potrebbe essere ricordato per molteplici aspetti ma, in questo caso, vorrei porre' l'accento su un aneddoto, misto a leggenda, accaduto dietro le quinte del Festival di Monterey Pop, rassegna musicale entrata nella storia e tenutasi tra il 16 e il 18 giugno del 1967. Si narra che Pete Towsend, altro simbolo delle sei corde e componente degli storici The Who, ed il protagonista della traccia in questione, erano intenti ad "azzuffarsi" per decidere chi fosse il primo a calcare le scene e per placare gli animi John Phillips dei Mamas and Papas, propose di giocarsi la fatidica "uscita" tirando una monetina. L'esito favorì il gruppo di Pete e quest'ultimo concluse lo show con la classica rottura in mille pezzi della sua chitarra. Il geniale Jimi, per far si che potesse essere ricordato nel tempo in quello che fu, sotto tutti i punti di vista, il suo debutto ufficiale americano, decise di riscrivere la storia attraverso gesta mai viste, ovvero suonare il magico strumento utilizzando metodiche al di là di ogni concezione "umana". Immaginare un susseguirsi di capriole e di intere sessioni suonate dietro la testa o con i denti, basterebbe per evidenziare un'esibizione leggendaria, eppure tutto questo non bastò all'axeman statunitense, difatti terminò il concerto consegnando alle fiamme la prova della sua immensa classe, perché' il migliore potesse essere ricordato al di la del TUTTO. Dopo questa palpitante digressione temporale, tornati al componimento purpureo, potremo costatare la fedeltà con cui i nostri cavalieri confederati hanno ripreso l'immortale traccia, dacché' non sono stati apportati stravolgimenti ad esclusione delle peculiarità regnanti grazie al tipico stile Coroner. L'apertura della traccia consegna ai fortunati ascoltatori le prime, nonché' conosciutissime note, che stendono con rincuorante capacità il maestoso drappo seguente, ossia quel riff magistralmente espresso dalle pizzicate del barone, che dal paradiso della musica ipnotizzerà per sempre qualsivoglia uditore. Accompagnato da una doppia cassa imperiosa ad opera del signore del tempo Marquis, la voce di Ron, l'ambasciatore dal violaceo mantello, si presenta in simbiosi con la purpurea foschia e circondata dalla bruma, in grado di rendere visibile...l'invisibile, rende allegramente possibile il tocco del cielo. Tuttavia, essa, può ingannare, dacché può trasformare la felicità in tristezza al solo scopo di un'ultima richiesta d'aiuto. In pieno disagio mentale ed assorti nell'oblio, il solitario spazio dell'alfiere delle sei corde Baron apre una parentesi blues n' heavy virtuosa e distensiva, senonché, terminata la tregua, l'avvolgente rivincita della nebbia viola confonde, questa volta, il giorno con la notte ed è solo il secondo momento magico portato a compimento dal barone, all'unisono con gli altri elementi dell'orchestra, ci conduce ad un primo e sospirato finale. Proprio quando tutto sembrerebbe terminato, ignari se si trattasse di sogno o realtà, raddoppiando le energie sanatorie svanisce nel tempo.

Masked Jackal

Completamente depistati dall'insieme di bugie completanti lo sfondo della nostra esistenza e dall'insieme di bautte indossate con leggerezza da chi conduce una vita all'insegna della menzogna, con fare intimidatorio e vendicativo veniamo condotti di fronte alla verità. Ad onor del vero, nonostante non sia sempre cosi, la figura perfettamente delineata dalla lirica in questione, ovvero quella del "leader", può essere facilmente equiparata all'altrettanta bestia capace di nutrirsi delle sventure altrui. Ed è proprio "grazie" a queste peculiarità e "in virtu'" delle sue capacità trasformiste, che questa storia racconta il suo Masked Jackal (Sciacallo Mascherato). Il sublime percorso creato dal duo Marquis-Royce, in un primo momento cadenzato ed efficace, viene quasi immediatamente invaso dai ritmi impetuosi successivamente creati a regola d'arte e fungendo da base per le articolate evoluzioni neoclassiche di Baron, mostrano senza veli la titanica ossatura technical thrash del combo. Quando il nodo gordiano sembrerebbe prendere possesso della trama, la figura malcelata dietro la deprecabile maschera incontra un altrettanto abile compagno di sventure, poiché il controllo delle volubili e vulnerabili masse, in simbiosi con l'uso improprio della TV, può diventare non solo moralmente repellente ma, oltremodo letale. A questo punto la funesta ira del nostro amato pensatore, tradotta dall'ambasciatore dal violaceo mantello, proietta l'inevitabile potenza sulle due forze persuasorie e sulle lungimiranti intelaiature raccontate in apertura. Infatti l'insieme di slogan decantati in prima serata e tra la folla ipnotizzata, risultano sufficienti a condannare entrambe le malefiche entità a morte. Nonostante il completo rigetto potrebbe assumere connotati sufficientemente lapalissiani, il ritornello rivela informazioni ancor più ripugnanti, dacché' le speranze diffuse dal tubo catodico o le stesse divulgate tra la gente, quest'ultime sempre accompagnate da callose falangi incrociate dietro la schiena, divengono le solite falsità. Il seguente melodico arpeggio sinistro, risulta la perfetta forma per la successiva sequela di confuse affermazioni fuori campo, meticolosamente poggiate con dovizia, evidenziano ancora una volta l'arguzia del filosofo. È qui che mostra la sua chiarezza un concetto fondamentale espresso dalla lirica di Marky, ovvero sia essa politica, religione o qualsivoglia forma propagandata dalla TV, saranno sempre innumerevoli i vocaboli utilizzati, tuttavia sempre adoperati per esprimere il nulla. Dopo la riproposizione del ritornello, adagiato per sottolineare l'infinita ipnosi subita dai summenzionati cervelli volubili, l'alfiere delle sei corde immortala il suo virtuoso e solitario spazio in un duplice momento. Inizialmente ci conduce alla riflessione con sequenze proposte lentamente, quest'ultime utilizzate con tecnica heavy sopraffina e capaci di disegnare un primo atto pieno di pathos, successivamente invade il nostro spirito con un tapping di notevole difficoltà, in grado di sigillare momentaneamente l'orrore precedentemente divulgato a parole. Tornati sulle dinamiche iniziali, la sezione che conduce all'eclissi totale è sottolineata da nuovi inserimenti fuori campo, ovvero quelle riluttanti voci di popolo lobotomizzate inneggianti a sproposito, purtroppo solo capaci nel render nuovamente chiaro il sistema. Ed è proprio con un apostrofo di sinfonia crescente, abile a regalarci l'ultimo soffio di speranza, che il componimento termina lasciando spazio all'incertezza. Dice il saggio: "Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

Conclusioni

Cosi, carissimi avventurieri, si chiude il terzetto abilmente impacchettato dai nostri amati cavalieri elvetici, ossia con la proverbiale arguzia che li ha sempre contraddistinti. Difatti nel corso di queste tre disamine, come detto in apertura perfette perché' in grado di incorporare gli aspetti fondamentali che inevitabilmente incontriamo nella nostra esistenza, abbiamo potuto godere delle immense capacità del maestro nel descrivere situazioni complesse. Senza dubbio nella prima singolar uscita, trattandosi di un argomentazione molto delicata, l'estrema cura espressa dal filosofo attraverso le sue parole ci ha mostrato capacità quasi curative. Ovviamente mi riferisco all'oscura mietitrice, la quale in compagnia delle profonde problematiche interiori patite dall'essere umano, non può considerarsi di facile analisi al pari delle stesse profonde complicazioni umane, poiché' sono diverse le sfaccettature attraverso le quali si manifesta. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, il primo capitolo irradia energie progressivamente technical thrash, peculiarità propria dei nostri innovatori e senza dubbio unione magistrale con i tipici inserimenti nel loro stile. Il singolar atto secondo, capace di condanna come il più vendicativo dei pretori, colpisce dritto al cuore una delle invenzioni più importanti ed allo stesso tempo più discusse del secolo precedente, ovvero la TV. L'aspetto principale della condanna è riconducibile alla sensazione di un vuoto cerebrale crescente, difatti la proiezione di tale percezione, è riscontrabile anche attraverso i pacchetti scelti per la messa in onda ed infatti "Cops" ne diviene l'esempio emblematico. Il programma appena menzionato mette in risalto le vicende delle forze dell'ordine americane e come spesso accade, purtroppo solo in grado di compiere atti discriminatori nei confronti delle classi meno abbienti, tralasciando l'insieme di porcherie aventi come protagonisti i potenti. Le linee sinfoniche volutamente espresse in questa seconda opera, lontane dalle classiche cadenze prettamente thrash, aumentano la stima per un gruppo sempre capace di sorprendere, difatti le avanguardistiche trame quasi doom, in virtu' del lavoro alle tastiere dell'inquisitorio Rispin, sono in grado di condurci, non solo spiritualmente, nel baricentro della condanna. La terza anticipazione incontra l'unione di due avversari più che temibili, poiché' oltre alla millenaria figura del "leader", purtroppo sempre in grado di rubare non solo l'anima a milioni di stupidi seguaci, la prima, cronologica, entrata in scena del tubo catodico, ha reso possibile l'amplificazione del concetto appena espresso. Infatti, come già anticipato nell'introduzione, risulta poco importante quale possa essere il raggio d'azione, finché incontrerà lungo il suo ignobile cammino un terreno fertile ed all'unisono colmo di cervelli vuoti, con l'ausilio dell'appena citata innovazione storica, macchierà in forma indelebile la sua anima. La magia proposta da quest'ultima melica, rigorosamente di stampo thrash, può essere ricordata per le articolate sezioni dipinte dal combo, quest'ultime sempre rigorosamente accentate dalla loro proverbiale vena lungimirante. L'incantatore Baron, in questa traccia, ci permette di aprire una nuova e piacevole parentesi, dacché il suo solitario spazio, ad onor del vero sempre ricco di tecniche emozioni, in due momenti distinti ma consequenziali, regala ai fruitori di note un insieme delle sue mirabili capacità. Infine come non citare la cover scelta per l'occasione, ovvero una canzone divenuta memoria inesauribile di un mondo passato, tuttavia sempre presente per le forti sensazioni rilasciate e per le novità introdotte da un mostro sacro a livello stilistico e non solo, difatti oltre ad essere uno dei primi ad utilizzare la distorsione ed il pedale wah wah, verrà sempre ricordato quale parte integrante nel fondamentale sviluppo dell'heavy metal, variante dell''hard rock. Cosi si chiude il vertiginoso insieme delle singolar uscite proposto dall'ufficiale giudiziario nel 1989, trittico abbastanza atipico, ciò nonostante importantissimo per delineare concetti, non solo musicali, fondamentali. Supportati da tre formati diversi e complementari e sopra un tappeto di inestimabile valore, preparano l'uscita di No More Color, terzo album di vitale importanza, poiché' nella musica spesso coincide con il proseguo o meno di molte affascinanti realtà. Ebbene lor signori raccogliamo le forze per ciò che, a breve, ci presenterà il futuro, un futuro certamente pieno di emozioni come il presente appena discusso ed il passato precedentemente analizzato, in virtu' delle grandi poesie declamate dal filosofo Marky, quest'ultime di sicuro interesse, perché' sempre espresse con intelletto, cognizione di causa e quel pizzico di sana follia.

1) Purple Haze
2) Masked Jackal
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