CORONER

Last Entertainment

1989 - Noise Records

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
12/04/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Amici in continua evoluzione eccomi ancora qua. Ad onor del vero ci troviamo ancora a disquisire di una singolar uscita, infatti cio' che andremo ad analizzare continua quel singolar discorso cosi ben espresso con Die By My Hand (Muori Per Mano Mia). Sicuramente siamo di fronte ad una situazione abbastanza inusuale, dacche' nonostante i due ricchissimi album predecessori, ovvero R.I.P. (Riposa in Pace) e Punishment for Decadence (Punizione per Decadenza), non abbiano dato alla luce figli unici, alla terza fatica ci troviamo gia' ad affrontare il secondogenito. Non vi e' modo di sapere il reale significato di tale avvenimento, tuttavia sembrerebbe una mossa non troppo lungimirante al contrario della nomea che, sin dagli albori, si e' resa fidata ombra accompagnatoria dei nostri prodi cavalieri confederati. Come appena detto, se da un lato lo stratagemma commerciale  non puo' considerarsi a tutti gli effetti un "colpo gobbo", dall'altro potrebbe continuare il discorso,  proprio di un mercato in forte espansione, iniziato con gli svedesi ABBA ed il loro "The Visitor" e con Billy Joel e il suo "52nd Street", difatti Last Entertainment (Ultimo Divertimento) si presenta al mondo esclusivamente sotto forma di CD. Questa volta il pacchetto regala motivi di sana e costruttiva disamina, poiche' seppur non contenga una copertina, il retro propone una disamina inusuale. In alto, su uno sfondo bianco, il nome della band nel suo carattere ben distinto, leggermente piu' sotto l'appena citato titolo del singolo e l'album da cui e' tratto e a centro pagina una frase del signore del tempo, nonche' pensatore dal lungimirante seme Marquis Marky:"This was the last song we wrote. In fact, we wrote the song in studio. The song is based on a TV series, like "Cops" that used real murders, real crimes & passes them off as entertainment. What are they going to do next for entertainment?"/"Questa stata l'ultima canzone che abbiamo scritto. In effetti, abbiamo scritto la canzone in studio. La canzone basata su una serie TV, dal nome "Cops" la quale usa veri omicidi, veri crimini e li trasmette come intrattenimento. Cosa faranno dopo per l'intrattenimento?". Sicuramente la fotografia del retro CD non puo' essere considerata come una "consuetudine", dacche', oltre a trovarci di fronte ad una metodologia atipica, risulta oltremodo esplicito nella sua condanna. Ovviamente l'avvento del tubo catodico ha cambiato le nostre vite, infatti questo meccanismo capace di corrompere le nostre menti tanto da modellarne il pensiero, il  gusto nel vestire e il gusto nel mangiare, ha letteralmente cambiato il modo di condurre ogni personale esistenza. Risulterebbe alquanto riduttivo porre accenti solo negativi all'avvento del summenzionato oggetto rivoluzionario, poiche' coniata dal prefisso greco "tele", ovvero "a distanza" e dal latino "video", ovvero "vedo", ha realmente reso possibile una sorta di congiungimento culturale fra popoli di etnia diversa, mostrando indubbiamente i lati negativi insiti in ogni cultura ma, evidenziando i molteplici aspetti positivi sempre presenti in ogni estrazione territoriale. Per rendere piu' chiaro il concetto appena espresso basterebbe portare ad esempio proprio il soggetto principale del componimento espresso in questo singolo, d'altro canto, nel tempo e con l'avvento satellitare, attraverso la diffusione di documentari sempre piu' completi, telegiornali e storie di vita reale, ha consegnato a tutti i fruitori una panoramica oltremodo precisa su usi e costumi di intere popolazioni, azzerando seppur in maniera "figurata" le distanze. Tornando sull'aspetto musicale proposto dal combo, la traccia propone dinamiche non del tutto riconducibili al tipico thrash style, dacche' le sue linee mosse nella penombra, assolutamente collegate alla lungimiranza di una band all'avanguardia, con accenti doom riesce a portare l'ascoltatore su piano spirituale ben preciso, quest'ultimo abile alla riflessione piu' profonda proprio per le cadenze utilizzate. Il tutto risulta chiaro in virtu' dell'apporto delle ipnotiche tastiere di Rispin, sconvolgenti al pari di una colonna sonora, delle articolate ed incalzanti trame intelaiate dal pizzicatore di corde, anch'esse "colpevoli" di ipnotiche emozioni alla stessa stregua del solitario spazio proposto e dalla voce dell'ambasciatore, capace di esprimere dissenso e convincimenti non solo adottando la proverbiale timbrica glaciale ma, come in questa occasione, vestendo i panni di una voce fuori campo. Il magico dischetto presenta nella sua forma piu' esplicita il logo della band, ossia il teschio a tre teste con i nomi dei valorosi cavalieri confederati, il tutto di un lampante colore bianco su sfondo nero e sempre ad opera dell'illuminato Mischa Good. Non resta che farci assorbire dalla musica, dall'arte di cosi facile evidenza e dalle plurime sensazioni di consenso, poiche' tutto ci viene proposto con disarmante acume tecnico e con assoluta longevita' nel suo significato esplicito.

Last Entertainment

Le diversificate scene del crimine, materia principale del nostro funzionario pubblico, hanno consegnato alla sua persona la ferma convinzione nei suoi mezzi e l'assoluta consapevolezza dei meccanismi intricati dell'intera esistenza. Infatti il tema affrontato nella traccia che andremo ad analizzare, importante per la stessa funzione sulle nostre vite, sottolinea la pericolosita' di un elemento divenuto imprescindibile per di milioni di individui, ovvero la televisione. Ad onor del vero abbiamo gia' affrontato quest'argomento con prospettive differenti, poiche' in "Masked Jackal", canzone che assieme alle altre colleghe compone "Punishment of Decadence", il potere manipolatore del tubo catodico e' stato analizzato ma, come appena detto, su binari ben distinti. Il primo incontro con questo intricato elemento, descriveva in maniera puntigliosa l'attenta e mirata lobotomia nei confronti dei tanti soggetti facilmente plasmabili. Questa volta, invece, l'attenta mira del nostro amato filosofo Marky, sempre incisiva come la proverbiale puntualita' svizzera, punta il dito medio direttamente contro lo "showbiz", chiedendosi quale potra' essere la nuova frontiera dello spettacolo ed indicando come Last Entertainment (Ultimo Intrattenimento) i docu-reality. "Cops", format televisivo americano ideato da John Langley, segue gli agenti di polizia durante la normale pattuglia o alle prese con altre attivita' ed e' prendendo spunto da questo programma che prende forma l'accusa da parte del signore del tempo. Siamo al cospetto, come anticipato nell'introduzione, di un brano scritto direttamente la' dove c'e' vita, ovvero in studio di registrazione e grazie alla forma recitativa utilizzata del messaggero dal violaceo mantello Ron, quest'ultimo in grado di catturare le nostre essenze dal profondo, veniamo catapultati in un sintomatico momento attrattivo. Ad accoglierci e' un movimento che caratterizza le dinamiche lungimiranti tipiche dei Coroner, assolutamente non thrash, tuttavia in grado di sbalordire l'impavido fruitore di note per acume espressivo, grazie al tormentoso lavoro di Rispin, il quale impugnando con arcaica saggezza il "mood" del componimento, trascina l'ascoltatore tra le quattro mura inquisitorie proprie dell'aula giudicante. L'appena citato preambolo, vestitosi da lussuoso tappeto, incontra le pesanti orme dell'ambasciatore, dacche' il programma offerto agli occhi attenti del filosofo offre svariate motivazioni per un completo rigetto, ovvero prende in esame solo cio' che di sporco viene attuato dalle classi meno abbienti, senza illuminare tutto cio' che, irreversibilmente, viene commesso dalle classi privilegiate. Quest'ultimo concetto, gia' luccicante in veste di unico protagonista, e' accompagnato dalla condanna verso tutti i dipartimenti accondiscendenti al format, difatti gli interi corpi armati complici del lurido spettacolo catturato dal tubo catodico, oltre ad essere paragonati alle piu' scarse ombre cinesi, risultano colpevoli di un ingente esborso economico, purtroppo in grado di far precipitare una cultura ormai prossima alla morte. Proprio su questa funerea atmosfera, l'alfiere delle sei corde Baron dipinge con fare sofisticato l'ambiente circostante e su questo nero arazzo, l'ambasciata del messaggero disapprova in via definitiva l'abuso di violenza mostrato, dacche' non curante dei diritti dell'individuo e perche' solo in grado di catturare l'attenzione dei paritetici e complici telespettatori. Dopo un sottile inciso doom metal, la funerea atmosfera cara al barone si ripresenta e sopra il ritrovato selciato, la conferma di un sistema mediatico controproducente e stagnante consolida l'immobilizzazione di un progresso privo di idee e sulla base irreale condotta con arguzia da Rispin, il messaggero dal violaceo mantello, preoccupato dalle tante inutilita' espresse dal genere umano, porta a termine l'innovativa sentenza sottolineando come la noia possa condurre a spiacevoli conseguenze.

Conclusioni

La scelta singolare dei nostri prodi arcieri rossocrociati, quest'ultimi pronti a divulgare saggezza, ci ha regalato un motivo per disquisire di un argomentazione tanto cara ad una buona fetta della popolazione mondiale. Indubbiamente la scelta effettuata dall'emittente televisiva potrebbe essere considerata "furba" o addirittura lungimirante, poiche' decidere di proporre vicende in presa diretta di alcuni, accondiscendenti, distretti di polizia, considerando la stessa natura "curiosa" dell'essere umano, risulta senza fallo una mossa incalzante nel tempo. Ad onor del vero il risultato che ne diviene e' senz'altro vincente sotto il punto di vista dell'ascolto, tuttavia sottolinea ancora una volta la predisposizione al vuoto totale, aspetto molto piu' importante delle coscienze che albergano in questo mondo cosi privo di solide basi. Fortunatamente un altro aspetto imprescindibile del pacchetto proposto, ovvero quello strettamente musicale, riporta gli "umori" personali su un piano piu' distensivo, dacche' la magia che ci viene proposta, oltre a delineare aspetti suggestivi tipici dell'innovativo Coroner style, fornisce spunti che spaziano dal thrash al doom. La metodica utilizzata dal nostro ambasciatore Ron, recitata, fredda ed imponente, cattura i fruitori di note come il piu' potente magnete, ovvero riesce a mostrarti il lato oscuro della ragione insita nell'uomo, senza tralasciare i suoi accenti musicali. Anche le stesse linee guida indicate dal controllore delle nostre anime, unite ai monumentali selciati battuti dal signore del tempo Marky, donano una particolare varieta' di drappi sui quali poggiare il tutto. Una menzione particolare e assolutamente doverosa, va rivolta alle inquietanti ed ovviamente riuscite trame proposte da Rispin, quest'ultime adagiate come nel miglior film thriller e in grado di farci cadere in trance per tutta la durata del componimento. L'aspetto appena menzionato, da considerarsi come il filo conduttore della traccia, consegna ai fruitori di note un movimento emotivo di sicuro interesse, poiche' suggella il reale stato d'animo che ci accompagna per l'intera esecuzione. Infatti, se dovessimo considerare la lirica e il pregiato tappeto dell'amato tastierista, risulterebbe molto facile percepire l'agonia che, volontariamente, il combo ha voluto evidenziare. Molto probabilmente a ragion veduta, difatti le argomentazioni gia' affrontate nei precedenti album, collegate fra loro non solo dall'enigmatica ed oscura materia, si sono vestite della certezza per cui la pochezza espressa dal genere umano, andrebbe considerata come la stessa rovina del sistema mondo. Questa personale disamina, purtroppo, e' senza dubbio alcuno lo specchio di una societa' "vuota", da sempre attenta all'apparenza e non alla sostanza e come appare chiaro, per esempio, dal format scelto come protagonista della canzone, sempre attenta a porre la propria subdola attenzione a cio' che accade al "prossimo", perche' l'altrui disperazione risulti fonte di sollievo. Tornando prepotentemente sul tema altresi importante proposto dalla singolare uscita, ossia le pregiate intelaiature lucidamente saldate dalle capacita' del combo, il barone Vetterli mostra nuovamente le tanto conclamate peculiarita' ad esso ricollegabili. Ovviamente mi riferisco a quelle maestose capacita' non solo esclusivamente portate ad una esasperazione della tecnica e della velocita' fine a se stessa ma, all'elevata abilita' nel costruire, al pari dell'architrave piu' importante, quelle sensazioni emotive non riscontrabili facilmente in altri chitarristi di fama mondiale. Anche Vetterli traduce in maniera esemplare lo stato d'animo volutamente trasmesso dalla mente del filosofo nella sua lirica e in sintonia perfetta con le tastiere di Rispin, quasi come fosse una corsa contro il tempo, fissa con forza il nostro corpo a terra. Anche le nostre palpebre, quest'ultime tenute aperte con acuminati aghi adoperati con la stessa spregiudicatezza dell'assassino nel capolavoro "Opera", ci costringono a subire la stessa sorte della sfortunata protagonista, poiche' le immagini create dal componimento, a braccetto con la splendida sinfonia, ripropongono chiaramente il lento declino di una societa' morta. Potrebbe considerarsi sin troppo apocalittica la scena surreale appena montata, tuttavia, con dovizia di particolari, evidenzia con estrema accuratezza il tetro spettacolo a cui andiamo incontro, dacche' la forma espressiva ampiamente dibattuta all'interno di questa disamina, puo' trovare la sua miglior struttura attraverso l'utilizzo di una semantica cosi terminale. A questo punto, faccia a faccia con la sacralita' della musica, l'evoluzione di questa disamina puo' trovar la sua conclusione e senza esitare oltremodo, con sentimenti e sensazioni di estrazione diversa, rimaniamo in attesa dei prossimi avvincenti progressi cosi ben espressi dal nostro funzionario pubblico.

1) Last Entertainment
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