CORONER

I Want You (She's So Heavy)

1991 - Noise Records

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
05/06/2018
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione recensione

La magnifica sequenza divenuta oggetto di ricerca e studio ad opera dei tanti affezionati lettori, continua con la seconda singolar presenza che anticipa un album, Mental Vortex, pieno di argomentazioni riflessive e altrettanto valido per ciò che concerne l'aspetto musicale. La particolarità di questa anticipazione è da ricollegarsi alle tracce scelte, difatti la superba Divine Step-Conspectu Mortis, si veste da protagonista in compagnia dell'emblematica I Want You (She's So Heavy), quest'ultima oggetto di importanti contenuti e proposta come lato A. La canzone appena citata, opera dei Fab Four e presente nell'album del 69' "Abbey Road", risulta essere un iconico simbolo di ciò che, successivamente, diverrà hard rock ed heavy metal. A questo punto, parlando di una stella capace ancora di illuminare il nostro sistema solare a distanza di quasi 50 anni, potrebbe essere interessante portare alla luce alcune fantasticherie legate al componimento in questione. L'appena menzionato capolavoro, da considerarsi a tutti gli effetti una creatura di Lennon, si narra sia stato registrato quasi in completa beatitudine dal gruppo e molto probabilmente, perché' consapevoli che sarebbe stato l'ultimo lavoro prima del meritatissimo congedo. Un altro elemento raccontato dalle mura dei Trident ed EMI Studios, evidenzia l'ossessione, da parte di John, nei confronti del "rumore bianco" creato dal sintetizzatore Moog di Harrison, fissazione tale da rendere quest'ultimo percettibilmente protagonista e tanto da cancellarne, quasi completamente, la musica. Questo episodio distorceva, effettivamente, la sinfonia del combo, difatti la vena prettamente pop costruita per anni, lasciava spazio ad un genere accostabile all'avant-garde e mentre ¾ della band seguiva con distensione l'evoluzione della traccia, Paul accompagnava la costruzione della stessa con visibile abbattimento, forse perché si stava snaturando il Beatles style o più verosimilmente, perché, ancora, molto attaccato ad una realtà capace di cambiare la storia di una buona fetta della musica mondiale. Il breve insieme di narrazioni, a questo punto, può completarsi con il magico momento firmato sempre dal rivoluzionario Lennon, il quale, riascoltando un'elaborazione che avrebbe dovuto dissolvere il suo spirito, decise improvvisamente di tagliarne il finale. Ovviamente il gesto fu materia di lunghi dibattiti, tuttavia chi potrebbe mai asserire che non fu un lapalissiano colpo di genio? Nessuno, poiché ciò che ascoltiamo ancora oggi con devozione, risulta essere la perfetta conclusione del lato A del summenzionato capolavoro ed un esempio da tramandare finche' il mondo esisterà. La degna opera che completa questo breve insieme di emozioni, di non facile consecutio, si materializza con Divine Step-Conspectu Mortis. Il filo conduttore va ricercato proprio all'inizio del componimento in questione, dacche' raccontando  di un imminente trapasso, può facilmente ricollegarsi al succitato appuntamento finale, cosi da elevarne eternamente lo spirito. Ovviamente l'argomentazione è altresì riconducibile al modus vivendi del nostro amato funzionario pubblico, quest'ultimo sempre in grado di portare a termine compiti mai semplici, ciò nonostante sempre coadiuvato dall'attenta regia del filosofo Marky. Per quanto riguarda l'aspetto strettamente musicale, le dinamiche proposte assolutamente di stampo old school, vengono piacevolmente avvolte, sul finale, da un inserimento oltremodo spirituale e partorito dalle gentili pizzicate del barone Vetterli. Il formato in 7'' regala momenti di estasi, poiché nonostante la sua forma minuta, questa assolutamente ricollegabile a memorie antiche, contiene  testimonianze di importanza unica. Anche la copertina è oggetto di gradevoli considerazioni, difatti potremo notare il protagonista del capolavoro "Psycho" di Alfred Hichcock del 60', ovvero  Norman Bates, quest'ultimo vorticosamente assorbito dalle malsane evoluzioni di una mente assolutamente affascinante, qui, psicopaticamente personificato dal grande Anthony Perkins. Sempre in prima pagina, in alto a destra, il nome della band ed il titolo del lavoro, mentre più in basso la clamorosa intuizione ad opera di Mischa Good, vale a dire il teschio a tre teste con l'incisione dei valorosi nomi dei cavalieri elvetici, simbolo perfetto se collegato all'attività dell'irreprensibile funzionario pubblico. Il retro del geniale pacchetto ci propone i tre avanguardistici musicisti immortalati da uno scatto oltremodo sicuro e sul lato destro, oltre alla riproposizione del nome del combo e delle tracce presenti, in basso a sinistra, il logo della Noise Record in 3D, fedelissima casa produttrice berlinese e compagna di avventure indimenticabili. Ora e' tempo di ripercorrere il passato, sempre convinti che solo attraverso un metodico, nonche' saggio utilizzo del presente, si possa costruire un interessante futuro.

I Want You (She's So Heavy)

La composizione che apre metaforicamente questo piccolo grande scrigno di indubbio valore, trova piacevolmente la sua magica forma grazie alle sole 14 parole utilizzate in I Want You (She's So Heavy) Ti Voglio (Lei è  Così Pesante) e qui diviene doverosa una piccola digressione per ciò che concerne il titolo della stessa. Con protagonista sempre le summenzionate mura, in questo caso degli EMI Studios, si narra che l'appena citato appellativo avrebbe dovuto essere semplicemente "I Want You" (Ti Voglio), tuttavia le imponenti sovraincisioni delle armonie vocali di John, Paul e Geroge, ovvero "She's So Heavy" (Lei è Così Pesante), convinsero lo stesso Lennon, a ragion veduta, ad aggiungerle in testata. Frutto dell'ossessionante attaccamento erotico da parte di Lennon nei confronti di Yoko Ono, risulta essere un esempio di come si possa amare una persona in modo oltremodo viscerale. Ad onor del vero le testimonianze di tale fisima possono essere riscontrate anche in altri successi, difatti se"Don't Let Me Down" (Non Deludermi) racchiude un palese appello a non abbandonare mai la loro relazione, "Dig A Pony" (Scavare Un Pony) attraverso il suo ritornello, ovvero "All I Want Is You" (Tutto quello che voglio sei tu), ne sottolinea ancor di più le volontà. La magnificenza dei nostri cavalieri elvetici, in questo caso, è ricollegabile all'abilità nel cogliere lo stato d'animo del primo autore e in virtu' di preziosi abbellimenti aggiunti all'originale uscita, riproducono quasi fedelmente la storica parentesi musicale. Il tappeto blues che segue l'inconfondibile intuizione creata dall'arpeggio iniziale, è in grado di trasportarci ipnoticamente nel vortice psicologico della traccia e quest'ultimo, come un abito da premiere, ci accompagna all'introduzione vocale posta in essere dall'ambasciatore dal violaceo mantello. Ovviamente il morboso attaccamento è subito delineato dalle semplici ma efficaci parole poste in primo piano, poiché la continua esigenza di un contatto psico-fisico, pronunciata quasi con cosciente malessere, non lascia spazio a nient'altro. La grande capacità del portavoce Royce, quest'ultimo calato perfettamente nei labirinti enigmatici di John, nella successiva frase porta alla luce un momento di chiara consapevolezza, difatti la morbosa devozione nei confronti dell'amata si traduce nell'ammissione di una crescente follia. Trascinati nuovamente dal morbido arpeggio iniziale, il materializzarsi del ritornello evidenzia le fantastiche linee vocali sfoggiate dai cavalieri ed il seguente solitario spazio proposto dall'alfiere delle sei corde, sopra una importante doppia cassa creata dal signore del tempo Marquis e dalla magica scansione delle nostre anime evidenziata da Ron, consegna su ritmiche rock blues una parentesi di elevatissima caratura. Ripresentate le dinamiche iniziali, ora riproposte in chiave decisamente più heavy, il nostro portavoce riprende l'ossessionante messaggio fino all'improvvisa mutilazione del nastro, cosi a rendere chiaro il concetto per cui solo una decisione così drammatica può vestirsi da soluzione finale.

Divine Step (Conspectu Mortis)

La splendida forma artistica insita nelle menti componenti questo fantastico trio è da subito evidente in apertura, difatti configurandosi all'interno di una sala operatoria, dipinge con dovizia di particolari il complicato momento proprio del Divine Step (Conspectu Mortis) (Passo Divino-Prima della Morte). Come appena anticipato ci troviamo fra le mura di un luogo, molte volte, soggetto principale di rincorse tra la vita e la morte e questa volta, immersi in una situazione estrapolata verosimilmente dalla realtà, dottoressa ed infermiera sono alle prese con la difficile gestione di un corpo quasi esanime. Il necessario macchinario usato per il monitoraggio intraoperatorio, incastonato come sottofondo imprescindibile, intonando l'allertante sequenza cattura le impavide conoscitrici e quest'ultime, nonostante l'utilizzo della musica proposta da uno spartito defibrillante, inermi, accolgono l'ultima fatal nota da esso emessa. Immediatamente, al cessar dell'infausta sequenza, in virtu' dei ritmi poderosi espressi dal signore del tempo Marquis e dalle poderose linee dell'alfiere delle sei corde Vetterli, veniamo preparati all'autoritaria ambasciata del portavoce Royce. Il nostro amato, al cospetto del malcapitato, riassumendo con fredda lucidita' i suoi ultimi istanti, lo costringe alla disperazione più profonda e sempre su dinamiche prettamente old school, sottolinea come le preghiere, forse efficaci nella terra dei vivi, risultino vane al di là del tutto. Difatti per il nostro sciagurato non resta che lasciarsi andare, poiché solo liberandosi dal corpo potra' librarsi verso l'eterna luce. In trepidante attesa le accattivanti intelaiature del barone, in simbiosi con le potenti battute del signore del tempo, annunciano l'introspettivo momento posto in essere dal ritornello, dacché sempre dinanzi allo sfortunato, l'ambasciatore dal violaceo mantello si chiede cosa voglia dire "peccare" e soprattutto chi possa, effettivamente, essere "Dio". Completamente avulso dalle molteplici interrogazioni e consapevole della mancanza di una seconda opportunità terrena, su territori sempre incalzanti creati dal combo, lo sfortunato protagonista continua ad ascoltare l'ambasciata e quest'ultima, sottolineando l'importanza del definitivo passaggio dimensionale, lo consegna ulteriormente allo sconforto. Distrutto per il prossimo, nonché ultimo viaggio, rimane in attesa dell'ultima estenuante prova ed il ripresentarsi del ritornello, questo in grado di placare lievemente i suoi dolori, assegna alla dissonante sequenza successiva l'ultima eterna questione, ovvero, considerato il suo vissuto, sarà accolto dall'eterna beatitudine o dall'oscuro tormento? Definitivamente consegnato al suo destino, su improvvise trame più cadenzate e accostabili a floydiane memorie, la grande capacità di Baron si fa largo fra le diverse dimensioni e al termine di questo angusto passaggio, il solitario spazio magicamente creato dal pizzicatore si presenta per la fortuna di tutti. In un primo segmento, attraverso abilità di rara concezione, veniamo inondati da certezze old school, in un secondo, in virtu' di trame più leggere sempre di antica fattura, siamo ricondotti agli stilemi iniziali e dopo il riproporsi dei concetti posti in apertura, il componimento chiude le sue vie senza chiarire la destinazione del disgraziato primattore, tuttavia rassicurandoci esclusivamente sull'aspetto "mortale" della storia raccontata.

Conclusione

Ancora una volta giungiamo al termine di una spettacolare singolar testimonianza, quest'ultima resa speciale dalle conclamate capacità del nostro funzionario pubblico e senza dubbio, in virtu' dei componimenti scelti per l'occasione. Come detto in precedenza, giunti negli anni 90' e quindi in un periodo avvolto da perplessità, i nostri, abbattendo i muri dell'incertezza, confermano la lungimirante vena creativa espressa, peraltro, in ogni circostanza. Per il gran finale, dacché giunti all'ultima piccola perla partorita da una delle più feconde ostree, i cavalieri confederati scelgono due esempi di notevole efficacia, difatti se Divine Step (Conspectu Mortis) si veste di drappi pregiati nella sua struttura, I Want You (She's So Heavy)  indossa IL vestimento per antonomasia. Il primo meraviglioso cantico diviene subito fondamentale sin dal suo cominciare, difatti il persuasivo inserimento posto con costruttiva memoria, immerge i fortunati fruitori di note nella complessa situazione volontariamente creta dal combo. Indubbiamente tutto è riconducibile al tema principale sempre magicamente evidenziato dai nostri, ovvero l'analisi dell'enigmatica ed oscura materia, qui, affrontata attraverso l'utilizzo di una trama avvincente e diversa dalle altre precedentemente proposte. Avvalersi di un dialogo avente come sottofondo i fondamentali macchinari ospedalieri, seppur vani in questo episodio, risulta un efficace introduzione al contesto e l'esalazione dell'ultimo respiro, quest'ultimo seguito dalla fredda nota emessa dall'apparecchio indicante la vita, ci consegna l'inizio di un agitatissimo percorso spirituale. Difatti il malcapitato protagonista, completamente impaurito, stranito e avvolto da paure di natura morale, a causa di una condotta di vita presumibilmente celante aspetti indegni, oltre a non riuscire a completare il passaggio dimensionale, si chiede quale potrà essere l'ultima fermata. Anche lo spartito presenta fauste conclusioni, dacché le trame principalmente di stampo thrash, sempre abilmente rifinite da stoffe di rara reperibilità, si aggiungono, nella seconda parte dell'elaborato, a trascinanti e dilatanti stilemi accostabili ad una gruppo epocale come i Pink Floyd. Tutto ciò, ovviamente, consente una più facile comprensione della lirica, tanto è vero che il summenzionato passaggio dimensionale, quest'ultimo difficile per i più, risulta una perfetta comunione d'intenti. Arrivati al secondo componimento, consapevoli di trovarci faccia a faccia con la storia, quasi certamente siamo di fronte a ciò ha ucciso, in forma non solo figurata, un gruppo semplicemente in grado di creare il tutto. Molto probabilmente non è questo il luogo per sviluppare un discorso cosi complesso, tuttavia la comparsa di una figura cosi magnetica come Yoko Ono, oltre ad assimilare tutte le energie psico-fisiche di Lennon, probabilmente, ha reso possibile la fine della più grande formula mondiale di tutti i tempi. A supportare questa tesi, evidenziando comunque la possibilità per cui il gruppo potesse essere effettivamente al capolinea artistico, Ono fu l'unica "estranea" a presenziare durante le sessioni di registrazione, prima nel "White Album" e successivamente in "Abbey Road", creando "vibrazioni negative" al testo della band. Tornando su tematiche più care a noi, la lungimiranza lapalissiana mostrata dal cantico, più per aspetti musicali che per la lirica, offre spunti di interesse oltremodo storico, difatti se l'originale scrisse pagine iniziatiche per il movimento metal, il prodotto rieseguito con estrema fedeltà dai nostri, distribuisce certezze sulla teoria appena espressa. Evidentemente troviamo altresì le peculiarità che contraddistinguono il metodico lavoro dei cavalieri confederati, poiché oltre alla perfetta personificazione da parte del messaggero dal violaceo mantello, quest'ultimo in grado di comprendere le patologiche paturnie di John, il solitario spazio suggerito dal barone, attraverso le sue splendide note, rende tangibile l'intricato spirituale. Ad accentare ancor più il cammino appena citato, le dichiarate specialità avanzate dalla doppia cassa del signore del tempo e dal custode delle nostre anime, le quali ci conducono al medesimo ed interrogativo finale al pari dell'emblematica copertina, questa, scelta per sigillare un filo logico magicamente confezionato. Cosi si chiude la singolar cavalcata montata dall'amatissimo funzionario pubblico, questa ininterrottamente piena di contenuti letterali, morali e musicali di altissima fattura e per nostra gioia, intelligentemente in grado di annientare ogni spocchiosa boria malcelata nella politica e nella religione. Dopo aver regalato ai fortunati fruitori di note lunghissimi e pregiati tappeti su cui far scorrere magnificamente le nostre vite, con orgoglio e soddisfazione possiamo calare il sipario sulla produzione del trio svizzero, tuttavia convinti che la sagacia posta in primo piano dal funzionario pubblico si manifesterà nuovamente.

1) I Want You (She's So Heavy)
2) Divine Step (Conspectu Mortis)
3) Conclusione
correlati