CORONER

Die by My Hand

1989 - Noise Records

A CURA DI
ANDREA MARTELLA
16/03/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Dopo l'uscita dell'immenso Punishment for Decadence, album che ha reso ancor piu' esplicito il valore di una band pazzesca portandoli per due mesi lungo le infinite distese americane in compagnia dei Kreator al solo scopo di rilasciare testimonianze di puro technical thrash, il nostro funzionario pubblico si appresta a riportare il sistema solare al suo stadio primordiale, ossia senza colore. Infatti prima della pubblicazione di No More Color, i nostri, concentrandosi sul primo singolo della loro storia gia' oltremodo significativa, accompagnati dalla sempre verde enigmatica ed oscura materia, aggiungo per mano del filosofo Marky una componente volta all'analisi della labile e talvolta compromessa psiche umana. Molto probabilmente per risvegliare le coscienze lobotomizzate e per distruggere, non solo metaforicamente, chi si e' reso protagonista del lento e progressivo declino mondiale, nonostante, per esempio, i soffianti venti del cambiamento germanico, quest'ultimi in grado di aprire un nuovo capitolo per l'intera popolazione tedesca, fortunatamente in procinto di una meritata liberta' espressiva. Siamo appunto nel 1989 e non solo i nostri affezionati si apprestano a marchiare il globo con le loro uscite discografiche, poiche' oltreoceano molte realta' musicali vogliono regalare ai fruitori di note le loro fresche deposizioni. A San Francisco gli Exodus rilasciano, in compagnia dei connazionali Anthrax e dei tedeschi Helloween, uno split dal titolo assai indicativo per i fortunati ascoltatori di quel periodo, ovvero "MTV Headbangers Ball" contenente "The Toxic Waltz" e "Fabolous Disaster", quest'ultima riportante il nome del seguente album. Sempre dalle infinite distese americane i newyorchesi Nuclear Assault, producendo il singolo "Critical Mass", anticipano il discorso successivamente completato dal full length "Handle With Care". Anche a Los Angeles con "Ultimate Revenge 2", i Dark Angel si adoperano splittando assieme a clamorose realta' come i Death dell'inarrivabile Chuck Schuldiner, Forbidden, Raven e Faith of Fear, inserendo due tracce, "Merciless Death" e "Paris in Flames/Darkness Descends", apripista del seguente grandioso "Leave Scars". Ovviamente all'appello non potevano mancare i concittadini dei summenzionati "esodati", ossia i Testament con "Greenhouse Effect", insieme di piccoli grandi frammenti che andranno a comporre "Practice What You Preach". Qualche migliaio di chilometri piu' in la', in Canada, anche gli Annihilator regalano un'anticipazione estratta dall'imminente "Alice In Hell", ovvero "World Salad" e ancora nell'imponente terra della Maple Leaf (foglia d'acero), un differente discorso introduce i Voivod, dacche' sono ben tre le uscite, che vestendosi da anteprima premettono per la gioia dei fortunati uditori "Nothingface", ossia "Astronomy Domine", con la versione ultrapersonale del leggendario capolavoro dei Pink Floyd, "From the Forthcoming Album Nothingface" e "Into My Hypercube". Ritornati attraverso la fidata porta dimensionale in Europa, i minatori di Gelsenkirchen piu' comunemente conosciuti come Sodom escono con "Ausgebombt", cosi' a preannunciare il seguente "Better Off Dead" e a concludere un pacchetto degno della magia partoriente di Madre musica, Die By My Hand (Muori Per Mano Mia), opera dei nostri amati cavalieri confederati Coroner, quest'ultimi in grado di affascinare con lucida capacita', il seme della creativita' del sempre risolutivo Padre metallo. Come detto in precedenza, questa risulta essere la prima singolare uscita dei rossocrociati e seppur non ci consegni una copertina su cui disquisire, il vinile dipinto interamente di bianco regala un innocente e candido momento di leggera distensione. Non vi e' modo di conoscere il vero significato di tale scelta, tuttavia sembrerebbe mostrare il lato "candido" che si cela all'interno di ogni cosciente essere vivente e considerando, per esempio, il summenzionato cambiamento in atto in Germania, questo potrebbe risultare oltremodo significativo, poiche' considerando tutto cio' che di marcio avviluppa le nostre vite, il colosso di cemento in via d'estinzione e' da ritenersi come una prima parentesi assolutamente rigenerante. Quest'ultimo aspetto, proprio della ricerca minuziosa del nostro songwriter, riesce a conferire ancor piu' qualita' ai lavori dei nostri, dacche', nonostante le altrettante validissime uscite dai primi anni ottanta sino ad oggi nel metal in generale, pochissime realta' musicali possono fregiarsi di acume nella stesura delle proprie liriche, spesso solo goliardiche e di scarso contenuto. Sebbene siano solo due le tracce componenti il 12 pollici, il risultato arricchisce notevolmente il cammino iniziato con "R.I.P." e continuato con "Punishment for Decadence", quindi, sempre prodotto dalla Noise Record, tuffiamoci nei meandri dell'enigmatica ed oscura materia e passando attraverso il tenebroso arco del dolore, riconsegnamo nuovamente al nostro fidato ufficiale giudiziario la scena del crimine

Die by My Hand

La traccia che ricopre nella sua interezza il lato A del vinile ha come tema portante la necessita' di un rinnovamento radicale, poiche' la crescente presa di coscienza verso le summenzionate subdole menti capaci di rovinare la nostra esistenza, chiarisce ancor piu' il concetto per cui non solo attraverso la fidata oscura materia sara' possibile il rinnovamento. L'apertura del componimento, estremamente efficacie nelle sue primitive battute iniziali, in virtu' delle fortificanti e combattive sessioni espresse dal maestoso battitore di pelli Marquis e delle altrettante capacita' nel custodire le nostre anime di Royce, ricreano il perfetto scenario per l'imminente scontro. Quest'ultimo sfondo, ricreato con mestiere, apre le sue vie alla sublime arte neoclassica del pizzicatore di corde Baron, il quale, utilizzando un battaglione di note in volo sempre piu' ascensionale, proietta il nostro essere al cospetto della prima faticosa lotta, perche' uniti in una sola grande forza arcaica potremo urlare al nemico: Die By My Hand (Muori Per Mano Mia). Dopo una prima attenta preparazione, le successive intelaiature rigorosamente thrash evidenziate da stacchi in controtempo in pieno stile Coroner, ci consegnano l'imponente prima carica posta in essere dall'ambasciatore dal violaceo mantello. Difatti riportando i pensieri dello scrivano Marky, attraverso la sua timbrica glaciale e solenne, fredda lentamente il suo primo maleodorante avversario utilizzando profondi fendenti raffiguranti archi di luce accecante, forma metaforica utilizzata per indicare la necessita' di iniettare purezza nelle numerose ed oscure anime. Le successive dinamiche del battitore di pelli, accelerando i nostri impulsi attraverso il pregiato utilizzo del doppio pedale, consegnano al personificato portavoce Ron una profonda mutazione, dacche' la proverbiale saggezza del nostro filoso, lo riveste con preziosi drappi rappresentanti la purificazione e quest'ultimi, degni dell'angelo piu' benevolo, consegnano all'ambasciatore la necessaria speranza perche' la morte non risulti l'unica soluzione. Sulla base del profondo concetto appena espresso, guardando in faccia il seguente antagonista, l'atto catartico si veste di risoluzione quando, consigliato al silenzio e al riposo, viene rassicurato e messo al riparo dalle velenose branca manifestate dall'esistenza. Difatti il ritornello che segue l'appena menzionata parentesi terapeutica, disegnato con perfette trame progressivamente scandite dalla pregevole abilita' di Vetterli, traduce in maniera lapalissiana l'imminente esigenza volta alla cancellazione del contaminato emisfero cerebrale, perche' esso possa successivamente rigenerarsi in completa armonia con la ragionevolezza della vita. Le seguenti angosciose intelaiature forgiate dalla maestria del pizzicatore delle sei corde, ricreano un fondamentale e lucido momento collocato in un altra dimensione temporale, quest'ultimo capace di dipingere le difficolta' di un processo curativo mai da considerarsi completamente definito, tuttavia in grado di prepararci al solitario e magico momento seguente. L'espressione delle note utilizzate in un contesto spirituale non facile, indubbiamente accompagnate da una longeva ed indiscussa caratura, attraverso la melodiosa successione posta in essere dal barone, si vestono da perfette armi di guarigione coatta e nella loro splendida lunghezza, ci riconsegnano al fortunato superstite. Sopra le iniziali dinamiche thrash, l'apparente e totale guarigione sembra essere messa in discussione da un cristallizzato seme maligno, quest'ultimo fortunatamente prossimo alla cancellazione per mezzo di un gesto amorevole, infatti dopo il rinfrancante segno e a seguito della riproposizione del ritornello, il risanamento ultima la sua missione.

Tunnel of Pain

Siamo arrivati al tanto acclamato lato B del primo singolo fatto uscire dai cavalieri confederati e l'argomentazione, qui, trattata con perfetto tempismo, concentra le sue energie sulle dinamiche talvolta logoranti poste in essere dalla propria mente, quest'ultima in grado di farci cadere in vere e proprie lotte interne. Purtroppo le vicissitudini della vita, oltremodo incisive in talune circostanze, oltre a risultare somiglianti al piu' intricato dedalo, attraverso i contini esami introspettivi ci fanno spesso incontrare un Tunnel of Pain (Tunnel di Dolore). E' cosi che il filosofo Marky indirizza il suo pensiero e molto probabilmente puo' essere la logica conseguenza rispetto alle condizioni descritte nel precedente componimento. L'esemplare inizio affidato al controllore delle nostre anime, nonche' incredibile musicista, Ron, dipingendo con claustrofobica chiarezza il percorso del poema, si collega magistralmente alle dinamiche thrash doppiamente battute dal signore delle pelli Marquis ed ai drappi pregiati dell'alfiere delle sei corde Baron. Quest'ultimo, accomodato dall'inserimento di stacchi vincenti, attraverso le sue neoclassiche capacita' introduce il messaggero dal violaceo mantello, il quale con glaciale fermezza, sottolinea il continuo dolore provato dall'immaginario protagonista, poiche' continuamente invaso da pensieri nella testa e perforato da continui ed inutili consigli. La successiva parentesi emozionale, creata con notevole capacita' ancor piu' opprimente, ci accompagna sugli angosciosi selciati appena lasciati, difatti la certezza che non vi possa essere un accomodante luogo ove trovare un briciolo di pace, affossa ulteriormente le speranze dell'infausto primattore. A questo punto le intelaiature farcite con eleganza e grande capacita' tecnica dal combo, dipingono ulteriormente i malsani convincimenti affiorati in lui, dacche' ormai profondamente appesantito dall'esistenza, al pari di una pietra e' la sua immobile volonta'. Come mano nella mano, l'arpeggio del barone in simbiosi con le trame del custode delle nostre anime, in virtu' della loro poetica meraviglia aprono la via al consapevole ritornello, il quale con leggera lucidita', poiche' profondamente turbato da una vita vissuta nel dolore, rilascia il fascio di nervi nel lato oscuro del tempo e si persuade alla situazione immutabile. Il seguente solitario spazio del pizzicatore di note Baron, perfettamente posto come distrazione ossigenante al tema significativo del componimento, attraverso le sue incredibili capacita' dal profumo neoclassical thrash, invade l'intero spazio circostante con melodiose scosse rigeneranti, proiettando momentaneamente il nostro spirito al di la' dell'immaginario fosso ed avvolgendoci con fare assolutamente incalzante. Purtroppo, nonostante la presunta ritrovata ragione, il malcapitato certifica la sua insoddisfazione e nei meandri angusti del vicoli battuti ad inizio opera, oltremodo appesantito, consegnando definitivamente agli spiriti della notte la sua anima, decide di togliere il disturbo. Proprio sul malsano presupposto e come un essere ormai sprofondato nell'abisso infernale, capovolgendo la sua esistenza ne cancella la sua essenza.

Conclusioni

Che dire amici vicini e lontani, questo primo singolo sfornato dal trio elvetico, in grado di anticipare gli scenari in cui il nostro funzionario pubblico applichera' la sua proverbiale facolta' analitica, mostra con estrema efficacia l'elevata capacita' di pensiero da parte del filosofo Marky e consegna ai fruitori di note un assaggio delle lungimiranti, nonche' assolute possibilita' del combo. Infatti le due tracce scelte aprono un discorso molto particolare accostato all'enigmatica ed oscura materia, ovvero l'attenta analisi delle figure che ignobilmente governano il mondo, volta ad una sorta di recupero spirituale da parte delle suddette losche immagini e la profonda crisi spirituale patita dalle molteplici e lobotomizzate menti, che in maniera assolutamente passiva si lasciano trafiggere dalle inutilita' che appestano il mondo. Anche la poesia tradotta in musica raggiunge i fortunati fruitori di note con peculiarita' differenti, poiche' le intelaiature progressvamente aggiunte, dipingono ancor piu' chiaramente le tre stelle elvetiche nel firmamento, infatti le gia' chiare e pregiate attitudini technical thrash, qui incontrano uno stadio evolutivo veramente incredibile. A questo punto anche qui potremmo aprire un discorso forse scontato, dacche' le uscite che hanno caratterizzato gli anni ottanta, oltre ad aver scritto ed iniziato una storia fantastica, hanno creato un pregiato tappeto su cui poggiare i nostri cari cavalieri confederati. Tuttavia la maestria emergente in queste prime loro testimonianze, riscrivendo un intero genere musicale, si e' resa capace di un crescita' esponenziale con l'aggiunta di drappi mai tessuti prima. L'alfiere delle sei corde Baron, potenza della natura in grado di sdoppiare la sua essenza, oltre a regale stoffe dalle trame complicate e mai scontate, riesce sempre a meravigliare in virtu' delle poliedriche radici capaci di renderlo una grandiosa pianta "habitat", ovvero un soggetto particolare soprattutto in funzione della biodiversita'. Anche il signore del tempo Marquis, battirore di pelli di arcaica sapienza, attraverso i selciati battuti con materiali oltremodo pregiati, sottolinea con spettacolare dovizia le intricate intelaiature espresse dai componimenti e grazie al secolare legno, quest'ultimo lavorato per estrarre le sue magiche bacchette, costruisce percorsi di vita assolutamente da esplorare per l'assoluta ed esigente gioia del tempo. E come per logica consecutio il custode delle nostre anime Ron, regolatore dei nostri umori di grande intelligenza tattica, superbo interprete di una metodologia precorritrice del tempo, dacche' capace di seguire le difficoltose intersezioni del barone, nonche' unico capace di ispezionare con estrema cura le nostre coscienze. Ovviamente la sua veste, capace di trasformismo, rende oltremodo chiaro il suo messaggio cambiando la sua immagine in forma ambasciatoria, indottrinando l'intero globo attraverso la sua glaciale e filtrata timbrica, quest'ultima sempre abile a personificare con antica teatralita', i plurimi bombardamenti emozionali dell'autore. Tutto questo viene maestosamente reso ancor piu' chiaro dall'assaggio creato per l'occasione, da quel grande piccolo insieme reso assolutamente identico ad una gemma celata fra le antiche rocce del sapere, ovvero Die By My Hand (Muori Per Mano Mia). Poema di antico retaggio old school sapientemente rivisitato con pregiati drappi di "nuova" fattura, ossia mantenendo le peculiarita' insite nel genere, disegna melodie piu' articolate, mai ascoltate, e per mano del solitario spazio posto in essere dal barone, emoziona  il nostro essere con le sue neoclassiche e melodiose architetture, proprio in virtu' delle iperboliche e sapienti metodologie, quest'ultime adottate dal pizzicatore nella stesura di cio' che difficilmente puo' essere ascoltato da altre realta'. A chiudere la saziante degustazione Tunnel of Pain (Tunnel di Dolore), la quale, oltre a raccontare un episodio di non facile estrazione se considerato l'agghiacciante tema portante evidente gia' nel titolo, si fregia di quelle particolari cromature prog lungimiranti per l'intero panorama, difatti l'inserimento areoso poggiato a meta' percorso e il successivo assolo, pur non scordando la velocita' propria del genere e le caratteristiche impeccabili di un maestro, regala ancora una volta pagine fresche e non ancora assimilate. E' cosi' che il succitato ed impeccabile coroner si appresta a incontrare nuovamente il mondo, ovvero con disarmante senso risolutivo, in virtu' dei difficoltosi casi gia' risolti e delle differenti argomentazioni trattate, poiche' queste hanno indubbiamente aggiunto valore alla sua ricerca, senza dimenticare le crescenti attitudini volte alla comprensione del prossimo. Con questa nuova consapevolezza termina la prima singolare testimonianza dei nostri cavalieri confederati, quest'ultimi pronti a consegnare ai posteri il successivo capitolo di una saga gia' piena di argomenti da segnalare e quindi con impazienza, lor signori, possiamo cullarci in attesa di quella che indubbiamente risultera' essere una significativa e megalitica pietra da analizzare...No More Color.

1) Die by My Hand
2) Tunnel of Pain
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