CARCASS

Tools of the Trade

1992 - Earache Records

A CURA DI
ALBERTO BIFFI
31/10/2018
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Era il 23 giugno 1992 quando la Earache Records immise sul mercato un EP chiamato 'Tools Of The Trade' numero di catalogo MOSH 49 CD (la versione slimcase). Loro erano i Carcass. Qual è il valore di questo CD? Qual è il motivo della sua presenza sugli scaffali dei negozi e sui nostri ripiani porta-CD? Un EP contenuto interamente nella compilation 'Gods Of Grind' (Earache Records, 1992), nella limited edition di 'Necroticism - Descanting The Insalubrious' (Earache Records, 2008) e (senza la traccia 'Incaranted Solvent Abuse') in 'Wake Up And Smell The... Carcass' (Earache Records, 1996). Non solo, entrando nello specifico delle tracce troviamo un solo brano inedito, ovvero la stessa titletrack: 'Tools Of The Trade'. Il resto? 'Incarnated Solvent Abuse' è presa di peso dalla sopra-citata 'Necroticism - Descanting The Insalubrious', 'Pyosified (Still Rotten To The Core)' è stata espiantata da 'Reek Of Putrefaction' e ri-registrata dalla formazione arricchita da Michael Amott. Ancora? 'Hepatic Tissue Fermentation' è stata qui trapiantata dal morente e rarissimo EP 7"(bootleg)  intitolato 'Pathologic' del 1989, ed ora quotato discretamente bene. Anche in questo caso l'operazione è stata effettuata dal nuovo "team di chirurgia" nella sua nuova versione a 4 elementi. Nuova linfa che viene iniettata in un corpo morto dandogli nuova vitalità. Ancora una volta pensiamo a 'Re-Animator' di Stuart Gordon. Torniamo alle prime domande poste in questa introduzione. Qual'è l'utilità di questa uscita? Qual'è il plus valore che un disco del genere porta alla nostra collezione musicale se non quella di completarla mettendo a tacere la nostra voce mentale che ci ripete in modo maniacale che dobbiamo avere tutto della nostra band preferita? Si dice... "per completisti". Oggettivamente, cosa serve questo EP? A noi forse nulla. Alla band è servito... eccome. I Carcass dopo aver corteggiato Amott per anni ed essere stati rifiutati, sono finalmente riusciti a "possederlo" e ad averlo tra le proprie fila. Dopo uno stupefacente 'Necroticism - Descanting The Insalubrious' in cui lo svedese ha aiutato i Nostri nel guadare lo Stige  musicale da una costa all'altra, dal lato grindcore a quello death metal, serviva forse maggior coesione o... perché no, una dimostrazione di forza e di quell'unione che i vecchi fan del gruppo gore-grind per antonomasia temevano vacillasse. Un gruppo nato come trio profondamente britannico, sperimentatore in un genere che loro stessi hanno inventato e plasmato. Una band formata da tre amici che si ritrova un chitarrista death metal svedese in formazione. Riscriviamolo insieme. Un trio gore-grind inglese che ingaggia un chitarrista death svedese. Tre inglesi e uno svedese entrano in un bar... già... ed è proprio per dimostrare (forse) che il gruppo non è diventato una barzelletta, che i Carcass pubblicano questo disco, dimostrando di saper suonare ancora (e meglio) i vecchi brani, e regalandone uno nuovo ai loro fan. O forse fu solo una scelta dell'Earache. Battere il ferro quando è caldo. E quando si parla di ferri in ambito carcassiano non possiamo che pensare a parti impiantabili, o semplicemente a martelli, seghe, lame, bisturi. I Carcass restano i Carcass, anche se da qui a poco ci stupiranno in un modo davvero positivamente traumatico. Il prossimo passo sarà un disco storico, dove il passaggio stilistico sarà netto e senza possibilità di ritorno. Irreversibile. 'Tool Of The Trade' è quanto di più stupendamente inutile la Earache potesse immettere sul mercato. Un bel disco del quale nessuno sentiva la mancanza, un insieme di brani nuovi, vecchi e re-intrepretazioni. Un mostro di Frankenstein musicale composto dalle parti di quattro cadaveri, un esperimento fallito basato su una teoria che non interessa a nessuno, o un esperimento riuscito ma inutilizzabile e inutile per la scienza. Insomma... qualcosa che ci lascerebbe indifferenti se non fosse che il solo sentir suonare i Carcass ci ricorda il perché abbiamo eletto il metal come nostro genere preferito. Nel 1992 i Carcass erano un gruppo lanciato nel firmamento dei grandi del metal estremo, con una nomea che trova le proprie fondamenta in un incessante propaganda musicale, dai piccoli pub ai centri sociali, dalle sale da ballo ai piccoli palazzetti dello sport. Decine di uscite, compresi improbabili split, compilation e pubblicazioni di dubbia ufficialità. Tra un sorriso, una Guinness e un testo splatter, i Carcass non hanno mai mollato le redini della propria musica e delle loro idee. Undici uscite dal 1987 al 1992 (se contiamo anche la demo 'Flesh Ripping Sonic Torment' e il contestato "bootleg ufficiale" intitolato 'St. George's Hall, Bradford15/11/89). Undici uscite in cinque anni... non è poco. Sotto questo punto di vista i Carcass appaiono sempre più inglesi, sempre più facenti parte di quell'immaginario che vede il classico operaio di Liverpool uscire dalla fabbrica dove lavora duramente da anni e recarsi al pub per ingollare qualche pinta di birra. I Carcass sono gli operai del gore-grind prima e del death poi (e del death melodico e del death 'n' roll), con quell'attitudine umile e realista che fa della costanza e del lavoro la propria forza. 


Tools of the Trade

Si parte proprio dall'inedito, 'Tools of the Trade': gli strumenti del mestiere. Ecco i Carcass elencare ogni sorta di attrezzo utile per dissezionare, disossare, spezzare, tagliare, recidere, espiantare, mutilare. Seguiamo pedissequamente il loro minuzioso elenco: fermagli in acciaio, pinze, punteruolo, divaricatori, aghi, sgorbie e seghe. Morsetti intestinali, dissettori smussati. Bisturi, spille, registri dentati. Pensate sia finita? Tutti i dischi che abbiamo "ascoltato" insieme sino ad ora non vi hanno insegnato nulla? Leve dell'osso, punte, palette malleabili, piatti e scalpelli, viti e cucchiai. Trapani, rullanti, lime. Ghigliottine e pinze di compressione. Tutto il testo si riassume in uno sterile elenco di freddi e sterili ferri. Forse per la prima volta i Carcass non ci dicono "cosa" fanno, ma "con cosa" lo fanno. Ci lasciano immaginare l'utilizzo di questi attrezzi perché... ammettiamolo... nel momento in cui una band come loro ci parla di pinze e punteruolo, noi stiamo (nostro malgrado) pensando a come utilizzarle. Decine e decine di testi precedenti ci hanno portato nel mondo malato dei Carcass, un mondo fatto di carne in decomposizione, di pus, antropofagia, necrofagia, mutilazioni e ogni più bassa perversione medica, contaminata dal sadismo più crudo e arricchita del loro particolarissimo humour inglese. Se i Manowar ci parlano di un martello, pur senza entrare nei dettagli noi pensiamo immediatamente a Thor ed il suo Mjöllnir, se lo fanno i Carcass lo visualizziamo mentre si abbatte su un cranio umano. Musicalmente non ci discostiamo di un millimetro da quanto proposto nell'ancor caldo 'Necroticism - Descanting The Insalubrious', con una doppia voce ad opera del duo Walker/Steer e un arrangiamento di chitarra che vede diversi miglioramenti dopo l'arrivo dello svedese. Riff tecnicamente più complessi e affilati come i bisturi ai quali i Nostri sono tanto affezionati. Un Owen che come già detto diverse volte non sarà mai ricordato come uno dei batteristi più influenti del genere, ma sicuramente è l'esempio di cosa significa "evoluzione". Ken Owen ha sempre seguito e supportato l'evoluzione tecnica dei propri compagni, forse faticando maggiormente rispetto agli altri, ma dimostrando sempre il significato della parola "funzionale". Tre minuti dove troviamo tutti i "nuovi" Carcass, compresi gli assoli che vedono un Bill Steer migliorare in modo sconvolgente per tener testa al suo collega di sei corde. Nuovamente alle parti soliste di chitarra vengono dati dei titoli, come fossero dei brani dentro i brani. Il primo assolo che andremo ad ascoltare si chiama 'Maim To Please', scritto ed eseguito da Bill Steer, nel quale si incastra alla perfezione il suo naturale seguito: 'Up To The Hilt' di Michael Amott. Dopo la boccata d'aria data dalle melodie delle chitarre si riparte in modo efferato per il finale tipicamente Carcass, ovvero un crescendo rossiniano di voci e intrecci ritmici che con una sfuriata death/grind chiude il primo brano di questo EP.


Incarnated Solver Abuse

Nessuna re-interpretazione. Nessuna ri-registrazione. Questa versione di 'Incarnated Solver Abuse' è semplicemente l'incisione originale ascoltata in 'Necroticism - Descanting The Insalubrious'. Siamo davvero dei "contenitori di anime" per i Carcass, laddove non è il contenuto la cosa importante. Ai Carcass interessa la scatola di carne, ossa, legamenti, sangue. Il come "aprirla", il come romperla... ignorandone il contenuto. Ci hanno descritto e raccontato mille usi di una carcassa umana e i piaceri che se ne possono ricavare. Il piacere sadico della tortura, l'abominio dell'antropofagia e la blasfemia della necrofagia. Non solo... ci hanno raccontato i piaceri sessuali che si possono ricavare da una cadavere o addirittura da una parte di esso. Quando non resta più nulla? Cosa fare quando del nostro corpo resta così poco che nulla di quanto avanzato si possa mangiare, stuprare o semplicemente macellare a scopo ludico? Si riutilizza come concime o... come nel caso di questo testo, come colla industriale. 

"Colla corporale, respira i fumi
Vapori di mucillagine, fumi tossici da assaporare"
Insomma "dell'uomo non si butta via nulla", potremmo dire. Sicuramente i Carcass da bravi operai (del metal) provenienti dalle classi meno agiate sanno come sfruttare al massimo ogni cosa, senza sprechi. 

"Resti sminuzzati
Come gomma da asciugare... "
Molto belli i riff pesanti e carichi di groove che poi esplodono nella classica cavalcata carcassiana dominata dalla voce abrasiva e muriatica di Walker. Anche l'utilizzo molto vario della doppia cassa rende il brano dinamico e mai scontato. Ancora assoli con tanto di titolo e ricchi di melodia, al punto da poter essere solfeggiati. Questa volta le parti soliste sono state divise e non si sfiorano neppure, distanti l'una dall'altra di almeno due strofe e un chorus. Il primo assolo che ascoltiamo è intitolato 'Glue Stiffing', eseguito dal chitarrista inglese. Onere ed onore dello svedese sarà chiudere il brano con il suo 'Viscous Residue Snorting', leggermente meno orecchiabile di quello di Steer e precursore della reprise del main riff, che sul ritmo forsennato di Owen andrà a chiudere questo brano che ben conosciamo. Nessuna sorpresa.

Pyosified (Rotten To The Gore)

Facciamo un gioco. Giratevi... sì, esattamente sullo scaffale dietro di voi c'è 'Reek Of Putrefaction'. Mettetelo nel vostro lettore CD e ascoltiamo insieme la quarta traccia intitolata 'Pyosified (Rotten To The Gore)'. Come dite? Caotica vero? E pessima registrazione. In questa versione ri-suonata dalla formazione a quattro (ma vi prego, non chiamiamoli "i 4 di Liverpool", onde evitare qualche incomprensione con i nostri anziani genitori, deboli di cuore, che magari vorrebbero ascoltare i The Beatles) lo stile si avvicina moltissimo a quanto affinato dai Carcass, anche se dobbiamo ammettere che la prestazione vocale di Walker è qui davvero ferale e un poco differente da quanto proposto sino ad ora. Si passa dalla sua voce più acida a parti tipicamente death metal, qui cantate in modo comunque particolare rispetto ai suoi soliti standard. La produzione più pulita ci permette di distinguere al meglio quello che originariamente l'allora trio voleva comunicarci. Possiamo finalmente ca(r)pire al meglio i riff, qui leggermente modificati e arricchiti (forse su suggerimento di Amott) di piccoli dettagli (o forse non erano udibili nel marasma della registrazione originale). Si opera un vero e proprio restauro su questo brano, al punto che ci viene istintivo pensare come potrebbero suonare i primi dischi della band inglese se fossero completamente risuonati con le capacità tecniche attuali e prodotti con le possibilità tecniche attuali. Perderebbero quel fascino totalmente underground? Oppure acquisterebbero, nella loro nuova veste, un maggior impatto sonoro? Esiste(va) una collana Marvel intitolata "What If... ?" che ipotizza un universo parallelo dove il continuum supereroistico ha subito variazioni. Cosa sarebbe successo se i Fantastici 4 avessero acquisito poteri differenti? Se l'Uomo Ragno fosse stato morso da un altro insetto? Se Capitan America fosse passato dalla parte dei nazisti? Cosa succederebbe se i Carcass ri-registrassero tutto? Quanti capolavori ci siamo persi, immersi in quel caos primordiale di adolescenziale furore musicale? O era proprio quel pionieristico ardore a rendere tutto così primitivo e diretto? Così selvaggio e primigenio? Quel suonare senza limiti di velocità e senza pensieri. Era quello il grind in fondo. No? Qui comunque si toglie la crosta e si trova un quadro d'autore. Batteria con un bel po' di riverbero, chitarre massicce e "grasse" e una velocità leggermente diminuita, in favore di un maggior "attacco" e un groove maggiormente death metal. Il testo è quanto di più classicamente carcassiano potremmo leggere e ascoltare:

"... gli interni cadono in preda alla putrefazione
Il tessuto in decomposizione diventa poltiglia e poltiglia
Come la tua mente è lacerata dall'encefalite"
Ancora...

"Succhi digeriti da ogni poro gonfiato di pus
Una fame insaziabile mentre banchetto sul sangue... "
"I reni infestati dai vermi sono quelli che scelgo ogni volta"
Necrofagia, uno degli argomenti preferiti dal gruppo inglese.  La cosa più nauseabonda è il piacere del pasto che viene trasmesso attraverso le parole, ma altresì il significato profondo dell'inutilità del corpo umano, un involucro che una volta privo di vita può essere utilizzato per molti scopi. Nessuno di noi è indispensabile e una volta morti non saremo altri che cibo, concime, collanti industriali, sfoghi ludici per pazzi sadici. Per i Carcass è una missione ricordarci che è tutto effimero: ogni sforzo, impegno, sorriso e lacrima perde valore davanti all'ineluttabilità della morte. Dopo la morte? La decomposizione.

Hepatic Tissue Fermentation II

Ultimo brano per questo EP, 'Hepatic Tissue Fermentation II' e come detto si parla di una canzone pubblicata per la prima volta all'interno di un EP 7"(bootleg) intitolato 'Pathologic' del 1989 ed ora oggetto di caccia per i collezionisti. Qui completamente ri-suonato e ri-registrato la traccia non si discosta molto dalla sua versione se non per un uso più sapiente delle chitarre. Cosa significa? Produzione relativamente più pulita, esecuzione baciata da una consapevolezza dei propri mezzi sicuramente maggiore e piccoli dettagli atti a rendere il brano più fruibile, meno caotico ma non per questo meno letale. Cosa è più mortale? Uno schiacciasassi che frantuma sull'asfalto ogni nostro osso ed organo interno o un singolo, piccolo proiettile nel nostro lobo frontale? Diversi mezzi, stesso risultato. La canzone parte subito con un riff velocissimo che dopo un brevissimo stop and go riprende in modo furioso guidato dalla voce ringhiosa e ormai storica di Walker. Molto belli i riff eseguiti dalla coppia d'asce più famosa del death/grind, una sorta di versione estrema delle famose accoppiate Murray/Smith o Tipton/Downing. Un pezzo che fa del dinamismo la sua ricchezza visti i continui cambi di tempo impressi da un Ken Owen davvero in forma. Il suo classico modo di suonare sul ride e le sue brevi ma incisive sfuriate di doppia cassa resteranno negli annali e nei manuali del death/grind. Come sempre detto e già scritto in precedenti recensioni, non si parla di "cosa fa" ma di "come" e "per quale motivo". Un batterista essenziale, funzionale, mai fine a se stesso e con un ego completamente annullato e asservito alla forma canzone. Doti tecniche sicuramente non eccezionali ma il desiderio enorme di non perdere mai il passo rispetto ai propri amici, dimostrando una coesione davvero incredibile che non verrà mai a mancare nemmeno nei bui momenti futuri. Bellissimi i riff, dicevamo, che si incastrano gli uni negli altri come mattoncini di Lego nelle mani di bambini (sporchi di sangue). Oltre sei minuti e mezzo che trascorrono in modo fluido e mai noioso, grazie ai continui e sopra-citati cambi. Sono ormai lontani i tempi in cui i Carcass scrivevano brani da un minuto e 2 riff. Evoluzione... quante volte l'abbiamo scritto parlando della band inglese? E tutto così velocemente, sorprendente e sotto gli occhi di tutti. Si arriva al classico finale carcassiano con questa versione che mette piacevolmente in primo piano il basso di Walker e i fraseggi melodici delle chitarre, su una ormai familiare doppia cassa che spesso -come in molte altre canzoni del quartetto -  e volentieri ci accompagna alla porta di uscita. Il testo è quanto di più fedele alla tradizione del gruppo ci potremmo aspettare.
"? Spargendo sangue mentre la cistifellea estrude,
Avvelenamento alcolico, esplosione di lobuli gonfiati,
Le tossine inondano lo stomaco..."
I Nostri continuano imperterriti nelle descrizioni tecniche di quello che succede dentro di noi. E... al pari di quando nuotiamo al largo, in un mare nero che non ci permette di vedere cosa succede e cosa "vive" sotto di noi, la sensazione d'ansia di non sapere cosa succede al nostro interno è spesso davvero raggelante. Pensate ai nostri malori, alle malattie, alla morte. Sappiamo davvero cosa ci accade? O meglio... lo vediamo? Ci pensano i Carcass a spiegarci cosa accade in quell'universo di organi, sangue, pelle, carne, ossa, batteri, pus e liquidi marcescenti. Quello che non conosciamo, spesso, è proprio il nostro corpo e un testo della band inglese è il modo "peggiore" per scoprirlo.
"... il sangue ora è critico, le cellule neurali si estinguono fatalmente,
Affogando nella ritenzione versata, il tessuto epatico fermenta"

Eccole qui le descrizioni di ciò che succede e...
"... ritenzione avvelenata, con intossicazione,
I nefroni infiammati scoppiano, le tue condizioni peggiorano
Cronicamente diffuso, il tuo fegato ti perderà"
? ciò che succederà. Non solo. Analizziamo l'ultima frase: "il tuo fegato ti perderà". Qui non viene preso in considerazione l'organo come un ingranaggio del tutto, ma gli viene data una vita, un orgoglio, addirittura un identità. Sarai "lui" a perdere noi insomma... e non viceversa. Ma alla fine siamo questo no? Un insieme di organi indispensabili che concorrono alla nostra vita.
"Contaminazione, cattiva circolazione.
Alcol alimentato, va dritto alla tua testa,
Tessuto cerebrale danneggiato, fuso con liquami alcolici.
In uno stato di torpore muori, il tuo cervello ti schiaccia".
Intossicazione alcolica, un fegato ormai danneggiato da anni di abusi, di contaminazioni mentali che portano all'inquinamento fisico e viceversa, in un circolo vizioso che ci porta ad una morte dolorosa e... fino alla fine... ci contamineremo con quella tossina che ci ha condotto ad uno stato di torpore. "Il tuo cervello ti schiacci". L'ha fatto da quando abbiamo iniziato a distruggere il nostro fegato.

Conclusioni

Cosa dire di un disco che non serviva a nessuno? Cosa dire di un disco che nessuno si aspettava e nessuno ne sentiva il bisogno? Che è un tassello semplicemente essenziale per la band di Liverpool. Come detto, una sorta di palestra, di ripasso per il nuovo arrivato. Un battere il ferro finché è caldo e un stringere nella propria famiglia un nuovo elemento per farlo sentire a casa. O forse solo un disco in più da mettere in catalogo per monetizzare l'attenzione che una giovane band di pazzi e caotici amanti della birra stava creando intorno a sé. Dovunque cerchiamo di inquadrare il discorso, esso sembra filare dritto: i Nostri non volevano rimanere a corto di materiale, data sì la grande attenzione, l'autentico polverone sollevato nell'ambiente estremo. Una piccola rivoluzione apportata a suon di calci, di dischi violenti e veloci, divenuti sin da subito degli autentici must per chiunque avesse voluto un qualcosa in più, un tipo di crudeltà sonora differente da quella che il mercato offriva cxontemporaneamente all'uscita dei vari "Reek...", "Symphonies..." e via discorrendo. I Carcass erano divenuti il porto sicuro di legioni e legioni di giovani fan dell'estremo, col senno di poi si sarebbero accorti di essersi tramutati in degli autentici numi tutelari. Tornandio al presente, quante band Death e Grind odierne possono dire di aver tratto ispirazione dai Carcass? Non si conterebbero nemmeno con una calcolatrice scientifica, inutile provarci. Prima della definitiva consacrazione, i ragazzi vivevano il loro presente nella maniera più costruttiva possibile; divertendosi, suonando e cercando ogni volta di aggiungere un tassello al proprio repertorio, che potesse quest'ultimo essere un capolavoro od anche un semplice divertissement. La voglia di fare era alle stelle, assecondarla significava immettersi ancor di più in un discorso di seria continuità e soprattutto render felici i fan, quei fan che stavano permettendo agli inglesi di sfondare ogni parete e di arrivare, con la propria musica, laddove solo i grandi potevano pensare di mettere piede. Tutto era pronto per il definitivo salto di qualità, tutto era pronto affinché il moniker Carcass divenisse intoccabile ed imprescindibile. Prima di allora, tutta una serie di uscite servì a lastricare per bene il terreno, reso meno impervio e sicuramente più scorrevole da un importante proliferare di uscite "minori" ma comunque degne di nota. Dopo 'Necroticism - Descanting The Insalubrious' del 1991, la band britannica uscì sugli scaffali dei negozi con 'Rock Hard Presents: Gods Of Grind' (1991), uno split insieme a Entombed, Cathedral e Confessor. L'anno successivo con 'Gods Of Grind', ovvero la versione estesa di quanto pubblicato l'anno precedente e patrocinato dalla nota rivista metal. Nel 1992 la Turbo Music, una label tedesca nata nel 1989 ed ormai chiusa, pubblica 'Triumph Of Death', con i Nostri a condividere i solchi digitali del CD in questione con Mortuary, Acheron, Samael, Death Yell e Beherit. Insomma i Carcass erano cercati, spinti e sovraesposti. Ma evidentemente se ora sono dove sono, nonostante una pausa durata anni significa che in fondo la politica che hanno adottato e che è stata adottata con loro e per loro ha funzionato. Eccome. Instancabilmente presenti dal 1987 fino al 1997 con diverse pubblicazioni annue, i Nostri hanno capitalizzato il loro successo esponendo- come gli organi decomposti di cui tanto parlano - la loro evoluzione artistica sotto gli occhi di tutti, in modo trasparente e osceno, quasi come della carne esposta su un banco di un macellaio, dove ogni orgoglio presente in vita è ora cancellato dall'esposizione di una carcassa ormai "vuota". I Carcass sono questi. Un cadavere che prendere vita grazie ai batteri che lo infestano, ai vermi che si nutrono di lui e diventano lui. Effluvi e miasmi, liquidi che scorrono. I Carcass mutano, lentamente ed inesorabilmente, esposti, gettati in pasto a tutti coloro che ne masticano le carni e sentono ogni volta un sapore nuovo. Il prossimo pasto, quello che ci sarà nel 1993 sarà molto particolare, stupefacente e sconvolgente. Ma questa è un'altra storia.

1) Tools of the Trade
2) Incarnated Solver Abuse
3) Pyosified (Rotten To The Gore)
4) Hepatic Tissue Fermentation II
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