CARCASS

Reek of Putrefaction

1988 - Earache Records

A CURA DI
ALBERTO BIFFI
09/03/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Come non rimpiangere i tempi in cui la musica brutalmente metallica era un mondo completamente da scoprire? Quando non si avevano progetti concreti, sogni di evoluzioni stilistiche e pindarici voli di fantasia. Erano anni, quei primi anni 90, in cui i giovani pensavano solo a gareggiare gli uni contro gli altri o meglio... gli uni "con" gli altri, in prove di ferocia e velocità parossistiche, brutalità  ignorantemente cacofoniche ma di una sincerità e spontaneità disarmante. Erano anni in cui le band si scambiavano gli elementi instaurando morbosi ma fruttuosi rapporti incestuosi e ancora... erano anni pionieristici dove adolescenti spesso geniali, altre volte semplicemente talentati, gettarono ingenuamente e inconsciamente le basi per quello che negli anni successivi diventerà il metallo estremo. La passione, quella vera, animava la giovane e sperimentale scena britannica, da sempre la  culla della nostra amata musica metal. Ragazzi imberbi, che imparavano a suonare insieme e che fecero dell'istinto e della mancanza di regole (anche, ma non solo, musicali) la loro bandiera. Birre, partite di calcio e ancora birre, cantine, strumenti usati e rubati. Ragazzi come Mick Harris, che si unì ai Napalm Death dopo una sola prova, diventandone il batterista nel novembre del 1985... su cosa si basò il provino? Sulla sua velocità di esecuzione, iniziando de facto una vera e propria bonaria (e costruttiva) gara con gli altri batteristi. Il resto delle band? Puro rumore, al punto che come ricorda Justin Karl Michael Broadrick (chitarrista dei Napalm Death dal 1984 al 1986 e successivamente fondatore dei grandi Godflesh): "all'inizio ero tremendo, non ero in grado di suonare pezzi veloci. Ricordo uno dei miei primi concerti con loro (i Napalm Death), la gente mi rideva in faccia per il mio modo di suonare". L'abbiamo scritto no? Brutalità, ignoranza, spensieratezza, sperimentazione fatta con la leggerezza dell'essere adolescenti e parte di un qualcosa di nuovo. Fu così importante l'influenza di quei ragazzi, che anche il vocabolario stesso ingenuamente "redatto" dagli stessi protagonisti di quegli anni indimenticabili. Lo stesso Mick Harris coniò il termine "blast beat" per i sessantaquattresimi di nota semibreve che eseguiva sul rullante a velocità spaventosa. Lo stesso Harris... attenzione... inventò il termine "grindcore" (da "grind", macinare, tritare). Ecco che si affaccia sulla scena estrema mondiale, in modo fieramente irresponsabile un genere musicale che destabilizzerà i giovani amanti del metallo più violento, già decisamente provati dai primi vagiti death metal. Mick Harris, Shane Embury, Mark Greenway, Nik "Napalm" Bullen, Lee Dorrian, Bill Steer. Nomi ormai noti, oggi, ma un tempo ragazzini scapestrati che colti dal desiderio di scuotere i nostri padiglioni auricolari con la maggior forza possibile, unirono l'irruenza del punk hardcore con la cattiveria atavica e ancestrale del brutale death metal. Si superarono le barriere tra punk e metal, in un matrimonio musicale fatto di irriverenza, sfida e puro divertimento. Anni in cui i ragazzi erano dentro appieno nel tape-trading, instaurando rapporti epistolari con metal band di tutto il mondo, in uno scambio continuo di cassette-demo, influenzando e facendosi influenzare in un circolo vizioso e virtuoso, dove la fame di musica nuova e la voglia di conoscere e farsi conoscere cancellava ed ignorava ogni altro sogno. Locandine scritte e disegnate a mano, tour improponibili e improbabili in cui si esibivano insieme nomi noti come i DRI, MDC e Antisect e meno noti come gli allora nascenti Napalm Death. Facce stupite e stupide critiche, lattine e bottiglie scagliate e poi, con il tempo, strette di mano e abbracci sentiti. In pochi al tempo capirono cosa questi giovani scalmanati proponessero: punk? Metal? Death Metal? Abbiamo parlato di incesti musicali? Prestate attenzione: Bill Steer fonda i Carcass insieme al batterista Ken Owen per poi unirsi ai Disattack, insieme al drummer Middie, Paul al basso e Pek alla voce. Dopo il primo demo 'A Bomb Drops' (1986) il posto ora vacante al basso viene preso da un giovanissimo Jeff Walker, chitarrista e voce degli Electro Hippies. Bill Steer entra nei Napalm Death (sostituendo il sopra-citato Justin Broadrik) e registra il lato B di Scum, il cui artwork viene curato dallo stesso Walker. Con l'arrivo del vecchio amico Ken Owen alla batteria  i Disattack diventano, finalmente e definitivamente i Carcass, un trio che pubblicherà nell'aprile del 1987 il demo 'Flesh Ripping Sonic Torment', dove Sanjiv (il nuovo nome auto-attribuitosi da Pek, dopo un suo viaggio in India) apparirà come guest. Il trio dei Carcass è ufficialmente realtà, gettando le basi di quelle che saranno leggi non scritte seguite in modo quasi religioso da centinaia di band che verranno: testi gore, dove attraverso impietosi testi che narrano di carne in decomposizione e arti smembrati si narra il degrado della società e la caratteristica doppia voce (scream e growl), sono solo due degli elementi che i Carcass instilleranno nelle menti e nella musica di molti dei propri discepoli. L'anno della definitiva consacrazione fu dunque il 1988, anno in cui il primo full-length targato Carcass vide la luce. L'anno di 'Reek of Putrefaction', realizzato per la 'Earache Records' e recante già a livello visivo un coacervo di brutalità e violenza. Cadaveri, teste mozzate, immagini sconfinanti nel grandguignolesco più esasperato: solo alcuni degli elementi presenti in questa esplicita copertina, disegnata da Walker in persona. Un disco, quest'ultimo, che ha visto avvicendarsi alla consolle più di un produttore, come vedremo anche nel corso dell'articolo. A cominciare dal duo Pearson / Ivory, presente anche nelle sessions di 'Scum' dei Napalm Death ed in alcuni dei primi lavori dei Bolt Thrower. Soprattutto Pearson, l'anno successivo, prestò le sue competenze per quella che sarebbe stata la realizzazione di un grande capolavoro del Metal estremo, 'Altars of Madness'. Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia. Immergiamoci dunque nel marasma targato Carcass, scoprendone i più putridi e reconditi anfratti. 

Genital Grinder

"Genital Grinder (Distruttore di genitali)" è il brano che presenta ufficialmente i Carcass al mondo della musica estrema. Poco più di una intro strumentale che circa in un minuto e mezzo palesa i comprensibili limiti di una band acerba, composta da adolescenti in erba. La cosa affascinante è che si possono già percepire le intuizioni melodiche che arriveranno solo qualche anno dopo, e questo grazie a una progressione armonica che verrà spesso utilizzata dal combo inglese. La produzione del disco è disarmante e contribuirà ovviamente a rendere ancor meno intellegibili alcuni passaggi strumentali che da qui a poco andremo ad ascoltare. Questa introduzione non fa altro che aumentare la curiosità di ascoltare il primo vero e proprio brano degli ormai (in ambito underground) famigerati carcass.

Regurgitation of Giblets

Si parte davvero... e si parte con "Regurgitation of Giblets", un "Rigurgito Di Frattaglie". Ora, con i Carcass possiamo commettere principalmente due errori: il primo è quello di prenderli troppo sul serio, dimenticandoci la loro età, le loro passioni adolescenziali e sopratutto il loro sense of humor britannico. Il secondo potenziale errore? Il non prenderli sul serio. La band di Liverpool è da sempre stata al centro di leggende metropolitane, come il fatto che siano tre studenti di medicina che utilizzano per i loro testi dei libri universitari, oppure che nonostante il loro lavoro di macellai siano estremisti vegani (è comunque vero che Steer e Walker siano attivisti animalisti e vegetariani convinti). Sicuramente come in molti casi la verità sta nel mezzo: i ragazzi si sono divertiti un mondo nel comporre brani ferali ai quali accostare liriche adatte, e se è vero che in molti casi alcuni di questi testi rappresentano la marcescenza del mondo e della società, in altri erano puro divertissement. "Vomitare una mistura di muco, catarro e bile. La sordida vista della carne bruciante. Il tuo stomaco è vituperato". Un verso, a prima vista, esplicito quant'altri mai e glorificante quanto di più sordido ed orrendo possa esistere: l'atto del vomito unito alla carne bruciata, consumarsi pian piano per lo sforzo dovuto a dei conati sconquassanti. A mo' di fitta percepiamo la voglia di rimettere: non abbiamo mal di stomaco, non capiamo come sia possibile. Un miscuglio di succhi gastrici e rifiuti nasali, catarro... le nostre budella stanno cercando di venir fuori.  Sicuramente si può, leggendo tra le righe, trovare una condanna e un accusa sull'inquinamento morale dell'uomo ("Il tuo stomaco è vituperato"), e musicalmente facciamo finalmente la conoscenza della doppia voce dei due leader. Grindcore allo stato puro, ovvero la ferocia del death metal unita all'impellenza comunicativa dell'hardcore. I riff non sono molto comprensibili mentre un impreciso Ken Owen cerca di reggere il "tiro" che la premiata coppia Steer/Walker vuole imprimere alla traccia. 

Maggot Colony

L'annichilente voce guttuale di Steer si sposa alla perfezione con lo screaming abrasivo del bassista e cantante, in questa "Maggot Colony (Colonia di larve)" dal solito testo davvero disgustoso: "Cervelli in decomposizione son ospiti dei macabri piedi. Cavità anale ripiena servita su di un piatto"; siamo dunque gli ospiti di cosa? Quale razza di essere immondo ha preso possesso di ogni nostra cavità, dal cervello alle orbite, all'ano alla bocca? Il titolo lo lascia presagire, siamo divenuti cibo per le larve. Piccoli esseri brulicanti i quali iniziano a proliferare dopo l'avvio del processo di decomposizione, nutrendosi di carni rancide ed in avanzato stato di putrefazione. Migliaia di vermetti bianchi  intenti a divorarci dall'interno, siamo ridotti a carcasse ormai prive di identità. Corrosi poco a poco dai loro immondi morsi, ridotti ad una poltiglia di carne in via di scioglimento, cibo per insetti. Una pozza di pus infetto fa in modo che i parassiti possano festeggiare il proprio luculliano banchetto,. Non ci spostiamo (per ora) dal minuto e mezzo di (de)composizione e i Carcass con questa canzone ci colpiscono allo stomaco senza mezze misure. Un altro riff ai confini del chaos, una batteria che quasi arranca nel tenere un ritmo decisamente malato, con il caratteristico utilizzo del ride da parte di un Owen che sarà parte integrante della futura evoluzione tecnico-compositiva della band. Walker vomita i polmoni, arrivando davvero a somigliare alle voci demoniache delle persone possedute nel film "Evil Dead". La musica ci stringe la gola, asfissiante, soffocante, senza luce ed aperture, mentre i testi stringono il nostro stomaco: "Il colante chimo emana un fetido odore mentre il tuo duodeno è violato. Succhi gastrici espulsi. Enzimi sciolgono il tuo tratto fecale".

Pyosisified (Rotten To The Gore)

"Le persistenti cirrosi inizian a rassodarsi mentre le interiora fuoriescono. Preda della putrefazione. Tessuti corrotti si tramutano in poltiglia e polpa mentre la tua mente è lacerata dall'encefalite".  Ancora malattia (encefalite), ancora la ricorrente parola "corruzione" e ancora l'immagine di qualcuno (o qualcosa) che banchetta sui resti di un altro (il povero? Il debole?): "Tu sei feralmente putrefatto sino al sangue. Succhi digeriti da ogni poro intriso di pus. Fame insaziabile mentr'io banchetto sullo smembramento. Niente mi dona un piacere maggiore d'un'incetta di chimo". Volendo esser aulici e interpretare i deliri di un trio di scalmanati giovani, potremmo trovare moltissime chiavi di lettura... ma il rischio di esser presi in giro dalla band inglese è sempre dietro l'angolo. Tralasciando l'interpretazione più metaforica, quella che vedrebbe un debole soccombere ad una persona "forte", vista però come un avvoltoio più che come un predatore in grado di cacciare la sua preda, dobbiamo necessariamente rifarci al senso letterale delle liriche: si parla, come avrete potuto intuire dai versi riportati, di malattie ben specifiche (la ben nota infiammazione dell'Encefalo) e di un generico processo di decomposizione / putrefazione, messo in relazione con la capacità del corpo di "produrre" pus, ovvero una densa poltiglia formata da batteri e tessuti in necrosi. Dunque, critica sociale? Voglia di shockare a prescindere?  Sicuramente i Nostri non ci prendono in giro quando si affannano sui loro strumenti con una foga tutta adolescenziale, atta a mostrarci in modo testosteronico tutta la loro voglia di vivere e di uccidere musicalmente ogni barriera stupidamente auto-imposta. Quasi tre minuti per un pezzo che inizia in modo già inconfondibilmente carcassiano. Un piglio quasi thrash metal che verrà accentuato dai primi vagiti solisti di Steer, qui alle prese con armonici artificiali e una leva del tremolo stuprata e seviziata. In questa "Pyosisified (Rotten To The Gore) - Marcio sino al midollo" si può finalmente sentire un riffing al servizio del brano e non della mera velocità.

Carbonized Eye Sockets

Torniamo sotto il minuto e mezzo per questa "Carbonized Eye Sockets (Orbite carbonizzate)" e torniamo alla violenza incontrollata. Letteralmente. Un rullante registrato inizialmente con un volume altissimo si perde immediatamente nel marasma sonoro che i tre hooligan musicali riescono a creare. Riff hardcore e un Bill Steer che sembra davvero abbaiare, con voci effettate che spariscono sul finale con un fade-out da film horror. Poco da dire musicalmente per una traccia che rappresenta la bieca e fiera ignoranza dei neonati Carcass. Ovviamente i testi non si discostano dal descrivere gli effetti di un corpo in decomposizione, facendocene quasi sentire gli odori: "Il pungente aroma d'una bollente, gorgogliante, fusa cartilagine si mischia con il lezzo della cotta, stridente carne saldata con i liquefatti muscoli". In questo pezzo è la vista ad essere colpita, forse come metafora di colui che non vuol vedere, o di coloro (i potenti) che ci accecano per poterci meglio pilotare: "Fori di fatiscenti tizzoni son tutto ciò che resta. Orbite abbrustolite. La tua vista è irreparabile per il tuo ottico"; chi dunque ci acceca, rendendoci schiavi di questo o quell'altro pensiero, non dandoci assolutamente modo di vedere la realtà per quella che davvero potrebbe essere. Un astuto stratagemma che di fatto va a condannare uno dei mali degli ultimi due secoli, l'ipnosi di massa. Gente ignorante ed appunto resa cieca da chi, sicuramente, vuol guadagnare più di qualcosa da questo status di ingenuità totale. Altrimenti, potremmo come sempre appellarci al significato letterale, gioendo delle splendide immagini (sempre assai delicate) dipinte dinnanzi al nostro sguardo. Orbite scavate e letteralmente distrutte dal fuoco, frammenti di bulbo che colano via come sciolti, il puzzo della carne bruciata.

Frenzied Detruncation

Un minuto preciso per la sesta traccia di questo "Reek Of Putrefaction", "Frenzied Detruncation (Febbrili amputazioni)". Musicalmente? Il chaos primigenio, un maelstrom (in norvegese "moskenesstraumen") sonoro dove poco o nulla è comprensibile. Una batteria che gioca tra rullate, blast beat al fulmicotone e un ride ai limite dell'auto-combustione. Ci si placa solo ormai sul finale, quasi che i tre ragazzi prendano fiato nel vedere il cadavere della loro vittima ai loro piedi. Sembra di sentirli riprender fiato dopo questo sfogo guidato dalla carica ormonal-musicale dei terzetto. Come nei brani precedenti la produzione non ci viene incontro, amplificando quel senso di confusione sperimentale sadicamente ironica. Anche il testo di adatta al brevissimo brano, con frasi brevi, dirette, funzionali ad essere sputate in faccia alla velocità della luce: "Arto per arto. Ghiandole arricciate. Interiora violate. Tronconi per mani. Arto per sanguinoso arto. Arto!"; quasi riprendendo ciò che gli Slayer scrissero all'interno di uno dei loro brani simbolo, "Piece By Piece", i Carcass indugiano nell'immaginare dunque un corpo smembrato pian piano, privato ogni volta sempre più di una parte fondamentale del suo corpo. Come se il protagonista, un eventuale assassino o serial killer, goda nel vedere le sue vittime morire sotto i colpi di queste amputazioni. Prima le braccia, poi le gambe, i genitali ed infine il collo: uccidere mediante precisi colpi di tronchesi o motosega, forbici da giardinaggio... tutto quel che serva eventualmente per staccare una parte del corpo con relativa facilità. La migliore delle azioni da compiere, ovviamente, è la violazione delle interiora: ogni maniaco che si rispetti gode nell'avere rapporti con ammassi di carne ed organi interni, è risaputo.

Vomited Anal Tract

Forse uno dei nomi più disgustosi mai partoriti dai Carcass: "Vomited Anal Tract". Ancora pesantissima l'influenza del punk/hardcore, con un Ken Owen davvero scatenato sulle sue martoriate pelli e uno sferragliante assolo di Steer. La struttura del canto e del controcanto è palesemente mutuata dall'hardcore newyorkese, con i mostruosi growl di Steer che cercano un feedback nello screaming muriatico di uno scatenato Walker. Il solo sopra-citato è davvero particolare, con quel suono davvero (volutamente?) fastidioso e una sequenza di note incomprensibile (sono davvero ancora lontane le future prodezze chitarristiche del lungocrinito axeman inglese). Il nauseante testo? Per tutti i nostri lettori emetofobici... sconsiglio caldamente la lettura dei testi che seguiranno. Del resto, meglio prevenire che curare. Altrimenti, qualora riteniate di avere lo stomaco forte e di riuscire a sopportare cotanta esplosione, cotanta esternazione di brutalità lirica... prego, fatevi avanti e gioite pure di quel che i Carcass hanno da offrire. Avrete intuito dal titolo chi potrebbero eventualmente essere i protagonisti di questo brano: il vomito e le vie anali / intestinali, direttamente collegate in quanto la sensazione di "pienezza" sentita dal protagonista ha a che fare con entrambe le situazioni. Uno stomaco ed un intestino pieni, i quali non riescono più a trattenere alcunché. Ed ecco, dunque, che il corpo si ribella, dovendo espellere quantità esorbitanti di rifiuti. Budella distrutte, gola e polmoni corrosi dal vomito...  "Eruzione orale. Estroversione rettale. Violenti spasmi ed enzimi decomponenti divorano la tua gola mentre erutti. Disturbo intestinale. Il tuo ileo si capovolge. Il tuo duodeno è spinto in alto verso la tua bocca. Il lezzo delle tiepide feci tormenta il tuo setto nasale, mentre tu violentemente vomiti sino alla morte. Il vomito rettale nel tuo torace strazia il tuo tratto anale".

Feasterday

Arriviamo quindi ai 22 secondi (ventidue secondi!) di "Feasterday (Il giorno del banchetto)", nient'altro che rumore, nell'emulazione degli allora già noti Napalm Death. Puro grind core senza compromessi per un insieme di growl e scream che lascia spazio ad una lancinante chitarra solista che sembra sul punto di esplodere. Riff assolutamente incomprensibile così come il lavoro generale del basso e della chitarra in questa scheggia impazzita di putrescente violenza. Il testo? Ovviamente poche frasi da urlare a pieni polmoni nelle orecchie dei masochisti all'ascolto. "Perfora la tua carne. Trafiggi i tuoi occhi. Lasciati putrefare, poi divorati vivo". Un banchetto capace di saziare la nostra fame di autolesionismo esasperato: vogliosi di farci del male, di ucciderci, di ammazzarci nella maniera più cruenta possibile... salvo divorarci qualche secondo prima di morire, in un atto "zombiesco" rimandante a qualche immagine parecchio cara agli allora noti Cannibal Corpse. Banchettiamo e divoriamo, la nostra carne, il pasto più lauto e luculliano che esista. Percepiamo in bocca l'aroma della putrefazione, della necrosi, le nostre papille gustative (parzialmente atrofizzate) godono nel leccare lo schifo e l'immondo più totali. L'ascoltatore viene prima distrutto musicalmente e poi... quasi umiliato da un testo che "consiglia" l'autodistruzione. Puro nichilismo.

Fermenting Innards

Finalmente si torna ad un brano maggiormente strutturato, "Fermenting Innards (Interiora fermentanti)" che inizia a far presagire - insieme a "Pyosisified (Rotten To The Gore)" - le future evoluzioni del sound del trio carcassiano. Flavour maggiormente death metal, con un uso delle chitarre finalmente intellegibile e ancora dei tentativi di strazianti assoli chitarristici mutuati dalle dita delle premiata coppia King/Hanneman. La marcia iniziale è solo comunque un preludio alla sfuriata grindcore che arriverà allo scadere del primo minuto, per poi tornare in modo circolare alternando accelerazioni caoticamente brutali con il main-riff, cadenzato e potente. Un impronta coscientemente death metal è data a questo brano, vista anche la scelta di puntare quasi unicamente sulla voce gutturale e profonda. Il pus è sempre il vero protagonista dei testi del trio albionico: "il tuo torso polverizzato si strugge nella sua pozza di pus", così come l'insistente descrizione degli effetti della decomposizione all'interno della bara: "interiora in fermentazione, gorgoglianti di decomposizione. Un pus alcolico dissolve il feretro in legno". Il modo migliore per turbare il sonno di chi crede i suoi cari defunti al sicuro in un feretro, magari nell'atto di godersi il riposo eterno. In realtà, quel che succede ad un morto è perfettamente spiegato in questi versi iconoclasti ed espliciti, oltre i confini della volontà di shockare. Ecco dunque che immagini di morte e cocente schifo prendono possesso dei nostri pensieri, mettendoci dinnanzi cumuli di carne parzialmente disciolti in pozze di liquami giallastro-biancastri, puzzolenti e fetide come solo la morte sa essere. Volti deturpati, tratti somatici ormai alterati totalmente... il corpo non ha più forma, è solo cibo per larve, pezzi di carne rancida uniti in modo grossolano, in procinto di squagliarsi totalmente. Le nostre interiora dunque fermentano, secernendo ogni tipo di liquame.

Excreted Alive

Un bell'inizio per "Excreted Alive (Espulso vivo)", che in pieno stile Carcass ci prepara con una sezione ricca di groove prima della sfuriata grind. Altro brano rapidissimo che non supera il minuto e mezzo, e che ormai si assesta sulle caratteristiche principali di "Reek Of Putrefaction". Riff caotici, una batteria ingenua, sicuramente non tecnica ma decisamente funzionale ai brani, accenni di assoli rumoristi, voci ferali e testi da voltastomaco. I riff iniziale viene "girato" dopo poche ripetizioni, mostrando già una certa attitudine alle variazioni tecniche che caratterizzeranno i futuri arrangiamenti del gruppo. In questo brano è Walker a guidare le danze con la sua voce al vetriolo, relegando il basso growl dell'ex Napalm Death in un angolo. Un testo questa volta davvero breve ma che ovviamente non si discosta di una virgola dal mood di quest'opera... la putrefazione: "decrepiti arti sfracellati. Una massa insanguinata che palpita. L'espulsione ha ora inizio". Il protagonista del brevissimo testo sembra dunque esser stato prima divorato vivo e poi "espulso" ancora in stato di semi incoscienza, in uno strambo stato pre-morte. Questo spiegherebbe il perché del suo corpo totalmente maciullato e ridotto quasi allo status di bolo alimentare. Mangiato e rimangiato più volte, finché gli escrementi non abbiamo dunque forma tipica di materiale rifiutato ed espulso dal corpo. Un processo di digestione abbastanza lungo e complesso, in cui la vittima viene praticamente umiliata nel peggior modo possibile. Sadismo allo stato puro e voglia di ridurre un essere umano allo stesso livello di un cumulo di feci. Che ci sia un'ulteriore voglia di condannare la società contemporanea, paragonando appunto l'uomo ad un qualcosa di inutile e disgustoso? Probabile come improbabile.

Suppuration

Chiudiamo il lato A di 'Reek of Putrefaction' con l'arrivo dell'ultimo pezzo di questa prima tranche, "Suppuration (Suppurazione)". Si parte con un riffing massiccio e suoni effettati di chitarra "affettata" dalle mani chirurgiche (ma ancora insicure) di Steer. Quo il martellare della batteria è incessante, così come l'utilizzo delle doppia voce, e stavolta è il "lato brutale" del diabolico due a prevalere, con un growl bassissimo e che quasi è precursore di quel death metal dalle vocalità animalesche che arriverà negli anni a seguire. A metà brano, dopo circa un minuto di ascolto troviamo un buon cambio di tempo, una cavalcata che in futuro diventerà uno dei punti di forza caratteristici del sound del per ora terzetto. "I resti catalettici incitano la suppurazione, aprendo la via al lezzo dalle emanazioni anali". Inutile commentare nuovamente un testo che qui punta bassamente a colpire il nostro cervello inquadrato all'interno di certe convenzioni artistiche. Qui è solo violenza sonora accompagnata da lirica nausea, avente per protagonista il processo di suppurazione, ovvero di formazione del pus. Quest'ultimo inizia ad accumularsi in varie parti del corpo, facendo in modo che l'organismo si chiazzi e veda su tutta la sua superficie la crescita di ascessi abbastanza visibili e doloranti. Sacche di liquami screziano la nostra pelle, bubboni palpitanti in procinto di esplodere da un momento all'altro, rilasciando e rigurgitando il proprio interno una volta divenuto incontenibile. Gli ascessi causano febbre, la quale aggredisce l'intestino, portandoci quindi alla perdita di controllo su di esso. Ecco che defechiamo in preda alla malattia, morendo fra l'olezzo delle nostre stesse feci e del pus copiosamente emesso dagli ascessi.

Foeticide

Lato B aperto da "Foeticide (Feticidio)": "getta tra le fiamme il palpitante feto, per dissolverlo dall'interno. L'utero aspirato. Feticidio". Non solo i Carcass con questo testo premono il piede sull'acceleratore del pessimo gusto, ma riescono anche ad infilare in un testo davvero shockante un tocco di poesia e condanna sociale ("Una morte pregna di dignità è ciò che ti manca"). Musicalmente non ci discostiamo dalla traccia precedente. Ken Owen (non certo noto per la sua maniacale precisione sullo strumento) si prodiga nei suoi pattern più riusciti, spronando a piè sospinto i suoi compagni di band, qui impegnati in riffing serrati ed efferati scambi vocali. Forse per dar spazio ad un testo particolare e particolarmente sentito, 'Foeticide' dura quasi tre minuti, un piccolo record battuto in questo disco solo da 'Pyosisified (Rotten To The Gore)'. Liriche dunque incentrate sul "feticidio" o comunque particolarmente fossilizzate sul processo di aborto, descritto in maniera talmente minuziosa da far scaturire in noi un certo senso di ribrezzo. Sarebbe in un certo qual modo difficile spiegare il significato di determinati versi. Il verso finale soprattutto, già riportato e tradotto, potrebbe forse far pensare quanto i Carcass siano in un certo qual modo sensibili dinnanzi a determinate situazioni, condannandole più o meno apertamente, cercando di dire la loro attraverso il proprio modo - brutale ed esplicito - di esprimersi. Alla fin fine, potrebbe comunque trattarsi semplicemente della volontà di esagerare una situazione assai discussa e "popolare", cercando di disgustare chiunque a prescindere. Circa la "morte" e la "dignità"... cosa dire, in fin dei conti. Possiamo considerare quelle parole come una semplice constatazione priva di critica o un'espressione amara atta ad indurre le persone alla riflessione. Che vogliamo farci, i Carcass sono pur sempre i Carcass: perennemente persi fra l'humour più nero e la mai troppo esplicita volontà di lanciare qualche frecciatina a livello soprattutto sociale.

Microwaved Uterogestation

 "Zuppa deidratata. Fatiscente igroma. Melma pectinizzata. malsano, aspro aroma". Ed ecco la ricetta "made in Carcass" per un ottimo piatto, spiegatoci in "Microwaved Uterogestation". In realtà un altro brano che restando sotto il minuto e mezzo riesce a colpirci in modo ignorantemente violento. Qui c'è ben poco di ragionato e nulla o quasi poteva far presagire l'incredibile evoluzione che arriverà qualche anno dopo. Stop e ripartenze, grida belluine e un riff difficilmente distinguibile... almeno fino al solito cambio di tempo centrale, in cui si cerca di riprendere il controllo musicale della situazione, pronta però a esplodere nuovamente con un finale dove i piatti di Owen duettano con la straziante voce della straziata chitarra di Steer. Si insiste circa il feto ucciso o comunque "cucinato", come in questo caso. Quasi riprendendo il goloso banchetto del mostro presente in 'Antropophagus' dell'immenso Joe D'Amato, nel quale un invasato George Eastman strappava dal ventre di una giovanissima Serena Grandi il feto in via di sviluppo per poi divorarlo copiosamente, il protagonista di queste atroci liriche vuole a tutti i costi saziare la sua fame con una ricetta da realizzarsi tramite microonde. Un immenso microonde in cui una donna viene cotta praticamente viva, costretta a partorire anzitempo. Il feto si squaglia, mescolandosi alla strana poltiglia di liquidi vaginali venuti a crearsi. Ecco che la cottura ha inizio ed i corpi della madre e del figlio soccombono al calore, sino ad esplodere in una pioggia di schizzi e frammenti immondi.

Feast on a dismembered carnage

Continuiamo di gran carrier con l'arrivo di "Feast on a dismembered carnage (Banchetto su di una carneficina di smembramenti)". "Corpi smembrati. Cadaveri profanati. Carcasse liquefatte e tritate con astio. Viscere e budella, dal corpo son state strappate. Il lezzo del sangue zuccherino. Ossa son state frantumate. Un infestante organicidio è gustato per pranzo. Carnofaga cena a base di rigor insanguinato. Abbuffarsi su intestini brulicanti e su tiepida carne. Divorare gelide interiora. Nutrimento a base di morti necro-senzienti". Di cosa parlando? Come interpretare i giovani inglesi? Un testo che si limita a colpirci allo stomaco con un gancio? Un testo che riprende stereotipi del cinema gore ottantiano o si presta a un interpretazione aulica ed elevata? E se il trio sta nuovamente prendendosi gioco di noi? Che forse, nella loro enfasi ribelle e politicizzata intendessero che le frattaglie è un popolo colpito dalla mannaia dei potenti? Lasciato a marcire e farsi mangiare da altri poveri e indifesi, guidati e pilotati come morti viventi che non possono far altro che cibarsi di ciò che gli viene dato (morti necro-senzienti)? Steer si diverte ancora con la leva del tremolo e gli armonici artificiali, non realizzando mai de-facto un assolo o anche una linea guida di chitarra solista, lanciandosi a testa bassa nella furia di un grindcore assolutamente annichilente. Anche qui la voce predominante è quella gutturale e quasi "gorgogliante", mentre l'arrangiamento segue l'ormai per ora scontato schema del cambio di tempo centrale, qui... a dire il vero, con un pattern ritmico che non può non ricordarci il loro ben più famoso connazionale Clive Burr (Londra, 8 marzo 1957 - Londra, 12 marzo 2013), mitico batterista dei primi tre dischi degli Iron Maiden.

Splattered Cavities

"Interiora pelviche ora rimangono nel tuo perineo. Sangue schizzato che gocciola dai tuoi orifizi come tiepido sebo". Cosa potevamo aspettarci da una canzone intitolata "Splattered Cavities (Cavità squarciate)"? Un riffing finalmente più strutturato è quello che ci accoglie in questo brano, e saranno proprio le chitarre di Steer a caratterizzare questa ennesima mattanza lirico-sonora. Ancora due le voci indemoniate (pazzesco come quello che poi, un giorno, diventerà il caratteristico ringhio di Walker, qui sia ancora qualcosa di molto simile alle urla di un demone lovecraftiano). Un reiterato e semplice riff andrà, con il supporto di Owen, a concludere il brano smorzando la velocità parossistica toccata nei primi (pochi) minuti. Cos'è il nostro corpo se non un'autentica fabbrica di morte? Ecco che i Carcass vogliono descrivere una sorta di strana, particolare esplosione interna: un corpo inizia a percepire degli strani spasmi, sentendo un qualcosa muoversi dentro sé. Il dolore comincia a divenire insopportabile, le budella si torcono, la testa preme come se fosse schiacciata da chissà quale possente morsa. Non riusciamo più a capire, non riusciamo a renderci conto di cosa stia accadendo nel nostro corpo. Sappiamo solamente che sia in atto una ribellione, od un qualcosa di simile. Tutto spinge affinché una morte lenta e dolorosissima sopraggiunga, ed ecco che - spremuti come limoni - cominciamo ad eruttare il nostro "succo". Vomito, sangue e pus iniziano a fuoriuscire da ogni dove, cercando di farsi largo, di trovare uno spazio per potersi riversare all'esterno della propria prigione. Esplodiamo poco dopo in una fragorosissima esplosione di putrescenza e disgusto, collassando internamente, cadendo ginocchioni, senza ancora capire cosa diamine ci sia capitato. I violenti conati, le convulsioni... tutto vuol portarci a desiderare la morte più immediata, pur di non soffrire ancora queste pene infernali.

Psychopathologist

Ecco arrivare il momento di  "Psychopathologist (Psicopatologo)", titolo fondato su di un abilissimo gioco di parole, fusione dei termini "psicopatico" e "patologo".Un testo scritto in prima persona che racconta il piacere di questo patologo feticista della morte e delle sue esalazioni. Forse, dato il taglio particolare dato a questo testo, ci troviamo di fronte ad uno dei testi più disgustosi dei Carcass, che ci obbligano ad assumere il punto di vista di questo psicopatico patologo: "? divertente essere un patologo. Squarciare corpi, specialmente quando essi son appena stati esumati. Adoro concludere autopsie su carcasse in putrefazione. M'inebrio a sniffare tutte le esalazioni". E ancora: "Amo scorrere la mia mano all'interno del tuo stomaco ed estirpare i putridi resti. Sorseggio il pus e m'abbuffo sugl'organi interni, sinché tutto il feretro non è prosciugato". Un soggetto perfetto per uno splatter, o comunque derivato da altre situazioni più o meno simili già presenti in alcuni dischi Thrash e Death. Verrebbe quasi da pensare al feticismo per la morte e le cruente operazioni ampiamente mostrato dal Mengele descritto nella celeberrima "Angel of Death" degli immensi Slayer, senza dimenticarsi l'agghiacciante artwork posto in copertina dell'altrettanto indimenticabile "Severed Survival" dei seminali Autopsy, nel quale campeggiavano chirurghi zombie decisamente a loro agio nell'eseguire un intervento a dir poco sanguinolento e privo di qualsivoglia anestesia. Un topic già adoperato, dunque, ma portato dai Nostri all'esasperazione più totale, scadendo nel cattivo gusto che tanto piace ai fan dell'estremo (e non solo). Poco più di un minuto per questa scheggia impazzita che musicalmente ben rappresenta la mente malata di questo "medico". L'alternanza delle voci è qui più che mai simbolo di bipolarità, di pazzia e di un equilibrio ormai completamente perso. Anche musicalmente questo dualismo è ben presente, con azzeccati cambi di tempo che alternano sfuriate grind a cavalcate maggiormente metal, laddove la chitarra torna a fischiare cercando di comunicare solo anarchia musicale.

Burnt to a Crisp

Nel brano successivo, "Burnt to a Crisp (Cotto a puntino)", Walker sembra abbozzare quella che sarà poi negli anni a seguire la sua caratteristica e iper clonata voce. Abbiamo finalmente il suo noto e sopra-citato "ringhio": cattivo, animalesco ma intellegibile. Belli i cambi di tempo che portano a terzinati tipici del metal classico inglese, qui in realtà solo pause prima del successivo e inevitabile attacco grindcore. Un altro testo ironico e paradossale che parla di carne bruciata, quasi "cucinata" e pronta per essere servita. L'umiliazione della carne, quella carne tanto osannata quando toccata dalla vita e tanto inutile e insultata quando diventa una fredda carcassa. "Grigliato sino ad esser un annerito tizzone. Affumicato, rosolato e nero". "Bruciato sino ad esser reso un croccantino. Il tuo lardo è sul fuoco". Si sfocia nel cannibalismo fine a se stesso, quanto di più esplicito esista; incredibile quanto la schiettezza e la forza espressiva di tali parole sembri quasi farci percepire il calore del fuoco sulle nostre pelli, immaginare fiamme possenti corrodere pian piano le nostre carni, fino a ridurci degli spiedini umani. Come immobilizzati su di un enorme rostro, ecco che il fuoco inizia ad attuare il processo di combustione: dapprima la pelle inizia ad arrossarsi, subito dopo un'infinita serie di vescicole screziano la nostra carne, dando vita a copiose secrezioni. Ustioni gravissime, un dolore atroce in attesa della morte definitiva. Morire bruciati è forse la peggiore delle fini, in quanto la morte non sopraggiunge immediatamente... anzi, abbiamo tutto il tempo di essere lambiti dal dolore più cieco e feroce. Non riusciamo più a respirare, i nostri polmoni zeppi di fumo e fuliggine annaspano copiosamente, il processo di soffocamento avanza pian piano, perdiamo ossigeno a frequenze sempre maggiori. La gola è secca, arida, gli spasmi dovuti ai tentativi di respiro si fanno più violenti man mano che il tutto raggiunga il suo culmine. Sferzati dalle fiamme, moriamo dunque in maniera lenta e dolorosa, cotti come un filetto alla brace.

Punget Excruciation

Uno "strazio pungente", per un brano che invece acquisisce una forma molto più delineata e vicina in modo terribilmente affascinante a quel death metal del quale i Carcass saranno poi i paladini e fieri portabandiera. Steer si lancia anche in un assolo (quasi sensato), se pur rovinato dalla produzione di Mike Ivory, che per stessa ammissione di Bill Steer fece un lavoro tremendo (fu additato, senza mezzi termini, come "incompetente"). Si tentò di salvare il tutto facendo metter mano al più esperto Paul Talbot, ma ormai... era troppo tardi. Il disco dei Carcass era ormai una carcassa musicale, e questa "Punget Excruciation" sarebbe potuta essere una traccia di quelle da valorizzare. Un arrangiamento più sensato rispetto alle altre schegge impazzite, una maggiore sicurezza nei propri mezzi. Un brano che si conclude su queste parole: "La mia notturna dissenteria è rilasciata su questa poltiglia". Finale degno di un inizio nonché di uno svolgimento fuori dal normale: il sangue sgorga copioso a mo' di eruzione vulcanica, invadendo l'esofago irrimediabilmente corroso dai conati di vomito e dal passaggio di bile e succhi gastrici. La carne inizia a marcire, invasa da colonie intere di pidocchi; il tutto, forse, dovuto ad una brutta infezione, una malattia giunta al suo stato di degenerazione totale. Gli ascessi cominciano a fioccare, rompendosi e riversando pus ovunque; pelle nera e marcia si stacca a lembi, a perdita d'occhio... ed ecco dunque la diarrea finale, un'auto-espulsione, la liberazione di feci miste a poltiglie d'organi.  

Manifestation of Verrucose Urethra

Varrebbe la pena iniziare la descrizione di "Manifestation of Verrucose Urethra (Manifestazione di verrucosa uretra)" citandone direttamente il disgustoso verso cardine: "Uretra verrucosa. Glutinoso Condyloma. Ureterocele che secerne un tiepido, putrefatto, cistico Pemphigus". Qui il trio britannico si lancia nell'ennesimo brano ai limite dell'incomprensione, dell'estrema anarchia dell'estremo musicale. Un minuto di "canzone" che va a cancellare quanto di ragionato c'era nel brano precedente. La sopra-citata produzione ovviamente non aiuta, ma qui siamo di fronte davvero all'essenza del grindcore più becero e caotico. Un testo che utilizza termini medici e che va oltre il puro obbiettivo di provocare conati di vomito. Si comincia descrivendo stati di ipertrofia ai limiti dell'umano, ove tessuti ed organi aumentano a dismisura le proprie dimensioni. Inutile sottolineare il fatto che il gonfiore sia localizzato attorno e sugli organi riproduttivi, i quali perdono le loro normali funzioni, assumendo un aspetto grottesco e divenendo carichi di pus ed urina rancida, acida, in grado di corrodere quanto sia nel suo raggio d'azione. Il tutto è dovuto alla contrazione del condiloma acuminato, detto anche "verruca genitale": malattia altamente contagiosa a trasmissione sessuale, legata al Papilloma Virus. Si aggiunge una gravissima ureterocele, ossia un terribile rigonfiamento dell'uretere in concomitanza dell'apertura di esso posta nella vescica. Uno scenario orribile, apocalittico... il quale invece fa venir voglia ad un avventore qualsiasi di mordere tale orrido spettacolo, amputando di netto il membro virile del malcapitato.

Oxidised Razor Masticator

"Oxidised Razor Masticator (Masticatore di lame arrugginite)"Leggere il testo di questa canzone non può che provocare brividi lungo la spina dorsale. Pensate alle conseguenze fisiche del masticare lame di rasoio. Qui vengono descritte alla perfezione e ci sembra quasi di sentirle in bocca... ritrovandoci a mimare smorfie di un dolore solo virtuale ma profondamente instillato nel nostro cervello dal diabolico terzetto. Deglutiamo istintivamente e ci sembra quasi di percepire il dolore nella  gola, nelle gengive. Ci viene descritto come, incapaci di fermarci, continuiamo a masticare queste lame, che arriviamo quasi a tritare in modo compulsivo e autodistruttivo. La nostra mascella scoperta fino all'osso, i nostri denti distrutti, le nostre corde vocali lacerate. Come se non bastasse questa tortura è la più lunga di tutto questo malato 'Reek Of Putrefaction', visto che viene abbattuta la soglia del terzo minuto di durata. Questo è indubbiamente un altro brano che avrebbe meritato una produzione "chirurgica" (parola ovviamente non scelta a caso). Un incastro di riff ancora una volta ai limiti della comprensione, ma che palesano l'intenzione della band di strutturare in modo più complesso le proprie composizioni. Vocalità bestiali, accelerazioni dove la chitarra si lancia nell'uso del tremolo picking, con quell'effetto "sega elettrica" che non può che trovarsi a proprio agio in un disco dove si parla di arti amputati. Diversi i cambi di tempo in questo brano che avrebbe sicuramente giovato della tecnica chitarristica che il lungocrinuto axeman acquisirà con il tempo.

Mucopurulence Excretor

Penultima traccia, non certo meno disgustosa della precedente: ecco a voi la rancida "Mucopurulence Excretor". "Piosi mucolisifizzata. Mucocelisi maligna. Pustole endocrinali disseminate", ormoni impazziti rendono la vita del protagonista un vero inferno, il quale si ritrova disseminato di orribili pustole ed escrescenze grossolane, le quali arrivano a mutilarlo orribilmente, sfigurandolo, privandolo del benché minimo tratto umano. Un testo ancora una volta assai preciso nella descrizione, adoperante molti termini medici, che potrebbe addirittura rimandare ad una grave malattia nota con il nome "displasia di Lewandowsky-Lutz", ovvero una patologia la quale impedisce di combattere l'infezione da papilloma Virus la quale provoca appunto la crescita di escrescenze e verruche incredibilmente grandi e voluminose, quasi impossibili da curare o da rimuovere. Il portatore più noto è considerato Dede Koswara, indonesiano noto con il nome di uomo corteccia appunto per il suo aspetto.  Quasi fosse una legge non scritta, in questo seminale disco, dopo un brano più lungo e strutturato ne segue uno completamente folle, veloce, rapido come un colpo di un affilatissimo bisturi. Poco più di un minuto per stupirci nuovamente di quanto i Carcass fossero ironici, folli, pionieristici e geniali. Un drumming percussivo è l'incipit di questo pezzo che presenta i soliti caotici riff, con delle voci filtrate che incutono un reale disagio e un Ken Owen che varia i suoi pattern rappresentando l'unico elemento caratterizzante di questo pezzo che ha solo un obbiettivo: fare male ai nostri padiglioni auricolari... magari infettandoceli e coprendoli di quel pus tanto amato dal gruppo.

Malignant Defecation

Chiude il disco un vero e proprio compendio di tutto ciò che questo disco è ed ha rappresentato. Forse qui, in "Malignant Defecation (Defecazione maligna)" la produzione disastrosa viene esposta come le carni putrefatte cantante dalla band. Frequenze basse che spazzano via ogni cosa, rendendo tutto un pastone sonoro di note marcescenti. Si sente la follia di band, ma anche la voglia di costruire qualcosa, un qualcosa stuprato dal caotico lavoro effettuato in studio. Funziona bene l'inizio, con il basso di Walker a dettar legge, subito seguito dal suo compagno di nefandezze e da un Owen mai sopra le righe, ma sempre (e per sempre) funzionale al loro singolare sound. Riff hardcore che suonano orfani delle voci sino a quasi metà brano, dove i due demoni vocali si lanciano nel doppio cantato. Da qui in poi seguire quello che succede è davvero arduo per orecchie non allenate, e si giunge alla fine di questo pezzo tra fischi slayeriani e un gioco di piatti che sparisce nel fade-out. Sfuma tutto così, in caos incontrollato che ci lascia basiti e masochisticamente felici. "Le budella potrebbero fondersi, ma il torso persiste, mentre le gellificate frattaglie decadono in metano". Insomma, l'espulsione non solo di rifiuti corporei, ma anche di tutto l'apparato gastrointestinale, fusosi in un'informe poltiglia da rilasciare appunto tramite atto di defecazione. Come se stessimo espellendoci da soli, in un atto di suicidio obbligato, il nostro corpo si tramuta in un enorme ammasso di feci, emettendo odori nauseabondi e perdendo ogni tratto di umanità.

Conclusioni

Siamo quindi arrivati alla fine di questa putrida avventura. Abbiamo assistito ad operazioni sanguinolente e disgustose, ad atti di defecazione estrema, abbiamo visto e toccato con mano orride sacche di pus, verruche, escrescenze d'ogni genere. Vesciche ingrossate, uretre in fiamme, infezioni genitali d'ogni genere. Ed ancora corpi bruciati, feti cucinati ed esportati a mani nude, cadaveri in decomposizione, larve banchettanti all'interno di crani sfasciati. Bulbi oculari carbonizzati, orbite distrutte, vomito sgorgante da ogni orifizio... chi più ne ha, più ne metta. Un disco, questo "Reek Of Putrefaction" che è palesemente un manifesto di intenti, una vetrina, un cadavere esposto. Un disco, questo, che mostrò in quel giugno del 1988 una band oppressa dai proprio limiti, ma spronata dall'illimitato potenziale. Questo disco, la cui copertina fu censurata (per poi essere pubblicata nella sua versione originale nella ristampa del 2002) perché raffigurava un collage fotografico con immagini estratte da manuali di medicina legale a patologica (ma in realtà un'aulica citazione del "diavolo che mangia cadaveri", molto celebre in epoca medioevale), è una promessa non mantenuta, ma che promette a sua volta un futuro davvero incredibile per quello che sarà in quartetto di Liverpool musicalmente più famoso dopo i Beatles. Pochi sapranno cogliere (molto facile farlo con il senno di poi) piccole sfumature musicali in un marasma sonoro, sfumature che saranno poi sviluppate segnando non solo la carriera dei Carcass, ma anche il modo di pensare la musica estrema a livello mondiale. Pochissimi, ancora, riusciranno a godere di un disco oggettivamente caotico e musicalmente anarchico, in cui la produzione assassina riuscì a rovinare quanto di strutturato cercarono di fare i giovanissimi inglesi, appiattendo il tutto con uno tsunami di cannibalesche frequenze basse. Tutto acerbo, ingenuo al punto da commuovere in questo 'Reek Of Putrefaction': Ken Owen che sperimenta i pattern che, intendiamoci, non saranno mai iper-tecnici o memorabili, ma in futuro diverranno parte integrante del sound dei Carcass. Bill Steer, ora pregevole chitarrista solista dalle fortissime basi hard rock settantiane, lo sentiamo qui sperimentare con la leva, gli effetti, e la volontà principale di riempire il sound della band con un riffing mutuato dall'hardcore e dal proto-death ancora pesantemente imparentato con il più letale thrash metal. Jeff Walker? Il suo inconfondibile modo di cantare, digrignando i denti nel ringhio più famoso del death/grind, è qui uno screaming acido, corrosivo, bestiale. La volontà dell'allora trio era quella di suonare velocemente... più veloce degli amici Napalm Death, più pesanti delle band hardcore, shockando coloro che li seguivano nei centri sociali occupati, per assistere agli show di questa band che parlava di cadaveri in putrefazione e colante pus. Ai tempi, fu un pugno nello stomaco per tutti, e la cosa che lascia attoniti è che anche ora, ascoltando questo lavoro e leggendo i testi, non possiamo che provare una profonda e disturbante sensazione. Cerchiamo di decifrare la musica a volte davvero incomprensibile, e ci ritroviamo nauseati dai testi, gettati in faccia agli ascoltatori come pezzi di carne marcescente e piena di vermi, che ne banchettano al ritmo del grindcore della band. É difficile arrivare al termine di questo disco, tra conati di vomito, soluzioni a volte davvero ingenue e parti oggettivamente indecifrabili, e quando ci arriviamo siamo mentalmente così provati e costernati dal ritrovarci confusi e schifati... e in fondo... non era quello che questi tre ragazzi desideravano?

1) Genital Grinder
2) Regurgitation of Giblets
3) Maggot Colony
4) Pyosisified (Rotten To The Gore)
5) Carbonized Eye Sockets
6) Frenzied Detruncation
7) Vomited Anal Tract
8) Feasterday
9) Fermenting Innards
10) Excreted Alive
11) Suppuration
12) Foeticide
13) Microwaved Uterogestation
14) Feast on a dismembered carnage
15) Splattered Cavities
16) Psychopathologist
17) Burnt to a Crisp
18) Punget Excruciation
19) Manifestation of Verrucose Urethra
20) Oxidised Razor Masticator
21) Mucopurulence Excretor
22) Malignant Defecation
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