CARCASS

Necroticism: Descanting The Insalubrious

1991 - Earache Records

A CURA DI
ALBERTO BIFFI
05/07/2018
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Era il 1985 e Stuart Gordon (Chicago, 11 agosto 1947) è sceneggiatore e regista di "Re-Animator", film horror ispirato dal racconto "Herbert West: Rianimatore" dello scrittore Howard Philips Lovecraft. Il film parla di uno studente di medicina che nella sua geniale follia ambisce a riportare in vita i cadaveri, arrivando a produrre un siero in grado di donare nuova vitalità anche a singole parti anatomiche. Ovviamente questi esperimenti non porteranno a nulla di positivo. Il 30 ottobre 1991 via Earache Records i Carcass presentano ai metalhead mondiali la loro terza fatica: "Necroticism - Desctanting The Insalubrious", un disco al quale evidentemente è stato iniettato quel famoso siero descritto poche righe digitali sopra. La "carcassa" prende vita, muta il proprio approccio, cambia carattere e diventa un qualcosa di altrettanto letale, ma molto differente. Era dall'esordio che i tre loschi individui di Liverpool tenevano d'occhio un certo Michael Amott, promettente chitarrista di una band death metal svedese chiamata Carnage. Senza mezzi termini quel talentato musicista fece capire agli allora imberbi inglesi che non era interessato alla loro musica (invero fu molto più esplicito e diretto riguardo al suo pensiero sui primi vagiti gore-grind dei Carcass) e proseguì la sua avventura con la sua band, che vedeva alla voce (e al basso) un cantante alto, emaciato, dai lunghi capelli neri... Johan Liiva. Ma i nostri tre bevitori di birra non demordono e a distanza di anni, forti di una tecnica maggiore e maggior tenacia si inginocchiano ancora davanti al rosso svedese mostrando nuovamente l'anello di fidanzamento (musicale). 'Dark Recollections' (1990, Necrosis Records) resta così il testamento musicale dei Carnage, che dopo questo ultimo full length rilasceranno solo uno split e un EP. Parte della band confluirà nei Dismember, Johan Liiva entrerà in uno stato di morte apparente fino al 1996, anno in cui Michael Amott lo richiamerà alla sua corte per formare gli Arch Enemy. Quindi il virtuoso svedese dice finalmente "si"? Si... lo dice... e da allora i Carcass (e la musica estrema tutta) non saranno più gli stessi, investendo con una seconda ondata di ispirazione e influenza centinaia di band. Dopo la loro prima vita, fatta di eccessi lirici e musicali, laddove la velocità e lo shock sonico veniva prima di ogni cosa, ora è tempo di pensare, di suonare, di arrangiare brani complessi e tecnicamente molto più impegnativi. Una delusione per i fan? Assolutamente no. I Carcass riuscirono (e riescono tutt'ora) ad unire i fan del gore grind più efferato a quelli del death metal più tecnicamente melodico. Uno tsunami musicale che colpisce due volte la stessa costa (quella metal). Il lungocrinito svedese si integra alla perfezione, al punto che lui e Steer diverranno per molti una delle coppie di chitarristi di riferimento, al pari di Smith/Murray, Hanneman/King, Tipton/Downing, Denner/Shermann. Lo stesso Bill Steer che aveva mostrato enormi segni di miglioramento come esecutore meramente tecnico, con questo disco segna la sua definitiva maturazione come strumentista, forse spronato dalla presenza stessa del suo nuovo compagno. Sono assolutamente le chitarre le protagoniste di questo fantastico disco, con i loro riff, i loro assoli suonati l'uno sull'altro in un rapporto questi incestuoso, perfettamente arrangiati, eseguiti e incastonati all'interno di brani che presentano non poche novità. Una produzione perfetta ad opera del veterano Colin Richardson ci sbatte in faccia 59:09 minuti di death metal tecnico e melodico, e per tutti coloro che si aspettavano bordate ignoranti e all'insegna del più volgare e primitivo grindcore, la sorpresa non può che essere destabilizzante. E dire che la  band li aveva avvisati... sì... perché con il precedente 'Symphonies Of Sickness' (Earache Records, 4 novembre 1989) i Carcass erano stati chiari: la loro musica era in evoluzione, diventando più tagliente di un bisturi e più affamata dei necrofagi descritti in molti dei loro efferati testi. E quanta lungimiranza, visto che era molto tempo che i Nostri volevano aggiungere sei corde al loro sound. Chissà se si aspettavano un cambiamento simile... se è stata una piacevole sorpresa anche per loro stessi oppure era tutto cinicamente e freddamente pianificato sin dai primi immondi vagiti di quella creatura partorita da un cadavere. Torniamo al solito discorso... se lo chiedessimo ai Carcass risponderebbero con una battuta o con una risposta fuorviante. Maledetto humor inglese. Insomma, se con 'Reek Of Putrefaction' (1988, Earache Records) e i suoi 22 brani i Carcass hanno dato il via al gore-grind, influenzando davvero un numero indefinito di band e musicisti, ora tornano in cattedra, insegnando come coniugare gli ultimi vagiti grind con la maturità di un death metal estremamente tecnico e dall'appeal melodico. Grind/gore tecnico con pesanti iniezioni death metal, il tutto dal forte appeal "commerciale" (restando in ambito extreme metal ovviamente!). Possibile? Si... e forse è davvero merito del siero del Dr. Herbert West... il rianimatore.

Inpropagation

"Un corpo viene di solito
ricoverato all'obitorio pubblico.
Qualsiasi vittima di una morte improvvisa
o inaspettata sarà qui portata
per un'analisi post-mortem fatta da un patologo;
il loro compito è di stabilire la causa del decesso.
Sebbene in certi casi il corpo
si presenta irriconoscibile.
? vitale poi, in special modo
se si sospetta d'omicidio,
stabilire l'identità.
"

L'incipit di "Inpropagation" altro non è che il regolamento da seguire e il comportamento a cui attenersi quando in obitorio giunge un cadavere privo d'identità. Il testo prosegue con dei "consigli pratici" sul come utilizzare un morto in modo che non venga sprecato: "nel terreno consacrato tu giaci solamente per la costrizione", mentre potrebbe essere utilizzato come concime per la crescita di piante e verdure: "spandendo quest'umana potassa
come ceneri stagionate, mietendo il mio ricco raccolto. Riesumate i vostri morti per usarli come letame". La band sottolinea come ci sia una sorta di vita dopo la morte (se non altro un ulteriore sfruttamento dopo quello già subito in vita): "Irriganti lacrime vengono versate. Ma il terreno dev'esser concimato e non v'è alcun riposo per i morti", ma al contempo sia tutto un qualcosa di fisico, carnale, dove di spirituale e religioso non vi è nulla... nessuna speranza: "La carne è debole. Presso la tomba piangono i luttuosi. Tu mai ti sveglierai di nuovo. Tu mai ti sveglierai di nuovo". Cinismo ai livelli più estremi sviluppato in un testo lunghissimo, articolato, che tocca punte inimmaginabili di mancanza di empatia verso il morto e chi porta il lutto. Ovviamente stiamo parlando di un band di simpatiche canaglie che risponde al nome di Carcass, ironici... sempre. Non dimenticatevelo mai. Musicalmente? Dopo una intro inquietante dove fanno capolino delle spartane tastiere, suoni disturbanti e una voce femminile che recita le regole che vi abbiamo già esposto, Walker parte con il suo famigerato ringhio che con questo disco arriva alla sua definitiva forma e consacrazione, pur talvolta supportato ancora dal growl del suo amico Steer (nei crediti del disco anche Amott viene indicato come "additional vocals"). La voglia di death metal è qui palese e sbandierata, pur presentando ancora accelerazioni tipiche del genere (il grind) che hanno contribuito a creare. Così come è per ora ancora marcato il divario tecnico tra i due chitarristi che si esibiscono in tre assoli, ognuno dotato di proprio titolo, come fossero canzoni dentro le canzoni. Mike Amott si presenta subito al pubblico carcassiano con il primo solo chiamato "Dust In The Mausoleum" (polvere  nel mausoleo) per poi replicare, affondando il bisturi nelle carni con la seconda dimostrazione della propria tecnica: "Compost Humus Horticulture" (orticoltura di humus concimato). Ciò che balza subito all'orecchio è che una scelta azzardata come quella ricaduta su Amott si sia in realtà rivelata assolutamente vincente. Un chitarrista death metal svedese in una band profondamente britannica, inglese fino al midollo, che propone ignorante grindcore seguito da squatter, metallari in cerca di nuove emozioni e fanatici di calcio. Amott non solo è l'uomo giusto al posto giusto ma mette subito le cose in chiaro urlando virtualmente che non sarà un semplice supporto, ma aiuterà la band nel suo desiderio di evoluzione del suono, aggiungendo tecnica, fantasia e melodia. L'ultimo assolo di chitarra è di Bill Steer, il quale esegue il suo "Humanure" (Letame umano). Questa canzone non solo apre il disco che consacra la seconda parte della carriera dei Carcass, ma inaugura quella che (come detto in molte interviste dagli stessi protagonisti) sarà una continua e bonaria sfida tra i due chitarristi, con un Bill Steer che migliorerà in modo esponenziale fino a diventare poi un musicista tecnicamente eccelso. La forza della competizione.

Corporal Jigsore Quandarya

"Identificare corpi che sono decomposti,
smembrati, resi scheletri
Pone dei problemi assai seri.
Noi abbiamo molti casi in questo dipartimento
Ove un corpo è stato rinvenuto a pezzi
o in decomposizione, e noi siamo stati capaci
di metter ogni frammento insieme.
Sì, la testa, la parte superiore del corpo
che versava in un malsano stato di putrefazione"

Questo, l'incipit di "Corporal Jigsore Quandarya". Ancora un estratto da un libro di anatomia forense scelto come introduzione. Qui siamo in pieno territorio death metal con una prova iconica del'ottimo Ken Owen che riuscirà a rendere riconoscibile questo brano attraverso l'uso della sua doppia cassa  al pari dei riff della coppia Amott/Steer. Liricamente questa traccia ci mostra medici intenti a giocare con parti di cadaveri in una sorta di macabro puzzle. "Ammaccati e diffusi con soffi riappacificanti. Un puzzle umano da completare. Uno schema coerente che un tempo combaciava così stretto. Uniamo insieme ogni tessera sospetta". C'è ancora la spersonalizzazione dei morti, il considerarli ormai oggetti inanimati e non persone prive di una vita un tempo ricca di dolori, piaceri, sorrisi, lutti, nascite, lavoro, lacrime e sogni. Si cerca sempre una vita oltre la morte attraverso un differente utilizzo di quella che è ormai solo carne. Se nel brano precedente i Carcass si dedicavano al giardinaggio qui immaginano i morti come intrattenimento ludico. Se rinvenuti smembrati, i cadaveri, perché non cercare di ricomporli traendone divertimento? "Un giocattolo patologico. Ogni tessera rigorosamente inserita tra gli intrecci inter mortis. Mentre tu ti decomponi patogeneticamente". Dal punto di vista strumentale ciò che colpisce maggiormente, dopo l'intro in doppia cassa di Owen che renderà questo brano immortale e immediatamente riconoscibile per tutti i live negli anni a venire, è il ferale rallentamento finale, dove i Carcass  lasciano vibrare le corde dei propri strumenti in modo sabbathiano, ma subito innestano partiture complesse e articolate su un ottimo pattern di un fantasioso Ken Owen, esattamente come quei medici che provano a incastrare parti di cadaveri giocando a una forma deviata e perversa di tetris. Questa volta i due chitarristi dalle foltissime e lunghe chiome si dividono gli assoli in modo equo: ""Human Jigsaw" (mosaico umano) è il nome dell'intervento (chirurgico?) di Steer, mentre il successivo "brano nel brano" si chiama "A Heavy Organic Puzzle" (un greve puzzle organico), eseguito da un brillante Amott. Qual'è la differenza tra i due assoli? Steer sta crescendo enormemente come chitarrista, ma non ha ancora quel gusto melodico e la sicurezza nei propri mezzi che invece possiede uno scafato Amott. L'inglese esibisce un solismo prettamente scalare, diminuendo sensibilmente l'uso della leva del tremolo e degli armonici artificiali dei quali abusava in modo slayeriano nei dischi passati, riempiendo spazi che in altro modo avrebbe trovato incolmabili. Ora è un chitarrista completamente diverso, dall'esecuzione pulita (enfatizzata finalmente da una produzione all'altezza) e dalla velocità impressionante (ma il bello arriverà con il prossimo disco). Da parte sua l'axeman svedese nonostante sia coetaneo di Steer mostra una maturità tecnica impressionante, riuscendo a rendere i propri assoli riconoscibili e quasi cantabili. Troppa melodia per i vecchi fan dei Carcass? Può essere... ma ormai possono solo mettersi il cuore in pace. 

Symposium Of Sickness

"Questo è il motivo per cui trovo così comico
Che i mormoni del nostro lavoro,
Primo: attribuiscano a me
Motivazioni che semplicemente non esistevano.
E secondo: m'accusino
Di corrompere la moralità
La quale io stesso vorrei
aver il potere di preservare.
Si preparino per morire?"

Il precedente "Symphonies Of Sickness" (1989, Earache Records) si apriva con la title-track del disco precedente. Che stranezza vero? La traccia numero uno si chiamava appunto "Reek Of Putrefaction" (odore di putrefazione). Ora, la terza traccia del terzo disco ha una (non casuale) assonanza con il titolo del disco precedente: "Symposium Of Sickness". Spoken introduttiva e si parte con uno dei brani più lungo del disco... quasi sette minuti di furia omicida. La partenza è ormai definitivamente death metal, addirittura con un riff così "sick" da ricordarci quelli composti da Trey Azagthoth (vero nome George Emmanuel III) dei compagni di etichetta Morbid Angel. Anche il growl che accompagna l'ormai caratteristico ringhio a denti stretti di Walker è molto simile a quello di David Vincent, nonostante il marchio carcassiano sia assolutamente presente, sopratutto quando Owen innesta la quarta partendo con i suoi già classici pattern ritmici. Nonostante la devastazione sonora sembra crescere di intensità minuto dopo minuto, il gruppo non molla il death metal, genere nel quale ormai si riconosce e nel quale riesce a restare (come nel caso di questo brano) anche quando la voglia di correre veloci sembra spingerli verso il loro passato grindcore. Ennesimo rallentamento finale che torna a citare in parte l'angelo morboso pur con un tasso tecnico decisamente superiore e una concezione musicale incredibilmente personale. Il testo è quanto di più classicamente carcassiano potremmo leggere. Riesumazione e necrofagia (qui non così esplicita). Ne sentivamo la mancanza. Possiamo evincere tuttavia una scrittura molto più ricercata, meno diretta e volgare, più sottile... in cui i pugni nello stomaco vengono sostituiti con rasoiate precise e taglienti. C'è una ricerca dietro i testi, ormai non solo dei racconti gore ma delle opere d'arte composte da carne umana e poesia. Qualche esempio? "Debito omaggio al loro lucroso Mammona mentre il mortual lamento è l'ode del mansueto. Trascendenza da una brutalmente bella realtà. Ciò è quel che vedo". E ancora: "Testo monografico. Una terminale dottrina d'ammorbate menti perplesse. Enunciati epigrammi. Escatologici, putridi requiem". Il testo è molto profondo (l'avreste mai detto dei Carcass?) con considerazioni ai limite del filosofico: " Sempre noi stessi siamo i nostri peggiori cinici. Strumenti di un rovente disprezzo che scavano le nostre proprie fosse. Ma mai passiamo oltre e portiam il lutto". Walker riesce a ringhiare un testo aulico che parla sempre e comunque del rapporto con la morte, di putrefazione e bare di marcio legno. Ora però l'impressione è che sia un uomo a cantare tutto questo, e non più un ragazzino con un sorriso di scherno stampato in faccia. Gli assoli? Amott apre le danze con "Necronomia" mentre sul finale l'assolo è diviso in due parti, come da tradizione classic metal. Amott suona "Corpsereality" (realtà corporale) e Steer "Cold Logistic Language" (un gelido linguaggio logistico). 

Pedigree Butchery

"O mio Dio, cosa sono questi?
Puoi sentir la gente vomitare?
Essi non son altro che cibo per cani"

Si passano i cinque minuti anche per questo brano, "Pedigree Butchery", il quale continua a piantare bandiere in territorio carcassiano, disegnando anche lui un tratto su quello che d'ora in poi sarà il sound della band di Liverpool. Il doppio assolo posto in apertura del brano (dopo un bel riff spezzato da brevi arpeggi) diverrà poi uno dei marchi di fabbrica del gruppo. Il primo segmento, suonato da Steer si intitola "Gutted, Hashed And Deboned" (Eviscerato, macinato e disossato), seguito a ruota come dei novelli Murray/Smith dallo svedese che replica con "Prepared On the Slab" (lavorato sul bancone). Anche qui ormai le coordinate stilistiche ci portano in pieno territorio death metal e anche le sporadiche accelerazioni sono ben lontane dal caos primigenio e incontrollato delle prime ingenue produzioni. Assolo centrale di Amott intitolato "Choicest, prime cuts" (varietà, taglio di qualità) e risposta finale di Sterr con "Firm, meaty chunks" (rigidi, carnosi bocconi). Il sound di questa canzone è davvero tagliente così come lo splendido riff che si presenta a noi sul finale, immediatamente congedandosi per lasciarci quel retrogusto di metallo che contrasta con tutta la carne esposta nelle liriche. Questo pezzo parla nuovamente di come impiegare umana dopo la morte. Parla di come sfruttare l'essere umano  (risorsa primaria anche se auto-incoronato come re della catena alimentare) fino alla fine... fino a farlo diventare paradossalmente cibo per "esseri inferiori" (o meglio, successivi a lui nella piramide alimentare): "Spettrale io mi spengo. Bestiale appetito da saziare mentre m'accoppio con la carne e l'acciaio per riempire la ciotola delle specie inferiori". Anche qui la scelte delle parole è molto attenta: "Reologico, contorto asilo di chimosi. Il flusso dello scarnificato. Pedofilosofico. Sapere carnivoro" ma si torna sempre e comunque ai temi preferiti dai Carcass (e dai loro fan), ovvero la necrofagia, la macellazione della carne umana nel totale disprezzo della vita appena fuggita. Oggetti, i cadaveri, sui quali sfogare istinti sessuali, soddisfare appetiti malsani, divertirsi con ingegnosi giochi. Attenzione a questa parte: "Despumazione del concime. Il desipiente io seziono. Rimanendo nell'ambito della vita il loro dispaccio io fisso, servito per i seguaci nel loro nutriente ventre". " Rimanendo nell'ambito della vita". C'è una sottile perversione in tutti i testi carcassiani... utilizzare i morti per farli vivere ancora o per dar vita. Dalle larve ai cani che continueranno a vivere cibandosi di resti umani altrimenti inutili.

Incarned Solvent Abuse

"Se non è possibile un'evidente identificazione,
il patologo dev'esser in grado
di prender le impronte digitali dal corpo.
Se la decomposizione è in atto,
il processo diventa più complicato...
"

Ancora un utilizzo atipico della nostra carne e delle nostre ossa, dopo che preoccupazioni, pensieri e stanchezza ci hanno lasciato definitivamente insieme all'ultimo soffio di vita. Ora possiamo e dobbiamo solo farci manipolare, non possiamo più opporci o dire la nostra. D'altronde, quante volte abbiamo potuto farlo davvero quando eravamo in vita? Ecco allora che in "Incarnated Solved Abuse", dopo essere stati concime prima e cibo in scatola poi, siamo diventati un collante ad uso industriale. E qui le battute si sprecano, perché se in vita siamo stati troppo "attaccati" al denaro, al lavoro, ai beni fisici, ora siamo noi a permettere che qualcosa si "attacchi" ad altro. Sapremo essere dopo la morte un collante molto forte, magari dopo una vita trascorsa ad affannarci per tenere unita la famiglia, gli affetti. I Carcass rendono tutto così cinicamente semplice. Basta trasformasi, lasciare che qualcuno lavori le nostre spoglie: "Osso travasato come un adesivo incarnato. Una morte semitrasparente ch'io nocivamente ho plasmato". "Colla corporale respira tra i vapori". "Resti polverizzati per la gomma che deve asciugarsi. Un flessibile gel così patinato". Assurdamente, per cinismo e crudeltà letteraria, vengono anche citati gli operai che operano sui cadaveri, non per questo più vivi dei morti che trattano chimicamente. I primi sono "vivi" solo per fare il loro lavoro, per obbedire agli ordini ("Umori nocivi. Manodopera macellaia"), tornare a casa, godersi di quello che la società gli ha detto di dover avere, spendendo i soldi del lavoro che la società li hai obbligati ad avere, cenare, andare a dormire per svegliarsi il giorno dopo e lavorare. Chi tra loro e i cadaveri è davvero morto? Musicalmente è uno dei brani di punta di 'Necroticism - Descanting The Insalubrious' e in sede live viene sempre accolto con grande entusiasmo. Un classico della band inglese: una batteria sincopata sulla quale i due chitarristi intessono intricati riff prima di un cavalcata ai limiti del maideniano in cui il main-riff si semplifica per coinvolgerci maggiormente. Molto bello "Glue Stiffing" (colla di cadavere), ovvero il veloce assolo di Steer, in cui con la sua tecnica di palm-muting riesce a scandire bene ogni plettrata sulle note grevi per poi aprirsi sui cantini. Tipicamente amottiano è invece il secondo e ultimo assolo di questo storico brano, ovvero "Viscous Residue Snorting" (sniffare il viscoso residuo), con bending che straziano le corde e note lunghe atte a renderlo maggiormente riconoscibile, cercando di non inflazionarlo con un numero eccessivo di note. Finale a tutto groove con un tempo cadenzato che è impossibile non seguire facendo headbanging con le corna al cielo, salvo poi godere nuovamente del riff iniziale, qui responsabile della chiusura di questa "Incarned Solvent Abuse".

Carneous Cacoffiny


"I resti umani son stati sistemati in un becher
e su d'un vassoio e su d'una tazza da caffè.
Le ossa che son state in parte macerate,
son state dissolte in un contenitore di margarina
che ha un motore refrigerante al suo interno.
Ha un aroma veramente terribile."

"Carneous Cacoffiny", ovvero un gioco di parole che cita "cacophony" (cacofonia: simultaneità o successione sgradevole di suoni) e "coffin" (bara). Cosa diventeremo questa volta, dopo la nostra dipartita? Finalmente qualcosa di bello, di utile e poetico. Strumenti musicali! "Su corde elaborate da tendini umani amorevolmente avvolti ed intagliati sulla mia panca curva. Vistosamente imprigionata la morta risonanza in un finale spasmo mortale". Sembra di leggere il testo malato di un liutaio pazzo e sadico ("Il mio sordido, lercio artigianato sarà la tua deficienza nell'aldilà"). Qui l'utilità della carcassa viene esplicitata con questa frase: "La tua utilità non è terminata. La tua produttività io riesumo". Re-animator... ancora una volta. Dare la vita attraverso altre forme e questa volta, attraverso la trasformazione in uno strumento musicale, anch'esso un mezzo che da vita alla musica, alle emozioni. La vita dopo la vita dopo la vita. Quanta perversa a malata poesia. "Il mio sordido, lercio artigianato sarà la tua deficienza nell'aldilà". Un brano tra i più lunghi del disco, che con i suoi quasi sette minuti di durata riesce a dire tutto quello che vuole, ovvero sviluppare un arrangiamento assolutamente impensabile fino a pochissimi anni prima. Innumerevoli i cambi di tempo e come spesso i Carcass ci hanno abituati si ha un crescendo rossiniano che sfocia poi in un nuovo rallentamento, sottolinenando il loro modo quasi "circolare" di concepire le composizioni. La loro accordatura in B (Si) si mostra qui particolarmente utile riuscendo a donare al sound quella pesantezza che va a sostituire la brutalità della velocità. I Carcass capiscono che possono far male anche suonando lentamente, e possono sconvolgere le persone scrivendo gli stessi testi, sugli stessi temi, usando però parole molto più auliche e ricercate. Anzi, il fatto che un fan debba (magari) usare anche un dizionario (o semplicemente Google) per cercare di capire quello che poi lo porterà alla nausea, è ancora più sadico. Ingegnarsi, capire e comprendere quello che poi ti farà star male. Quale diabolico trabocchetto pensato dagli inglesi (e uno svedese). Si sente anche una scala orientale all'interno del pezzo, riprova che la band sta davvero crescendo, imparando, esplorando e sperimentando. Sono diverse le linee melodiche tracciate dalle sei corde in questo 'Carneous Cacoffiny', fino ad arrivare all'unico assolo qui presente, suonato da Bill Steer e intitolato '"The Ascent To Eernal Pandemonium And Tabulature" (l'ascesa all'eterno pandemonio e alla tablatura).

Lavaging Expectorate of Lysergide Composition

Come non ammirare una band che intitola un proprio brano "Espettorato Tramite Lavanda Gastrica Della Composizione Dell'Acido Lisergico"? Sopratutto quando a un titolo del genere associa una musica evoluta e in piena e costante trasformazione. Mike Amott ci accoglie subito a braccia aperte con uno splendido assolo intitolato "Administration Of Toxic Compounds" (amministrazione di composti tossici), pregno di melodia e dall'esecuzione davvero ammaliante. Un main riff molto semplice, che catalizza la nostra attenzione sin dal primo momento in cui lo ascoltiamo, arrivando a pensarci continuamente, cantandolo nella nostra testa. La riprova che come "hook" ha funzionato davvero bene. Come in altre occasioni la prestazione solista di Steer è ancora scolastica, priva cioè di quella malizia da consumato metallaro che il buon Amott dispensa a piena mani. L'evidente formazione musicale a 360 gradi data anche dall'educazione svedese del futuro Arch Enemy lo posizione (per ora) ancora qualche gradino sopra la sua nemesi britannica, ancora inquadrata in alcuni schemi "heavy metal" che ne limitano l'espressività. Sappiamo tutti poi, che l'influenza degli anni 70 e di band come i Cream e Deep Purple andranno a modificare notevolmente l'approccio musicale di tutti i membri dei Carcass, mutando e arricchendo moltissimo il vocabolario chitarristico di Steer, che comunque con l'arrivo di Amott vedrà una propria personale ed esponenziale crescita. Dal punto delle liriche ci troviamo di fronte un testo molto breve e semplice, dove vengono analizzate le reazioni dell'LSD. "Catalettico. Assorbi il malsano neurotrip". "Neuronalmente anestetizzato. Citosi così translucida. Così nociva .Geni allucinogeni". Molto bella la frase finale, totalmente annichilente e senza speranza: "Estirpazione. Terminazione mentale". Questa volta la "death metal band" (che impressione scriverlo!) capitanata da Walker non ci racconta di utilizzi post-mortem, ma dell'effetto del dietilammide-25 dell'acido lisergico, meglio conosciuto con l'abbreviazione del nome tedesco del composto Lysergsäurediethylamid. Incredibilmente il gruppo si occupa di persone ancora viventi? Viventi per quanto tempo? E quella frase finale... quelle parole: estirpazione. Terminazione mentale. C'è il desiderio di rendere degli esseri umani completamente privi di anima e di volontà. O ci stanno descrivendo quello che succede normalmente tutti i giorni? L'acido psichedelico somministrato nel testo, non è forse paragonabile a tutto quello che ci viene propinato, servito con un cucchiaino in modo da non abituarci a cercare quello che vogliamo e desideriamo davvero? Ci viene servito... imboccato. Sport, musica, politica, abbigliamento, cibo. La "moda", non è forse un metodo di controllo delle masse? La pubblicità non è forse un potentissimo ipnotico? Un subliminale lavaggio del cervello.

Forensic Clinicism/The Sanguine Article

Ennesimo gioco di parole in "Forensic Clinicism/The Sanguine Article" per una band che ormai giostra i testi quanto gli arrangiamenti articolati: "clinicism" è un mashup tra "clinico" e "cinico".  Oltre sette minuti per quest'ultimo brano che nella sua scorrevolezza mostra ormai una maturità compositiva strappa-applausi. I Carcass di un tempo in sette minuti avrebbero suonato almeno quattro canzoni. Ora riescono a comporre un pezzo con una quantità tale di idee da poterle dividere in dieci brani grindcore, il tutto però con un'intenzione e una coerenza ed eterogeneità stilistica che il tutto confluisce in modo liquido e naturale all'interno della stessa, fluente e mai noiosa composizione. Riff massici che sfruttano l'accordatura greve, e un Ken Owen che si prodiga in un lavoro percussivo davvero da Oscar, che ci fa notare l'evoluzione dell'elemento più sottovalutato del gruppo. Come già detto in altri articoli il drummer (ora malato) dei Carcass non ha mai tracciato una trada da seguire, non è mai stato innovativo, non è mai stato il più fantasioso o il più veloce. Ken Owen è sempre stato un batterista funzionale, che ha saputo in modo modesto e paziente, seguire i propri compagni in una costante crescita tecnico-compositiva. Mai indietro e mai avanti... sempre a fianco. I Carcass in questo 'Forensic Clinicism/The Sanguine Article' affinano uno dei loro punti di forza, ovvero riff semplice e monolitici su un drumming vario e spesso furioso, e pattern di batteria semplici e lineari quando le chitarre si sfogano su passaggi articolati. Non è certo una costante, e senza anticipare nulla vedremo che nel disco successivo spesso l'intero gruppo si lancia in passaggi ad alto tasso tecnico, ma questo espediente rende il tutto snello, assimilabile, facendo in modo che nessun passaggio vengo perso e nessuna partitura si fagociti l'altra. Momenti di intricata furia li possiamo comunque assaggiare intorno al secondo minuto di questo ultimo brano, l'unico all'interno del disco in cui gli assoli non vengono "battezzati". Resta un grandioso lavoro di chitarra da parte della premiata ditta Steer/Amott. Sali scendi ritmico con continue accelerazioni e rallentamenti, un rifframa vario e coerente e un finale tutto dedicato alla melodia. Il testo ci evita gentilmente e nuovamente l'ennesimo "manuale" sul come utilizzare in modo fantasioso un cadavere. Qui è puro sadismo, punto. "Cauterizzando l'orgogliosa carne bramo solamente recidere corteccia pyogenica". Qui il chirurgo pazzo e maniaco prova piacere nel recidere, sezionare, scavare. Una droga che lo contagia al punto da spingerlo ad infettare un corpo già chiaramente irrecuperabile, deturpato, profanato: "Contaminante, infettoQuanto amo tossire e starnutire sulla coltura carnea per causare la proliferazione di batteri". Una pazzia da parte di un pazzo che ha già commesso danni pazzeschi facendo un corpo a pezzi. "Dissanguando dritto dal cuore. Sviscerando con il mio bisturi così affilato. Anatomicamente la mia mutilazione chirurgica, decorticazione, operata dal folle clinico". Chi narra si rende conto di essere fuori controllo, ma la contempo gode delle sue azioni elevandole a gesto artistico: "Benvenuto nel mio teatrino, il palco su cui recito" e ancora "Maestro nella mia sanguinaria arte. Adoro scolpire sculture e menomare". L'ironia non manca mai e rivolgendosi a chi doveva essere curato ("Auto placentazione, L'unica cosa da fare è operare") con le seguenti parole: "Scartato dopo una lieve disavventura medica, in una borsa di polietilene il tuo corpo è ora confezionato. L'acuta ferita è ora sigillata . L'immagine di un sano morbo. Sei tagliato a pezzi. Sì...". Una lieve disavventura medica? Come non amare i Carcass?

Conclusioni

Difficile trovare in ambito heavy metal un disco che rappresenti in modo così netto e marcato il cambiamento di una band. Forse "The Number Of The Beast", con l'avvento di Bruce Dickinson. Forse. Ma in ambito estremo l'arrivo di Mike Amott all'interno di un trio già rodato e affiatato rappresentò un vero terremoto musicale. Pensate, tre inglesi dal forte humour britannico, cinico, freddo, veloce, che si ritrovano a suonare con uno svedese, tra l'altro musicalmente anni luce più avanti di loro. Più maturo, più bravo con il suo strumento. Uno svedese che si è fatto corteggiare, rifiutando già una volta di unirsi a questo trio di pazzi inglesi. Insomma... arriva il primo della classe... e lo fa abbandonando la sua, di classe... i Carnage. Riflettete ancora, anzi, riflettiamo ancora insieme su quello che successe. Insomma, è come se una squadra di calcio amatoriale, nata con il solo intento di scappare dalla routine quotidiana almeno una volta alla settimana, per poi bersi una birra dopo la partita, si ritrovi a giocare in serie B. Non paga, vede arrivare tra le sue fila anche un blasonato e quotato bomber straniero. La cosa può anche far paura. Il desiderare tanto qualcosa... l'impatto mentale nel vedere avverare i propri desideri. La paura della vittoria. In fondo chi erano i Carcass? Tre ragazzotti di Liverpool che senza saperlo inventarono il gore-grind. Niente di geniale eh? Intendiamoci. Musica hardcore iperdistorta, urlata nel microfono da bassista e chitarrista (così ci si fa anche più coraggio), mentre il batterista tiene un tempo velocissimo. Rifacciamo: un batterista che cerca di suonare il più velocemente possibile mentre chitarra e basso suonano all'unisono un riff ai limiti dell'incomprensibile, mentre urlano entrambi nei microfoni. I testi? Un accozzaglia di vomito, pus e urina. Non hanno inventato la cura per il cancro ok? Eppure tutto ha funzionato alla perfezione. Eppure tutto si è sviluppato, ha contaminato come le malattie descritte nei testi, si è fatto contaminare come i corpi descritti nei testi. Eppure il tutto si è incastrato alla perfezione con il periodo storico (musicale), con la cultura, con la nascita di stili paralleli ma differenti, accostabili ma apparentemente lontani. I tre ragazzi hanno capito che avrebbero dovuto fare un passo avanti considerevole e con l'acquisto di Mike Amott, e innalzando il tasso tecnico della loro proposta, non hanno fatto altro che avvicinarsi al death metal, rendendo la loro proposta maggiormente comprensibile e "mainstream", ovviamente in un range compreso tra "rumore" e "metallo". Rallentano i tempi, cercano di rendere più comprensibile quello che fanno, migliorano gli assoli e abbandonano (quasi) del tutto la doppia voce, lasciando al solo Walker il possesso del microfono. I testi? Non ci si smuove più di molto da eviscerazioni, tanfo nauseabondo e necrofilia, ma almeno ora la parole sono maggiormente ricercate e non ci vengono gettate in faccia come fossero gli appunti di un serial killer adolescente. Ora c'è una ricerca linguistica atta a dirci esattamente le stesse cose. Ma non è così anche per la musica? In fondo i Carcass restano sempre i Carcass: i loro riff se pur meglio prodotti e suonati con maggior perizia suonano indiscutibilmente Carcass e moltissime delle intuizioni già immortalate con il seminale e acerbo 'Reek Of Putrefaction' sono qui ancora presenti e sviluppate. Da questo momento in poi (ri)nascono i Carcass che molti conoscono e apprezzano, ammettendo magari di non comprendere la loro prima incarnazione pre-Necroticism. Per chi adora la band "cugina" dei Napalm Death, e ci si riferisce sopratutto a chi li ha conosciuti con questo disco e con il successivo 'Heartwork', tutto quello che è venuto prima è rumore. Capite? Anche per gli stessi fan. Pensate di quale trasformazione musicale siamo stati testimoni. Ovviamente c'è anche il fan che li ha conosciuti nella loro versione più ignorante, rozza e diretta, e i loro primi dischi sono ancora li... disponibili per essere ascoltati. Per tutti gli altri, i Carcass sono sinonimo di crescita, sviluppo, evoluzione. Se voi non li apprezzate il problema non è della band, ma dei vostri limiti auto-imposti. L'uomo nasce come essere evoluto che brama l'auto-affermazione l'auto-miglioramento, in tutto... anche nell'arte. Il metal estremo (come ogni espressione dell'uomo libero) è arte, e i Carcass dimostrano tutt'ora di essere una delle band più vere e sincere che abbiano mai calcato un palco, dei veri artisti in grado di plasmare la propria musica in modo da poterla indossare sempre, nonostante i cambiamenti, il tutto restando riconoscibili e personali, elegantemente osceni ed estremi. Esageratamente violenti, cinicamente perversi. Ironicamente malsani. O forse semplicemente Artisti.

1) Inpropagation
2) Corporal Jigsore Quandarya
3) Symposium Of Sickness
4) Pedigree Butchery
5) Incarned Solvent Abuse
6) Carneous Cacoffiny
7) Lavaging Expectorate of Lysergide Composition
8) Forensic Clinicism/The Sanguine Article
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