CANNIBAL CORPSE

Hammer Smashed Face

1993 - Metal Blade Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
03/11/2017
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Circa un anno dopo aver dato alla luce quel capolavoro che risponde al nome di "Tomb of the Mutilated", i Cannibal Corpse decisero di prendersi un piccolo periodo "sabbatico", buttando sul mercato un Ep intitolato "Hammer Smashed Face". L'opera presentata scfi compone di quattro brani, vale a dire la titletrack "Hammer Smashed Face" nonché track di apertura di "Tomb?" (considerato forse il loro pezzo più celebre) più due cover: parliamo esattamente di "The Exorcist" dei Possessed e "Zero the Hero" dei Black Sabbath, omaggi decisamente significativi ed importanti. L'una, praticamente il più che degno tributo reso ai principali ispiratori di tutto il movimento Death; l'altra, un omaggio agli indimenticabili padrini del metal tutto, la band per eccellenza, rappresentante per antonomasia della musica più dura ed oscura. A chiudere il cerchio, "Shredded Humans", estratto dal debutto "Eaten Back To Life", classico senza tempo datato 1989. Una tracklist esigua che va ad arricchirsi di un ulteriore tassello, se consideriamo la versione da 12'' dell'Ep: in quest'ultima, infatti, "Shredded..." è preceduta da un altro pezzo incredibilmente rappresentativo della musica proposta dai nostri newyorchesi: parliamo di "Meat Hook Sodomy" da "Butchered at Birth" del 1991, probabilmente uno dei pezzi più famosi del fortunatissimo platter. Dicevamo quindi di un "periodo sabbatico", due anni che portarono i Cannibal Corpse a rimettersi in discussione, nel 1994, proponendo il buon "The Bleeding"; album certamente più che valido, sostanzialmente considerato il canto del cigno della formazione originale. In quanto, nel 1996, lo storico frontman Chris Barnes avrebbe abbandonato il gruppo, lasciando il testimone al mastodontico George "Corpsegrinder" Fisher, con il quale i Corpse avrebbero battezzato la loro personalissima "nuova era", dando vita al tellurico "Vile". Una storia, dunque, composta di abbandoni improvvisi e di addii importanti; uno dei quali, ben prima che il "caso Barnes" minasse le fondamenta dei Cannibali americani, avviene proprio in concomitanza del rilascio di "Hammer Smashed Face". Il primo lavoro in assoluto dei Cannibal Corpse ad essere registrato da una formazione a quattro piuttosto che a cinque, vista la polemica che sorse con uno dei membri storici del quintetto, vale a dire il chitarrista Bob Rusay. Il quale avrebbe lasciato comunque la band in favore di Rob Barrett, accreditato come compagno di Jack Owen alla sei corde nel già citato "The Bleeding". Caso volle che il resto del gruppo, in concomitanza del rilascio dell'EP oggi discusso, non fosse pienamente soddisfatto del lavoro compiuto da Rusay in fase di assoli. Parliamo ovviamente dei due pezzi "inediti" del lotto, vale a dire le due cover. Una discussione che degenerò in maniera abbastanza drastica, dato sì che Bob decise - offeso - di abbandonare i suoi compagni, trovando una nuova ragione di vita: IL GOLF. Esattamente, amici lettori, avete letto bene! Il musicista decise incredibilmente di appendere la sua sei corde al chiodo, per dedicarsi a tempo pieno al suo sport favorito, divenendo anche un istruttore più che rispettabile. Attività mandata avanti tutt'oggi, fra l'altro. Dunque, privi di un membro storico e rimasti solamente in quattro, i Cannibal Corpse preferirono mantenere uno status di quartetto, lasciando a Jack il compito di re-incidere i due assoli di "The Exorcist" e "Zero the Hero". Uno scossone notevole, il quale avrebbe comunque portato la band a reagire in maniera significativa, integrando un quinto membro poco dopo, come abbiamo già specificato ed, a prescindere, sappiamo. Dal punto di vista più strettamente musicale non v'è da segnalarsi alcuna novità; o meglio, è possibile alla fin fine godersi un paio di cover registrate dai Nostri, affiancate a tre pezzi decisamente storici, ognuno estratto da uno dei tre album fino ad allora pubblicati. Una mini compilation con due chicche, materiale (quasi) per collezionisti incalliti e decisamente appetitoso, per ogni fan sfegatato dei Corpse che si rispetti. Ed in senso lato, per tutti i veri amanti del Death Metal di stampo statunitense. Anche a livello di produzione non cambia quasi nulla, i pezzi non sono stati registrati nuovamente ma semplicemente messi su disco. Possiamo quindi ri-apprezzare l'ottimo lavoro svolto dall'inossidabile Scott Burns, "affiancato" in questa occasione da Dennis Fura, produttore delle due cover. Già noto, all'epoca, per le sue collaborazioni con gruppi quali Baphomet ("The Death Shall Inherit"), Tirant Syn (ex gruppo, fra le altre cose, di Bob Rusay e Paul Mazurkiewicz) e Carnal Dissection, dei quali era anche componente a livello più strettamente musicale. Come sempre fedeli alla loro linea provocatoria e decisamente sopra le righe, i Cannibal Corpse optarono anche questa volta per una copertina cruenta ed incredibilmente esplicita; nella versione non censurata, quest'ultima mostra una testa con un martello intento a percuoterla. Firma dell'artwork, l'inossidabile Vincent Locke. Fautore di quella brutalità e per certi versi di quell'ironia che caratterizzò le prime copertine del gruppo, espedienti che non avranno più eguali nemmeno in futuro. Insomma, puro stile Corpse al 100%, il periodo in cui la band di Buffalo sembrava decisa ad imporsi definitivamente nell'olimpo death metal mondiale. Impossibile non citare l'apparizione del gruppo nel film "Ace Ventura", avente come protagonista Jim Carrey, un grande fan dei Nostri, che di fatti diede loro la possibilità di comparire nella pellicola. Allora e forse anche oggi risulta veramente difficile pensare ad un'apparizione per un gruppo come i Cannibal Corpse in un film dedicato al mercato mondiale.

Hammer Smashed Face

Un furente botta e risposta tra chitarra e batteria, massiccio e pesante, si abbatte sull'ascoltatore con una violenza inaudita: ecco dunque "Hammer Smashed Face (Volto martellato)" fare la sua diabolica comparsa, in tutta la sua brutale violenza. Il riff di apertura, dissonante e nervoso, viene sorretto dalla veloce e monolitica batteria di Mazurkiewicz, mitragliatrice assassina sulla quale ben si staglia la voce catacombale di Barnes; il singer inizia sin da subito a narrarci il tremendo contenuto della prima strofa, descrivendo il pensiero di un serial killer freddo e spietato, che parla di come la voglia di uccidere cresca in lui e non possa controllarla. Martello alla mano e voglia di far del male. Il mostro già pregusta le urla di dolore della sua vittima, lo schizzare del sangue, il rumore tipicamente splatter del martello infranto a tutta velocità contro un malcapitato volto. Tumefazioni, bozzi, occhi fuori dalle orbite, denti ovunque: sangue che schizza, carni bluastre, tragicomiche espressioni assunte dalla faccia fracassata. Pensieri eccitanti, febbrilmente dipinti dal killer nella sua stessa mente, non volendo quest'ultimo omettere neanche il minimo dettaglio. Il gruppo decelera improvvisamente rimanendo comunque estremamente compatto, la batteria incide senza soste mentre i pinch harmonics irradiano nella vostra mente, rimanendovi impressi.  Ecco che si arriva al riff che tutti hanno sentito almeno una volta nella propria vita, lento e pesante, tetro ed oscuro come solo i primi riff dei Cannibal Corpse sapevano essere. Un lavoro chitarristiche che di fatto ci trasporta in un mondo di morte e sofferenza, le immagini evocate con le liriche si manifestano ora davanti ai nostri occhi. Il maniaco si prepara all'attacco, il martello è il suo strumento di tortura, scagliato con violenza sulla fronte della vittima. Le orbite schizzano dalla testa, le ossa del cranio collassano disintegrate, la pelle si affloscia rendendo il poveretto simile ad uno zombie. Uccidere è per lui uno stile di vita, un qualcosa a cui non può rinunciare. La vittima soffre, muore in silenzio, la sua testa ormai ridotta a un qualcosa di irriconoscibile, polverizzata da colpi vibrati con inaudita ferocia. Il gruppo riprende il riff antecedente il pezzo centrale e poi il riff iniziale, una scarica di blast beat si abbatte sul povero ascoltatore, il basso e le chitarre si muovono convulsamente tra molteplici cambi di tempo, secondo una struttura intricata e impenetrabile. Si ritorna al riff centrale che ci trasporta fino ad un'ulteriore ripresa del primo riff, seguito però da un mortificante break down: la voce di Barnes è talmente profonda da essere quasi abrasiva. I Nostri ci accompagnano sino ad un'ultima accelerazione, la velocità del gruppo si fa qui decisa, ecco che uno scream inumano squarcia l'atmosfera creata fino ad un nuovo rallentamento. La pozza di sangue fresco, che pian piano si espande sul terreno, tradisce una visione orribile. Una vittima, il cui cranio spappolato giace in pezzi tutto attorno ad essa; un pazzo furioso che si allontana, accarezzando il suo martello insanguinato. A quando, la prossima uccisione?

The Exorcist

Dopo un succulento "antipasto" arriviamo quindi alla prima cover del platter. Ad essere tributati sono i Possessed ed il loro brano "The Exorcist (L'Esorcista)", estratto dal seminale "Seven Churches" del 1985. Grande elemento di novità, rispetto alla versione originale, consiste nel fatto che i Cannibal Corpse decidono di tagliar fuori la breve intro invece adoperata dai "colleghi". Non udiamo, difatti, nessuna sinistra tastiera riprendere il tema portante della pellicola ispiratrice del brano. "Tubular Bells", main theme composta da Mike Oldfield nel 1973 ed adoperata proprio per il film "L'Esorcista" (Willam Friedkin), veniva infatti brevemente riproposta dai Possessed come intro della suddetta track. I Cannibal Corpse decidono di non creare atmosfere lugubri od ansiogene, volendo invece spingere già sull'acceleratore, suonando il pezzo direttamente dal suo vero inizio. Massacro attuato: la batteria di Mazurkiewicz dirige con maestria il gruppo che si getta in una cover ben pensata ed assai personale. La voce di Barnes, totalmente differente rispetto a quella di Becerra, è anche profonda e cavernosa, minacciosa e letale. Le chitarre riprendono per bene i riff del gruppo di Jeff, ci si muove tra velocità elevate e riff di chiara impronta thrash, un riffing work che di fatto aveva caratterizzato "Seven Chirches"; un disco che molto probabilmente va considerato come il primo disco death metal in assoluto, per la violenza dei pezzi e dei testi, per la sfrontatezza dei musicisti dietro la sua genesi, per la voglia di scarnificare le orecchie dell'ascoltatore con una voce aggressiva e bestiale. Il pezzo poi lo si identifica con il riff che detta il tema della canzone, così tagliente ed affilato, anch'esso però estremamente assimilabile; come una macabra nenia si stampa nella mente e non ne esce più. Come non menzionare il testo, che risulta essere un diretto tributo al film "L'Esorcista", per l'appunto. Si narrano quindi le gesta di un demonio sempre più crudele e potente, pronto a sacrificare giovani vite e ad infestare i corpi di povere vittime inermi, gettando la loro anima all'inferno. Pazuzu, antico demone sumero per l'occasione ricondotto ad essere malvagio (in origine, entità benevola), sorge nella pellicola come il diavolo in persona, pronto a gettare l'umanità nel caos, penetrando nei corpi di poveri malcapitati, deviandoli e traviandoli sino allo sfinimento ed alla morte. Il posseduto è come un malato, invoca aiuto per guarire dalla sua malattia, incubi e terrore lo perseguitano, la paura di vivere all'inferno per l'eternità tortura la sua mente. Il diavolo accede ai ricordi della vittima, sfruttandoli a suo favore, scovando le sue debolezze e le sue paure: l'unica salvezza è l'esorcista che avrà il compito di salvare un'anima che si cela dietro il corpo posseduto, un'anima che potrà essere salvata solo ed unicamente con una contromossa decisa e soprattutto subitanea. L'incantesimo verrà dissolto solamente dopo una battaglia feroce e mortale, nella quale sicuramente diverse vittime verranno mietute.

Zero The Hero

Pronti e via con una nuova cover, questa volta è il turno di un pezzo dei Black Sabbath, "Zero The Hero", contenuto nel discusso "Born Again", primo ed unico disco del combo britannico con Ian Gillian alla voce. Magari non il disco più famoso della storia del Sabba Nero, ma decisamente rappresentativo, per via di diverse particolarità. Anzitutto, il suo suonare decisamente massiccio e potente, tanto da essersi meritato un posto d'onore nel cuore di diversi metallari. Max Cavalera ha più volte affermato di apprezzare incredibilmente il platter in questione, così come Glen Benton dei Deicide non ha mai nascosto la sua ammirazione per questo "demoniaco" disco. Demoniaco, in effetti, per via di un artwork decisamente mostruoso e sopra le righe: una copertina raffigurante un neonato decisamente lontano dallo stereotipo dell'infante candido e carino. Tutt'altro, il bimbo in questione sembra un diavolo appena venuto al mondo, ricalcando in un certo senso la storia del noto "The Omen - Il Presagio", pellicola horror datata 1976 ed incentrata sulla nascita di un anticristo. Tutto un insieme di situazioni, insomma, che resero "Born Again" un disco "per metallari", più che per incalliti rockers nostalgici dei '70. L'esecuzione dei Cannibal Corpse è dunque il giusto tributo di un gruppo Metal nei riguardi di una band fondamentale ed imprescindibile per il Metal tutto, forse la prima band Heavy della storia. Il riff di chitarra si materializza dal nulla, il gruppo incede lentamente. La voce di Barnes si impone sugli strumenti, quasi soffocandoli. Proprio di soffocamento si può parlare: il riff portante infatti, già di per sé tetro e oscuro, viene reso ancora più pesante dalla baritonale e cavernosa ugola di Chris, più pesante e dannata che mai. Quel che è certo è che non ci troviamo di fronte ad un'interpretazione convenzionale, ascoltando l'originale vediamo infatti come diversi elementi siano votati a creare atmosfere particolari ed innovative, mentre nella cover il tutto è più diretto e aggressivo. Divertente mettere a confronto la voce di Ian Gillan con quella del singer dei Cannibal Corpse, il gruppo si muove tra un misto di ironia e provocazione, sempre gradita, soprattutto su di un EP. Il testo parla di come i media influenzino il modo di pensare delle persone o meglio, le portino a non pensare per poterle poi controllare meglio quando si tratta d prendere decisioni importanti. La vita patetica dell'uomo medio è riassunta dalla sua incapacità di muoversi e controllare se stesso, rimanendo invece rintanato in una cella di sicurezza, evitando accuratamente di mettersi in gioco e dare un significato alla sua persona. Uno zero, appunto, convinto di essere un eroe... quando invece è solo un pupazzo abilmente manovrato, circondato da squallidi "yes man" pronti a fargli credere di trovarsi in cima. Tutta un'abilissima strategia volta all'inganno e al depotenziamento della massa, temuta dai potenti e per questo gestita con intelligenza e malvagità. Niente violenza (almeno non sempre...), bensì abili giochi di potere e manovre occulte.

Meat Hook Sodomy

Arriva il turno delle ultime due hit, ripescate direttamente dai due dischi precedenti a "Tomb...". Ad aprire le danze è "Meat Hook Sodomy"... un gancio da macellaio nell'ano, volessimo cercare di tradurre un titolo decisamente diretto e scurrile, per certi versi. Come il testo ad esso accompagnato: cadaveri adagiati alla bell'e meglio in uno stanzino sgangherato, ratti e scarafaggi sparsi qui e là. Padrone di casa, un maniaco armato di mannaie ed accette, che non solo si diverte a smembrare i corpi delle sue vittime, ma anzi prova particolare piacere a violare i loro orifizi anali con acuminati ganci per la carne. Proprio quelli adoperati dai macellai nelle celle frigorifere, luoghi ove penzolano i famigerati "quarti di bue". Il pezzo, dopo una breve introduzione ad opera delle chitarre, viene aperto dall'intero gruppo con un riff fulmineo e dissonante ben accompagnato da un drumming martellante ed ossessivo ad opera di Mazurkiewicz. E' quindi tempo per Barnes di intervenire, recitando i primi versi del brano: facendosi portavoce del maniaco, il cantante ci narra quindi di pubi umani divorati, di carne semirancida, di "buchi" pronti ad essere violati. Il serial killer è dunque un necrofilo perverso, incarnando in persona tutti i peggiori tratti dei più famosi mostri cinematografici e non. Il protagonista del testo gode nel ridurre i cadaveri a pezzettoni, cibandosi di quando in quando di questa o quella parte; dulcis in fundo, tutto viene smembrato ed appeso a questi ganci.. meglio ancora se, questi "resti", risultino pendenti dall'ano. Questi i primi versi della strofa, le liriche delle canzoni colpiscono per la loro macabra malattia, Chris Barnes con il suo growl, basso e scavato va a pronunciare queste prime parole colpendo l'ascoltatore. Con uno stacco i musicisti accedono ad una sezione veloce e richiamante il thrash metal, una bella doppia cassa ci accompagna lungo questa accelerazione fino ad arrivare ad una nuova strofa. Ecco un altro riff, più tagliente, sorretto sempre dai veloci e martellanti blast beat di Paul; le chitarre hanno un sound unico, tagliente e oscuro. Si accede poi ad un'altra sezione, più cadenzata, atmosfera tipica dei Cannibal Corpse, fatta di bicordi lunghi e dissonanti, mentre Chris Barnes continua a descrivere gli orrori che si consumano nello scantinato di qualche serial killer e, forse questa è la cosa più raccapricciante, nel mondo intero.  Si entra ancor di più nella psicologia del soggetto, un individuo disturbato ed attratto da quanto più, al mondo, appaia disgustoso. Una macabra ossessione, che lo porta a consumare i suoi crimini efferati. Il protagonista racconta di come può vivere e affrontare la sua coscienza solo uccidendo e vivendo nell'oscurità. Si potrebbe parlare di somiglianze con Ed Gein, personaggio per certi versi molto simile al maniaco qui descritto. Proprio Gein, che era solito trafugare cadaveri per ricavare da essi "materia prima", che il mostro tramutava in macabri vestiti e monili. Una storia non poco inverosimile, sicuramente ispirata da fatti di cronaca realmente avvenuti più un pizzico d'orrore disturbante, tipico delle pellicole Splatter. I Corpse, insomma, mostrano senza filtri la propria passione per il macabro, per il disgustoso. Una ripartenza ci riporta a velocità maggiormente elevate, i riff rimangono compatti susseguendosi senza sosta. Ormai il testo è diventato un susseguirsi di brutalità, l'omicida racconta di come tutto ciò ce alle persone ripugna per lui ha una sorta di fascino morboso. 

Shredded Humans

Giungiamo quindi alla conclusione con l'appropinquarsi di "Shredded Humans (Umani fatti a pezzi)", la cui apertura è strutturata in crescendo, un climax che culmina con l'esplosione di riff di chitarra convulsi, ben supportati dal solido drumming di Mazurkiewicz, che con la doppia cassa erige un solido muro sonoro. La partenza è affidata a tempi medi, per niente esagerati. Notiamo in questo senso quanto i Corpse fossero ancora e maggiormente legati al mondo thrash, ai loro massimi esordi. Una "quiete" che dura molto poco: dopo circa un minuto infatti il gruppo cambia tutto e con un riff essenziale, ma comunque efficace, parte a mille con ferini "tupa-tupa" sui quali si staglia il growl di Chris Barnes, all'epoca un po' acerbo ma in grado di dimostrare comunque la sua propensione alla "bestialità". Dopo questa sfuriata ritorniamo ai convulsi mid tempo, fatti di riff facilmente memorizzabili e coinvolgenti.  Dopo questi passaggi si ritorna alla primitiva violenza dopo circa metà del pezzo , il quale risulta essere, quindi, un alternarsi di tempi veloci e tempi più cadenzati. Gli assoli dei due chitarristi sono atonali e grezzissimi, ma non ci si può lamentare, siamo di fronte ad un pezzo estremamente diretto, privo di fronzoli, rugginoso a dir poco. La sezione solista porta avanti il discorso iniziato dalle parti ritmiche di chitarra, il brano mantiene costante la sua furia primitiva senza mai perdere questa caratteristica. Nota di merito per la conclusione, che riassume in pieno quanto detto: realizzata esasperando le cadenze, accompagnata da note simili ad una marcia infernale, ed in seguito "esplosiva", con il blast beat a dominare e i ritmi che, convulsamente, accelerano fino ad accompagnarci alla fine. Un brano essenziale e grezzo, dotato di un testo degno del peggior (e quindi, migliore!) b-movie horror. Si parla di un pazzo che decide di scagliarsi contro la macchina di una tranquilla famiglia in gita di piacere, distruggendo il veicolo e provocando una vera e propria strage. L'assassino, come un predatore, "punta" la tranquilla famigliola, innocente ed ignara. Una giornata che si tingerà di rosso sangue, a causa del maniaco omicida che non lascerà supersiti. La carneficina ha inizio: i Cannibal Corpse non mancano di descriverci minuziosamente dettagli rivoltanti (una madre rimasta tragicamente impalata su un segnale stradale, un feto che ha subito una sorte ancor più mostruosa, un padre torturato, legato con la cintura di sicurezza e tagliato in due... ecco gli allora primi, estremi Cannibali!

Conclusioni

Dopo circa mezz'oretta di ascolto l'EP termina perentorio, in maniera netta, come se un colpo d'ascia avesse reciso i cavi delle nostre cuffie o del nostro impianto stereo. I Cannibal Corpse fanno la loro uscita dalla scena, lasciando il campo sgombro e concedendoci dunque la possibilità di formulare un parere, di tirare le nostre solite conclusioni circa il materiale appena ascoltato. Diciamo pure che il prodotto in questione, alla fin fine (pur quanto si sia dimostrato mediamente interessante), si rivolge principalmente a collezionisti e fan accaniti della band. Tutto questo perché, di nuovo, fondamentalmente non troviamo nulla. Un mini lavoro che non propone assolutamente niente che non avessimo già ascoltato e goduto, ai tempi, re-immettendo in circolo brani certamente di un peso / di una caratura notevolissimi... ma decisamente migliori se calati nel loro contesto originario, quello di tre dischi fondamentali come "Eaten..", "Butchered..." e "Tomb...". Album ove le tre hits risiedono, e possono inoltre beneficiare della presenza di altri grandi pezzi, rendendosi così parte di un qualcosa di straordinariamente potente e grandguignolesco. "E le cover", direte voi? Sì, avete fra le mani due cover che potrete gustarvi in maniera divertente e scanzonata, sicuramente gradevoli... ma che, a lungo andare, risultano solamente una specie di divertissement e nulla più. Insomma, un'operazione che ha del commerciale e poco più, un EP certo che vale la pena considerare in minima parte... ma proprio no, non più di un accenno. Nemmeno potremmo considerarlo un prodotto dal grande valore divulgativo, in quanto tre brani passati possono dire estremamente poco circa la storia della band newyorchese. Qualora voleste conoscere i Cannibal Corpse, potreste rivolgervi direttamente ad uno dei primi quattro dischi del gruppo e capirete subito se la proposta possa piacervi o meno. Bisogna infatti intraprendere un discorso totale, circa i Nostri, e non certo soffermarsi su di un'esigua manciata di brani, assemblati certo in maniera particolarmente ragionata (tre open tracks) e sostenuti da due belle cover; tuttavia, non certo DEFINITIVAMENTE rappresentativi di un discorso e di una porzione di carriera (quella storica) che potrebbe, ed anzi, direbbe molto di più qualora un neofita decidesse di avvicinarsi alla band sentendo determinati dischi per intero, non solo cogliendone qualche sfumatura. Per quanto importante, una di queste ultime, possa essere. Non è mia intenzione comunque cestinare "Hammer Smashed Face". Il prodotto non è male assemblato, molto bella la scelta di inserire un pezzo per ogni relase pubblicata fino alla pubblicazione dell'Ep, una scelta tra l'altro effettuata solamente per la versione da 12'' del disco mentre la versione da 7'' si compone solamente di "Hammer Smashed Face" e delle cover di cui abbiamo parlato. Detto questo, c'è poco altro da dire: "Hammer Smashed Face" la conosciamo tutti, un ottimo pezzo estratto da un altrettanto ottimo (eccellente, a dir la verità) album, le cover rimangono grandi classici di due gruppi importantissimi per il metal in generale. Gli altri due pezzi, diciamo così, riassumono sommariamente il contenuto degli album dai quali sono estratti: "Meat Hook Sodomy" brutale e ferina mentre più grezza, ma non per questo meno coinvolgente, "Shredded Humans". Non diventati matti nel cercare l'Ep, tuttavia. Viceversa, se i Cannibal sono la vostra passione (e nessuno potrebbe darvi torto), fatevi un regalo e accaparratevi questa microraccolta.

1) Hammer Smashed Face
2) The Exorcist
3) Zero The Hero
4) Meat Hook Sodomy
5) Shredded Humans
correlati