BURZUM

Mythic Dawn

2015 - Byelobog Productions

A CURA DI
FEDERICO PIZZILEO
27/06/2017
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Dopo esser uscito di prigione nel maggio del 2009, come ben sappiamo, lo stesso Varg Vikernes, pose le prime pietre di un cambiamento radicale per il progetto; egli stesso, con il passar del tempo e delle pubblicazioni che si susseguirono negli anni, indirizzò a pieno titolo il genere da lui proposto, come un genere dedito all'heavy metal, anzi, come egli stesso lo definì: scaldic metal (ndr. con l'aggettivo "scaldic", in definitiva, si riferiva - in senso lato - al tipo di forma che assunsero i versi nella poesia nordica in età vichinga, appunto "poesia scaldica", in contrapposizione alla forma "eddica", quest'ultima caratterizzata da versi semplici ed in sintonia con le storie narrate; mentre la prima, era caratterizzata da versi più complessi, intricati e realizzati appositamente come omaggio ad un sovrano). Scontati, dunque, gli anni di prigionia per l'omicidio dell'ex mentore ed amico Euronymous, decise di dedicarsi alla sua famiglia, alle sue passioni ed al continuo ed imperterrito studio del proprio retaggio, stabilendosi lontano dalla vita di città, in un piccolo paesino della regione Limousine in Francia. Ovviamente, i tempi erano cambiati ed i vari metodi di comunicazione si erano - come mai prima d'ora - allargati. Le riviste, i programmi radio, le cassette erano passati in secondo piano: ecco che era arrivata l'era dell'internet. Dunque, se già durante il periodo di reclusione ebbe modo di toccar stralci di questo cambiamento, fuori dalle mura carcerarie, il nostro, si trovò fin da subito in un nuovo mondo, in cui aveva a disposizione numerosi canali di comunicazione con cui prender mano e portare avanti - insieme alla moglie Marie Cachet - la diffusione delle conoscenze, degli studi, delle riflessioni riguardo il politeismo europeo, indirizzando anche particolari ed individuali prospettive, non solo in campo spirituale ma anche storico, politico, militare; allorché, sulla scia di questi temi trattati più o meno largamente nei suoi libri e nei suoi articoli sul  blog, nel 2013 scelse di iniziare un'avventura aprendo un canale YouTube che prese il nome di "Thulean Perspective". Non a caso il nostro scelse come titolo del blog personale un nome collegato al mito di Thule, la leggendaria isola (che oggi si pensa sia l'Islanda o la Groenlandia) raccontata da Pytheas, magnifico navigatore e geografo greco che nel 330 a.C. salpò da Marsiglia verso l'esplorazione dell'Atlantico del Nord; ivi - racconterà - si imbatte' in una terra di fuoco e ghiaccio?e da qui' inizia il mito che prenderà il nome di Ultima Thule (definita così, in antichità, da Virgilio, con l'accezione di "lontana", "ultima terra conoscibile"); in questa visione mitica, infatti, la terra chiamata "Thule" era abitata da iperborei, da una razza umana "superiore" in qualsiasi campo (ndr. e da cui, tra le due guerre, si ebbe modo di sfruttare questo mito classico come mezzo di propaganda di quell'idea di una "razza ariana" che tutti conosciamo). In questo caso, si pensa, che il termine "prospettive thuleane" si riferisca quindi ad una riflessione ed un modo di pensare che sia connesso sia con l'antichità (e quindi i propri antenati, il proprio retaggio), sia con quella visione mitica e - apparentemente - estrema; proprio quest'ultima si manifesta nella diffusione di video esemplificativi di ciò che era il culto ancestrale dei nostri avi, sia per mezzo del blog, sia per mezzo della musica e per mezzo dell'arte cinematografica. In ogni caso, con oltre diciannove milioni di visualizzazione, dopo cinque anni di un'assidua attività di caricamenti di video, ecco che, apparentemente abbandonati gli altri canali di comunicazione (sebbene il linea di massima ancora utilizzati), il canale diventò ben presto il più veloce e più vicino (nonché unico, dato che più volte lo stesso sottolinea la totale assenza su social network come Twitter, Facebook, MySpace, etc?) mezzo di interlocuzione tra il nostro ed i suoi ascoltatori od i semplici curiosi del caso. Tra opinioni personali, discussioni politiche, storiche, mitologiche ma anche lezioni specifiche dei riff dei maggiori brani del progetto Burzum, ecco che si staglia un lavoro interessante (oltre, ovviamente, all'ultimo album con cui ci siamo lasciati: "The Ways of Yore" ed al lungometraggio auto prodotto dal nome ForeBears) che li portò via tanto tempo quanto tanta soddisfazione: MYFAROG (acronimo di: Mythic Fantasy Roleplaying Game); un gioco di ruolo da tavolo ispirato ad una delle sue grandi passioni (Dungeons & Dragons, abbreviato D&D) e ad un'importante tassello della sua vita (le origini dell'Europa, degli indoeuropei e del politeismo connesso). Come di consueto, però, non poteva assolutamente lasciar qualcosa incompiuto o non dar libero sfogo al suo estro ed allora decise di iniziare la pubblicazione di alcuni singoli - proposti come sottofondo e simil colonne sonore al gioco - proprio con il presente Mythic Dawn, pubblicato il quarto giorno del mese di febbraio. Allora, iniziamo il proseguo di questo magnifico viaggio nel mondo tetro, avvolgente ed avventuroso, partorito dalla mente del compositore norvegese attraverso un ritorno alle radici. 

Mythic Dawn

Un oscuro e fitto boschetto, in cui i rami di aranci colmi di frutti si piegano creando una cupola che racchiude la scena; nove sono i protagonisti al centro del dipinto. In quest'immagine bilanciata e simmetrica, si staglia una signora, con drappo rosso, capelli lunghi color paglierino ed un vestito setoso di particolare importanza: ecco la Venere, la Primavera; i cui piedi poggiano su un prato fiorito. Identificata come simbolo di amore smisurato, di (ri)nascita. Di fianco si poggiano leggiadre le Grazie, le compagne che seguono la Dea, mentre ai limiti, verso sinistra, Mercurio con il suo caduceo, sembra raccogliere un arancia da un ramo sopra la sua testa. Questo appena descritto è il contorno e l'immagine che ci accoglie come copertina di "Mythic Dawn" (trad. Origine Mitica): la celebre "Primavera" di Sandro Botticelli, risalente al 1482 circa, capolavoro del Rinascimento Italiano. Ad aprirci all'ascolto, un suono espansivo di tastiera che ci avvolge completamente, trasportandoci in una realtà a se stante, mentre in sottofondo il battere perpetuo di un crash, scandisce il ritmo del brano. D'improvviso il tutto viene sovrastato da quella che sembra essere una sei corde, il cui sono effettato, quasi proveniente dall'Iperuranio, cavalca l'incedere del brano, mostrandoci il proseguo di questo viaggio. Come un'auto-citazionismo di genere, il Lupo di Bergen continua incessante questa cavalcata ritmica, oscura ma al tempo stesso rilassante, grazie al generarsi e spandersi di note particolarmente suggestive. Sembra di esser avvolti dal Ginnungagap, dal Vuoto Primordiale; selvaggi, immersi nel caos che prende forma, dilagando e sfuggendo di mano da se stesso per divenire "creato". Come un rituale, le note si susseguono incessanti, a ripetizione, come se fosse un circolo infinito di vita-morte?come effettivamente quello che è. Alla nascita segue la morte; alla luce segue l'ombra?proprio come abbiamo ampiamente scrutato tra i cunicoli di Sol Austan, Mani Vestan (2013) prima e con le storie, le avventure e le riflessioni pervenute dopo con The Ways of Yore (2014). Sembra quindi di essere tornati, ancora una volta, in quella caverna dell'Orsa primordiale; la foriera e la culla dei nostri Antenati i quali, con ritmi cadenzati, come quasi il battere del piatto in background al presente singolo, si collegavano alla Natura, ai loro stessi Antenati, ai propri animali guida e ricevevano consigli, profetizzavano ed elargivano guarigioni o maledizioni. Ecco l'Origine Mitica dell'Uomo, a cavallo tra la quiete e la tempesta, in voluttuose e sacrali intenzioni. Altro non siamo che figli degli Dei, mitiche e mortali creature che migrano e muovono guerra contro se stessi nella vastità delle terre di Miðgarðr, proiettati alla più alta forma di celebrazione: riconoscere la propria umiltà verso gli Dei, manifesti nella Natura. Con, alla base, una conoscenza piuttosto approfondita del Nostro, vien facile anche solo poter fare certi collegamenti persino ove si tratta di un semplice brano ideato al solo scopo di essere accompagnato alla sua creatura MYFAROG; tuttavia, abbiamo ben imparato che con Varg Vikernes, nulla si da per scontato ed è per questo che l'ermeticità di ogni suo componimento, di ogni nota che è generata dalle sinapsi del compositore norvegese, si materializzano come spettri di mondi paralleli o di antichi culti che ritornano ai fasti in un Tempo in cui è la "globalizzazione" ed i miscugli vari ed eventuali, fini a se stessi, che sono al centro della conoscenza di un neofita o di chi è semplicemente curioso. Niente di più sbagliato. Ma tralasciando l'aspetto esoterico, questa origine mitica si intravedeva già a partire dalla (ri)nascita post-carcere. Ogni album presentato - in particolare Umskiptar (2012) - riprendeva le tematiche affrontate con Dauði Baldrs (1997) prima e Hliðskjalf (1999) dopo: la mitologia nordica ed il culto politeista dei propri antenati. Il saper riprendere tra le mani le tracce residuali dei propri Antenati non è poi così facile come sembra, richiede, infatti, una precisa analisi diacronica, nonché ricerca ed interpretazione di archetipi. Il tutto condito da una certa predisposizione verso la storia, la filologia e lo studio epigrafico di ogni ritrovamento, in aggiunta ad una costante ricerca del "Vero Sacro", in manoscritti e testi manomessi più e più volte da monaci in epoca medievale. Tutto richiede un sacrificio, proprio come i nostri Antenati erano soliti fare; in questo tempo, il sacrificio è lo studio continuo, spassionato, profondo e radicale, privo di qualsiasi mezzo di interruzione che possa sporcare quello che è stato già scritto. 

Conclusioni

E' tempo, dunque, di fare le dovute considerazioni. A solo un anno di distanza dalla pubblicazione dell'ultimo lavoro del Conte, l'uscita - tra l'altro approssimativamente vicina alla sua data di compleanno - di "Mythic Dawn" si è comunque presentata come un fulmine secco, a ciel sereno quindi. Insieme a pubblicazioni come "Dipsomania" dei georgiani Psychonaut 4, "Swinesong" degli italiani Malnàtt e molti altri, l'uscita di questo (nuovo) episodio del progetto Burzum, irrigidi' immediatamente i numerosi detrattori che speravano in una fine con l'ultimo full intitolato "The Ways of Yore"...ed invece non era cosi'. Gli venne detto non solo che risulava ridondante ma anche che doveva in qualche modo "licenziarsi" perche' arrivata ormai la sua ora; d'altro canto continuava ad avere feedback positivi sotto al video su YouTube, dimostrazione del fatto che a chi doveva arrivare il messaggio, quest'ultimo e' arrivato ed e' stato colto. Ad onor del vero, fin dal primo ascolto, il brano si presenta ripetitivo, "alla maniera di Burzum", comunque rimanendo sempre fedele alla linea con la tecnica di composizione del Nostro?melodie ripetute e scandite da rintocchi di sottofondo, servono a canalizzare il tempo che inesorabile scorre nelle nostre vene, sebbene frutto della nostra stessa mente. In effetti, il tempo è solo un valore soggettivo divenuto sociale e condiviso. Un battere lento e coordinato che ci connette con le energie primordiali ed intrinseche in ognuno di noi. Così come da un punto filosofico, anche per lo stesso Varg, è proprio così. Si diventa grandi, certo, ma si diventa anche saggi se si sceglie un percorso diverso. Sapete, il tipo di reazione che il Lupo ha dimostrato rispetto all'evoluzione digitale che il nostro mondo, quello che ci circonda, ha sviluppato nel corso degli anni è molto particolare, frutto di una sensata intelligenza e spiccato intuito - direi quasi - imprenditoriale. Il volersi connettere sempre più con quei solis sacerdotibus, a cui si rivolgeva fin dai primi anni '90 con le prime registrazioni, in modo più chiaro ma continuamente profondo e personale, ha creato una linea di continuità tra la persona che rappresentava il progetto Burzum (e quindi Varg Vikernes) e la sua - così detta - "stirpe". Finalmente ebbe la possibilità di dimostrare e promuovere le proprie idee, con l'intenzione anche di riuscire a portare avanti quello che si era dimenticato ormai da tempo: la propria tradizione. Ecco che, proprio grazie a questo "Thulean Perspective", abbiamo avuto modo di apprendere numerosi punti di vista, spunti, riflessioni che - per chi li sa cogliere - risultano nient'altro che spinte per una rivalsa più concreta verso un mondo estremizzato e anestetizzato. Un mondo sotto operazione chirurgica. A coronare le proprie ideologie, tutto il secondo periodo di produzione, ha ben chiaro ed incastonato in se', quanto summenzionato; un passaggio musicale importante che permettesse anche di rispecchiare meno la rabbia, la tristezza e più una metamorfosi ed un ritorno alle radici, perpetrato grazie ad "Umskiptar", "Sol Austan, Mani Vestan" e "The Ways of Yore". Proprio a quest'ultimo doveva appartenere il singolo in questione, purtroppo (o per fortuna) lo scartò in precedenza per riprenderlo e disporlo alla portata di tutti successivamente?come segnalibro e distintivo di una politica autoctona e riversata verso la propria Origine. Tenendo ben presente i detrattori che non riusciranno mai a discostare la figura dell'individuo con quello dell'artista, l'episodio di "Mythic Dawn" rimane comunque un buon ritorno, non eccellente e nemmeno pessimo, che aiuta a famigliarizzare di nuovo con la proposta musicale di Varg, intento - ora piu' che mai - a sottolineare la razza europea. Concludendo, per riuscire a capire a pieno titolo, l'insieme, bisogna pensare come un tempo; molte volte ci si sente così affranti, frustrati e scossi dal battere delle lancette, spossati dal caldo torbido delle citta', il lavoro, i soldi, il produrre e quant'altro?ma per un attimo, ricordatevi da dove venite, ricordatevi dei vostri antenati, degli Dei, meravigliatevi di un assordante suono generato dal tuono o dalla luce effimera di un fulmine. Ricordate il fiume primordiale, associato dall'Uomo all'alberarsi delle emozioni, piuttosto che il rapporto energetico, sciamanico e guerriero che si aveva e non solo. Ritornate ad ascoltare il profumo del mare, a guardae oltre le nubi, ad osservare l'orizzonte ed a porvi domande sull'infinito degli astri. Lasciatevi dietro, per un attimo, la razionalita' figlia dell'industrializzazione e ricordatevi delle vostre "origini mitiche".

1) Mythic Dawn
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