BURZUM

Forgotten Realms

2015 - Byelobog Productions

A CURA DI
FEDERICO PIZZILEO
30/06/2017
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione recensione

"WARNING: do not fall asleep whilst listening to this music; if you do, you might lose your liking for the real world" (trad. "ATTENZIONE: non addormentarsi durante l'ascolto del brano; se succedesse, potreste perdere il piacere del mondo esterno")

Tutti, chi più e chi meno, abbiamo avuto fin da pargoli una sorta di imprinting di genere che ci ha permesso di crearci una nostra immagine e di modellare il nostro carattere, ripercuotendosi, quindi,  nel presente come nel futuro. Ebbene, per quanto concerne il dodicenne Varg Vikernes, tra le tante cose che gli suscitavano fascino, solo una lo plasmò più di tutte:  il gioco di ruolo fantasy. Fin da ragazzino, il Nostro, non si poteva per nulla definire uno come gli altri; una certa repulsione per quella società norvegese caratterizzata da un'impronta sovietica aleggiava in lui più di qualsiasi altra cosa. Assortito (già da allora) di armi e munizioni, pronto - a suo dire - allo scoppio della Terza Guerra Mondiale (che sperava accadesse il più presto possibile per cambiare quel mondo così putrido visto con i suoi occhi), l'unico modo per sfuggire dal pressante contesto culturale e sociale in cui era immerso furono proprio gli RPG (ndr. Role Playing Games). L'operare con la fantasia, in luoghi misteriosi, occulti, mistici e magici, trascendenti da qualsivoglia realtà materiale, non faceva altro che accrescere nel Nostro un certo senso di ribellione e benessere che solo attraverso l'immedesimazione in tali storie parallele poteva donargli. Il primo approccio con il mondo fantastico del gioco di ruolo fu con MERP (ndr. Middle-Earth Role Playing, ispirato alle storie fantastiche legate alla Terra di Mezzo ed al Mondo di Arda raccontati dal celebre scritto J.R.R. Tolkien) da cui, poi, finì per scoprirne anche altri, dando una svolta sostanziale alla sua vita. Tolto il tempo dedicato alla musica ed alla sua chitarra, quasi ogni ora la passava nel costruire ambientazioni, storie e personaggi da mettere in campo nelle successive sessione di gioco. "Quella - dice - era la mia vita dai dodici fino ai sedici anni; non sprecavo tempo nel fare i compiti, più passava il tempo e meno andavo a scuola"; continuando: "In realtà ero un brillante studente, ma perché avrei dovuto seccarmi con quelle cose, quando tutto stava andando, alla meno peggio, in malora? Qualche diploma scolastico mi sarebbe servito a ben poco se la situazione si fosse fatta scottante. Il mio elmetto d'acciaio originale delle SS, il mio fucile e le mie (all'apice) 3000 munizioni, d'altra parte, sarebbero state una merce più preziosa per il futuro (?)". Il problema principale lo riscontrò con i suoi coetanei, i quali si preoccupavano comunque della scuola al punto di arrivare ad essere troppo occupati per continuare a giocare. Sicché, di lì a poco, si ritrovò senza alcun compagno di avventure; sebbene fosse rimasto da solo, continuava ad acquistare i volumi di aggiornamento ma ecco che la svolta la ebbe quando, a diciassette anni, entrò in contatto con quella che era la scena metal norvegese, oggi ultra nota per i numerosi fatti di cronaca che misero a ferro e fuoco l'intera Norvegia nei primi anni '90. Purtroppo la svolta la ebbe solo in campo artistico poiché', a detta sua, quel gruppo di ragazzini non risultava capace di poter anche solo capire le più semplici regole di un gioco di ruolo, tant'è che, scrive: "facevano riferimento ai giochi di ruolo come dei 'giochi di potere di Varg', pensando che essi riguardassero il controllare gli altri e divenire sufficiente potenti da controllare il mondo intero"; idea che risulterà determinante per la successiva condanna. Con le idee chiare fin dal principio, Varg Vikernes (al tempo, Kristian), volontariamente si discostava da qualsiasi suo coetaneo, ponendo le basi per quel progetto che lo accompagnerà per il resto della sua maturazione: Burzum. Se ricordate bene, infatti, in principio il progetto si poneva l'obiettivo di ricreare, tramite composizione musicali, una sorta di trance passiva nell'ascoltatore, il quale - tramite l'ascolto appunto - doveva immedesimarmi nelle ambientazioni proposte dal Conte Grishnachk. Molte altre vicissitudini seguirono da quel momento, alcune le sappiamo molto bene ed altre che portarono alla nascita di MYFAROG sono lontane dal periodo storico narrato ma, la voglia del compositore di Bergen di continuare a comporre musica per il piacere di farlo non termina neppure quando ormai - per tutti - si dovrebbe essere troppo grandi per "giocare" e troppo anziani per continuare a far musica. Ecco che nasce "Forgotten Realms". Uscito il 25 febbraio del 2015, una decina di giorni dopo il caricamento del primo singolo "Mythic Dawn", sempre in formato digitale sul suo canale YouTube "Thulean Perspective" e sempre sotto l'ala protettiva della Byelobog Productions impiantata in Francia ed in Russia e gestita, da quanto si direbbe, dallo stesso Varg o da qualcuno che continua ad apprezzare i suoi lavori. Il singolo, quindi, ci viene presentato con un'immagine di copertina in bianco e nero che ritrae delle donne in mezzo alla boscaglia, intente a cercare qualcosa, magari i "reami perduti". Quasi intente a seguire la donna presente nel primo piano, l'unica - tra l'altro - ad avere in mano un bastone (come se fosse una Gyðja, ovvero una sacerdotessa norrena), incamminiamoci in questa ricerca tra la fitta vegetazione rappresentante, di primo impatto, la Storia.

Forgotten Realms

Accorti per merito dell'avvertenza di Varg, presentata ad inizio recensione, veniamo accolti da un suono altamente evocativo, effettato e spaziale apre il sipario di questo nuovo atto, dal titolo "Forgotten Realms" (trad. Reami Dimenticati). Sebbene messi all'allerta, l'incedere tumultuoso e non lineare di questa espansa melodia, così ipnotica e meditativa, favorisce il chiudersi delle palpebre. Accompagnati da quel suono cosi' espanso da farci cadere in una sorta di trance passiva, sembra di essere rinati in uno spazio sconfinato le cui particelle, momento dopo momento, si uniscono e creano una perfetta visione di quello che e' il desiderio piu' forte. D'improvviso questa cornice sinfonica si carica di maggiore singolarità grazie all'entrata in scena di una chitarra elettrica con le cui corde, il Nostro, si destreggia ricreando un lento, concitato e familiare insieme di note pizzicate con accuratezza ed intenzione. Ebbene, con la voce opaca, quasi estranea alla cornice melodica, ci viene mostrato come i sogni riescano a portarci via, facendoci scivolare in quei reami perduti; nelle profondità della Terra, in una caverna nascosta nel mondo sotterraneo, ecco dove ci incamminiamo: nel passato dimenticato. Dunque la melodia d'incipit si staglia di nuovo, dopo una breve pausa per introdurre la chitarra. Ben abbiamo capito, ormai, che fin da piccolo, il Nostro, non si è mai e poi mai sentito parte del Mondo che lo circondava. Immerso tra la fantasia ed il proprio retaggio culturale, le cui radici erano sedimentate in tempi antichi, giunge subito all'occhio il significato di quanto vuole dirci; sognando, quindi anche attraverso la fantasia, si può tornare in quei "reami dimenticati" (il cui nome, in inglese, potrebbe riferirsi anche al mondo immaginario nato dalla mente di Ed Greenwood, autore del gioco di ruolo Dungeons&Dragons), quindi in quei tempi vetusti ed ormai impossibilitati a tornare che suscitano una profonda nostalgia nell'animo del Conte. Questo gioco tra note pizzicate di sei corde e melodia così spaziale, quasi proveniente dall'Iperuranio, creano il contesto perfetto per un viaggio astrale in perfetta armonia, ricordando - di primo acchito - un riadattamento, più consono al tipo di "ambient" proposto dal nostro fin da Sol Austan, Mani Vestan, di "Rundgang um die transzendentale Säule der Singularität" (trad. Girando attorno alle Colonne trascendentali della Singolarità) presente nel capolavoro del 1996 Filosofem, tra l'altro il brano dalla durata più lunga mai proposta dal Nostro.  Sicché si stagliano di nuovo le parole del Conte: "Non girarti!", "Non guardarti indietro!". Quindi procediamo il cammino nei tempi remoti, accompagnati, ancora, dal ripetersi dell'ensemble. Padri e Madri da tempi antichi, spettri di un mondo dimenticato, con curiosità ci scorgono e chiedono: "Cosa ti ha portato così lontano?". In questo tempo, apparentemente così distante, non vaghiamo nell'ombra, non siamo ne' persi e ne' sconcertati; tutto sembra come se fossimo già stati lì, come se quelle vie non siano nascoste o troppo vecchie ai nostri occhi. Siamo a casa. L'ensemble ripetitivo, ciclico, che ci accoglie e ci trasporta in concomitanza del sussurro delle parole, rende la dicotomia a cui riporta il titolo del brano, ad una sensazione di calma apparente e di rinuncia delle spoglie che siam soliti portare giorno dopo giorno, in favore di una realta' incontaminata, governata dai predecessori che ci domandano, appunto, come siamo arrivi giust'appunto li'. La stessa domanda ce la poniamo noi, increduli di quel che vedono i nostri occhi, in favore di una speranza ancora inviolata di poter rinascere dalle ceneri della contemporaneita'. Tuttavia, se i "reami dimenticati" siano a tutti gli effetti i tempi antichi, vergini di qualsivoglia distruzione totale, inquinamento e mostruosità tipiche del nostro tempo, oppure un allacciamento con il mondo fantastico ideato per il gioco di ruolo che prese gran parte della vita del Lupo di Bergen durante il periodo in prigione, non ci è dato saperlo, l'importanza di questo lascito per i postumi e per chi ha scorto gli abissi del progetto Burzum, però, è di gran lunga migliore di qualsiasi significato unilaterale. Parlando proprio di "abisso", vien naturale il collegamento con il filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche, il quale, negli ultimi mesi di lucidità mentale, scrisse nel libro "l'Anticristo": "C'è chi è nato postumo". Il collegamento che unisce quindi il compositore di Bergen ed il filosofo risulta chiaro: entrambi sono fatti per "pochissimi", proprie come dissero entrambi; il primo lo mise in chiaro all'inizio del progetto, definendolo - appunto - per quei solis sacerdotibus i quali erano capaci di scorgere l'ombra in un luogo pieno di luce, il secondo lo introdusse nella prefazione del summenzionato libro. Perché' infondo, la musica è anche filosofia. E' poesia trasformata in melodia che abbraccia, nel suo atto di sublimazione, solo i cuori capaci di accogliere gli spazi tra le parole. Attraverso la musica di Burzum, lo stesso compositore propone viaggi all'interno del più profondo inconscio, come abbiamo incontrato all'inizio del suo percorso, nel self-titled "Burzum", con "Dungeons of Darkness" che ancora suscita al solo ricordo, brividi di angoscia e paura dell'ignoto. Pensare che al tempo aveva solamente diciassette anni sconvolge ancora di più. Ecco la sublimazione dell'artista: il riuscire a concentrare, in modo ermetico, un significato ben piu' ampio e di spessore e farlo arrivare al cuore degli ascoltatori. Certamente, per allontanare qualsiasi maldicenza, tengo a precisare che propongo sotto la vostra attenzione tutto questo, non con spirito di idolatria verso l'artista od il personaggio ma per semplice empatia e condivisione del suo pensiero. Insomma, i più sapranno di cosa parlo. 

Conclusioni

Continua quindi così il nostro viaggio astrale, attraverso la mente di Varg Vikernes. Riadattando le note di un brano ancora più vecchio, risalente al 1996 per l'appunto, il Nostro sembra voler lasciare il proprio testamento. La scelta di cambiare radicalmente il proprio approccio alla musica, rendendola molto piu' ipnotica rispetto alle maggior parte delle pubblicazioni, risulta essere fondamentale per capire il perpetuo gesto di voler offrire ai propri ascoltatori un mondo parallelo, capace di stupire e da tenere come sottofondo mentre si continua la propria vita incessantemente. Da sempre, come abbiamo intravisto, non ha mai vissuto con gioia il mondo che lo ospitava; la società corrotta, distruttrice e capitalista, "gestita da ebrei con le mani in tasca" disse in altre occasioni e, certamente, di questa repulsione e voglia di evadere ne fece virtu' al suo tempo. Attraverso la musica è riuscito a trasmettere a coloro che sapevano cogliere, la sua essenza, proponendo, di volta in volta, concetti nuovi, talvolta astratti, talvolta talmente profondi da essere pericolosi. Questo ennesimo episodio ufficiale, promosso tramite la via che più utilizza per tenersi in contatto con i suoi amanti e detrattori, risulta, nella sua semplicità, a parer mio molto importante. Sebbene a livello stilistico e strumentale non abbia generato particolari emozioni, si suppone che la concentrazione l'abbia riversata fin da subito nel significato del testo; non troppo criptico, nemmeno troppo facile da capire, solo chi - come lui - si sente vivere in un mondo che "non gli sta addosso", trova pace e serenità nelle sue parole. La singolarità delle sue opere - aldilà della mera scelta stilistica - è stata d'esempio fin da subito. Quando ancora il panorama metal norvegese era ricordato solo per l'inclinazione satanista, lui era cosciente delle sue potenzialità e molto più discostato e meno banale di tutti gli altri (insieme anche agli Enslaved, tra tanti). Per sfortuna, però, i fatti che accaddero molto tempo fa hanno segnato pesantemente il futuro stilistico, imprimendo un tatuaggio indelebile persino sulla persona. Ma, molto spesso, in un mondo di pazzi, l'unico normale, viene derise poiché' creduto fuori di testa. Sicché la coerenza che, a differenza di molte altre figure di spicco, l'ha accompagnato nella sua crescita hanno dato una svolta sostanziale persino all'approccio con la musica. Lui stesso ormai si auto-definisce un "bardo", un racconta-storie che sfrutta il linguaggio universale della musica per perpetrare i propri pensieri, ideologie e conoscenze. La filosofia del Nostro rimane invariata quindi; certo, cambia la forma, lo spettro sonoro e le tematiche ma il principio di fondo rimane lo stesso...talvolta meno implicito di altre ma comunque fedele a se stesso. Ogni opera di Vikernes, che possa piacere o meno, non e' mai fine a se stessa od utilizzata per "far scalpore", bensi' continua e continuera' ad essere foriera, in modo piu' o meno plateale, di riflessioni, studio e caverna per gli animi affranti da un mondo troppo tanto avanti quanto povero di contenuti.  Fiero della propria Razza Europea, al netto dei calunniatori, continuerà sempre a conservare e preservare la conformità con se stesso e questo singolo ne è l'esempio. Aldilà di ogni atto compiuto o di vicissitudine che hanno malamente sporcato la sua figura, resta una di quelle persone il cui cuore è antico, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Infondo, parafrasando il poeta inglese Dylan Thomas: ognuno di noi ha dentro di se una bestia, un angelo ed un pazzo.

1) Forgotten Realms
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