BLOODBATH

Grand Morbid Funeral

2014 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
28/01/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Eccoci giunti al gran finale (per ora) della nostra analisi della discografia dei Bloodbath, super gruppo Death Metal svedese che ormai da più di un decennio si è affermato nella scena mondiale; nato ad inizio secolo come "scherzo" tra personaggi importanti del Metal svedese cresciuti con il genere (Mikael Åkerfeldt degli Opeth, Anders "Blakkheim" Nyström e Jonas Renkse dei Katatonia, Dan Swanö degli Edge Of Sanity), le cui band erano inizialmente partite da esso per poi evolvere sempre più verso altri lidi, il progetto si è evoluto negli anni cambiando formazione diverse volte e aggiungendo alcuni elementi al loro suono, permettendogli di andare oltre il semplice tributo, e di adottare una propria identità. Dopo i lavori iniziali "Breeding Death", EP del 2000 e il primo full lenght "Resurrection Through Carnage" (2002), Åkerfeldt abbandonerà momentaneamente il gruppo poiché impegnato con gli Opeth; questo porterà alla partecipazione di Peter Tägtgren degli Hypocrisy al loro secondo lavoro "Nightmares Made Flesh" del 2004, dove comparirà per la prima volta il loro nuovo batterista Martin Axenrot, futuro drumming degli Opeth. Questo episodio sarà il punto di svolta per i nostri, consacrandoli presso il pubblico mondiale e presentando un suono dai lati più elaborati che univa il loro Death old-school debitore sia della scuola svedese, sia di quella americana, con certe tendenze moderne che lo renderanno accessibile a molti e memorabile nei suoi ritornelli e melodie, consacrate in tormentoni come la famosissima "Eaten"; segue il primo concerto della band nel 2005, presso il "Wacken Open Air", con il ritorno di Åkerfeldt per un'ottima esibizione che alimenterà la fama dei nostri, immortalata poi nel 2008 nel CD/DVD live "The Wacken Carnage". Subito dopo Dan Swanö abbandona il progetto, non più legato alla direzione musicale dei nostri, lasciandolo orfano di un importante membro fondatore; nello stesso anno di pubblicazione del live prima menzionato i nostri tornano con l'EP "Unblessing The Purity" con il nuovo chitarrista Per "Sodomizer" Eriksson, lavoro che apparentemente mostra come la defezione recente non abbia indebolito i nostri, presentando invece quattro ottime tracce di Death più serioso e a tratti più tecnico, evolvendo l'immagine e il suono della band oltre i connotati scherzosi degli inizi. Le promesse qui contenute vengono in parte disattese però nell'immediatamente successivo terzo disco "The Fathomless Mastery", il quale non riesce a mantenere sul lungo periodo la stessa intensità e impatto dell'EP, perdendosi in un suono competente, ma senza il mordente, l'energia, e soprattutto il coinvolgimento del passato; si tratta sotto molti punti di un nuovo bivio per la carriera dei nostri, anche perché Åkerfeldt ormai stanco del growl e del Death come dimostrato poi nell'evoluzione Progressive degli Opeth, abbandona definitivamente il gruppo nel 2012. Seguono dunque diversi anni di silenzio dopo la pubblicazione del terzo disco (interrotto nel 2011 con il DVD "Bloodbath over Bloodstock" che cattura i due ulteriori concerti fatti dai nostri, il primo al Party San del 2008, il secondo al Bloodstock Festival del 2010, performance inferiori rispetto a quella del live precedente che mostrano una line up ormai distaccata)  durante i quali qualcuno pensa che i nostri siano finiti, nonostante la pubblicazione del DVD prima menzionato e le vaghe notizie che trapelano ogni tanto in rete sulla ricerca di un nuovo cantante nel periodo successivo alla dipartita di Åkerfeldt; finalmente nel 2014, dopo una serie di dichiarazioni sibilline sul nuovo cantante definito con toni enfatici "una leggenda" viene confermato "Grand Morbid Funeral - Gran  Funerale Perverso" il quarto album della loro carriera, il quale presenta Nick Holmes (qui Old Nick) dei Paradise Lost, gruppo Gothic/Doom Metal inglese partito da una base Death/Doom come i colleghi My Dying Bride, e come quest'ultimi poi andati verso una direzione ben diversa, come nuovo frontman. Inizialmente le reazioni sono scettiche dato che il nostro non ha usato il growl ormai da molti anni, e nei primi singoli "Unite In Pain" e "Famine Of God's Word" in effetti il contrasto con il passato è netto, presentando uno stile più atmosferico e malevolo, piuttosto che ultra distorto o gridato; questo viene percepito come mancanza di potenza, soprattutto se confrontato con le grida di Tägtgren e i toni profondi di Åkerfeldt. Ma in realtà ascoltando per intero il lavoro in questione diventa chiaro come le nuove vocals, più vicine allo stile iniziale del Death old-school non ultra brutale e più atmosferico e malvagio, siano adatte per quanto qui intrapreso dai Bloodbath: un suono Death ora più mortifero e fangoso, dai connotati più gotici e medioevali ricchi di atmosfere malsane e momenti di stacco dal gusto Doom solenni ed oscuri. Non mancano certo i riff trascinanti e le parti tecniche, in un'unione tra momenti alla Morbid Angel e pulsioni alla Entombed e Dismember, anzi forse ora ancora più fedeli agli originali, ma in qualche modo il tutto si fa più serrato e cupo, giocato meno su ritornelli facili, e più su tetre evocazioni malvage che si legano perfettamente al mood generale del disco, unitario e onnipresente; quanto tentato in "The Fathomless Mastery" viene qui eseguito in maniera più chiara e convinta, complice il nuovo sangue e la lunga pausa che ha permesso di raccogliere e ridefinire le idee, per un album tipicamente alla Bloodbath, ma allo stesso tempo con nuovi spunti ed elementi. Ritroviamo quindi oltre al nuovo front man i fedeli Jonas Renkse (Lord Seth) al basso, Eriksson (Sodomizer) e Nyström (Blakkheim) alle chitarre e Axenrot (Axe) alla batteria, completando il quadro per la nuova formazione, che speriamo questa volta abbia modo di durare nel tempo affinando questo nuovo, positivo percorso.



"Let the Stillborn Come to Me - Lasciate Che I Non Nati Vengano Da Me" è il pezzo introduttivo alla nuova opera dei nostri; esso parte con un rifting che possiamo definire “Blackened” nel suo suono sporco e incrostato, sul quale si delineano le grida malvage e malevole di Holmes, in un tetro andamento accompagnato dalla doppia cassa. Esso viene scolpito da giri circolari taglienti e bordate, per un avvincente e oscuro songwriting old-school dal grande effetto; al diciottesimo secondo parte il cantato vero e proprio, il quale mostra subito tutta la sua differenza rispetto al passato, impostando l’atmosfera e la tendenza del nuovo lavoro con i suoi connotati melmosi e “vomitati”, che non aggrediscono, ma creano invece un miasma sonoro soffocante e mortifero. La strumentazione si esprime in una tempesta sonora frastagliata delimitata in giri circolari, in un suono feroce e solenne che rinuncia a gran parte dei tecnicismi del passato a favore di un assalto sporco e primitivo; al trentatreesimo secondo una serie di colpi serrati di batteria fanno da cesura, dopo la quale parte un fraseggio distorto. Esso si protende teso come una corda di violino, accompagnato da piatti cadenzati; ma al quarantesimo secondo si riprende con il trotto diretto e malevolo, tagliente nei suoi riff in tremolo e tempestato dal drumming ossessivo di Axenrot. Al cinquantaseiesimo dopo un assolo stridente parte una marcia sferragliante scolpita dai colpi di batteria e da giri stridenti leggermente più elaborati, ma sempre dalla natura incisiva; al minuto e quindici un grido paludoso si lancia con la doppia cassa in una veloce cavalcata che riprende l’andamento iniziale. Dopo un improvviso stop sottolineato da fraseggio stridente al minuto e ventinove, il movimento riprende ancora più massacrante nei beat impazziti e nelle chitarre veloci, collassando però presto al minuto e cinquanta; qui una nuova digressione lascia posto a battiti cadenzati di piatti e bordate improvvise che insieme ai piatti di batteria creano un crescendo che prende velocità. L’andamento si fa quindi più energetico, sottolineato da giri da dissonanze di chitarre scordate, in un rozzo Death’n’Roll sepolcrale che al secondo minuto e diciassette lascia posto a colpi serrati e solenni come battiti di tamburi, e a chitarre rocciose e distorte; l’andamento prosegue strisciando lentamente con connotati Doom non lontani dai classici degli Autopsy, ma non per questo meno feroci e taglienti. Al secondo minuto e ventisei dopo alcuni rullanti di batteria riprendono i fraseggi discordanti, i quali esplodono in una nuova corsa in loop freddo supportato dalla doppia cassa; si delineano ancora una volta le vocals malvagie, ma umane  di Holmes, dall’andamento narrativo più accentuato dalla loro morbosa calma soppesata. Non bisogna pensare che il movimento manchi di groove, esso è semplicemente questa volta a semplici ed ossessivi riff in tremolo dal sapore old-school, i quali ci rimandano sia al Death, sia al Black delle primissime fasi dei Darkthrone  e Mayhem “post conversione”, ancora influenzato dal fratello-nemico di sempre; al secondo minuto e cinquanta però tutto si ferma e lascia spazio ad un basso greve e monolitico, accompagnato da piatti cadenzati, il quale poi aggiunge un sinistro fraseggio tetro che si sviluppa nelle sue scale semplici, ma ammalianti. Esso prosegue mentre partono riff massacranti a moto sega, sempre in un movimento lento, ma corrosivo  che trova il suo apice al terzo minuto e ventitré; dopo abbiamo dei strani effetti da studio a cui segue un’esplosione cacofonica con blast ripetuti e assoli più elaborati, in una sezione più tecnica, ma lontana sempre da virtuosismi progressivi. Si riparte al terzo minuto e quarantaquattro con la cavalcata solenne in doppia cassa e dai loop in tremolo ricchi di atonalità, diretta e graffiante, sottolineata da alcuni fraseggi stridenti; viene reintrodotta la feroce voce di Holmes, che presenta punte di riverbero, la quale completa l’atmosfera tetra qui raggiunta. Il gran finale è affidato ad un sinistro fraseggio sottolineato da digressioni e colpi di piatti, lasciando poi solo un feedback che chiude definitivamente il brano. Il testo delinea un malsano ed osceno rituale, durante il quale le anime dei non nati vengono divorate da un seguace delle Tenebre, ottenendone potere; "Let the stillborn come to me, Their souls shall melt into a mass of death, Commence the ritual beyond the veil of life, Poison my heart, shred my veins - Lasciate che i non nati vengano da me, le loro anime fuse in una massa di morte, Incomincia il rituale oltre la soglia della vita, Avvelena il mio cuore, Frantuma le mie vene."  declama il malvagio e blasfemo essere,  in una nera cantilena dove poi racconta di artigli mortali ed evoca il demone Belial in un clima medioevale oscuro. Il suo pasto satanico prosegue ("Jaws of old, Gaping in the abyss, Calling out for fettered souls - Fauci antiche, Pescano nell'abisso, Chiamando anime imprigionate. ") stabilendo i toni tematici tetri e mortiferi del disco, incentrato su carestie e rituali blasfemi, richiamando l’atmosfera funerea e sporca del suono. "Total Death Exhumed - Morte Totale Riesumata" è introdotta da incalzanti bordate rocciose di chitarra che scolpiscono un fraseggio distorto accompagnate da batteria cadenzata; dopo la cesura con giri stridenti e piatti di batteria parte al decimo secondo la corsa diretta dai loop in tremolo evocativi e dalla doppia cassa lanciata, sulla quale ritorna la voce di Holmes, sempre morbosa e maligna nel suo incedere greve. Al ventesimo secondo essa organizza un ritornello avvincente ripreso dall’andamento delle chitarre taglienti, trascinando l’ascoltatore in una tempesta sonora ossessiva; la tensione cresce al trentesimo secondo grazie a chitarre ancora più massacranti e ad un drumming più serrato nei suoi blast, dove le declamazioni del cantante si fanno più veloci e sincopate in una folle dinamicità. Al quarantesimo secondo riparte il rifting ricco di fredde suggestioni atonali, in una tetra corsa dove ancora una voltale vocals di Holmes si legano abilmente agli andamenti di chitarra; tutto si ferma al quarantanovesimo secondo, quando troviamo un movimento controllato e strisciante dalle digressioni prolungate e dalla batteria cadenzata, sul quale si sviluppano assoli e giri di chitarra marziali. Al minuto e nove esso prosegue con al crudele declamazione del cantante, continuando con i suoni contratti che instaurano una marcia rocciosa; essa aggiunge poi nuovi assoli più elaborati ed evocativi, in un’atmosfera tetra e oscura dal grande effetto. Al minuto e quarantanove abbiamo una nuova cesura dai giri in tremolo, sui quali si distribuiscono nuove bordate potenti con colpi di batteria  ad accompagnamento; essa collima in uno stop, dopo il quale chitarre stridenti aprono al pista per la doppia cassa in concomitanza con folli assoli altisonanti (non dimentichiamo che è qui ospite anche Eric Cutler dei già citati Autopsy). Al secondo minuto e sette riparte il rifting più diretto e freddo, mentre tornano anche le vocals malvagie di Holmes che completano l’incalzante composizione basata sui loop di chitarre in tremolo; al secondo minuto e diciassette riprendono posto i vorticanti assoli, in una ripresa in chiave più mortifera e fangosa delle alternanze care ai nostri, e riportate anche in questo contesto più atavico e nero. Si prosegue dunque così fino al secondo minuto e ventisette, quando la velocità rallenta e si parte con una marcia solenne delimitata da fraseggi circolari in un bel gioco di botta e risposta che spinge in avanti la composizione; essa continua aggiungendo dissonanze stridenti, in un groove più variegato che avanza greve fino al secondo minuto e quarantacinque. Qui riprende la corsa piena di blast e infernali chitarre a motosega, in un crescendo che trova apice nelle bordate del terzo minuto, che sottolineano gli andamenti vocali di Holmes; dopodiché ripartono le chitarre rocciose con fraseggi in sottofondo, in una tensione trattenuta momentaneamente. Essa si libera al terzo minuto e venticinque in un’ultima corsa dalla doppia cassa e dagli assoli evocativi, mentre il cantante incrementa la velocità delle sue declamazioni tetre; infine gli ultimi secondi del pezzo sono dominati da un fraseggio scolpito da bordate, fino alla conclusione. Nel testo abbiamo una colorita ed apocalittica descrizione di una resurrezione di massa di non morti, con qualche “citazione colta” piazzata per i fan del Death Metal più attenti: "None so vile, The revenants rise on the doomsday, From dust to flesh, Twisted through decay - Nessuno così vile, i non morti sorgono nel giorno del giudizio, Dalla polvere alla carne, sconvolta dalla decadenza." Descrive la loro rinascita, citando il famoso album dei Cryptopsy, uno dei più brutali della scuola anni novanta.  I particolari sono vividi e stomachevoli, con bile, urina, sporcizia descritte in un’oscena visione, e anche il Diavolo viene chiamato in causa, testimone presente, ma invisibile, probabile artefice dell’orrore in atto; "Reeking of mold and bloodshot in eye, Hordes of disgust fuck peace till it's oh so dry - Puzzando di muffa e con gli occhi insanguinati, Orde di disgusto fottono la pace fino a che è, oh, così prosciugata." prosegue con la diretta descrizione dei disgustosi  mostri marci, i quali invadono il Mondo portando morte e pestilenza. Notiamo quindi il contesto macabro e nero del mondo tematico del disco, legato a demoniache manifestazioni gotiche dalla forte enfasi sul repellente e il decadente. "Anneci assale subito con un’apocalittica marcia da tregenda alla Morbid Angel ricca di chitarre rocciose e taglienti sviluppate in loop imperanti, sottolineata da dissonanze e dal drumming ora serrato, ora sviluppato in rullanti; qui si aggiungono naturalmente le morbose vocals di Holmes, perfette come sempre per l’atmosfera tetra presente nel suono sporco e aggressivo. Si prosegue su queste coordinate fino al cinquantatreesimo secondo, dove dopo alcuni rulli di batteria parte un cavalcata veloce  e serrata dagli spietati loop in tremolo e dalla doppia cassa massacrante; si posizione al minuto e nove un assolo in crescendo dall’effetto epico, il quale delinea una tetra melodia solenne mentre riprende la doppia cassa e il rifting delimitato da punte stridenti. Al minuto e ventotto i suoni si fanno ancora una volta più distorti e tempestivi nei giri  di chitarra taglienti, sottolineati dai colpi di doppia cassa e dai rullanti incisivi; ma il cambiamento è dietro l’angolo, e dieci secondi dopo parte una nuova marcia rocciosa come quella iniziale, greve e marziale nel suo incedere distruttivo. Essa si sviluppa nei suoi stop and go ossessivi, mentre Holmes assume toni sempre più minacciosi in concomitanza con il crescere d’intensità strumentale; al secondo minuto e dodici riprende la corsa in doppia cassa energica e veloce, tempestata naturalmente dal drumming potente e dalle declamazioni del cantante. Al secondo minuto e ventinove troviamo un nuovo tetro assolo che si sviluppa nella sua sinistra melodia evocativa sorretto dal rifting serrato e dai colpi ossessivi di batteria; esso collima in una sfumatura tecnica al secondo minuto e quarantotto, mentre il resto della strumentazione si fa più controllata e serpeggiante. Al secondo minuto e cinquantacinque abbiamo uno stop improvviso, dopo il quale esplode una cavalcata cacofonica dalla doppia cassa assassina e dai loop massacranti, dove le vocals di Holmes si fanno più cavernose ed empie, in un growl maligno che completa il nero vortice sonoro ottenuto; infine al terzo minuto e trenta i toni si fanno lanciati in un freddo andamento di giri circolari sottolineati da rullanti improvvisi, lasciando posto negli ultimi secondi del pezzo ad un ultima declamazione del cantante prima della conclusione. Tematicamente troviamo nelle parole del testo una parentesi più morbosa e legata al presente, piuttosto che a scenari medioevali sinistri; un maniaco ha individuato la sua vittima, e pensa con perversa eccitazione a quello che gli farà. Impossibile non pensare ai Cannibal Corpse, anche se il gore è qui più contenuto, o ad alcuni brani degli Autopsy, e al loro mondo tematico legato a perversioni sanguinolente. "Forced to the floor, Cuffed and gagged, Tearing severe - Sbattuta per terra, imbavagliata e ammanettata, strattonata con forza." Descrive la sfortunata vittima legata ed immobilizzata, oggetto delle sevizie del suo folle aguzzino . Egli la attira con alcune scuse facendola salire in macchina, dove la tramortisce assaporando gli innominabili atti che intende fare con le parti del suo corpo, in una perversa unione tra pulsioni sessuali e omicide. Nemmeno la morte sarà di rifugio dall’abuso: egli tornerà dal cadavere varie volte ("You'll live through me forever, Until your body from decay collapse, I'll come back to relapse - Vivrai in eterno tramite me, Fino a che il tuo corpo collasserà in decadimento, Io tornerò per ripetere il tutto.") per soddisfare le sue malsane voglie, in una sfrenata e folle necrofilia inquietante. Viene ripreso quindi uno degli aspetti più pesanti e scioccanti del mondo del Death Metal, spesso quello che più ha fatto censurare il genere dai media e in generale dal pubblico esterno, ovvero la glorificazione, figurale naturalmente, degli omicidi più perversi ed inquietanti in un gusto descrittivo e morboso per il punto di vista di chi li commette. "Church Of Vastitas - Chiesa Delle Vastità" si apre con un suono evocativo sul quale poi prende piede un sinistro fraseggio melodico in un crescendo pieno di atmosfera; esso prosegue sempre più spettrale ed ammaliante fino al trentesimo minuto. Qui la sua linea melodica viene ripresa, mentre si sviluppa un rifting controllato e tagliente scolpito dal drumming cadenzato, potenziando l’epica e solenne atmosfera del brano, dai connotati Doom grevi e monolitici; in sottofondo percepiamo leggermente, come in una preghiera nera sommessa, una coro evocativo sotto la strumentazione, completando i toni sacrali qui instaurati. Al minuto rimane solo un feedback di chitarra con suoni soppesati di batteria e dilatai, in una pausa dalla tensione sospesa; al minuto e nove troviamo riff taglienti dopo i quali la composizione assume più velocità, pur rimanendo in un tempo medio e cadenzato che non si da corse vorticanti, ma  preferisce un tetro incedere corrosivo. Essa vede un fraseggio distorto accompagnato dai piatti di batteria, mentre Holmes serpeggia con i suoi malevoli toni vocali fangosi; l’atmosfera è ossessiva e oscura, in un andamento distorto e rallentato dai connotati sporchi, ma con una certa melodia atonale ripresa nei loop di chitarra incalzanti. La strumentazione si mantiene monotona nel suo movimento continuo, mentre sono i vari effetti in sottofondo a creare variazione in un brano dai forti connotati Sludge melmosi e ripetitivi, in una sorta di versione Death degli Electric Wizard, specie quelli dell’ultimissimo periodo meno lisergici e più rituali e occulti; al secondo minuto e dodici parte un fraseggio più altisonante nel suo crescendo, il quale inaugura il ritorno della melodia iniziale evocativa ed avvincente nella sua ripresa nell’andamento del cantato oscuro di Holmes, creando un ritornello dal forte impatto emotivo trascinante. Al secondo minuto e quarantacinque abbiamo una sezione con giochi di batteria e fraseggi distorti a sega elettrica, la quale poi si apre in un tetro assolo discordante e suggestivo; dopo una cesura stridente, al terzo minuto parte una marcia imperante giocata su loop circolari in tremolo ripetuti e drumming serrato, mentre la voce di Holmes si prodiga nella sua nera e infettiva morbosità. Il finale è dunque improntato tutto su questa nera atmosfera, terminando il pezzo sulle tetre note che lo caratterizzano nella sua totalità. Il testo torna all’immaginario più propriamente rituale e misterioso che domina il disco; una congrega di posseduti discepoli del Male si da al massacro, controllata dal loro padrone infernale, come espresso in "Drenched in the blood of a thousand lives, Witness the slaughter of humans as sheep  - Immerso nel sangue di un migliaio di vite, Osserviamo il massacro degli umani come pecore.", glorificando le forze oscure e la Morte. La loro missione è fare il volere di Satana, ed espandere il suo regno infettando il prossimo ("This poison will linger in the blood of fools, The void will expand and the cleansing is nigh - Questo veleno rimarrà nel sangue degli idioti, Il vuoto si espanderà e la purificazione sarà  vicina.") portando allo sterminio dell’uomo, in una mortale celebrazione blasfema da testo medioevale sulla stregoneria. Parole dunque evocative che ricreano ancora una volta un nero immaginario terribile ed atavico, dove le forze degli abissi assaltano l’umanità devastandola. "Famine Of God's Word – La Piaga Della Parola Di Dio" parte in maniera più energica e incalzante rispetto ai toni del brano precedente, con un rifting altisonante e decisivo dalle bordate potenti e ripetute e dalla batteria sviluppata in rullanti continui;  esso poi da spazio ad una fraseggio distorto dal gusto Thrash nei suoi montanti, scolpito da colpi improvvisi di drumming. Quest’ultimo prende poi più velocità, mentre s’inseriscono assoli vorticanti, delineando un andamento dalle impennate incisive; si prosegue poi al ventitreesimo minuto con chitarre rocciose e feroci dalla chiara natura Death, in una marcia ieratica ed incalzante che non lascia scampo, sulla quale continuano le scale dell’assolo precedente. Al trentesimo minuto tutto si fa più concitato con doppia cassa e chitarre dissonnati, creando un suono claustrofobico sul quale partono le solite vocals evocative  maligne di Holmes, in un andamento dinamico nei suoi contraccolpi contratti;  al cinquantottesimo secondo la corsa si fa più diretta nel suo freddo rifting in tremolo delineato dai colpi di batteria. Ma il movimento è mutevole e frenetico, e già al minuto e cinque si torna sulle coordinate precedenti piene di botta e risposta altisonanti; abbiamo qui un groove quindi più presente ed energico, ma dai connotati inconfondibilmente Death Metal, seppure leggermente più tecnici e vicini ai Bloodbath del periodo di Nightmare Made Flesh, e anche le vocals di Holmes si fanno più cavernose e violente nel loro riverbero, seppur con il suo timbro inconfondibile che lo distingue. Al minuto e ventitré le chitarre si fanno più rocciose e cadenzate, in una marcia corrosiva tempestata dai blast di batteria e dall’andamento minaccioso;  l’intensità cresce al minuto e trentanove e si passa ad una corsa in doppia cassa delineata dai giri circolari in tremolo delle chitarre, in un movimento incalzante e distruttivo. Al minuto e cinquantadue troviamo una cesura dagli effetti meccanici, dopo al quale riprende la cavalcata feroce, questa volta con il ritorno delle dissonanze claustrofobiche; l’adrenalina è costante, e al secondo minuto e tre la batteria si fa più pestata, mentre i riff proseguono taglienti e distorti, in una grande energia che collima nello stop con battiti imporvisi e cadenzati del secondo minuto e diciannove. Dopodiché prende piede una digressione di feedbak di chitarra, la quale si dilunga mentre parte un assolo melodico dalle scale ammalianti; esso si sviluppa mentre in sottofondo si delinea un trotto massacrante nel suo rifting tempestante e nei suoi blast. Si continua con un vero e proprio panzer sonoro roccioso e spinto in avanti, in un marcia incalzante che prosegue fino al terzo minuto e diciotto; qui il drumming si fa più cadenzato mentre parte un solenne fraseggio distorto ricco di melodia atonale in un muro costante di giri circolari ripetuti,  sottolineati da punte di rullanti, e sui quali si organizzano le declamazioni maligne in riverbero di Holmes, le quali poi si fanno sincopate nel ritornello. Al terzo minuto e cinquanta riprende l’andamento precedente incisivo, in una cavalcata al fulmicotone che si fa ancora più serrata, e sulla quale s’inserisce un assolo in un crescendo di elementi che si lancia  a tutta velocità verso al cesura del quarto minuto e trentadue; qui un riff solenne sia accompagna ai colpi cadenzati di batteria,  anticipando l’esplosione della corsa finale in doppia cassa, fredda nella sua follia schizofrenica fatta di riff in tremolo e drumming impazzito, la quale si consuma nella conclusione improvvisa del brano. Le parole del testo delineano un attacco blasfemo alla religione, vista come una piega spazzata via dal sorgere delle forze oscure; i credenti sono visti come deboli, pecore da massacrare ("Finally, the time has arrived, To bestow great Death upon sheep, The vile stench from the underground, Shall be on your final breath - Finalmente, il tempo è giunto, Per dare la morte alle pecore, Il vile puzzo da sottoterra, Sarà il tuo ultimo respiro.") in un genocidio satanico dove la fede viene derisa mentre si esalta la figura del Demonio, mai nominato direttamente, ma suggerito in varie parti come comandante dell’intero  misfatto. Non vi è speranza, la vittoria del Male è certa, e gli sconfitti soccombono, inginocchiandosi prima di morire, come espresso in "Now gaze upon the elite, As we stand before you! Paralyzed by God's deceit, Exposed to the heat! - Alza lo sguardo verso l'élite, Mentre ti siamo difronte! Paralizzato dall'inganno di Dio, Esposto al calore!" con scherno e malvagità. Le loro anime sono condannate alla sofferenza nell’Inferno, in un trionfo blasfemo che usa tutti i canoni classici dell’immaginario satanico di stampo medioevale, come da tradizione del Black e di certo Death soprattutto, ma non solo, di scuola nordica. "Mental Abortion - Aborto Mentalepresenta ancora una volta l’apporto di Cutler alle chitarre, ed è introdotta da alcuni colpi di piatti di batteria, dopo i quali prende piede un solenne rifting in tremolo delineato da bordate possenti; l’energia trattenuta si libera al tredicesimo secondo in una cavalcata incalzante sottolineata da un esclamazione “alla Celtic Frost”, che a sua volta rimanda alla sua ripresa nel Death di band come gli Obituary, e da alcuni fraseggi discordanti che ne delimitano l’andamento. Essa prosegue in doppia cassa aggiungendo l’apporto vocale infernale di Holmes al venticinquesimo secondo, in un movimento serrato e tagliente pieno di suggestioni old-school solenni e ben organizzate nella loro semplicità diretta; al quarantasettesimo secondo tutto si ferma con una cesura che da spazio ad un fraseggio distorto. Esso prosegue accompagnato da rulli cadenzati di batteria, in una pausa più delicata che poi prende energia in un andamento strisciante sottolineato dai piatti e dalle vocals declamatorie e serpeggianti del cantante; s’inseriscono anche punte con giri circolari, in un andamento ragionato pieno di malevola e sinistra atonalità atmosferica. Al minuto e sedici una chitarra stridente segna il ritorno della corsa adrenalinica e lanciata, dalle chitarre a sega elettrica e dal cantato sdoppiato in riverbero di Holmes; quest’ultimo poi ripete con toni grevi il ritornello, mentre il drumming si fa ancora più tempestante e serrato, e i giri distorti più ossessivi. Al minuto e cinquanta abbiamo una nuova digressione atmosferica, questa volta accompagnata da tastiere evocative dal gusto svedese alla Entombed, sottolineata da assoli stridenti e battiti cadenzati di batteria; parte poi un assolo struggente e progressivo nelle sue scale, supportato da un fraseggio solenne e ricco di melodia, in un andamento molto bello ed elaborato, che cresce d’intensità virtuosa, così come in incalzate epicità. Al secondo minuto e quarantuno alcuni riff con colpi di batteria fanno da cesura: dopo di essi parte un incalzante andamento cadenzato ricco di falcate distorte di chitarra e drumming ben calibrato; al terzo minuto e sei i toni si fanno più altisonanti, sottolineati da interventi di doppia cassa alternati a bordate circolari. Si riparte con l’andamento precedente, il quale però evolve al terzo minuto e ventotto in un’ultima corsa in doppia cassa delineata da contraccolpi stridenti, la quale termina il pezzo con una digressione, ma non prima che Holmes si sia dato ad un growl cupo  e maligno terminando la sua performance. Il testo è organizzato in un’anti-preghiera nichilista, che esalta la distruzione e l’annichilimento di se stessi in nome della Morte, deridendo la falsa promessa della vita eterna abbracciando il vuoto e il nulla; si tratta di una guerra interna ("Fall into the abyss, Of mental war, Smear the soul with the blood of the old - Cadi nell'abisso, Della guerra mentale, Sporco l'anima con il sangue degli antichi.") volta ad una folle autodistruzione, rinunciando a quanto è umano e sano, ricercando la tomba.  Il concetto è ribadito in versi come "Internal massacre, Disposal of the self, To reach nonphysical - Massacro interno, Rinuncia al proprio io, Per raggiungere l’incorporeo."  Che invitano alla disintegrazione, trascinando con se ogni fede ed idea divina, derise come menzogne che nell’ultimo respiro rivelano la loro natura.  "Beyond Cremation - Oltre La Cremazione" parte con piatti tempestanti e bordate di chitarra ad accordatura bassa, in un tono distorto che avanza greve e solenne mentre si delineano rullanti di batteria; all’undicesimo secondo si aggiunge pure un tetro assolo, il quale amplifica l’atmosfera funerea e ieratica qui ottenuta. Il movimento si ferma improvvisamente al venticinquesimo secondo, lasciando posto ad un feedback stridente accompagnato da giri di chitarra in loop; essi rimangono poi al centro della scena in una sezione Death’n’Roll incalzante. Quest’ultima evolve in una corsa in doppia cassa dove si stagliano delle grida praticamente Black, impostando una cacofonia sonora fredda che richiama appunto il Black Metal di scuola svedese, tra Marduk  e Dark Funeral, non a caso quello più contaminato con il Death; al quarantottesimo secondo interviene il cantato cupo di Holmes, perfetto nei suoi toni malsani per completare il quadro sonoro qui esposto, in una velocità distorta e crudele. Di grande effetto il fraseggio corrosivo e veloce sottolineato dai colpi di doppia cassa, ricco di fredda melodia atonale, il quale crea uno dei momenti più esaltanti e trascinanti di tutto l’album; al minuto e undici si riprende nella cavalcata diretta delimitata da giri stridenti, in un grande dinamismo solenne e gotico che mantiene sia l’atmosfera, sia la frenetica potenza. Il cantato sincopato crea spietati ritornelli, le cui inclinazioni sono abilmente sottolineati dal drumming incalzante che non perdona; al minuto e ventitré un colpo di piatto e delle digressioni segnano un nuovo stop, che lascia posto ad una digressione distorta. Dopodiché abbiamo una marcia rocciosa e potente, dove i riff taglienti si uniscono alla batteria marziale e ad assoli graffianti, ed Holmes si da ad un declamare perverso ed altisonante; ma il cambiamento è dietro l’angolo e al minuto e quaranta riprende la corsa adrenalinica e devastante, per un gran momento Metal che non è parco nelle sue sorprese: al minuto e cinquanta riprende la marcia rocciosa, sempre massacrante nei suoi toni imperanti. Segue poi un momento greve con basso, colpi cadenzati di batteria, e il cantante dai toni malvagi, ma umani e capibili, in un andamento strisciante e suadente; esso esplode al secondo minuto e due in una nuova sezione rocciosa, scolpita poi da blast e rullanti batteria, mentre il cantante si da ad urla gutturali. Segue quindi una parte tecnica e contratta dove si delineano giri distorti di chitarra e drumming serrato; essa poi al secondo minuto e ventotto lascia posto ad un’accelerazione che riporta in carreggiata i loop freddi ed ossessivi, riproponendo poi le alternanze di movimenti già precedentemente incontrati. Al terzo minuto l’ennesima cavalcata in doppia cassa viene interrotta da uno stop che delinea un assolo tecnico e vorticante, dalla melodia spettrale; esso prosegue mentre la batteria si fa quasi tribale, riprendendo l’andamento dilatato del cantato di Holmes, sempre pregno di una malevola morbosità oscura. Il tutto viene fermato poi al terzo minuto e ventotto dall’ennesimo stop con fraseggio distorto; su di esso partono punte stridenti con in sottofondo un effetto cupo di tastiere, il quale fa da ponte verso una nuova esplosione incalzante. Essa è segnata dal ritorno della marcia rocciosa sottolineata dalle digressioni circolari di chitarra e dai blast di batteria; al terzo minuto e cinquantacinque riprende la doppia cassa in una cavalcata trascinate che poi rallenta leggermente in una ritmica più controllata, ma sempre carica di tensione dilaniata dai loop di chitarra lenti e solenni. Il movimento è però dinamico, e al quarto minuto e dodici riprende velocità, lanciandosi diretto e convulso verso il gran finale, segnato da colpi di batteria imperanti e un assolo struggente, i quali chiudono in modo melodico e sinistro il pezzo. Nel testo viene descritto un essere mostruoso, probabilmente un vampiro dai connotati poco romantici e più bestiali e demoniaci, come da vera tradizione, che gongola mentre si nutre di una sua vittima e del suo sangue traendone forza per la sua esistenza corrotta e blasfema. Egli divora il suo cuore, “confortandolo” con scherno poiché ogni sua preoccupazione è cessata, con la sua vita; "Abrasive dissection, My martyr and my slave - Dissezione abrasiva, Mio martire e mio schiavo. " esprime l’essere alla sua mercé del cadavere, mutilato e sbranato senza pietà. Non mancano i toni anti-cristiani, come in "As I crawl your life impaled, Blood & death engulfed in violence, Memories now burning frail, Your church of light, greeted the darkness - Mentre prendo la tua vita impalata, Sangue e morte ricoperti di violenza, Le memorie ora bruciano fragili, La tua chiesa di luce, ha accolto la tenebra."  I quali continuano il motivo sinistro e oscuro dell’album, in un testo gotico ed evocativo che tocca i vari punti in una descrizione in prima persona da parte del mostro. "His Infernal Necropsy - La Sua Infernale Necropsia" ha un inizio simile a quello del brano precedente, tra piatti tempestanti e riff brevi e ripetuti; essi si fermano però quasi subito lasciandosi spazio ad un esclamazione gutturale che si protrae mentre parte un motivo cadenzato di batteria e chitarre stridenti. Si configura poi un rifting a sega elettrica freddo e tagliente, sottolineato dai colpi solenni di batteria; esso si apre poi ad una corsa in doppia cassa sulla quale Holmes parte con il cantato vero e proprio, sempre gotico e malvagio, e le chitarre discordanti si danno a giri abrasivi dalle punte circolari. Al quarantottesimo secondo dopo il ritornello gutturale abbiamo un brevissimo stop, il quale anticipa la ripresa, in chiave ancora più feroce, dell’andamento precedente, in un rifting distorto e brutale dalla natura decisamente Death; al minuto e sei abbiamo una digressione con rullanti tecnici e tetri fraseggi distorti, in una pausa che ci conduce fino al minuto e tredici. Qui parte una marcia a media velocità dalle chitarre incalzanti e il drumming serrato, la quale avanza nei suoi loop taglienti; improvvisamente al minuto e trenta parte un assolo sinistro accompagnato da bordate distribuite. L’andamento ottenuto prende poi velocità con la doppia cassa tempestante, in una pioggia sonora dove intervengono anche le vocals perverse di Holmes, in un tono minaccioso ed oscuro dal grande effetto; al secondo minuto abbiamo nuove bordate improvvise, le quali fermano al composizione. Si riprende quindi con la corsa diretta in doppia cassa e dia riff a sega elettrica massacranti; essa si fa ancora più ossessiva nei suoi freddi loop in tremolo al secondo minuto e venti, ma dopo un suono stridente tutto rallenta ancora una volta nel ritornello gutturale. Si riparte quindi con il movimento precedente, in un incalzante andamento ossessivo e ripetuto, sempre tagliente e distorto nella sua tempesta sonora di riff circolari e drumming serrato; essa prosegue facendo da sfondo per le declamazioni del cantante, in una marcia ieratica a media velocità. Al secondo minuto e quarantasette troviamo una nuova cesura, con bordata di chitarra e rullanti di batteria; segue un calmo e struggente assolo melodico dalla ritmica cadenzata ed elegante di batteria, in un movimento suadente dove però si stagliano in sottofondo grida sgolate che mantengono l’atmosfera macabra dei nostri. Infine troviamo un fraseggio  sfumato che chiude improvvisamente il pezzo su una nota controllata, contrapposta alla natura malvagia e cupa del resto del brano. Le parole del testo descrivono un mortifero fenomeno di stermino globale, incarnazione di un’entità oscura legata alla Morte, la quale prende dominio del Mondo trasformandolo in una colossale tomba; essa si manifesta con odori funerei e acri, prendendo possesso dell’umanità, conquistando tutto e tutti ("Cadaverous humanity, Earth becomes a corpse, His infernal necropsy - Umanità cadavere, La Terra diventa un cadavere, La sua infernale necropsia."). Segue la distruzione in nome di una satanica morte che porta all’Inferno, descritta tramite fiati corrosivi e angeli corrotti che sorgono per massacrare il popolo ("Rotted angel, Rise to drain our lives, Feeble race must die, Rites of atrocity, Upon this altar - Angelo corrotto, Sorgi per prosciugare le nostre vite, La debole razza deve morire, Riti d'atrocità, Sul questo altare.") in un’epidemia dalle proporzioni globali che porta follia ed oscurità, annichilendo tutto. "Unite In Pain - Uniti Nel Dolore" presenta per la penultima volta (il pezzo successivo sarà la primissima) l’apporto di Cutler alla chitarra, ed esplode letteralmente sin dall’inizio in una cacofonia Death ricca di colpi serrati e chitarre stridenti, per un suono infernale dal grande effetto; su di esso si staglia un assolo corrosivo, che amplifica l’adrenalina caotica qui ottenuta. Il movimento si ferma con un colpo potente di piatto al ventesimo secondo, lasciando posto ad un fraseggio a moto sega distorto ed incalzante; partono poi ulteriori bordate e rulli di batteria, in un frangente articolato che collima nel trentesimo secondo. Qui prende piede un movimento solenne sottolineato da melodie di chitarra sinistre ed ammalianti, le quali anticipano l’andamento anche vocale dell’ottimo ritornello del brano, mentre la ritmica prosegue dritta, delineata da giri circolari potenti; al cinquantunesimo secondo parte il cantato corrosivo di Holmes, accompagnato da doppia cassa e rifting a sega elettrica, in una corsa devastante e dalla natura esaltante, veloce e crudele. Al minuto e dieci torna l’andamento melodico tetro ed atmosferico, ripreso dal cantante nel suo ritornello accattivante in riverbero, uno dei momenti più esaltanti e “da coro” dell’album, presentando quello che potrebbe essere un ottimo pezzo da concerto; al minuto e trenta abbiamo poi una sezione più rallentata con chitarre dilatate e solenni con drumming cadenzato, dove Holmes si dedica a lunghi versi dai toni sporchi e fangosi, delineando un andamento roccioso sotto il quale percepiamo fraseggi melodici ed atmosferici. Si parte poi con una serie di bordate controllate che anticipano al nuova corsa del secondo minuto e tre, lanciata a piena potenza nei giri potenti di chitarra e nella doppia cassa tempestante; essa collima in nuove bordate, a cui poi segue al secondo minuto e diciotto un fraseggio sinistro in crescendo. Esso si sviluppa in una nuova tetra sezione dalla ritmica incalzante, dove il cantante riprende con il ritornello caratterizzante del pezzo; riparte poi al secondo minuto e trentotto la cavalcata massacrante e veloce piena di frenesia. Ad essa si aggiunge ancora una volta il fraseggio principale dalla melodia ormai familiare, completando l’andamento adrenalinico e allo stesso tempo trascinate nelle sue tetre suggestioni; ancora una volta Holmes si dedica feroce al ritornello, in uno dei momenti più sentiti e da lui meglio interpretati di tutto il lavoro. Al terzo minuto e diciassette ritroviamo il rallentamento solenne dalle chitarre dilatate, instaurando ancora una volta un’atmosfera evocativa ed ieratica; nel finale del pezzo invece abbiamo nuove bordate, mentre il cantante crudele si da per l’ultima volta alle sue declamazioni “da rettile”. Il testo non segue una narrazione coerente, piuttosto evoca immagini legate alla morte e al concetto di umiliazione e degradazione del corpo, in un altro episodio di funereo ed oscuro nichilismo rituale; "Step on the rails, Nightmare unfolding entails, Found in a heap your entrails – Cammina sulle aste, L'incubo dispiega conseguenze, Trovate in un cumulo sono  le tue interiora." Descrive immagini di orrore mentre l’incubo diventa realtà, continuando poi a soffermarsi sul cadavere deriso, morto in agonia. Viene celebrata la “Morbid death – Morte perversa” in una ripetizione ossessiva del concetto, esprimendo la mancanza di pace in un’esistenza votata al suo inevitabile finale.  "My Torturer - Il Mio Torturatore" parte con un fraseggio tagliente delineato da colpi di batteria e bordate altisonanti, in un andamento sincopato; esso poi guadagna velocità in una doppia cassa dai giri circolari in tremolo freddi ed ossessivi. Dopo dei rullanti tecnici, al ventiquattresimo secondo inizia la corsa vera e propria, con rifting ossessivo e drumming serrato, sulla quale Holmes apporta un cantato sempre dai toni malvagi e morbosi, ma qui più veloci e senza respiro; il movimento conosce isole di rullanti che ne danno un andamento contratto di stop e ripresa,  con un ottimo effetto dinamico. Al quarantacinquesimo secondo il tutto esplode in una cacofonia violenta, dalla batteria marziale massacrante e dai giri schizofrenici e taglienti di chitarra, con una velocità quasi Grind inedita nel lavoro complessivamente più improntato sui tempi medi e i rallentamenti; dopo una nuova cesura con rullanti riprende il rifting precedente dai loop ossessivi a sega elettrica, lanciato nella sua sezione discordante. Esso degenera in una punta caotica con jam session di batteria e chitarre; dopodiché abbiamo uno stop con la voce di Holmes in salire, sulla quale poi parte una nuova cavalcata feroce e veloce, ricca di doppia cassa e giri circolari che squartano la composizione. La tempesta furiosa incrementa la minuto e trentanove grazie all’apporto della doppia cassa e alle grida rauche del cantante, in un momento che assalta i sensi nei suoi connotati Black/Death altisonanti e potenti; ma tutto si ferma al secondo minuto con colpi di batteria e un fraseggio ronzante, sul quale poi si organizzano riff rocciosi e lenti e ritmiche cadenzate, in un andamento solenne. Esso si sviluppa in una melodia spettrale dalle scale ripetute, mentre la batteria si mantiene controllata; al secondo minuto e diciassette si aggiunge un assolo squillante, dai toni ammalianti e quasi progressivi, per una delle parti più tecniche di tutto l’album. Si aggiunge poi il cantato lento ed ossessivo di Holmes, completando al marcia strisciante  dai connotati Doom qui creata, piena di malevola atmosfera rocciosa e tagliente nei giri monolitici e nei continui assoli elaborati che si stagliano in sottofondo; al terzo minuto e venti la ritmica si fa più incalzante, ma sempre su una media velocità controllata, in un movimento tempestante di blast e riff. Esso però diventa sempre più aspro, lanciandosi in una doppia cassa improvvisa; segue uno stop con fraseggio distorto, il quale evolve in una ripresa della cavalcata iniziale, diretta nel suo drumming serrato e nei loop in tremolo freddi. Torna il cantante, in un tono pieno di riverbero e crudele, mentre al terzo minuto e cinquanta riparte per l’ultima volta la gelida corsa cacofonica tempestata dalla doppia cassa; essa prosegue mettendo sotto ogni cosa, protratta verso il finale segnato da un fraseggio veloce e dall’esclamazione profonda di Holmes, segnata da un colpo di piatto di batteria. Nel testo ritroviamo un distacco dal tema “necro” del disco, tornando a storie di maniaci e vittime, ma questa volta il narratore in prima persona è l’oggetto delle indesiderate attenzioni del maniaco di turno; "Abducted and kept in here for days on end, Defined to the mind of a man so vile - Rapito e tenuto qui per giorni senza fine, Definito per la mente di un uomo così vile." presenta perfettamente  la situazione, a rapimento avvenuto e dopo giorni di prigionia. Segue la descrizione meticolosa delle sevizie e torture subite, con bruciature e spellamenti, nonché maciullamenti degli arti  in una sequela di folli desideri, mentre alla vittima non rimane che pregare e augurare l’Inferno al suo torturatore. Ma il peggio deve arrivare: con un trapano vengono fatti buchi nel corpo del nostro, affinché le interiora possano uscire ("Leaving gaping holes for my insides to pour through, My cries in vain "please end the pain" spur him on even further - Lasciando buchi d'uscita per le interiora, Le mie grida vane "ti prego metti fine al dolore" lo provocano ad andare ancora più oltre.") in una frenesia omicida, che trova l’apice nel versamento di acidi all’interno del corpo. Ma la morte agognata è rimandata, il folle torturatore medica la vittima per tenerla in vita, in un supplizio che durerà  a lungo. "Grand Morbid Funeral - Gran  Funerale Perverso" è il gran finale, e come tale richiede un ospite d’eccezione: nientedimeno che Chris Reifert, storica voce degli Autopsy, che qui fa da seconda voce arricchendo ulteriormente i toni paludosi e sporchi dei nostri. Esso inizia con tastiere tetre ed oscure, dai connotati solenni ed evocativi; si sviluppa su di esse un suono di chitarra effettato in salire, anch’esso spettrale ed etereo nella sua connotazione sommessa e lontana. L’idea creata è quella di una minaccia che si avvicina, e al trentaseiesimo secondo abbiamo l’inevitabile apertura: un rifting potente che però non si da a corse schizofreniche, e invece evolve monolitico e lento in un movimento paludoso dalla ritmica cadenzata e dilatata. Qui abbiamo le vocals cavernose che ripetono ossessive il titolo della canzone, come in un oscuro rituale che richiede una cantilena malvagia; i toni si fanno poi allucinati nei loro connotati Sludge, con effetti vocali sintetici e atmosfere distorte, che si legano perfettamente alla lentezza generale profittando l’ascoltatore in una malsana dimensione contratta e spettrale. I fraseggi tetri pieni di melodia atonale, striscianti e monolitici, sono qui protagonisti, in un andamento dissonante dal grande effetto; improvvisamente al minuto e cinquantadue tutto si ferma e partono canti gregoriani accompagnati da marcette incalzanti, delineando un momento ambientale ieratico e misterioso, dove in sottofondo percepiamo chitarre stridenti sospese. Dopo alcuni rullanti riprende il movimento corrosivo e distorto, in un andamento che non assalta, ma crea un’atmosfera decadente e putrida per nulla rassicurante, in un Death/Doom che segna maggiormente il nuovo corso intentato in questo lavoro, greve e fangoso; si delineano poi andamenti più incalzanti in media velocità, dalle chitarre rocciose e dal doppio pedale di batteria. Tutto si ferma improvvisamente con un verso cavernoso di Reifert, seguito da un breve fraseggio di basso; esso e poi ripreso dalle chitarre contratte e taglienti, segnate da punte stridenti e dal drumming cadenzato. Dopo una nuova cesura con fraseggio, al secondo minuto e cinquanta i toni crescono d’intensità riproponendo il ritornello inziale,  maestoso e solenne nei suoi loop rocciosi lenti e nella batteria ossessiva e controllata, al quale si da anche a punte di rullanti che delimitano il movimento monolitico; al terzo minuto e trenta abbiamo il ritorno della sezione lisergica, con una riproposizione di vocals effettate e dissonanze aliene. Abbiamo poi suoni orchestrali sinistri, a cui seguono chitarre taglienti in marcia ossessiva tempestate dalla batteria cadenzata, mentre riprende il cantato pieno di spietati effetti feroci; finalmente al quarto minuto e ventisei il tutto si traduce in una cavalcata veloce in doppia cassa, la quale sembra compensare la lentezza dominate con un ritmo schizofrenico ripreso dal cantato sincopato  e crudele, inconfondibilmente ad opera di Reifert. Sotto di esso le chitarre diventano motoseghe impazzite, le quali squartano il songwriting con riff efferati come colpi di coltelli; esplode poi una cacofonica tempesta sonora di doppia cassa e muri di chitarra, in uno dei momenti più violenti di tutto l’album, dominato dalle grida rabbiose del cantato dell’ospite. Il tutto si ferma al quinto minuto e cinque, lasciando posto al finale oscuro con canti gregoriani e colpi di campana, i quali chiudono definitivamente il pezzo e il lavoro qui recensito con una coda Ambient perfetta per il “fine rituale”. Il testo ricrea i sinistri e funerei scenari della Peste Nera medioevale, in un clima infettivo di malattia e morte, decadente nella cantilena che mostra un affresco nero e sepolcrale; ) "Fever grins like a madman's face, Ungodly fall from grace - La febbre sogghigna come la faccia di un folle, Caduta non divina dalla grazia." Presenta una personificazione della malattia che ride con il ghigno della Morte mentre le persone muoiono, ma non prima ci citare con “Pierced from within – Perforati da dentro” lo storico album dei Suffocation in un altro rimando per gli appassionati del Death, fatto con tributo e voglia di giocare con le parole, pur nel contesto serioso e oscuro dell’album, in modo da ricordarci che il divertimento e la consapevolezza dei propri riferimenti a cui si da omaggio sono sempre presenti. I sopravvissuti si nascondono per scampare alla morte, e assistono allo spettacolo osceno del massacro avvenuto lentamente tramite la malattia, la quale stermina intere generazioni ("Trapped to wander this procession of inhumation, Our bloodline parched on a cursed road to stagnation - Intrappolati per osservare questa processione di inumanità, Il nostro sangue disseccato in una maledetta via verso la stagnazione.") in un solo colpo.



Si conclude quindi il nostro viaggio nella discografia dei Bloodbath, con una nota positiva che riporta in carreggiata il progetto svedese, segnandone non solo il ritorno, ma soprattutto una rinascita capace di rinvigorire il loro discorso musicale a quattordici anni dalla loro nascita, permettendogli di rimanere in testa nel Death moderno più "commerciale", senza però perdere i loro connotati più feroci ed old-school; in particolare quest’ultimi sono ora più tetri, marci e funerei, riprendendo i connotati più Doom ed oscuri del Death di fine anni ottanta ed inizio novanta, ancora vicino alla prima ondata del Black Metal e ai suoi temi blasfemi dall’immaginario provocatorio e scioccante, il quale poi sarebbe stato ampliato dalla scuola scandinava, mentre il Death avrebbe conosciuto altre forme più tecniche legate ora al gore, ora a messaggi sociali e di ribellione. Molti sono i riferimenti quindi ai Morbid Angel più melmosi e “Sludge”, così come agli Autopsy, agli Asphyx, e ai rappresentanti più grevi e pesanti del genere, uniti comunque alle solite influenze legate alla scuola svedese di Entombed, Dismember, Carnage, etc., ora ancora più vicine agli originali. Il risultato è dunque un’opera che allo stesso tempo è inconfondibilmente alla Bloodbath , e che si lega con gli episodi precedenti nella sua ricreazione del Death nelle sue varie sfaccettature, ma che finalmente trova nuova linfa, anzi fango, vitale grazie all’introduzione di Nick Holmes che con il suo stile vocale morboso ed evocativo offre un’interpretazione diversa dal passato, inizialmente forse ostica e difficile da apprezzare, ma legata abilmente al discorso musicale ora più tetro, oscuro, lento e “necro” nei suoi connotati mortiferi. Certo, rimane il dubbio su come verranno rielaborati i vecchi pezzi dal vivo, basati su un’immediatezza vocale e su growl e screaming che probabilmente il nostro non può riprodurre, e su come (sperando la line up duri e abbia un seguito) il discorso verrà portato avanti in futuro senza ripetere quanto qui detto, ma nel presente abbiamo uno degli episodi migliori della loro discografia, che di sicuro attirerà critiche sia dei fan del percorso più diretto e catchy, sia dei puristi dell’old-school che vedranno questa ulteriore regressione verso il passato come un tentativo di fare merce della storia del Death, ma che sarà apprezzato da chi cerca atmosfera in un Death che usa si suoni fangosi e gotici, ma con una produzione decisamente moderna, soprattutto nel mixaggio, distinguendosi così sia dai contemporanei ultra tecnici e puliti, sia dall’underground legato al lo-fi. Sarà forse questo sempre il destino dei Bloodbath, super gruppo del panorama odierno legato indissolubilmente al passato e al presente del Death, a metà strada tra due mondi, apprezzato da diversi tipi di persone nei diversi frangenti della sua carriera, offrendo vari specchi del genere che offrono una versione rielaborata di vari punti della sua esistenza, sia musicalmente, sia tematicamente. I fatti però parlano chiaro: i nostri sono musicisti affermati che conoscono i propri mezzi, e hanno il vantaggio di una produzione all’avanguardia, ma la cosa più importante è che provano (di nuovo) divertimento e gusto in quello che fanno, ovvero dare tributo ai suoni con i quali sono cresciuti, dando loro spazio nel Death Metal “mainstream” e, perché no, ricavandone consensi e ulteriori guadagni meritati. Se i risultati sono come questo, allora non vi è motivo di fare i puristi (soprattutto in un mondo musicale che ormai offre centinaia  di ottime band underground estreme e lontane da ogni abbellimento, a portata di click) dell’ultima ora, cercando invece di apprezzare ogni sfumatura del mondo Metal e superando ghettizzazioni mentali che impediscono di godere dei lavori per ciò che offrono aldilà di discorsi legati a fantomatiche e irreali purezze; che il festino infernale abbia dunque continuo, tra non morti, demoni, folli maniaci, budella, sangue, riff taglienti e doppie casse, in compagnia dei nostri e del loro, speriamo ancora lungo, viaggio in un genere che tanto ha dato, e tanto ancora ha da dare.


1) Let the Stillborn Come to Me    
2) Total Death Exhumed     
3) Anne         
4) Church of Vastitas           
5) Famine of God's Word    
6) Mental Abortion 
7) Beyond Cremation          
8) His Infernal Necropsy      
9) Unite in Pain        
10) My Torturer       
11) Grand Morbid Funeral   

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