ADVERSOR

Rise To Survive

2016 - Punishment 18

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
01/05/2017
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Vorrei iniziare questa introduzione con un quesito. Se vi dicessi "Harvester of Sorrow", a voi cosa verrebbe in mente? Sicuramente i più risponderebbero citando il famoso brano dei Metallica contenuto nell'album del 1988 "..And Justice For All". La risposta in sostanza sarebbe corretta, ma non nel nostro caso. Infatti, H.o.S. è la prima incarnazione degli Adversor, band presa in esame per questa nostra recensione. Nati nel 2006 per opera del cantante e chitarrista Dado, gli H.o.S. (dopo aver rilasciato alcuni demo ed una compilation) pubblicano nel 2011 l'album "The Beginning" sotto l'etichetta "Punishment 18". E' una giovane band quella proveniente dal veneto, dedita al thrash metal nudo e crudo, ma purtroppo qualcosa sembra non andare per il verso giusto. La line up inizia a traballare, e tra cambi di formazione e problemi interni, il solo Dado si ritrova praticamente privo di validi e solidi componenti in grado di completare una line-up stabile. Il 2015 però è l'anno del rilancio, ed arruolati Jacopo Cardi (batteria), Emanuele Alimonti (basso) ed Aurora Merci (chitarra), i Nostri vedono pubblicare (sempre per la sopracitata etichetta italiana) prima un demo di due brani dal titolo "Beware of Soothsayer" e successivamente nello stesso anno il loro debut "Rise to Survive". Gli Adversor dunque rinascono dalle proprie ceneri per continuare il loro percorso nonostante le innumerevoli difficoltà fin qui riscontrate. C'è da dire che il panorama italiano offre ed ha sempre offerto delle band di grande valore un po' in tutti i generi, senza esclusioni. La carne al fuoco è molta, e se a questo aggiungiamo il fatto che il thrash metal è un territorio di non facile permanenza, dato che risulta assai difficile personalizzare la propria proposta vista la mole di band esistente, il discorso si complica. Ma i Nostri, come vedremo, non vogliono per forza essere personali. Si tratta solamente di suonare quello che amano ascoltare, ed infatti i nostri ragazzi non negano certamente influenze derivate dai vari KreatorSodom e compagnia teutonica. La label di Corrado Breno si dimostra ancora una volta di essere una realtà in grado di dare non solo la visibilità che meritano le band nostrane come per esempio, NodeIn.Si.DiaVanexaSchizo e Cadaveric Crematorium ma si mostra anche abile nello scovare all'interno dell'underground per permettere a gruppi emergenti di avere la possibilità di farsi conoscere, mettendo a loro disposizione una distribuzione / risonanza di tutto rispetto.La volontà del gruppo è quella di ricreare quelle atmosfere tanto care agli anni '80/'90, e questo lo si capisce benissimo solamente guardando logo e cover di questo disco. Moniker scritto con caratteri ordinati ma spigolosi, ed una copertina che vuole subito mettere le cose in chiaro su quello che andremo ad ascoltare. Una dea della giustizia avvolta tra le fiamme, insensibile e cieca, che nulla prova nei confronti della povera gente la quale inesorabilmente soccombe al potere ed alla sete di "soldi" di uomini d'affari sempre in cerca di impoverire gli altri per potersi arricchire a loro volta. Senza dimenticare poi una critica alle alte sfere "spirituali": cardinali (quindi uomini appartenenti ad una religione, in questo caso cattolica) i quali si nascondono dietro una croce per poter compiere ogni tipo di atto riprovevole. Infine, vediamo anche un santone con una sfera di cristallo, il quale si pone assai subdolamente come una sorta di ancora di salvezza, nei riguardi di gente disperata disposta a riporre in lui il proprio destino. Non sapendo, ingenuamente, che anche questi individui hanno un solo ed unico scopo: arricchirsi approfittando dei momenti difficili e di debolezza. Tirando le somme, sound old-school e tematiche profondamente intrise di protesta nei riguardi della società. Le premesse per compiere questo tuffo nel passato in compagnia degli Adversor, dunque, sembrano esserci davvero tutte. Non ci resta altro da fare che ascoltare il disco, capendo se i Nostri sono effettivamente in grado di accompagnarci in questo mondo particolarmente ricco di insidie da stanare e svelare.

Echoes from the uprising

Una introduzione strumentale dal titolo "Echoes From The Uprising (Echi di Ribellione)" ci permette di varcare le soglie di questo lavoro. Un arpeggio di chitarra alquanto minaccioso permette alla batteria di partire inizialmente in sordina per poi attaccare con un mid tempo ferale, accompagnata da basso e chitarra ritmica che vogliono subito mostrare i muscoli sfoggiando una ritmica bella pompata e massiccia. Il doppio pedale si muove in maniera regolare e tranquilla, mentre un primo assolo offertoci dalla band vuole spezzare un po' l'equilibrio di questa intro. Infatti, torniamo a sentire ancora un arpeggio accompagnato inesorabilmente dal basso di Emanuele, ma non è il medesimo ascoltato ad inizio brano, bensì una variante ancora più oscura e deprimente. Il ride di Jacopo riecheggia a sottolinearne la pericolosità, mentre ci si prepara ad una nuova esplosione. Esplosione che di fatto consiste in un ottimo lavoro dei due chitarristi, i quali si trovano perfettamente nel ricreare un suono decisamente riuscito e piacevole da ascoltare. Il brano termina con le due asce lasciate sfumare e da un continuo battito di crash ravvicinato che ne decreta la conclusione. A conti fatti, è un bel brano di apertura. Riesce nell'intento di coinvolgere particolarmente con interessanti modifiche in corso, facendolo risultare mai scontato seppur nella sua semplicità. Ottima la prova di Aurora Dado, assoluti protagonisti.

The triumph of terror

"The Triumph of Terror (Il Trionfo del Terrore)?ci mette pochissimo a mettere immediatamente le cose in chiaro, con la sua ritmica subito forsennata e dannatamente old school. Il cantato è pungente, la sezione ritmica velocissima e le chitarre affilate come rasoi. Tutto questo piacevole trambusto funge da perfetto meccanismo per il nostro lavaggio del cervello, dove veniamo continuamente riempiti di falsità e menzogne in modo da far crollare ogni qualsiasi tipo di controllo (da parte nostra) sulle nostre vite. La libertà diventa improvvisamente un irraggiungibile miraggio per colpa di persone morbosamente ossessionate dal potere e dal continuo ricercare un progresso che piano piano distruggerà ogni nostro slancio d'indipendenza. Così facendo, accresce il terrore in ognuno di noi, e la sua diffusione non avrà il minimo ostacolo, trovando così terreno fertile per poter mettere le proprie radici. A sottolineare questa epidemia inesorabile che porterà alla perdita di qualsiasi forma di dignità, il sound si fa più lento ma decisamente più potente in termini sonori, con una sezione ritmica spettacolare ed un cambio improvviso di ritmo che ne esalta la forza e riesce ad invogliare l'ascoltatore ad esibirsi in un headbanging degno di questo nome. Lo stacco ritmico è notevole e soprattutto è inserito in maniera molto intelligente. Improvvisamente si riparte veloci come un treno e purtroppo capiamo che questi maledetti "imprenditori" sono riusciti nell'intento di conquistare la nostra anima e la nostra libertà. Sì, perché per il denaro si arriva ad usare le armi, che siano fucili, bombe o quant'altro poco importa; poiché a questi individui interessa solamente incuterci più terrore possibile per fare in modo da poter agire indisturbati. E mentre un assolo di basso stronca il brano in due, noi siamo ancora alla ricerca della nostra dignità. Dignità che è andata perduta nel tempo solamente perché non siamo stati in grado di capire e reagire quando era il momento opportuno di farlo. Se pensiamo al fatto che per troppo tempo siamo stati anche incauti nel seguire determinate "istruzioni", credendo comunque che avrebbero portato ad un beneficio collettivo più che personale, ci rendiamo conto di quante menzogne ci siano state propinate. Il problema è che a rimetterci siamo sempre noi, e quando finalmente arriviamo a cogliere il vero scopo di questa lobotomizzazione di massa, l'apocalisse perpetrata ai nostri danni ha già compiuto il proprio lavoro. La band spinge al massimo per concludere questo brano, ponendo così fine alle nostre miserabili vite e al definitivo collasso delle nostre menti. Un inizio decisamente niente male che vuole subito mettere le cose in chiaro su quanto andremo ad ascoltare in questo disco.

Envenomed

"Envenomed (Avvelenato)" viene introdotto da una chitarra graffiante raggiunta da una sezione ritmica ben impostata, con un' ottimo lavoro di doppia cassa da parte di Jacopo. Questo inizio funge da vera e propria introduzione, perché da lì a breve il sound diventa incalzante e minaccioso, così come la voce di Dado che vuole subito spezzarci il fiato con il suo incedere violento. Ed è giusto che sia così, perché il sottofondo vuole dipingere esattamente l'attuazione criminale di quel terrorismo psicologico il quale si rivela essere l'arma perfetta per danneggiare il cervello umano. Il motivo di tale azione è tanto semplice quanto perverso: la gloria, la fama ed il potere sono obbiettivi che al giorno d'oggi si possono raggiungere solamente andando contro l'umanità stessa. Per fare ciò bisogna anche avere quella forza interiore che permetta di non avere nemmeno un briciolo di rimorso nel vedere soffrire gli altri. Anzi, dinanzi a tutta questa sofferenza, molte persone provano piacere nell'osservare il disagio provocato. Quel poco di umano che c'è ancora va a scomparire letteralmente, venendo rimpiazzato dall'avidità e da questa voglia smisurata di essere i più grandi. Il sound a questo punto rallenta vistosamente, come a voler tirare per un attimo il fiato prima di assestare un secondo assalto mortale, il quale complice una voce a dir poco graffiante, ci presenta questi "Lupi pronti a smembrare quelle pecore", dove ovviamente, le pecore sono rappresentate dalla povera gente che si ritrova presto inerme dinanzi a gente assetata di sangue e denaro. L'unica ancora di salvezza è quella di essere tutti uniti per attaccare questo potere. Diciamo pure che ci vorrebbe una specie di veleno che funga da antidoto per riattivare il cervello ormai tragicamente corrotto, per iniziare questa rappresaglia atta a difendere i nostri diritti. Nel descrivere minuziosamente questa parte molto delicata, i Nostri optano per una soluzione più soft a livello di approccio strumentale; che però ritrova una carica dirompente grazie al lavoro della coppia Dado/Aurora i quali, con le loro rispettive sei corde, creano un disegno perfetto per permettere di dare uno scossone significativo a questo nostro status di "passività", e dunque innescare la scintilla che divamperà in lotta. La lotta per ottenere una seconda opportunità, la quale si dice, non la si nega a nessuno. Con fermezza e tenacia è giunto il momento di conquistare il nostro futuro, e non farcelo soffiare via come se niente fosse. La vita è una sola e va vissuta in maniera tale da non aver rimpianti. Immaginiamo come deve essere terribile arrivare alla fine della nostra esistenza e pensare che tutto quello che abbiamo fatto è stato manipolato da qualcuno. Cosa rimane a noi? Un passaggio su questa terra fatto di sacrifici per arricchire gli altri. E' triste constatare che in realtà funziona proprio così, e purtroppo sono in pochi ad avere la forza di dire no a queste situazioni. Il problema è che tante di queste persone che vogliono in qualche modo ribellarsi, andranno a ritrovarsi dall'altra parte della barricata, ed eserciteranno i loro poteri per schiacciare i più deboli. Il brano termina con una risata da parte del singer, con tanto di doppio pedale e crash che di fatto concludono la song senza prima aver udito, proprio alla fine, le bacchette di Cardi che probabilmente vengono lanciate a terra come a voler simboleggiare quella liberazione da ogni schema che tanto viene ricercata.

Rise to survive

Arriviamo alla title track dell'album, ovvero "Rise to Survive (Rialzarsi per Sopravvivere)". Sopravvivere vuol dire tante volte ribellarsi in maniera violenta, ed infatti la prima cosa che possiamo sentire all'avvio della song, sono delle voci provenienti da un corteo intento a fare danni, con tanto di esplosioni ed urla di rabbia. L'attacco musicale è molto interessante, con un mid tempo incisivo ed una chitarra ritmica potentissima. Diciamo pure di trovarci di fronte alla classica calma prima della tempesta. E difatti i Nostri iniziano a macinare riffs velocissimi con un cantato esasperato e decisamente ribelle. Eppure, in queste prime battute, emerge uno sconforto dato dal fatto che, guardandoci intorno, viviamo una vita praticamente inutile. Viviamo praticamente circondati dal cemento, con edifici che si ergono in ogni angolo del pianeta. Con il continuo costruire, con cosa sfameremo le nostre famiglie? Non rimarrà più un pezzo di terra per poter far crescere la vita che contribuirebbe ad alimentare la nostra. Quindi saremo costretti ad acquistare, arricchendo così i distributori di morte. Una volta spremuta anche l'ultima goccia del nostro sangue, si fa largo la paranoia, la quale come un serpente si avvicina silenziosamente per avvolgerci nelle sue mortali spire. Il problema principale è che si è arrivati ad un punto in cui ci ritroviamo letteralmente condannati a sopravvivere, e non a vivere. Vivere significa affrontare la quotidianità con il sorriso, superando brillantemente le prove che l'esistenza stessa ci mette di fronte ogni giorno. Sopravvivere invece, significa partire già con un grosso handicap, non sapendo se arriveremo a fine giornata, ma soprattutto non avendo alcuna certezza sul domani. Da tutto questo scaturisce una violenza che va a prendere il comando su ogni tipo di razionalità e ragione. E questo modus vivendi risulterà dunque estremamente pericoloso per il buon proseguo della nostra esistenza. Il sound diventa più ragionato ma non per questo meno incisivo, per poi ripartire in quarta affondando un colpo dietro l'altro. La band sembra voler giocare con l'ascoltatore, un gioco estremamente pericoloso che si rivela essere d'azzardo come quello a cui intere nazioni vengono obbligate a partecipare. E' in ballo il futuro stesso di noi stessi, ma questo non sembra preoccupare minimamente chi sta al potere. Questo comporta un' altra e terrificante problematica che va a toccare il profondo di ognuno di noi, e viene descritta dagli Adversor come Panofobia. Stiamo parlando di quella sensazione di avere paura di tutto, di ogni cosa, anche quella più banale; di sentirci in costante pericolo anche davanti alle situazioni più comuni. Ed è proprio questo, purtroppo, l'intento di questi approfittatori: creare terrore alle comunità in modo tale da manipolarle a proprio piacimento. L'assolo posto verso il finale preannuncia un' ultima cavalcata assestata con molta intelligenza e funge da "invito", ovvero continuare a combattere per poter sopravvivere. La song, come in precedenza, sfuma sul finale e lascia un sapore amaro ed un presagio oscuro sul nostro futuro.

Abandoned in hell.. farewell

"Abandoned in Hell.. Farewell (Abbandonato all'Inferno.. Addio)" si presenta dinanzi a noi con basso e chitarra ruggenti, mentre il drumming si appresta ad accompagnare il tutto con una disinvoltura incredibile. Il sound è molto lento, quasi claustrofobico, e la vena thrash affiora lentamente per sfociare definitivamente con un cantato come al solito rugginoso e graffiante. La ritmica aumenta d'intensità, ma non eccessivamente come avvenuto nei precedenti brani; bensì vediamo come la band voglia in un certo qual modo "controllarsi", nel proporci un ottimo inizio di song. Proseguendo, il sound si arricchisce notevolmente grazie ad una sezione ritmica che va a costruire una base solidissima mediante la quale introdurre un tema scottante. Poiché la catastrofe è imminente.. ma la volontà di ferro da parte di quegli oppressi che non vogliono certo cedere ad un destino di morte certa, cerca di rialzarsi e combattere un tradimento devastante che ormai ha colpito l'intera società. I nostri politici sono indaffarati, sono sempre impegnati nel tramutare i propri affari in un qualcosa che li possa portare velocemente al potere. Diffidate da chi vi promette miglioramenti, innovazioni, speranze, perché diciamoci la verità: a loro, di noi, importa meno di zero. In cima alla lista non c'è il popolo, non c'è il trovare un qualcosa che possa migliorare lo stile di vita o questa situazione che ormai si è creata. No signori, in cima alla lista c'è il denaro. Quello sporco pezzo di carta che ha cambiato le regole della nostra vita in modo così tragico da portarci all'autodistruzione. Il primo stacco da una strofa e l'altra, ci porta ad ascoltare un buon lavoro di doppia cassa da parte del drummer ed un assolo decisamente riuscito, il quale viene perfettamente sostenuto da una chitarra ritmica potentissima ed esplosiva. Si riparte alla grande, ma senza esagerare con la velocità, e qui la band dimostra di essere piuttosto matura nel non proporre per forza delle corse forsennate per cercare di distruggere ogni cosa. Qui è tutto ragionato alla perfezione, e se ovviamente non mancano le sezioni sul finale velocissime con tanto di basso messo in bella mostra, gli Adversor si dimostrano perfetti narratori; abilissimi nel cercare di farci capire che è proprio il nostro diritto di essere umani ad essere in serio pericolo. Un diritto che negli anni è venuto a mancare troppo spesso, complici episodi orribili che hanno portato alla morte un numero indecifrabile di persone. Reclusioni in campi di sterminio, punizioni talmente crudeli da farci chiedere se veramente l'essere umano sia veramente capace di fare certe cose. La risposta purtroppo non può che essere affermativa, e la storia non si può cancellare. I tempi passano ma lo scopo principale è sempre lo stesso: primeggiare ad ogni costo. In modo ogni volta diverso, quello è vero, ma sempre nella maniera più crudele. Non si cerca più il dolore fisico, bensì quello psicologico, e se ci pensate i danni potrebbero essere decisamente maggiori. Ottima in questa parte la prova vocale del singer Dado, in grado di dare al brano il giusto sapore di sconforto. "Abandoned in Hell.. Farewell" termina come ha iniziato, ovvero con delle chitarre molto soffocanti che lasciano spazio ad un ultimo sfogo batteristico, non prima di averci messo in guardia da questa orrenda società. Per capire esattamente cosa stia succedendo, bisognerebbe essere passati dall'inferno per poi tornare a raccontare ogni cosa. Solo così si proverebbe sulla propria pelle il danno che ci stanno facendo. Il brano è veramente strutturato in maniera splendida, e non fatico a dire che fino ad ora è quello più riuscito. Incursioni chitarristiche bellissime, una ritmica ficcante ed un basso decisamente protagonista, invogliano a sentire più e più volte questo piccolo gioiellino di thrash. Veramente un ottimo lavoro.

Beware of soothsayer

"Beware of Soothsayer (Attenzione all' Indovino)" è, insieme alla traccia precedente, presente nell'omonimo demo rilasciato qualche mese prima della pubblicazione di questo full length. Inizio al fulmicotone, dove non viene risparmiata la furia distruttiva. Le chitarre sono ancora più violente nel proporre un thrash decisamente influenzato dai Sodom, la batteria vuole essere un caterpillar inarrestabile nel suo avanzare, mentre il basso di Emanuele è molto ben caratterizzato, ed in più di una occasione risulta essere l'elemento dominante di questo inizio brano. Il cantato si presenta immediatamente aggressivo, e senza troppi fronzoli va a smascherare questi presunti indovini che vogliono in qualche modo plagiare la nostra mente, approfittando delle nostre debolezze e di questo stato di crisi che ci induce a ricorrere a qualsiasi mezzo per poterne uscire fuori. Risulta pericolosamente facile in questo contesto cadere nella loro trappola, e bisogna stare molto attenti a non fidarsi delle loro menzogne. Faranno di tutto pur di farci credere di essere la nostra unica ancora di salvezza, e questo perché riusciranno ad indurci (mediante banali trucchi) a farci credere alle loro profezie. Sappiamo, in fondo, che si tratta di una menzogna.. ma trascinati dagli eventi, cadremo ai loro piedi. Gli Adversor spingono ulteriormente il piede sull'acceleratore, imbastendo un suono tanto ruvido quanto comunque sui canoni del genere. Dopo una seconda parte, seppur di breve durata sulle orme della precedente, ecco che si presenta dinanzi a noi un assolo piuttosto interessante, dove la base ritmica si attesta su livelli diciamo per così dire "normali", ma che svolge un ruolo importante nel dare una maggior spinta ad un solo effettivamente ben riuscito. Cosa ci spinge dunque a ricorrere a questi individui così farlocchi e avidi? Semplicemente è la nostra paura dovuta a questo momento di debolezza, il non saper più dove aggrapparsi per aver un briciolo di speranza, per cercare per lo meno di vedere una luce che si prospetti visibili seppur lontana. Distorcono talmente tanto la realtà e la storia per i propri scopi personali, che anche i mass media traggono profitto da questi fattori, e quindi viene aumentata esponenzialmente quella dose di falsa speranza che vogliono proporci. In fondo, a pensarci bene, quel che ci raccontano sono delle favolette atte a farci stare meglio per qualche istante, ed è proprio per questo breve momento che siamo indotti a pagare fior di quattrini. Anche in questo caso, il basso è l'elemento che spicca maggiormente nel sound dei Nostri, con una prestazione sicuramente sopra le righe, ma che forse va a coprire un po' troppo il lavoro degli altri membri. Questo non vuole essere per forza di cose una critica, anzi, è un incentivo per migliorare alcuni aspetti che con un po' più di cura sarebbero risultati sicuramente vincenti. Il brano comunque è di buon livello, sicuramente in linea con quello proposto fino ad ora. Si continua con la band che rallenta verso il finale, proponendoci una bellissima cavalcata thrash che cambia parzialmente il volto della song. E questo è un piacevolissimo diversivo, che porta a riflettere sulla diseguaglianza del mondo in cui viviamo, dove il dominio di ingiustizia sembra ormai aver prevalso su ogni tipo di ragione. Ormai è purtroppo proibito pensare liberamente, perché siamo talmente abituati a seguire tutto quello che ci viene detto da sembrare quasi degli automi senza anima e cervello. Volendo guardare bene, probabilmente ci meritiamo queste situazioni così scomode, per il semplice fatto che (per qualche strana ragione) non siamo più capaci di usare la nostra testa in maniera costruttiva. Il messaggio finale è dunque quello di stare molto attenti a questi "indovini", "maghi" o "istruttori di vita", perché nessuno può e deve prendere il controllo della nostra esistenza. Come dicevamo poc'anzi, questo è un pezzo ben suonato e bello diretto come vuole la tradizione. Lineare quanto basta, ma capace di reinventarsi sul finale senza però stravolgere minimamente il risultato ultimo.

Abhor war crimes

Con "Abhor War Crimes (Aborrire i Crimini di Guerra)" entriamo in pieno conflitto, e difatti appena premuto il tasto play, possiamo ascoltare un aereo ad elica sorvolare le nostre teste con l'intento di riversarci addosso tutto il piombo di cui è dotato. Il basso è il primo elemento che possiamo ascoltare, e sembra una sorta di marcia verso la trincea, la quale è li che aspetta solamente la nostra venuta. La chitarra emette i primi e brevi vagiti, mentre Jacopo va a stoppare il proprio crash ogni due battute. Come sottofondo ad accompagnare questo inizio, ascoltiamo questo mezzo aereo che continua a sorvolare sopra di noi, fino a quando non lo sentiamo andare in picchiata come se qualcosa lo avesse colpito. Ed è qui che la band inizia a martellare con una ritmica molto veloce, che si rivela ancora più ferale con l'aggiunta delle vocals che donano al tutto una potenza di esecuzione decisamente marcata. La polvere si alza intorno a noi, e quello che respiriamo non è solamente terriccio, è soprattutto odio. Quell'odio che diventa palpabile in queste situazioni, dove sopravvivere significa far morire qualcun'altro. La violenza è l'elemento cardine di questo conflitto, ed i cuori vengono inevitabilmente avvelenati in nome di una nazione che non si preoccupa minimamente della sorte dei propri soldati. Le bombe cadono, è giunto il tempo di andare al macello senza sapere realmente il perché veniamo condotti alla morte. Ottimo il lavoro dietro le pelli, così come è interessante il riff che si ripete per gran parte di questa prima parte. Il testo viene sparato in pieno volto praticamente tutto d'un fiato, ed intendiamo che il nostro destino amaro ci ha ormai condannato. Le speranze sono definitivamente perse e la nostra vita per sempre maledetta. Come colti da una improvvisa lucidità, ci si rende conto che nessuno può farci perdere del tempo prezioso per combattere senza un reale motivo, nessuno potrà mai vedere gli orrori che noi abbiamo visto.. ma soprattutto, nessuno può capire quello che abbiamo perso per sempre. Intere generazioni strappate alla vita per essere immesse in una strada piena di pericoli. La parola chiave deve essere "Abbandonate la guerra", ma la continua lotta frenetica di avere di più, diventa praticamente follia. Se fino a questo momento gli Adversor hanno praticamente tirato dritto senza curarsi di respirare un momento, ora il sound si fa molto più ragionato ed interessante. I tom del drum set iniziano una danza propiziatoria in grado di permettere agli strumenti a corda di appesantire il tutto con soluzioni semplici ma efficaci. L'assolo non tarda a manifestarsi, ed anche in questo caso possiamo tranquillamente dire che è altamente funzionale per la causa senza essere particolarmente elaborato. Alla sua conclusione ascoltiamo un bellissimo riff, tanto semplice anch'esso quanto bello potente, per poi accelerare violentemente sul finale concludendo un pezzo breve ma a modo suo intenso.

Final call

La fase iniziale di "Final Call (Chiamata Finale)" è piuttosto interessante. Sì, perché il riff iniziale richiama alla mente le ultime produzioni degli Obituary con una ritmica impostata su un mid tempo, con una doppia cassa martellante, ed un primo grugnito da parte di Dado. Il brano però si sposta immediatamente su lidi tipicamente thrash sparandoci addosso una furia incontrollata che si palesa mediante una ritmica decisamente sostenuta. Dopo una brevissima pausa, con la sola sei corde solista a fare da collante, il singer inizia a trasportarci in una realtà che purtroppo è divenuta, nel corso degli anni, tristemente attuale. L'intossicazione "da dio denaro" non permette di provare alcun tipo di sentimento, tanto da privarci della possibilità di essere umani. Non è infatti consentito di scegliere chi amare, non è consentito di esprimere i nostri pensieri, e non possiamo ascoltare il pensiero degli altri perché loro stessi non sono autorizzati ad esprimerne alcuno. In questo frangente la band spinge ancora più forte, per poi rallentare quel tanto che basta per permettere l'ingresso di un assolo ben calibrato coadiuvato da un tappeto ritmico di grande spessore. Il quale però (a parer mio), a circa metà esecuzione rallenta in modo quasi impercettibile dando un po' una sensazione strana di non perfetta armonia dell'insieme. Il brano riparte alla grande con una potenza disarmante che si interrompe improvvisamente con ripetuti colpi di doppia cassa e tom che permettono l'instaurarsi di un sound molto gradevole con tanto di sezione parlata ottimamente riuscita. Si riprendere a spingere come ossessi e andiamo ad esplorare quello che è il problema principale, il fulcro di tutto: l'odio e la paura che affiorano in noi, a causa di queste situazioni, hanno il pieno controllo del mondo. Le anime vengono irrimediabilmente danneggiate, i soldati vengono mandati al fronte a causa della smania di alcuni di dimostrare di essere i più grandi, spargendo bombe "in segno di pace". L'umanità rimane impassibile davanti a tutto ciò, semplicemente per il fatto che questa maledetta brama di denaro è andata col tempo a regolare l'esistenza di ognuno di noi. Ma come fa questa gente a farci fare quello che vuole? Semplicemente, riesce ad influenzare la nostra psiche in maniera tale da confonderci; ed i media non fanno altro che divulgare tutto ciò. I proseliti vengono fatti tramite bugie e menzogne, e così avviene un fenomeno a catena irreversibile, il quale porta a conflitti inenarrabili, facendoci dimenticare totalmente del vero valore della vita ed inducendoci a pensare piuttosto a come essere più ricchi il più in fretta possibile. Nemmeno mostrandogli crudelmente questo mondo andare in rovina si riesce in qualche modo ad intenerire questa gente. La crudeltà è talmente elevata al suo potenziale da non permettere alcun tipo di emozione che possa invertire questo processo di distruzione di massa. La song continua velocissima verso la fine, con una voce sempre graffiante e ruvida, pronta a riversare tutto il proprio disappunto verso questa società ormai malata terminale. Anche questo, come il suo precedente, è un brano di breve durata ma diretto come pochi altri e in sostanza ottimamente riuscito. Bellissimo l'inizio quasi di stampo death metal, ottimo l'intermezzo sonoro e ottima la resa nelle parti veloci in pieno stile thrash.

Event horizon

.Arriviamo dunque a quella che è l'ultima traccia di questo "Rise to Survive", ovvero "Event Horizon (L'orizzonte degli Eventi)", la quale si presenta con un rumore che sembra essere quello di un forte vento, dove possiamo sentire la sua forza nel cercare di spostare ogni cosa. Un arpeggio tanto semplice quanto affascinante ci apre la porta di questa ultima song. Arpeggio che viene raggiunto da una chitarra ritmica leggera e da una batteria molto lenta che gioca sul connubio crash - pedale - rullante in maniera decisamente brillante. Il sound va avanti in tal modo per quasi un minuto, per poi assestare su di un riffing work spietato ed anche piuttosto tecnico su cui poggia una base molto interessante. Dado si presenta come al solito bello carico a livello vocale, narrandoci l'ultimo atto di una sofferenza che probabilmente non avrà mai fine. Immaginiamo di essere dei soldati che cavalcano in qualche modo il tempo spaziale, dove la realtà viene distorta dalle onde gravitazionali. Al processo criogenico succede qualcosa, qualcosa di tremendo che lo fa letteralmente andare in fumo, vedendo svanire per sempre quelle poche vite che cercavano una via di fuga da un mondo diventato ormai ostile. Siamo catapultati nell'irreale, andiamo oltre l'ignoto e non sappiamo dove questo ci porterà. Tutto questo correre rischi è solo colpa nostra. Abbiamo voluto il potere, e quando lo abbiamo avuto abbiamo rovinato ogni cosa. Ora non resta che cercare quella speranza altrove, sapendo benissimo che qualcosa potrà andare storto. Ormai siamo giunti al punto di non ritorno, e qualsiasi decisione presa per questa folle ma necessaria missione porterà solamente alla morte. Gli Adversor non spingono mai troppo in questo frangente, ed il risultato è perfetto. Ottimo il lavoro della sezione ritmica che colpisce per intensità, ma è altrettanto ottimo il lavoro delle due chitarre che si propongono roventi come sempre. Con il ride ripetuto da parte di Jacopo, torniamo ad assaporare quell'arpeggio che abbiamo potuto apprezzare all'inizio di questa song, con l'aggiunta di un bell' assolo delicato quanto basta per farci tranquillizzare, in un certo qual modo. Alla fine di questo frangente, il brano sembrerebbe terminato dato che i suoni vengono spenti improvvisamente, per un brevissimo momento. Niente di più sbagliato; un riff di chitarra si presenta minaccioso nel condurci ad osservare delle forme contorte, deformate a tal punto che la normale razionalità venga definitivamente distrutta. Dinanzi a noi si presentano delle costruzioni oniriche mai viste, un qualcosa di nemmeno lontanamente immaginabile che va a confondere in modo pericoloso la nostra mente. "Nessuna parola non suona, ma è rumorosa come l'inferno" dove possiamo urlare dentro di noi in maniera assordante, ma nessuno mai riuscirà ad ascoltarci. Il nostro destino è questo ormai, rimanere soli ed abbandonati a noi stessi. Nessuna via di uscita, nessuna nuova speranza, nessuno che potrà mai venire in nostro soccorso. Persi per l'eternità. Bella sorpresa questo finale, con una paio di varianti pienamente riuscite e perfettamente inserite in un contesto che troppe volte fa della troppa linearità la sua caratteristica. Qui la band dimostra di sapersela cavare molto ben anche non spingendo per forza al limite, con risultati che ne premiano il coraggio.

Conclusioni

Giunti alla fine del nostro percorso, dopo aver analizzato a fondo questa opera tutta italiana, possiamo dire che anche questa volta la "Punishment 18" ha fatto centro; presentandoci l'ennesima interessante realtà, da tenere sicuramente sott'occhio per il futuro. La band ha davanti a sé un avvenire decisamente roseo, risultando ben inserita nel panorama nazionale ed anche internazionale se vogliamo. Un gruppo energico e tosto, in grado di dire la sua. Ed anche se è vero, in fin dei conti, che questo primo lavoro soffre a volte un po' troppo di una linearità che rischia di stancare leggermente l'ascolto per intero di questo Rise to Survive, è anche lampante il fatto che il disco contenga al suo interno delle piccole ma significative variazioni che rendono comunque piacevole il lavoro tutto. Ci sono brani che funzionano più di altri, ma questo la band lo sa molto bene, e ne è perfettamente consapevole. In effetti, quello che ci troviamo di fronte è un prodotto che è si tipicamente sui generi, ed a volte risulta fin troppo statico, ma nella sua, chiamiamola semplicità (se mi permettete il termine), funziona. Chi se ne importa se non sono presenti tecnicismi di sorta o chissà quali invenzioni, quello che importa è il risultato finale ed è un risultato pienamente convincente. Il bello infatti, è che il tutto risulta essere genuino e diretto, e questo è sicuramente un punto a favore per i nostri ragazzi. Lo stesso creatore Dado, comunque, ha intenzione per il prossimo lavoro (tra l'altro già in fase di lavorazione) di rendere la propria proposta più varia sia in termini puramente musicali che a livello di songwriting. I temi trattati infatti non sono certo una novità, anzi, a volte se ne abusa anche troppo, ma è giusto che anche le nuove generazioni facciano sentire la propria voce su questo modo di governare il pianeta, dove tutto sembra andare per il peggio. In effetti non si intravede un futuro luminoso per noi ma tant'è, siamo noi stessi i carnefici di noi stessi. Il cantato l'ho trovato personalmente piuttosto particolare, con quella sua timbrica a volte alta ma sempre ruvida, ed altalenante di tono. Le chitarre, devo dire, sono perfettamente ben bilanciate, mentre batteria e basso svolgono un lavoro più che egregio. La produzione è volutamente old school e l'intento dei nostri ragazzi è proprio quello di farci fare un tuffo nel passato glorioso del metal anche richiamando delle forti influenze al thrash europeo. Le quali, a volte, si manifestano forse un po' troppo, ma che alla fine fanno sempre piacere essere riascoltate. Gli Adversor hanno intrapreso un mini tour europeo dove hanno toccato paesi quali Germania e Francia, mentre per questo 2017 hanno in programma di "contaminare" Olanda, Ungheria, Belgio, ancora Germania e Slovenia. Un ottimo cammino per accumulare più esperienza possibile, calcando palchi internazionali e toccando con mano propria quale sia lo stato attuale del thrash metal nello specifico nella nostra Europa. In questo inizio di anno dobbiamo anche segnalarvi un cambio a livello di formazione: la chitarrista Aurora Merci lascia la band, ed al suo posto troviamo il nuovo entrato Filippo Parise. Concludendo, il disco è un ottimo punto di partenza e a noi non resta che fare il miglior in bocca al lupo ad una band che, ne sono sicuro, saprà ritagliarsi il proprio spazio in un panorama sempre più affollato, raccogliendo quello che questi ragazzi si meritano.  

1) Echoes from the uprising
2) The triumph of terror
3) Envenomed
4) Rise to survive
5) Abandoned in hell.. farewell
6) Beware of soothsayer
7) Abhor war crimes
8) Final call
9) Event horizon