UNISONIC

Unisonic

2012 - earMUSIC/Edel

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
04/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

A volte trattenere l'entusiasmo ed essere razionali è quasi impossibile... Tutti quelli che hanno sempre portato nel cuore gli Helloween dei due monumentali Keeper Of The Seven Keys potrebbero perfino commuoversi nel leggere tra i credits di un album i nomi di Michael Kiske e Kai Hansen, rivedere nuovamente fianco a fianco gli artefici (insieme agli tre compagni, non dimentichiamolo) di quella che è stata una delle avventure più magiche ed esaltanti di tutta la storia del metal assume la forma di un sogno diventato realtà, soprattutto se ripensiamo alla dolorosa fine del loro rapporto con la decisione del secondo nel 1988 di abbandonare la sua creatura nel momento di maggior successo. Ricordo come se fosse ieri un'intervista al talentuoso singer per promuovere Pink Bubbles Go Ape (1991) caratterizzata da una lunga serie di frasi al vetriolo nei confronti dell'ex compagno (nel frattempo quest'ultimo cominciava a togliersi un bel po' di soddisfazioni con i Gamma Ray) la mia reazione fu: non suoneranno mai più insieme! Per fortuna anche nei casi più estremi l'ascia di guerra può essere sotterrata, il primo e fortissimo segnale si ebbe nel 1995 con il quarto full-length della band di Kai (il masterpiece Land Of The Free) tra gli special guests incredibilmente figurava il nome di Michael (fuori dagli Helloween da un paio d'anni) impiegato sia nel ruolo di corista che in quello di lead vocalist in una traccia, il favore fu ricambiato dal chitarrista un anno dopo in occasione del debutto da solista del cantante intitolato Instant Clarity, non potevano più esserci dei dubbi, era una classica amicizia ritrovata! Le loro strade in seguito si sono incrociate altre volte, basti pensare ad esempio ai lavori degli Avantasia; Tobias Sammet da storico e sfegatato adoratore delle zucche di Amburgo non si è lasciato scappare l'opportunità di poterli avere nel suo progetto; nella lunghissima lista di big coinvolti non potevano mancare i due artisti che hanno sempre costituito una delle principali fonti d'ispirazione per il leader degli Edguy. Immaginare il ritorno della mitica coppia nella line-up di qualche band non era più un'utopia come poteva sembrare anni fa, è bastata la nascita degli Unisonic, il nuovo supergruppo nato dal sodalizio artistico tra Kiske ed il bassista/produttore Dennis Ward (Pink Cream 69) un sodalizio che aveva già mostrato un grande affiatamento nei due ottimi lavori realizzati con i Place Vendome (il debut omonimo del 2005 ed il successivo Streets Of Fire del 2009) ed è proprio in questi dischi sono state gettate le basi per la creazione di un altro monicker destinato a far parlare molto di sé. Fin dagli albori la formazione della band era di alto valore considerata la presenza di altri due musicisti di lunga e consolidata esperienza come Mandy Meyer (ch,Krokus, Asia, Cobra e Gotthard) e Kosta Zafiriou (bt, Pink Cream 69, Kymera, D.C. Cooper e Axxis) il quadro è stato completato nella maniera più sorprendente e memorabile con l'annuncio ufficiale a marzo dell'anno scorso dell'ingresso di Hansen. Non si sono adagiati sugli allori, l'attività live cominciata già nel 2010 come quartetto è proseguita attivamente anche dopo l'entrata in formazione dell'ultimo arrivato, a questo punto mancava soltanto un tassello fondamentale ovvero l'esordio discografico del combo, traguardo raggiunto da pochissimi giorni con l'album omonimo. Un'anteprima del cd l'avevamo avuta lo scorso gennaio con l'ep Ignition (contenente tre inediti più una versione dal vivo dell'immortale I Want Out delle zucche) gli intenti della band erano stati ampiamente messi a fuoco, soltanto un intero cd poteva confermare tutte le ottime impressioni ricavate da quei pochi minuti ascoltati nel mini. Obiettivo centrato senza problemi, il disco si presenta da subito come un potenziale best seller del 2012 ma occorre precisare una cosa importantissima: il leggendario passato power della coppia emerge sporadicamente in qualche episodio per il resto ci troviamo di fronte ad una proposta in linea con le produzioni più recenti firmate da Ward, d'altronde non c'è da stupirsi, alla resa dei conti il vero mastermind dell'act è proprio il bass player statunitense. Tocca ad Unisonic aprire il platter, moltissimi di noi hanno avuto modo di apprezzare la traccia da tempo considerata la sua presenza anche su Ignition, come biglietto da visita è perfetto per via di quella struttura veloce e potente con Dennis e Kosta instancabili e precisi nel loro roccioso wall of sound, il frontman nelle strofe porge un personale tributo al mega classico Stormbringer dei Deep Purple, le prime parole (coming out of nowhere/running from the rain) sono abbastanza esplicative, Kai e Mandy nei vorticosi assoli rivelano un'intesa paragonabile a quella del primo con Henjo Richter nel raggio gamma, personalmente il tallone d'Achille l'ho trovato nel ritornello, non si può discutere sul fatto che sia immediato ed orecchiabile ma trattandosi del brano destinato a rappresentare la band mi aspettavo qualcosa un po' più altisonante. Anche Souls Alive era presente nell'ep seppur in versione demo, naturalmente l'unica differenza è costituita dalla qualità del suono dove spicca maggiormente l'efficace lavoro svolto dalle tastiere, il ruolo di primattore assoluto in questo granitico mid tempo è affidato al frontman, la sua voce come sempre è maestosa e spettacolare; sentirlo lanciarsi al quarto minuto in uno di quegli acuti spaccatimpani che solo lui e pochissimi altri possono permettersi riporta alla memoria l'epoca leggendaria vissuta in compagnia degli Helloween! Never Too Late è il primo dei tre pezzi composti unicamente da Hansen ed infatti i richiami ai Gamma Ray più allegri e diretti si notano in modo evidente, a rinforzare questa convinzione ci pensa l'iper-melodico refrain figlio diretto di quello della storica Time To Break Free, guarda caso il pezzo cantato da Kiske nel sopracitato Land Of The Free... La successiva I've Tried è un'eccellente rappresentazione di cosa voglia dire suonare hard rock al giorno d'oggi; linee vocali ammalianti ed incisive, un ritmo coinvolgente ed un mood che passa senza sosta da toni oscuri ad altri più ariosi sono le caratteristiche di un brano che potrebbe diventare un highlight nelle prossime esibizioni live. La sperimentazione sonora arriva con Star Rider, trascinante marcia metallica stracolma di atmosfere fantascientifiche (un campo dove Kai ha sempre vinto a mani basse) ascoltandola attentamente si nota un'infinità di arrangiamenti particolarissimi creati ad hoc per catapultarci con la fantasia in pianeti lontani e misteriosi. Never Change Me riporta il gruppo su sentieri felici e spensierati, la struttura è quella di una classica e semplice rock song contraddistinta da un forte appeal commerciale, non è (e non lo sarà mai) la mitica Future World ma se cercate una divertente colonna sonora per la prossima estate questo brano potrebbe fare al caso vostro. La cadenzata Renegade ha tutte le carte in regola per poter diventare un futuro anthem nella carriera degli Unisonic, l'impronta di Ward è palpabile in ogni secondo di questo pezzo guidato con impeto da una base ritmica tritatutto e da un ritornello che vi avvolgerà per non lasciarvi più. Stessa sorte tocca alla seguente My Sanctuary (inclusa anche nella tracklist dell'ep) il singer qui torna a dominare la scena con delle tonalità semplicemente irresistibili, da notare la presenza nel testo di tre parole (running free, sanctuary) piuttosto familiari... La granitica King For A Day oltre che per una struttura ricca di grandiose ed epicissime melodie si mette in mostra per uno straordinario duetto nel refrain tra Michael e Kai, risentire le voci dei due cantare all'unisono è un'emozione indescrivibile per i fans (me compreso) cresciuti ed invecchiati ascoltando i Keeper Of The Seven Keys. We Rise offre due volti distinti della superband; da un lato quello aggressivo e diretto delle strofe, dall'altro quello più armonioso ed accattivante del ritornello ma il vero punto di forza di tutto il brano è il sublime guitar work, il duello a suon di torrenziali guitar solos tra i due axemen rischia di portarci a premere numerose volte il tasto rewind, il pericolo che possa stancarci è inesistente. Il combo si congeda con l'eterea No One Ever Sees Me, intensa ballad semi-acustica avvolta in sonorità magniloquenti e sinfoniche provenienti direttamente dai seventies (l'ombra dei Led Zeppelin più mistici è onnipresente) si tratta di una formula ascoltata un milione di volte ma se viene interpretata con estrema passione come fanno loro può continuare a farci sognare esattamente come quarant'anni fa. Con questo debut album i cinque big sono riusciti a costruire un'identità ben delineata, da parte di Kiske e Ward era più che lecito aspettarsi una cosa del genere in virtù delle esperienze più recenti, Hansen dal canto suo sì è integrato alla perfezione nell'act arrivando perfino in alcuni momenti a modificare leggermente i suoi schemi compositivi (leggasi Never Change Me) in modo da poter mantenere il trait d'union tra i vari pezzi lineare e definito, tutte le undici tracce presenti hanno dei determinati elementi sonori che possono essere già identificati come autentici trademark nella musica degli Unisonic, proseguendo in questa direzione al prossimo lavoro (arriverà, ne sono convintissimo) potremo trovarci di fronte ad un qualcosa di epocale. Ora l'unica cosa da fare è attendere il ventuno giugno, prima giornata del Gods Of Metal 2012 con i nostri pronti a salire sul palco dell'Arena Fiera di Rho, con tutte queste premesse la percentuale di assistere ad uno show indimenticabile è altissima!


1) Unisonic
2) Souls Alive
3) Never Too Late           
4) I've Tried          
5) Star Rider          
6) Never Change Me      
7) Renegade          
8) My Sanctuary          
9) King For a Day           
10) We Rise       
11) No One Ever Sees Me