NEUROSPHERE

Megantereon

2013 - Revalve Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
23/05/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Inquadrare alla perfezione la musica dei Neurosphere non é affatto semplice, data l'enorme mole di contaminazioni presenti nel sound del loro full lenght di debutto "Megantereon", rilasciato nel Marzo di quest'anno per la nostrana Revalve Records. La ricetta della band laziale non si può definire semplicemente melodic death metal, visto che paragonarlo con il dogmatico Gothenburg Sound non avrebbe alcun senso: alla matrice melodico-estrema va infatti aggiunta una buona spolverata di thrash metal made in USA ed un pizzico di Opeth-Dan Swano (che per il sottoscritto starebbe bene più o meno ovunque). Per la realizzazione del platter i tre membri presenti in pianta stabile (ovvero la voce-chitarra ritmica Fabrizio Oliva, la bassista Mimma Pietrucci e Marco Minno, addetto alla tastiera ed alle orchestrazioni) hanno potuto contare su due session members, corrispondenti ai nomi di Samuel Di Giannantonio (chitarra solista) e Daniele Salsano (batteria). Esplorando il contenuto del disco balzano all'occhio diversi aspetti positivi, su tutti il concetto musicale dei Neurosphere, che nonostante un passato difficile e colmo di cambiamenti a livello di line up appare ben definito e con le new entry già bene inseriti all'interno del meccanismo, ma anche diversi difetti (vabbé, quelli sono praticamente ovunque): la parte strumentale é nel complesso gradevole, con quel suo ritmo alternato fra parti incalzanti ed altre più lente, ma soprattutto per quanto concerne il drumming é veramente poco variegato fra un brano e l'altro, finendo per divenire un po' ripetitivo. Ed é un vero peccato, perché il lavoro di Daniele é quasi ineccepibile a livello di precisione, ciò che manca é soltanto quel po' di fantasia in più che non avrebbe affatto guastato. Un altro segno rosso va alle vocals, belle dirette nel caso del growl, un po' troppo forzate quando si entra nel campo dello screaming. Infine i testi, che aldilà di qualche caso risultano (almeno per quel che mi riguarda) poco coinvolgenti. Il cd si apre con "Beyond the Gates of Pluto", brano gradevole e ben strutturato che vede l'alternanza di ritmi blandi e veloci, pieno di riff azzeccati ed impreziosito dalle belle parentesi solistiche di Samuel ma soprattutto da quelle di Marco alla tastiera, il quale ci riporta alla mente alcune soluzioni stilistiche presenti in un certo "Moontower" del 1999 (uno dei pilastri del death metal sperimentale, partorito da una delle più geniali menti della terra svedese). Un dettaglio importante che viene subito posto in luce é la buona produzione, che conferisce al suono una struttura equilibrata, permettendo anche alla brava Mimma di mettersi in mostra con le sue ottime linee di basso (caratteristica che al giorno d'oggi finisce spesso per essere posta in secondo piano, purtroppo). Si prosegue con il breve intermezzo strumentale "Ira", insolitamente posto dopo l'opening track, il quale però non genera chissaquali atmosfere, ma si confa invece di una sfuriata di chitarra e batteria, fungendo da trampolino per la track successiva, quella "Dispossession" che sposta le coordinate dal death al thrash metal.Dopo alcuni minuti nei quali il ritmo non accenna a diminuire i Neurosphere tirano un po' il fiato accantonando la potenza e lasciando spazio ad un lungo ed elaborato assolo di chitarra (sempre in stile thrash), che mette il punto esclamativo su un brano davvero buono, condito da un discreto refrain e da un buon outro nel quale la band torna a premere sul pedale dell'acceleratore. "Under Thousand Moons" parte un po' più in sordina facendoci venire in mente i Cradle of Filth, i celebri vampiri di Suffolk, in primo luogo per le sonorità (che ricorda un po' quello di "Nymphetamine"), e poi per l'inserimento di una parentesi in cui le vocals diventano da growl un autentico sussurro. Col passare dei minuti i Neurosphere virano verso lidi quasi melodic metal, nel quale finalmente viene fatto uso della tastiera, la quale aggiunge un pizzico di atmosfera, non prima di avere assistito ad un bel ritornello clean che mi si é stampato in mente sin dal primo ascolto. Con "Floaters in the Void" abbiamo uno dei brani più arzigogolati dell'intero platter. Dopo un intro dove la tastiera gioca un ruolo di protagonista (come nella produzione di Dan Swano) il thrash metal prende il sopravvento e con lui un ritmo che va rapidamente in crescendo. Sullo sfondo c'è la quasi costante presenza della tastiera, autrice di un tappeto sonoro etereo e poi di un assolo etereo, quasi fantascientifico. Dopo questo stacco centrale si ritorna di prepotenza ad un thrash abrasivo che fa da trampolino per un estroso solo del bravissimo Samuel. Il brano successivo é quello omonimo all'album: "Megantereon" si rivela sin da subito un'autentica mina vagante, una cavalcata thrash incalzante e vigorosa. Nel suo incedere si dimostra sempre più travolgente grazie ai repentini cambi di ritmo dettati dalla batteria di Daniele, bravo a destreggiarsi fra parti veloci e parti lente. Il riffing, non particolarmente ricercato é veramente azzeccato e riesce a rendere il brano fluente e dinamico. "The Bonestorm" é la canzone che reputo migliore fra le dieci del disco: si parte con un riff ipnotico che rimanda alla mente atmosfere epiche e battagliere, il quale lascia spazio ad un primo, vorticoso assolo di Samuel e poi ad una stoppata che introduce poi la prima strofa. Ormai non é più una sorpresa, ma il refrain vede il ritmo rallentare in favore della melodia, in questo caso poco coinvolgente e "già sentità". Buona invece la doppia parentesi solistica successiva, dapprima della chitarra e poi della tastiera, che aggiungo, per quel po' che si sente in questo disco poteva avere un peso nettamente maggiore. "The Dream Recorder" parte con un sentito intro di pianoforte (a cui si aggiunge la tastiera in seguito) e si può considerare un mid-tempo, dato che il leitmotiv viene momentaneamente messo da parte lasciando spazio a sonorità pacate (da notare l'assenza totale di growl vocals), ma ciò non impedisce a Samuel di esibirsi in un altro bell'assolo, più delicato e catchy del solito ma come sempre ben eseguito. In totale contrapposizione con il brano appena fluito nelle nostre orecchie, il vigoroso e martellante intro di "Dysphoria" ci sconquassa letteralmente i padiglioni auricolari: é il segno che il thrash metal é tornato a farci compagnia facendoci muovere rapidamente il capo su e giù. Echi di Slayer, ma soprattutto Exodus, si rincorrono dando vita ad un brano estremamente esplosivo e nel quale il ritmo non accenna mai a diminuire consistentemente. Immancabile comunque un piccolo intervento della tastiera a tre quarti del brano. Le sonorità si mantengono aspre, seppur ad un ritmo meno folle, quando parte il marziale riff di "Gashes in the Veil", altro brano che merita una menzione d'onore all'interno del platter per la sua struttura colma di fronzoli stilistici che però non né penalizzano la riuscita, anzi, gli danno quel qualcosa in più che lo rende ancora più piacevole. Gli stacchi colmati dal basso, dalla tastiera e dalle clean vocals si contrappongono alla brutalità del poderoso growl dello stesso Fabrizio ed ai riff abrasivi in stile anni '80. Il brano più completo insomma, quello che rispecchia meglio il concetto di musica dei Neurosphere. Il brano conclusivo é l'atipico "Ballo in Fa# minore", che si contraddistingue in primo luogo per la lirica, interamente in italiano, ma anche per le sue sonorità aspre e melodiche. I riff si susseguono in un continuo alternarsi di epicità e ferocia grazie all'ottimo songwriting riguardo alle chitarre, perfettamente affiatate ed in sintonia fra loro. In sintesi un brano azzeccato anche come posizione nella tracklist, chiude infatti in maniera più che dignitosa un album non indimenticabile ma di buon livello, da parte di una band interessante anche per la prospettiva futura.


Tracklist

01. Beyond the Gates of Pluto (07:57)
02. Ira (01:52)
03. Dispossession (04:55)
04. Under Thousand Moons (05:12) 05. Floaters in the Void (07:05)
06. Megantereon (04:42)
07.The Bonestorm (04:26)
08. The Dream Recorder (05:40)
09. Dysphoria (04:04)
10. Gashes in the Veil (08:50)
11. Ballo in Fa# Minore (04:20)