AL

NAMROOD

2012 - Shaytan Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
06/05/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Ormai non è più una sorpresa il fatto che il Medio Oriente sia una ricca miniera di metal estremo.Se gli israeliani Orphaned Land e Melechesh sono divenuti ormai delle istituzioni rispettivamente del doom e del black metal, negli ultimi anni si stanno affermando moltissime altre entità, fra le quali troviamo i giordani Bilocate ed i sauditi Al-Namrood.  Ed è proprio sull'ultimo album della band di Khobar che voglio puntare i riflettori, quel "Kitab Al-Awthan" che, dato alle stampe nel mese di Gennaio. mi ha totalmente rapito grazie alla sua combinazione di maligno black metal e le tipiche sonorità orientali che aggiungono quel delizioso tocco folkloristico che ha reso celebre i Melechesh.

E basta far partire l'intro "Mirat Al-Shar" per entrare di peso in una marziale atmosfera "arabeggiante". Mentre la musica ci trasporta letteralmente in una moschea maledetta, parte "Min Trab Al Jahel", pezzo intenso e molto sentito grazie al quale la band "miscredente" ci presenta il maligno ed evocativo sound di questo nuovo platter. Il gracchiante screaming di Mudamer è personalissimo, mentre Mephisto si dimostra un eclettico songwriter, in grado di tessere scorrevoli linee di chitarra ed intensi ritmi grazie alle percussioni tipiche del suo paese. Nella parte centrale il tema muta completamente forma, divenendo una vera e propria danza tribale, salvo poi tornare ad un personale black metal sino alla conclusione. Un evocativo riff apre "Hayat Al Khlood", brano che vede mantenere sin dalle prime battute un andamento un pò cadenzato, perfetto per supportare le pesantissime influenze della musica folkloristica araba, qui posta davvero in primno piano. Nella parte centrale di questo brano possiamo apprezzare una bellissima trama di tastiera che aggiunge un tocco cristallino al ritmo trascinante. Il quarto brano "Ashab Al Aika" ci permette invece di apprezzare pienamente le doti di Mephisto dietro le pelli, ed in generale alla sezione ritmica, perfetta nel supportare le buone trame di chitarra imbastite dallo stesso Mephisto, anche se in questo caso la somiglianza con i "cugini" israeliani è eccessivamente marcata, a mio modo di vedere. "Al Quam, Hakem Al Huroob" si apre all'insegna dell'evocatività di uno strumento a fiato tipico della tradizione mediorientale, che lascia immediatamente spazio ad un bel riff di chitarra, semplice ma di sicuro impatto. In questo brano, a discapito dei brani precedenti, si punta più che altro sull'orecchiabilità e sull'easy listening di questi cinque minuti e mezzo di un brano indubbiamente molto riuscito. Con il bellissimo intro di "Kiram Al Mataia" gli Al-Namrood ci trasportano in un'atmosfera ancora più remota e lontana, per poi far trasudare un songwriting caotico e dalle ritmiche veloci e di impatto, mentre con "Ez Al Mulook" ci danno quella intensa sensazione di camminare un desolato deserto sotto un sole cocente. L'atmosfera, ancora più marziale ed imperiale, è lo sfondo ideale per l'ennesimo songwriting riuscito del disco, un songwriting meno impetuoso e soffocante del brano precedente, ma non per questo di minor spessore o qualità, specialmente la seconda parte del brano, dove il ritmo si acutizza fino ad esplodere in una meravigliosa sezione dove il livello di ispirazione del trio raggiunge l'apice di questo Kitab Al-Awthan. "Bani La'em" è una delle poche note negative del disco, ed ancora una volta il merito (o la colpa) è di un riffaggio eccessivamente ispirato alle sonorità di "Sphynx", uno dei migliori dischi mai prodotti dai Melechesh, mentre l'intermezzo atmosferico "Wa Ma Kan Lil Sufha Entisar" ci fa immediatamente lasciare alla spalle questo mezzo passo falso chiudendo in bello stile un disco con ancora qualche sbavatura che però lascia aperti grandi scenari in vista del futuro di questa band.

Si chiude così questo emozionante ed intenso viaggio alla scoperta delle più remote ed anticristiane tradizioni che la "culla delle religioni" cela al suo interno, con la band che giungendo al quarto anno di attività, inizia ad accumulare esperienza ed a produrre musica tutt'altro che innovativa ma con una determinata classe. Forse un minutaggio lievemente meno spesso ne avrebbe inspessito la qualità e facilitato l'ascolto, ma tuttavia siamo dinanzi ad un discreto disco. Speriamo solamente che in futuro riescano ad acquisire un pò più di personalità, in modo tale che la sua caratterizzazione ne valga la definitiva promozione.


1) Mirat Al-Shar
2) Min Trab Al Jahel
3) Hayat Al Khlood
4) Ashab Al Aika
5) Al Quam, Hakem Al Huroob
6) Kiram Al Mataia
7) Ez Al Mulook
8) Bani La'em
9) Wa Ma Kan Lil Sufha Entisar