The Big 4

Milano, 06 luglio 2011

A CURA DI
LUCIA ROSSI E MALAVOLTI FABIO
16/07/2011
TEMPO DI LETTURA:

recensione

Eccomi di nuovo in viaggio, per l'ennesima avventura targata "Rock & Metal In My Blood"... Sono appena decollata dall'aeroporto di Roma Fiumicino diretta a Torino, e domani io, Yader, Vincenzo Jimbo e altri due ragazzi partiremo alla volta del Rho- Fiera di Milano per assistere ad un concerto che al solo scrivere mi regala brividi a non finire..."The Big 4", ovvero METALLICA, SLAYER, MEGADETH e ANTHRAX, tutti insieme appassionatamente è il caso di dire, visti gli screzi storici tra alcuni di loro, in occasione di questo mega show che promette una giornata veramente unica ed indimenticabile. The Big 4 2011 ha visto il suo debutto europeo in Germania, a Gelsenkirchen e domani la tanto sospirata attesa giungerà finalmente al capolinea...
Il grande giorno è iniziato nel migliore dei modi, con un bel sole splendente (cosa che non giocherà comunque a nostro vantaggio...) e, dopo un'ottima colazione in albergo, aspetto un po' trepidante "il mio cavaliere", che altro non è che l'unico, l'inimitabile, il fondatore, la mente nonché la penna arguta e passionale della nostra pagina e webzine, Mr. Yader Lamberti in persona, con alcuni amici. Il boss, puntuale come un orologio svizzero, si presenta in albergo alle 10 in punto, e dopo i saluti e le presentazioni, ci avviamo a prendere l'autostrada, l'Asti-Piacenza, dove ci aspettano chilometri e chilometri di asfalto bollente e arso dal sole, per poi proseguire in direzione Milano. Tra una battuta e l'altra e accompagnati sempre da un ottimo sfondo musicale (la macchina era di Yader, quindi lascio a voi il piacere d'immaginare...). Giunti quasi a Milano, la sosta all'Autogrill è d'obbligo, quindi fatto "rifornimento" (lascio di nuovo spazio alla vostra fervida immaginazione) puntiamo dritti verso la nostra meta, il Rho-Fiera di Milano. Arrivati al Rho verso le 14.30, siamo andati al parcheggio, dove ci attendevano da almeno un'ora altri due amministratori della pagina, lo zio Mauri e Fabio Mala (Maurizio Vecchi e Fabio Malavolti) e un amico di Fabio, Alessandro, il cui intervento per me è stato prezioso (grazie per il berretto man!!). Dopo la consueta fila per il controllo biglietti, entriamo finalmente al Rho, che ben presto scopro essere la succursale di uno dei gironi dell'inferno dantesco... Ebbene sì, tanto era la calura, la confusione, la bolgia di anime che vagavano nella zona Fiera da un tendone all'altro, nella speranza di accaparrarsi un po' di spazio all'ombra, in attesa della performance del primo gruppo sul bill. Quindi sotto un sole cocente (non si fa per dire, dato che mi sono presa una bella ustione!!) mi sono piazzata con Yader e Co. sul lato sinistro del palco, dove la visuale ci permetteva di assistere allo show in tutta tranquillità, senza dover essere in balia del pogo sfrenato, che a dire il vero è stato abbastanza contenuto.

Alle 16.30, in perfetto orario secondo quanto annunciato, aprono le danze i simpaticissimi ANTHRAX, il quintetto newyorkese ormai sulla cresta dell'onda dal 1981. Rivedere gli Anthrax live dopo il mitico concerto come supporting act agli Iron Maiden al PalaEur (attuale Palalottomatica) di Roma nel 90 è come un sogno ad occhi aperti, e noto con mio immenso piacere che la passione, la voglia di divertirsi sul palco e di far divertire, l'allegria ed il clima di festa che si respira, senza trascurare la potenza e l'energia, non si sono affatto affievoliti, sono gli stessi di allora, sebbene vi sia stato con gli anni qualche cambiamento nella lineup della band, dove vediamo Rob Caggiano (ex-Boiler Room) sostituire il piccolo Dan Spitz alla chitarra e, proprio in occasione del Big 4, Scott Ian sostituito dal chitarrista dei Sepultura, Andreas Kisser (l'assenza di Scott è da attribuirsi alla nascita del figlio nel maggio 2011). Il 2010 vede poi la reunion con il cantante storico della band, Joey Belladonna, che sostituisce John Bush, per la gioia di tutti i fans e aficionados del combo della Grande Mela. La setlist degli Anthrax è concisa (solo 10 pezzi) ma concentrata: dal primo brano, "Caught in a Mosh", fino all'ultimo il pubblico non smette di cantare e saltellare, è una vera goduria per le orecchie e per lo spirito... La band incalza con "Got the Time", una cover di Joe Jackson, e si prosegue con "Madhouse" dove Joey presenta il sostituto (temporaneo) di Scott Ian, Andreas Kisser. Dopo qualche commento sulla temperatura ("nice fuckin' hot day today, isn't it?, Che fottutissima giornata calda oggi, non è vero?), Joey attacca le prime note di "Antisocial", cover dei Trust. Durante il concerto Belladonna instaura un rapporto amichevole con il pubblico, quasi intimo, come un gruppo di amici che si ritrova dopo una lunga assenza e si ha la voglia di raccontarsi..."Mi fate stare bene", prosegue Joey, "Siete pronti per un po' di guerra?" e subito dopo l'intro di batteria ci annuncia "Indians", durante il quale il pubblico riceve un regalo eccezionale: come per magia appare sul palco Scott Ian, e i fans a quel punto vanno in delirio e accolgono il chitarrista con un boato. Alla fine del pezzo Joey annuncia ai presenti l'uscita del nuovo album, previsto per settembre 2011 (dal titolo "Worship Music"). E' la volta di "Fight 'Em Till You Can't", il primo singolo dell'album. "Medusa" ci fa tornare indietro di qualche decennio, ai tempi di "Spreading the Disease" per l'esattezza, e mi fa capire in modo inequivocabile il grande amore, il legame tra i fans (compresa me naturalmente) e Joey..."Io amo l'Italia, e devo ringraziare tutti voi per questo!". Poi è la volta di "Only", dall'album "Sound of White Noise". E' Scott che ci comunica il prossimo pezzo: "Vi ringrazio per essere qui oggi e anche mio figlio vi ringrazia. Il brano che segue risale a "Fistful of Metal..." Ci siamo, ecco il pezzo che tutti stavamo aspettando. E' arrivato il momento di "Metal Thrashing Mad", considerato oggi come ieri, e a ragione, inno per eccellenza del Thrash Metal, per la gioia di tutti i thrashers che si rispettano. Sono quasi le 17.30 e la performance degli Anthrax si avvicina al termine, ma non senza la benedizione del paladino della giustizia, Judge Dredd, quindi "I Am The Law" chiude in bellezza un concerto straordinario ed emozionale...

Terminato il bellissimo show degli Anthrax è il turno di Dave Mustaine ed i suoi MEGADETH. Sullo sfondo la scenografia di "Among the Living" degli Anthrax ha ceduto il posto a quella di "Endgame". Il set di Dave e soci non ha subito grossi scossoni rispetto a quanto visto a Roma lo scorso 3 aprile durante il "Carnage Tour" insieme agli Slayer. Bisogna dire che la regolazione dei suoni non era il massimo e la voce di Dave poteva essere messa più in risalto, tuttavia è stato un grande concerto. Così ci siamo lasciati trascinare dalle note per circa un'ora e quindici minuti con Mustaine che dà una buonissima prova con la sua chitarra. Per quanto riguarda gli altri membri, devo dire che mi sono apparsi in forma e in piena sintonia fra loro, anche Chris Broderick, ormai nella band da tre anni. Lo stesso lo si può dire per Ellefson, rientrato nei 'Deth l'anno scorso. Ma vediamo ora la scaletta, brano per brano. A mio avviso il ruolo di opener è un pò troppo carico di responsabilità per un brano poco tenace come "Trust". La canzone, presa da "Cryptic writings" del 1997, infatti, è carica di melodia e di orecchiabilità e perciò ritengo sarebbe stato meglio partire con un bel brano puramente thrash. Per fortuna il brano successivo è uno dei più grandi capolavori sfornati da Mustaine nella decade '80 -'90, cioè la stratosferica "In my darkest hour" ("So far...so good...so what?" - 1988), proposta in una versione fedele all'originale e molto ben eseguita. Si prosegue con un altro masterpiece, questa volta tratto dal meraviglioso "Peace sells...but who's buying?" del 1986, più precisamente il mio brano preferito del disco, ossìa "Wake up dead". Davvero incredibile godersi il live dei quei brani che rimangono impressi sin dall'inizio nella mente, la stessa cosa che vale per il quarto brano eseguito dalla band, cioè il capolavoro "Hangar 18", anch'essa eseguita (quasi) alla perfezione, sta di fatto che gli animi dei fans sulle note di questo brano si sono riscaldati notevolmente. Dopo aver apprezzato uno dei pochi brani interessanti di "Endgame" a mio avviso,  cioè "Head crusher", Ellefson dà il via a "Poison was the cure", uno dei tanti capolavori di "Rust in peace" del '90. Il prossimo brano è tratto anch'esso dall'ultimo arrivato Endgame, si tratta di "1320", poi un altro strepitoso pezzo, il migliore secondo me da "Countdown to Extinction" cioè "Sweating Bullets". A questo punto ecco la sorpresa, cioè l'esibizione dell'inedito "Public enemy no.1" che sarà inserito nel disco in uscita fra poco "Th1rt3en", brano che il pubblico sembra non apprezzare più di tanto. A rianimare le migliaia di persone presenti ci ha pensato un'altra cosa abbastanza inaspettata ma molto gradevole, l'esecuzione di "A tout le monde", uno dei brani più conosciuti della band tratto da "Youthanasia" del 1994. Il brano successivo è un altro classico, la famosissima "Symphony of destruction", eseguitain maniera più che accettabile e che anche il pubblico pare aver gradito. Poi un altro brano da "Cryptic writings", cioè "She wolf", seguita dalla strepitosa "Peace sells", durante la quale il pubblico è andato letteralmente in delirio per l'entrata sul palco della mascotte della band Vic Rattlehead. Infine una chiusura spettacolare con uno dei miei brani preferiti in assoluto, ovviamente da Rust in Peace, "Holy Wars", eseguita magistralmente dal punto di vista ritmico ma nulla di che la performance vocale di Mustaine, come d'altro canto tutta l'esibizione che comunque mi ha regalato grandissime emozioni. Considerando che calcano i palchi da quasi trent'anni direi che è stata una performance degna di una band facente parte dell'Olimpo del Thrash Metal.

Puntuali come un orologio svizzero, alle 19.45 gli SLAYER si presentano sul palco accompagnati dall'ormai classica "World Painted Blood". Ancora oggi troviamo Gary Holt alla seconda chitarra sostituendo "temporaneamente" Jeff Hanneman, certo è sicuramente una sicurezza, però sarebbe davvero entusiasmante vederlo sul palco oggi, ma bisogna lasciargli il tempo di riprendersi dopo la brutta esperienza in Australia. I suoni sono un po' ovattati, almeno dalla seconda fila era così, i bassi coprivano quasi interamente le chitarre ma dopo piccoli perfezionamenti si riesce a bilanciare tutto in modo eccellente. Gli anni in faccia ai nostri si vedono, le rughe che solcano il viso di Araya sono vistose, come la panza di Kerry King mentre Lombardo è attivo come non mai, un metronomo umano che tiene il tempo meglio di un computer. Invece Gary ha un viso molto, molto pazzo. Quando sorride assomiglia al "Jocker" di Batman, un ghigno malvagio sempre prima di partire con l'headbanging. Ma parliamo del concerto che si preannuncia un omicidio di massa. Come detto prima partono con "World Painted Blood" che oltre a servire come intro-check scalda gli spettatori, già bolliti a causa di un sole che non lascia tregua. Continuano cercando di non lasciare vivo nessuno, infatti eseguono a sorpresa "War Ensemble" che manda in delirio sia i 3000 sotto il palco, che il resto del pubblico alle spalle. Non lasciano respiro stasera infatti ci propongono una scaletta coi fiocchi sparandoci "Postmortem" e "Tempation" che risalta la grandissima forma dei nostri. Lascia un po' di tregua "Stain of Mind" per poi riprendersi immediatamente tramite la micidiale sia sotto l'aspetto musicale che lirico con "Disciple". Suonano e con forza ma rimangono molto statici, ognuno nei propri posti, poche volte cambiano posizione nel palco, ma questo è il tipico stile Slayer, "pochi cazzi, noi suoniamo Thrash". Da qui fino al primo e unico encore-break c'è il devasto più completo, ripercorrendo in poco meno di 10 canzoni tutti gli album dei re del thrash. "Dead Skin Mask",  "Hate Worldwide", "Mandatory Suicide" perfettamente eseguita, "Chemical Warfare" che nonostante la sua veneranda età (30 anni) spacca i culi ancora oggi, "Dittohead", la fantastica "Season in the Abyss" ed infine la trucida "Snuff" che chiude la prima sessione del concerto come fosse la fine della tempesta, oppure la quiete che ne precede perché dopo una breve pausa mettono in mostra la loro arma vincente che li mette sul podio del thrash più cattivo che mai. Le ultime quattro tracce sono il culmine di un concerto perfetto, che mette in disparte tutte le varie vociferazioni sul fatto che sono cotti e stracotti, gli SLAYER sono qui, suonano meglio delle nuove band americane, e dettano legge. Risalgono sul palco dei Big 4 e ci regalano una splendida interpretazione di "South of Heaven", la leggendaria e amatissima "Raining Blood", la classicissima "Black Magic" anche questa con una certa età sulle spalle ed infine chiudono con la magnifica, insuperabile, spacca-ossa "Angel of Death" che porta morte e distruzione ai sopravvissuti al caldo e agli Slayer. Si aspetta così l'arrivo degli attesissimi METALLICA, lasciandoci le orecchie che sanguinano.

Ecco, sono le 21.45 e i cuori palpitano, gli occhi si riempiono di luccichii e le bocche emanano un urlo più forte e più alto di qualsiasi altra cosa esistente su questo pianeta. Sono loro finalmente, i METALLICA. Il loro classico intro è di Ennio Morricone, con il film sui megaschermi e "The Ecstasy of God" che accompagna la loro entrata sul palco. I 40.000 mila spettatori sono riuniti in questa magica notte d'estate, e sono pronti a vedere la band che ha cambiato le carte in tavola del metal nei lontani anni 80. Più di 30 anni fa, e non sembra così tanto tempo infatti risentire la prima traccia "Hit The Lights" che con tutta l'attrezzatura sul palco, colpire le luci sembra davvero fattibile!! Una canzone senza tempo, che scatena subito i bollenti spiriti dei presenti in cori e poghi sparsi qua e là. Si vede che sono contenti di suonare, James e Kirk sono in ottima forma, Trujillo è un mago con il basso e Lars.......va beh è sempre il fondatore del gruppo!! Dopo l'intro pregevole ci regalano a seduta stante l'intramontabile "Master of Puppets" che con le prime 3 note (ormai più famose di Gesù....no aspetta questa frase l'ho già sentita) fanno alzare ancora di più il boato dei fans. Che dire, un inizio memorabile. La terza canzone è presa da "...And Justice for All" ebbene si "The Shortest Straw" una vera chicca che non suonano molto spesso, almeno almeno dai tour di Reload, ma questo è un tour speciale che ci catapulta indietro nel tempo, infatti segue a routa "Seek & Distroy", cerca e distruggi appunto, cerca le canzoni definibili da Metallica e distruggi questa arena concerti Rho!! Un poker d'assi, ma sembra che arrivi lo schiaffo finale, suonano "Welcome Home (Sanitarium)" che anche se non ha il tiro delle precedenti è davvero fantastico sentirla dal vivo. Un bel pugno nello stomaco e speri che almeno adesso ti buttino un riff per poter respirare, invece stasera ti vogliono vedere strisciare all'uscita, cacciano infatti dai loro amplificatori "Ride the Lightning" che aumenta ancora di più la felicità di aver speso 75 euro del biglietto. Una scenografia davvero unica, con un mega schermo centrale, 8 o 9 microfoni sparsi sul palco, la batteria ridotta, ormai si sa, e un impianto coi fiocchi accompagnano tra traversata italiana dei nostri paladini del metal. "Through the Never" segue velocemente, e la performance si può dire che è perfetta, nessuna sbavatura, stasera si suona!! E' il momento poi dell'unica traccia recente "All Nightmare Long" forse anche l'unica che ripercorre le sonorità thrash di un tempo. Accolta molto bene dal pubblico anche perché ha un ottimo riff cattivo. "Sad But True" è la nona canzone, forse la prima un po' calma per rimettersi in sesto dopo un orgasmo uditivo e visivo. Finita, a sorpresa di tutti, è il momento di una canzone con la c maiuscola, una strumentale, un'emozione, ormai non si pensava più di poterla sentire ancora una volta live. Viene direttamente dal loro terzo CD, dura poco meno di 9 minuti e le sue note sono divenute leggenda. Spero che abbiate capito, e che stiate piangendo se voi non eravate presenti, sto parlando di "The Call of Ktulu". L'emozione che si scatena è impressionante, la gente che avevo intorno non ci poteva credere (come il sottoscritto), sapevano che doveva essere un gran concerto, ma non certo che suonassero proprio questa. I 9 minuti finiscono e dopo un mezzo infarto per colpa dei botti, fuochi sul palco e dei fuochi d'artificio è il momento della classica "One" dove il nostro caro amico Lars nella parte veloce non azzecca una battuta col doppio pedale, peccato ma si sorvola, stanotte è perfetta solo per la scaletta e per come Hetfield si propone con pubblico, il vero numero 1, ci scherza, collabora, e fa i suoi soliti giochini con la chitarra "la metto via o no??, la metto via o no??". "For Whom The Bell Tolls" è quella che fa davvero riprendere fiato, perfettamente eseguita. Cosa si può chiedere di più? Cosa manca stasera? È ovvio loro hanno la risposta a tutto, quello che manca è "Blackened", e come si dice "viene giù l'arena" o per meglio dire il parcheggio. Anche questa come dice Hetfield viene proposta poche volte, quindi accolta con un boato. "Fade To Black" la segue, e questa è la mia canzone preferita dei Metallica. Mi chiedo dove e come abbia tirato fuori questi suoni. Il coro che segue i nostri è cominciato 14 canzoni fa e non vuole smettere. E non da cenno di smettere. Prima del classico encore-break (tra l'altro uno solo) ci sparano "Enter Sandman" anche questa eseguita in modo eccellente e supportata dalla voce dei 40.000 presenti. Le luci si spengono cercando attraverso il buio un specie di riparo dagli occhi indiscreti, in fretta e furia portano sul palco una serie di amplificatori, è giunta l'ora della jam più metal di tutti i tempi. Come si accendono i riflettori troviamo sul palco tutti i componenti dei Big 4 (tranne gli Slayer, loro sono troppo true) e ci regalano una magnifica cover dei Misfist "Die, Die My Darling", anche se tutti si aspettavano "I Am Evil?" non che non mi sia piaciuta, anzi è stata una bella sorpresa. Sul palco si nota bene che comunque la tensione tra Dave e Hetfield non è cessata, i due suonano ma dandosi le spalle, con una veloce pacca sulla schiena a fine canzone. Infine il concerto è chiuso da 2 fantastiche canzoni, prima con "Damage Inc." che mette a dura prova i fisici pogatori e come si dice in inglese "The Last but Not the Least" la stupenda "Morte Strisciante". Così si conclude a mio dire, il concerto dell'anno, una cosa spettacolare sotto ogni punto di vista, musicale, visivo, della line-up, e delle emozioni sprigionate, perché dica quel che si voglia, ma le sensazioni che ti danno i METALLICA, le danno solo loro. Dopo i vari saluti è il momenti del lancio dei plettri ed il sottoscritto è riuscito a prendere il plettro da basso dei Big 4!! Una giornata fantastica iniziata alle 3 di mattina per prendere il posto nelle prime file, e conclusasi con in mano il plettro più importante della storia del Thrash Metal.