NUCLEAR ASSAULT + Assaulter + Enforces + Murder Spree

Live at "Traffic Club" (Roma)

A CURA DI
MAREK
25/07/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

recensione

Thrash, Thrash, Thrash!
E’ questa, forse, l’unica espressione in grado di poter descrivere la serata dello scorso Giovedì, svoltasi presso il Traffic Club di Roma. Un locale che ha avuto l’onore di ospitare un evento a dir poco storico, accogliendo fra le sue mura una delle band simbolo del Thrash americano, i Nuclear Assault, i quali a loro volta non hanno certo mancato di porgere il cosiddetto “onore alla tavola”, catturando con la loro incredibile grinta e ferocia il vasto pubblico accorso quella sera. Non v’era dunque posto e giorno migliore per godersi un evento all’insegna di riff devastanti e moshpit selvaggio, così come la tradizione Thrash impone da diverse decadi; Rock & Metal in My Bloodnon si è fatta certo sfuggire questa ghiotta occasione e dunque, tutto per voi, ecco il live report di questa torrida serata estiva, resa ancor più rovente dai Nostri amici americani più i gruppi posti in apertura di concerto, tutti italianissimi, i quali non hanno certo mancato di mostrare a degli autentici veterani come la grande lezione a stelle e strisce sia stata perfettamente appresa anche da noi “tricolori”. Ben tre gruppi, infatti, hanno infiammato il palcoscenico per far si che i Nuclear Assault potessero contare su di un pubblico caldo e su di giri, prontissimo a divertirsi ed a lasciare indietro ogni tipo di esitazione ed inibizione. E’ dunque giustissimo e doveroso spendere più di due parole per i Murder Spree, gli Enforces e gli Assaulter, tre band da tenere sicuramente d’occhio per il futuro, altre tre formazioni che ci fanno capire quanto in questo paese la fame di musica, quella sincera e genuina, sia ancora più autentica che mai, e quanto ancora il cuore riesca a vincere sull’odioso portafogli.

Ad aprire le danze sono i padroni di casa, i Murder Spree provenienti dai Castelli, che con il loro Thrash venato di hardcore riescono a dar vita ad una prestazione maschia e convincente; un sound aggressivo unito comunque ad una buona tecnica strumentale: la sezione ritmica, composta da Daniele Marrocco (basso) ed Andrea Pro (batteria) riesce ad innalzare un vero e proprio monolite sonoro, sul quale il bravissimo Gabriele (chitarra) è pressoché libero di dispensare i suoi riff a mo’ di mitragliatrice, quasi come se la sua ascia sparasse effettivamente proiettili e non note. A sostituire Andrea, il cantante originale momentaneamente assente, è stato il comunque bravo Claudio, vocalist capace ed aggressivo, che con la sua voce potente ha dato modo al combo di esprimersi comunque ad altissimi livelli. Uno show intenso e coinvolgente, che ha goduto sul finale anche di un piacevole accenno di pogo, dimostrazione dell’apprezzamento dei presenti per la prova offerta dai loro conterranei. Menzione d’onore anche per la simpatia con il quale il combo riesce a porsi nei riguardi del pubblico, fra un brano e l’altro, con autoironia e voglia di divertirsi tutti assieme. Elementi, questi, da non sottovalutare MAI. Si prosegue avanti tutta con i viterbesi Enforces, thrasher appassionati e sanguigni, i quali riescono a buttare un bel barile di benzina sulla fiamma già accesa dal gruppo precedente, facendo ulteriormente divampare l’incendio. Per loro, una serata doppiamente speciale: oltre a condividere il palco con i Nuclear Assault, hanno anche modo di presentarci live il loro ultimo disco, “The Dopamine Hypothesis Of Schizophrenia”; motivo per darci dentro come si conviene, e difatti la loro prestazione è più che convincente e distruttiva. La loro cantante, Martina, sfodera una rabbia ed una capacità di tenere il palco che la fanno subito apprezzare, coinvolgendo i presenti, ampiamente caricati anche dalla caterva di riff “in your face” della coppia d’asce Paolo e Giovanni, praticamente due bulldozer. A sorreggere il tutto con la forza del cemento armato, Leonardo e Michele “Trauma”, rispettivamente basso e batteria, ottimi nel loro ruolo e granitici a dir poco. Il caldo comincia a farsi opprimente ed è la stessa Martina a ringraziarci, comunque, di aver sfidato il clima sfavorevole ed aver deciso di essere comunque presenti. Una sudata ampiamente giustificata, vista la caratura delle band presenti questa sera! E’ dunque tempo per la terza band della serata, l’ultima prima degli headliner. Dalla Puglia con furore, giungono in questa notte romana gli Assaulter, combo tarantino di purissimo thrash old school, che di certo non le manda a dire, sia a parole sia musicalmente. Particolarmente tagliente il frontman Enzo, che oltre a far ruggire la sua ugola ed il suo basso, spesso si lascia prendere dalla foga (comprensibile, visto il genere suonato!) e ci invita letteralmente a “farci del male”, visto che “siamo ad un live Thrash!!” e sarebbe d’uopo esagerare con il mosh. La risposta del pubblico è comunque sufficientemente calda, ed i nostri Assaulter non si risparmiano nemmeno un po’, sfoderando il loro arsenale al massimo. Gigi e Paolo dimostrano di essere praticamente nati per suonare questo genere, mentre Rodolfo non sbaglia un colpo e tiene alti i ritmi dall’inizio alla fine. Una prova convincente e comunque degna di essere ricordata, questi Thrashers pugliesi sono a dir poco assetati di sangue, massicci, affamati e perché no, incazzati, desiderosi comunque di affermarsi all’interno di una scena, ma senza scendere a compromessi (eloquente, da questo punto di vista, la loro condanna al sistema “pay to play”). Attitudine se non altro sincera e schietta, è lecito aspettarsi molto da loro. Il pubblico è in fibrillazione, ormai siamo carichi più che mai e tutti, dal primo all’ultimo, aspettiamo al varco i nostri Nuclear Assault, i quali hanno comunque presenziato alla serata in maniera del tutto tranquilla ed informale, stando fra la gente e non negando nemmeno una foto od un autografo, bevendo birra comodamente seduti ed accogliendo a braccia aperte chiunque volesse scambiare due parole con loro. Stiamo parlando di gente che ha condiviso il palco con i mostri sacri ed è attiva da svariate decadi, persone di un’umiltà sconvolgente e più con il piglio da fan che da musicista leggendario. Un’attitudine che un sacco di colleghi, famosi e non, dovrebbero tenere d’occhio, per non scordarsi da dove si è partiti, tutti. In particolare, il più affabile di tutti si è rivelato John Connelly, protagonista anche di un simpatico siparietto prima dell’inizio del concerto. Sicuramente al corrente della foga tutta italiana e del pogo che di lì a poco si sarebbe scatenato, il nostro John ha cercato di imparare, fulmineamente, una frase in italiano: una frase con la quale invitare i praticanti dello stage diving (per i profani, salire sul palco e lanciarsi sulla folla) a non toccare la strumentazione una volta arrivati sul palcoscenico. Considerando le notevoli difficoltà della nostra lingua ed abbastanza in difficoltà con quest’ultima, il caro John ha fortunatamente trovato un aiuto in Luke Rassman, bassista dei romani Wicked Starrr, il quale, presente per il concerto, lo ha incrociato nel bar del locale e dunque aiutato nella formulazione della suddetta frase e nella pronuncia, visto che mr. Connelly stava proprio cercando qualcuno che gli desse una mano. Al momento giusto nel posto giusto, insomma! Una volta sul palco, in seguito, il nostro John è riuscito nel suo intento, pronunciando la frase ed in seguito accolto dagli applausi e dalle varie urla di consenso del pubblico. E’ finalmente tempo di Thrash anni ‘80 ed i nostri Nuclear Assault possono finalmente cominciare a demolire il “Traffic”: l’apertura è di quelle devastanti, affidata alla devastante Rise From the Ashes, open track del monumentale “Survive”, album datato 1988 e considerato all’unanimità come uno dei massimi capolavori del gruppo americano. Il pubblico è in delirio, il moshpit esplode come una testata nucleare (giustamente..) e sebbene il caldo all’interno del locale stia diventando insopportabile, si continua avanti tutta scatenarsi a ritmo di questi quattro alfieri del Thrash a stelle e strisce. L’altissimo Dan Lilker mostra i muscoli e percuote le corde del suo basso con maestria, gli fanno eco John che fa ruggire ugola e chitarra in barba all’anagrafe, mentre Scott Harrington si dimostra un degno compagno di sei corde; senza scordarsi di Glenn Evans che, con la sua batteria, è ancora in grado di dirci più di qualcosa. Già dopo primo pezzo c’è chi fra il pubblico, senza fiato, cerca ristoro lontano dalle zone più movimentate, viceversa i Nuclear Assault non vogliono fermarsi un minuto e subito ci colpiscono in pieno viso con la tellurica Brainwashed. La risposta della platea è devastante, riuniti in coorte ci ritroviamo ad urlare all’unisono “why don’t you think for yourself??” e ci accorgiamo che è praticamente impossibile restare fermi, anche perché, seguendo sempre la tracklist di Survive, arriva come terzo pezzo della serata la possente F#. Una serata all’insegna dell’old school, un repertorio all’insegna dei grandi classici, dimostrato dal fatto che, come quarto brano, troviamo nientemeno che New Song, tratta dal pluricelebrato “Handle With Care”, classe 1989. Anche questa volta i Nuclear Assault decidono di seguire la tracklist dell’album chiamato in causa, ed abbiamo come brano successivo la seconda traccia di “Handle..”, ovvero Critical Mass. Definire “delirio” (in senso positivo, si intende) tutto quel che sta accadendo è realmente poco, la risposta di Roma alla presenza dei Nuclear Assault è quanto meno degna delle grandi occasioni; il vero nemico di tutto questo è il caldo divenuto ormai insostenibile, una cappa di calore atroce che costringe molti ad uscire fuori dal locale, per cercare un po’ di ristoro e rientrare qualche minuto dopo. Sfidando le intemperie, i Nostri proseguono dritti la loro marcia, per la felicità di tutti: è tempo di Game Over e Butt Fuck(quest’ultima canzone, composta nientemeno che per Vince Neil dei Motley Crue, un testo che invita il biondo frontman a farsi.. “distruggere il deretano” ), entrambe tratte dall’EP “The Plague” (datato 1987), seguite a loro volta da Sine Betrayal, perle contenute nel loro leggendario esordio, quel “Game Over” risalente al 1986, l’inizio della loro carriera. E’ successivamente tempo di presentare live qualche nuovo pezzo tratto dal loro ultimo EP, “Pounder”, rilasciato proprio nel giugno di quest’anno. Chiamati a rappresentare il presente della band sono Analogue Man in a Digital Worlde Died in Your Arms, entrambi due buoni pezzi, che non smorzano l’entusiasmo del pubblico ed anzi, vengono accolti come se da sempre facessero parte della famiglia, a testimonianza dell’affetto sempiterno con il quale i Nuclear Assault vengono accolti da sempre. E’ tempo di ritornare ai fasti degli eighies, però, e subito ci vengono presentate altre due gemme tratte direttamente da “Handle With Care”: Wake Upe When Freedom Diesriescono ad accendere ancora di più gli animi, come del resto My Americaed Hang the Pope(tratte da “Game Over”). Soprattutto quest’ultima viene accolta con un boato di approvazione non indifferente, e seppur trattandosi di una traccia brevissima, si rivela forse uno dei momenti più intensi dell’intero concerto. Il pubblico è in delirio, la fatica ha la meglio su alcuni ma altri stoicamente decidono di resistere al caldo torrido, ed ecco che ci vengono sparate senza sosta le ultime tre canzoni della setlist: la storica Lesbians, l’altrettanto storica Trail of Tearse la nuova Pounder, un terzetto letale che cala il sipario su questa notte di fuoco (in tutti i sensi) e che dimostra quanto ancora i Nuclear Assault siano capacissimi di poter aizzare un pubblico numeroso a suon di devastante Thrash Metal. Il pubblico sembrava poi non averne abbastanza, in quanto i cori “one more song!” sono stati più vivi che mai, anche quando tutto era ormai definitivamente concluso, ulteriore riprova quanto questo show sia stato a prova di bomba. Cos’altro aggiungere? Una serata che difficilmente potremo scordare, e non certo per il caldo rovente. Vedere delle giovani band divorare letteralmente lo stage, seguite poi da delle autentiche leggende del Thrash suonare ancora con passione e foga, come se un domani non ci fosse, è stato a dir poco emozionante. Capisci realmente quanto una band sia grande quando i suoi membri, alla fine del concerto, stravolti e madidi di sudore, hanno ancora modo di essere gentili con te e ringraziarti per i complimenti che gli rivolgi. Perché si, cari lettori, quel “grazie!! Grazie!!” rivoltomi da Dan Lilker intento ad asciugarsi con un maxiasciugamano dopo uno show sensazionale, rimarrà per sempre vivo nel mio cuore. Questo, è il Metal che ci piace. Quello in cui la gioventù mostra gli artigli e dove la vecchia guardia non perde il suo smalto. Quello in cui tutti siamo accomunati dalla stessa passione, e poco importano le differenze. Quello in cui per essere felici basta poco: buona musica, birra ed amici. Di che altro avremmo bisogno, per star bene?

(piccola nota riguardante le foto: il nostro fotografo ufficiale era, pochi giorni prima di questo evento, impegnato in quel di Eindhoven per il report fotografico del “Dynamo Metal Fest”. Per forza di cose gli è stato impossibile presenziare alla data romana dei Nuclear Assault, ma abbiamo comunque deciso di allegare a questo live report i suoi scatti olandesi)


1) Rise From the Ashes
2) Brainwashed
3) F#
4) New Song
5) Critical Mass
6) Game Over
7) Butt Fuck
8) Sin
9) Betrayal
10) Analogue Man in a Digital World
11) Died in Your Arms
12) Wake Up
13) When Freedom Dies
14) My America
15) Hang the Pope
16) Lesbians
17) Trial of Tears
18) Pounder