FEAR FACTORY + Once Human + Dead Label

Live at Magazzini Generali (Milano)

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
30/11/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

recensione

Il 2015 è un anno importante per i californiani Fear Factory, non solo per l'uscita di un nuovo ed ottimo album quale è “Genexus”, ma soprattutto perché ricorre il ventesimo anniversario dall'uscita di quel capolavoro che fu “Demanufacture”. Un album praticamente perfetto che contribuì in maniera esemplare alla creazione di un genere, il “cyber metal”, un modo di suonare divenuto fonte di ispirazione per numerose band. Quale occasione migliore, quindi, per celebrare un evento di tale importanza, se non quella di affrontare un lungo tour europeo? Nonostante i terribili fatti accaduti pochi giorni prima in Francia, i Nostri hanno continuato il loro percorso europeo toccando proprio Francia, Germania, Svizzera, prima di varcare il suolo italiano. Infatti, i Fear Factory in data 27 novembre giungono a Milano, unica tappa del tour da svolgersi sul suolo italiano, e la location destinata ad ospitare tale evento sono i “Magazzini Generali”. Un complesso ricavato da vecchi magazzini appunto, ed adibito a sala concerti e serate evento. Certo è che non si tratta di un luogo molto capiente, si parla infatti di 300/400 persone, ma che sfrutta a dovere lo spazio concesso con un grande palco per le band. A fare da “spalla” alla band di Los Angeles troviamo due gruppi: i Dead Label provenienti dall'Irlanda, con un album all'attivo uscito nel 2012, e gli americani Once Human, formazione nata nel 2014 con un album fresco di stampa e capitanata nientemeno che dal chitarrista Logan Mader, ex ascia di Machine Head e Soulfly. Gli ingredienti per una serata indimenticabile quindi ci sono tutti, e noi di “Rock & Metal In My Blood” non potevamo certo farcela sfuggire.

Alle 20.00 entrano in scena i Dead Label, formazione a tre comprendente Dan O'Grady al basso e voce, Danny Hall ad occuparsi della chitarra, e la piccola e biondissima Claire Percival alla batteria. La loro proposta è un death metal dalle forti influenze metalcore, e nonostante il pubblico sia veramente poco (si parla di una cinquantina di persone), i nostri non esitano ad incitare i presenti e a proporre il loro materiale con una attitudine veramente da applausi. La grinta sprigionata dal cantante è veramente fuori dal comune, ed il fatto che il tempo a loro disposizione sia relativamente breve riesce a far si che il gruppo spari al massimo le sue cartucce, facendosi apprezzare e soprattutto riuscendo a strappare applausi e consensi. Se però il singer è carichissimo e motivato, lo stesso non si può dire del suo chitarrista, che si limita a suonare la sua sei corde senza muoversi troppo dalla propria posizione. La batterista dal canto suo sembra divertirsi, e non importa se a volte sembra un po' impacciata con le bacchette; di doppio pedale viaggia che è una meraviglia e la soddisfazione che si legge nel suo volto a fine esibizione è veramente appagante. Una mezz'oretta di buona musica che cerca di far scaldare il poco pubblico presente, nonostante la temperatura all'interno del locale sia piuttosto bassa. Qualche minuto per sostituire batteria e scenografia, ed ecco che fa il suo ingresso la band di Logan Mader, ovvero gli Once Human. In questa formazione, oltre allo stesso Logan che si presenta a petto nudo, troviamo dei musicisti di tutto rispetto e soprattutto giovanissimi e pieni di talento. Stiamo parlando di Damien Rainaud (Anthropia, ex Assacrentis ed ex Hamka) ad occuparsi del basso, Skyler Howren (ex Death Machine Weapons) alla chitarra, Dillon Trollope (A Ghastly Menace) alla batteria e la bella Lauren Hart nel ruolo di cantante tanto carina e gentile, ma che on stage si trasforma in un vero animale da palcoscenico. Nella loro scarsa ora di spettacolo ci prendono letteralmente a pugni in faccia con il loro Melodic Death Metal, complice una sezione ritmica veramente d'impatto ed una Lauren che sputa sentenze verso i presenti (molto più numerosi), anche intrattenendosi con brevi battute, ma soprattutto presentandoci alcuni pezzi tratti dal loro primo album dal titolo “The Life I Remember”. Una piacevolissima sorpresa è dettata dal fatto che come penultima canzone del loro show viene sparata a tutto volume “Davidian”, song presente nel debut album dei Machine Head “Burn My Eyes” e riproposta in chiave praticamente fedele all'originale con la variante vocale tipicamente di stampo death metal. Il pubblico ovviamente si esalta, e la loro performance si può concludere con un ultimo pezzo di loro proprietà. La curiosità di vedere questa band dal vivo stuzzicava non poco, e dobbiamo dire che alcune song proposte live riescono effettivamente a coinvolgere e far apprezzare un gruppo che magari non inventerà nulla di nuovo, ma che sicuramente avrà un buon futuro davanti a se. C'è da dire anche che Mader si è circondato di musicisti giovanissimi e risulta palese che la band è di sua proprietà ed ha lui il comando su ogni aspetto musicale e non. Altro cambio di set, questa volta viene scoperta l'imponente batteria con la cover di Demanufacture stampata sulle due grancasse, qualche aggiustamento scenografico e siamo pronti ad attendere l'entrata in scena dei Fear Factory. Heller è il primo ad entrare e si posiziona immediatamente dietro il suo drum-set seguito a ruota da Tony Campos e da Dino Cazares, il quale viene chiamato a gran voce da un locale che nel frattempo si è riempito all'inverosimile. Arriva Burton C.Bell e senza troppi fronzoli si rivolge al pubblico gridando “This is Demanufacture”. E Demanufactureè proprio la prima traccia che viene immediatamente sparata al pubblico, il quale si dimostra già in estasi. Una brano che dal vivo miete subito vittime con una carica devastante e che ci consegna una band in ottima forma. La chitarra di Dino è leggermente penalizzata a livello sonoro, mentre basso e batteria fortunatamente si sentono indistintamente. La gente accorsa allo spettacolo inizia sin da subito a cantare con la band, e lo stesso singer non esita a porgere il microfono per coinvolgere e far partecipare attivamente i propri fan. Come da copione, la seconda traccia proposta è Self Bias Resistor, dove possiamo udire i primi vocalizzi puliti da parte di Bell, i quali lo hanno reso celebre. Il brano nemmeno a dirlo è coinvolgente, la chitarra finalmente inizia a farsi sentire, mentre basso e batteria scandiscono il tempo in maniera pressoché perfetta. Il lavoro di doppia cassa inizia a farsi importante ed Heller pare una macchina da guerra. L'aggressività vocale è ancora quella dei bei tempi, e soprattutto si nota la voglia della band nel far divertire e partecipare il pubblico. Si prosegue con la bellissima “Zero Signal”,  che con quel suo suono digitale caratteristico posto a metà brano, fa letteralmente venire la pelle d'oca. Anche qui la performance è di buon livello, e i giochi di luce offerti dai tecnici della band ricreano uno status spaziale da cui è impossibile sottrarsi. A gran voce la folla inizia ad inneggiare “Replica, Replica, Replica”,  ed infatti Replicagiunge immediatamente (vero proprio cavallo di battaglia dei Nostri), non mancando mai ad un loro live. Le rullate iniziali mandano tutti in visibilio: si canta insieme a Burton praticamente dall'inizio alla fine, e lui visibilmente compiaciuto, ringrazia tutti quanti. L'esecuzione da parte del gruppo è eccezionale, con una sezione ritmica da brividi ed una aggressività che lascia poco spazio a compromessi. New Breedè una canzone che in studio è a dir poco devastante, e quindi la curiosità di sentirla dal vivo era piuttosto particolare. L'attacco elettronico iniziale fa presagire che neanche questa volta non si abbia scampo, ed infatti complice nuovamente una prova assolutamente di valore, i Fear Factory annichiliscono per potenza e precisione. Non un brano facile da eseguire e non molto proposto dal vivo, ma l'esperienza accumulata dalla band fa si che risulti una mazzata sui denti. La voce di Bell inizia ad avere qualche cedimento, e questo lo si può notare soprattutto con la traccia seguente, ovvero Dog Day Sunrise(cover della band inglese Head of David). Cantata praticamente tutta con voce pulita, si inizia a sentire un leggero cedimento da parte delle corde vocali di Burton; tutto sommato però, bisogna dire che l'impegno profuso dal gruppo fa si che il brano riesca a risultare ben riuscito, in attesa di un altro pezzo da novanta del disco, ovvero Body Hammer. L'attenzione è tutta rivolta verso Cazares, il quale attacca subito con la sua chitarra aerografata (con su impressa la cover dell'album), un attacco che dà il via ad un brano incredibile, eseguito in maniera molto convincente ed apprezzatissimo dal pubblico presente. La batteria è un martello, il doppio pedale di Heller conferma la grande tecnica dello stesso batterista. Immediatamente si passa a Flashpoint, la quale è una delle killer song dell'intero lavoro. Nulla di trascendentale sia chiaro, ma la potenza e la violenza sprigionata da questo brano è un qualcosa che tramortisce. Ci avviciniamo alla conclusione dell'esecuzione per intero di “Demanufacture”, ed infatti vengono proposte le ultime tre tracce. Si parte con la bellissima H-K (Hunter Killer)che con i suoi riff assassini fa tremare l'intero locale. Durante l'esecuzione del ritornello “I'm a Criminal” Bell si rivolge ai fan con una cattiveria impressionante, dando proprio la sensazione di essere davanti ad un criminale. Anche qui la sezione ritmica è pressoché devastante, i suoni belli corposi e non troppo compressi. Arriviamo alla splendida, e ripeto splendida Pisschrist, song che si eleva a traccia capolavoro e che mescola benissimo sonorità aggressive, elettronica e melodia. La preoccupazione che sul finale, cantato interamente in pulito, la voce potesse essere sottotono, viene spazzata via con uno sforzo non indifferente da parte del cantate, il quale aiutato dall'intero pubblico conclude magistralmente  un pezzo da antologia. Per A Therapy For Painviene posizionata l'asta per appoggiare il microfono, essendo questo un pezzo molto intimo e lento. Anche questo episodio è cantato in maniera pulita con una delicatezza impressionante, e poco importa se Burton riesca un po' a fatica a concluderlo, resta il fatto che è una degna conclusione per un album inarrivabile. “Demanufacture” è stato dunque proposto tutto d'un fiato, per poi lasciare spazio a qualche altro brano che merita di essere inserito in scaletta. Approfittando della conclusione tutta elettronica dell'ultima traccia, la band si trasferisce dietro le quinte per riprendere fiato e dissetarsi, per poi essere pronti a tornare sul palco e continuare il loro spettacolo. Ora l'interazione con il pubblico è più frequente e Dino cerca di parlare un po' in italiano senza riuscirci, quindi piazza un bel “Vaffanculo”, il tutto comunque sufficiente per scatenare una bolgia. I due brani seguenti, provengono da un altro capolavoro discografico della band, ovvero “Obsolete”. Vengono proposte le prime due tracce Shocked Edgecrusher. La prima è una bordata pazzesca con suoni amplificati di basso che sembrano esplosioni, la seconda è sufficiente per scatenare un mosh pit incredibile e riesce a far saltare tutti i presenti. Ad un certo punto Bell chiede in quanti hanno acquistato ed apprezzato il nuovo “Genexus” e con grandissima sorpresa, una buona metà alza la mano. Visibilmente soddisfatto, annuncia Soul Hacker, brano tratto appunto dall'ultimo lavoro. Una song che da studio è niente di più che un buon brano, ma che dal vivo risulta essere altamente letale. Durante l'esecuzione, lo stesso cantante si fa consegnare un cellulare da un fan che lo stava riprendendo, e continua a filmarsi facendo il giro del palco per poi riconsegnarlo al proprietario. Un gesto sicuramente apprezzato. Dielectric(sempre tratta da “Genexus”) è molto convincente ed eseguita senza troppi problemi, ma la sorpresa è la proposizione di Regenerate (sempre dall'ultimo album) dal vivo. Una song bellissima, interpretata con il poco di voce rimasta, ma pur sempre ottimamente eseguita. Nuovamente il cantante si rivolge al pubblico, ridendo e scherzando un po', ormai afono e visibilmente provato. C'è spazio però per un ultima canzone presa dal loro debutto “Soul of a New Machine”, stiamo parlando dell'imponente Martyr. Brutale e cattiva, che mette a dura prova l'ugola di Bell il quale, con la sua voce al limite del growl, conclude una serata indimenticabile. I ringraziamenti di merito ai fan accorsi allo spettacolo e al supporto che l'Italia da alla band. Un Dino Cazares che punta le telecamere sul pubblico stanco e appagato, saluta Milano con la promessa di tornare. La band abbandona il palco non prima di aver distribuito plettri vari come da prassi.

Ci dirigiamo verso l'uscita, luogo dove il freddo la fa da padrone, ma consapevoli di aver assistito ad un evento più unico che raro: l’idea di proporre dal vivo e per intero ciò che risulta tutt'ora essere il capolavoro assoluto della discografia dei Fear Factory ha sicuramente contribuito a riempire un locale che, seppur di piccole dimensioni, ha saputo regalare un momento intimo ed importante per tutti i fan dei Fear Factory e per la Musica Metal in generale. Ormai le band sono diventate un marchio, un prodotto da offrire alla gente, ed è certamente importante non trascurare mai l’aspetto “pragmatico” ed in un certo qual modo “razionale”, se si vuole fare in modo di vivere di Musica. Ciò non toglie però che si possa avere certo professionalità ma anche la bravura nel far sentire le persone appagate, proponendo uno spettacolo di alto livello, regalando emozioni e gioie a chiunque sia accorso a questo o ad altri eventi. Il cuore, quello non lo si deve dimenticare mai. Umanamente parlando, chi ha avuto la fortuna di partecipare al meet & greet, ha avuto la conferma di trovarsi davanti a delle persone più a che delle rock star. Tutti i musicisti, dal primo all’ultimo, sono stati gentilissimi e pronti a rispondere ogni curiosità, e noi di “Rock & Metal In My Blood” non ci siamo fatti certo scappare l'opportunità. Alto livello sia musicale sia umano, non potevamo certo aspettarci di meno da una band che è riuscita nell’ardua impresa di festeggiare il ventennale di un disco ormai divenuto storico!                                                                                                                        

1) Demanufacture
2) Self Bias Resistor
3) Zero Signal
4) Replica
5) New Breed
6) Dog Day Sunrise
7) Body Hammer
8) Flashpoint
9) H-K (Hunter Killer)
10) Pisschrist
11) A Therapy of Pain
12) Shock
13) Edgecrusher
14) Soul Hacker
15) Dielectric
16) Regenerate
17) Martyr             

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