DEATHLESS LEGACY

The Gathering Release Party

Live at Borderline Club (Pisa)

A CURA DI
SANDRO NEMESI PISTOLESI
01/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

recensione

Il 26 Febbraio 2016, in quel di Pisa è tempo di Horror Metal; infatti i Deathless Legacy hanno deciso di sfruttare al meglio il fattore campo e presentare in anteprima il loro nuovo disco al Borderline, uno dei pub storici di Pisa, il migliore per chi vi scrive. Ubicato nel suggestivo centro della città vecchia, dalla parte di Tramontana rispetto al fiume Arno, a poche centinaia di metri dalla Torre Pendente, il Borderline proprio quest’anno festeggia il prestigioso traguardo delle venti primavere, mentre sono dieci le candeline da spengere per la nuova gestione targata Alex Sabadini e soci, che ha mantenuto intatte le affascinanti atmosfere iniziali  del pub, con forti richiami ai locali americani, dirottando verso lidi hard rock ed heavy metal per quanto riguarda la musica live, rispetto al rock blues della precedente gestione. Nel corso di questi intensi dieci anni, hanno calcato il caloroso palco del Borderline band del calibro di Talisman, Michael Monroe, L.A. Guns, Tony Levin, solo per citarne alcune. Stasera tocca ai Deathless Legacy, freschi freschi da una prestigiosa partecipazione al Wacken Open Air, il più grande festival heavy metal al Mondo, dove i nostri hanno portato in alto e con successo il nome della musica nostrana. Lo scopo principale della serata è un release party per presentare il nuovo album The Gathering, uscito per la Scarlet Records proprio in occasione della data al locale pisano, e che verrà suonato interamente dal vivo, con l’aggiunta di qualche brano tratto dal precedente e ottimo Rise From the Grave, rispetto la quale c’è stata un importante variazione della line up. Il vecchio tastierista Pater Blaurot è stato sostituito nientepopodimeno che con Alessio Lucatti, uno dei migliori tastieristi del panorama italiano, già con Vision Divine, Etherna ed Angra. L’avvento di Mr. Alex Van Eden ha dato una decisa svolta alle sonorità del combo toscano, molto più mature e con qualche leggera venatura progressive, oltre che ad una incredibile velocità nella stesura delle nuove composizioni, che nel giro di neanche due anni sono state ultimate presso i suoi Eden Studios. I nostri hanno allargato ulteriormente la mostruosa famiglia, con l’ingresso di una seconda performer, l’avvenente Anfitrite.

Dopo le dovute presentazioni, in questa fredda serata, mi accingo a raggiungere la meta odierna, che dista a soli quindici minuti di macchina dalla mia abitazione, arrivando come sempre in netto anticipo. Il pub è completamente vuoto, i Deathless Legacy stanno finendo di consumare la loro cena. Prima delle laboriose operazioni di make up, ho avuto il piacere di scambiare alcune parole con i Deathless Legacy “versione umana”. L’evento era previsto per le ore 22:00, ma purtroppo, perlomeno qui dalle nostre parti, vige la cattiva abitudine di arrivare sempre più tardi quando si tratta di concerti in zona, magari poi i ritardatari sono le stesse persone che vanno un giorno prima con la tenda davanti ai cancelli del Gods Of Metal. Nell’attesa, mi faccio versare una bella birra gelata, spillata da una suggestiva spina completamente ghiacciata, mentre le prime persone ad entrare al Borderline sono fra le più importanti figure della scena musicale toscana, gente del calibro di Fabio Lione, che penso non abbia bisogno di presentazioni, i due ex batteristi dei Death SS Ross Lukather e Anton Chaney, ed altri membri di band locali come Motus Tenebrae e Cabin Fever, tutta gente con la  quale è sempre un piacere scambiare due parole.  Di fianco al palco, possiamo trovare un fornitissimo banco con il merchandise, illuminato da una serie di lumini raffiguranti Padre Pio, dove oltre al nuovo The Gathering possiamo trovare anche il precedente album, magliette, poster ed altri interessanti gadget, con tanto di interessanti offerte combo. Fra un brano dei Rammstein ed uno dei Kiss, proposti dal dj di turno, siamo giunti alle ore 23:30. La musica inizia a diminuire e le luci si spengono. Il palco è coperto da un sipario nero, alle ore 23:36 inquietanti canti in stile gregoriano intonano una messa pagana, seguita da una oscura introduzione dalle atmosfere clericali che ammutolisce il pubblico, si tratta dell’effimera The Gathering, opener del nuovo omonimo album. Il sipario si apre lentamente, lasciando intravedere le inquietanti sagome dei musicisti non morti. I nostri partono in quarta con The Dove Has Died, Sgt. Bones, un aviatore passato a miglior vita, spara un graffiante riff di chitarra, subito seguito dalla vampiresca figura di Alex Van Eden che si arma della sua fida Numotion, una simpatica tastiera semicircolare che ricorda molto da vicino una gigantesca dentiera. La timida ragazza acqua e sapone con cui avevo parlato qualche oretta prima, sembra aver abusato della fumante pozione del Dottor Jekyll e si è trasformata in un vero e proprio demone da palco, che terrorizza le prime file con micidiali sguardi assetati di sangue, a cui dà il colpo di grazia il druido maligno Frater Orion, con una letale raffica di doppia cassa che arriva fino allo stomaco. I nostri alternano micidiali strofe con i BPM a manetta a ad un inciso cadenzato. Nella parte centrale   gli assoli di chitarra e tastiera si alternano fino ad unificarsi in un magistrale unisono da brividi. Dopo questo potentissimo brano che gioca sui magici intreccia fra le trame di chitarra e tastiera, è il turno di Circus Of The Freaks, una delle prime composizioni del nuovo corso, con cui hanno aperto la loro performance al Wacken Open Air. La “dentiera” di Alex Van Eden spara un irridente riff dai sentori circensi, Steva interpreta magistralmente il brano con espressioni visive da oscar, mentre i cadenzati colpi inferti da Frater Orion sulle pelli fanno ondeggiare a ritmo di musica le teste dei temerari in prima fila, fino a che non irrompe Alex Van Eden con un allegro assolo di pianoforte dai sentori Emersoniani. Andando avanti incontriamo Phantom Manor aperta da Mr. Alex Van Eden con una tetra introduzione di organo che pare uscita dalle malefiche mani dell’Abominevole Dr. Phibes. La sezione ritmica ci aggredisce con un micidiale tappeto di doppia cassa e un’orda di sedicesime sparate dal basso di C-AG1318 – The Cyborg, che nella strofa diventa protagonista assoluto. Entrano in scena The Red Witch e Anfitrite, i quali danno vita ad una inquietante seduta spiritica, infiammando il pubblico, che per fortuna, nel frattempo è aumentato vistosamente. Il brano alterna strofe mozzafiato ad un epico ritornello con le tastiere in evidenza, che trasportano in alto la bravissima Steva. Finalmente è il turno di Wolfgirl, primo singolo estratto dall’album, accompagnato da un bellissimo videoclip che vi consiglio assolutamente di vedere, diretto da Andrea Falaschi, aka Frater Orion. Steva canta in ginocchio, accasciandosi come se fosse impossessata dal demonio. Alex Van Eden porta qualche leggera ventata di progressive con una bellissima partitura di pianoforte che accompagna una sempre più sorprendente Steva, mentre irrompe Anfitrite con indosso una inquietante maschera da lupo, con tanto di affilati artigli. Il pubblico sembra aver gradito questo primo micidiale poker di brani tratti dal nuovissimo The Gathering, ed i nostri prima si presentano alla platea, poi vanno avanti con The Tomb, un ossessivo brano doom che serve a calmare un po’ gli animi e dove i nostri omaggiano sua maestà H.P. Lovecraft. Le grida dell’indemoniata Steva penetrano nel cervello, mentre i cadenzati colpi della sezione ritmica ci inondano di vibrazioni. E’ l turno di Baal: dopo una bella introduzione dai sentori epici Frater Orion alza notevolmente l’asticella dei BPM rispetto al brano precedente. A metà brano arrivano le due performancer, che stavolta rappresentano due oscure creature che si avvinghiano in una estenuante lotta, una delle due malvagie creature cresce a dismisura, attirando l’attenzione della platea, mentre Alex Van Eden vola da una parte all’altra del palco con la sua amata “dentiera” sparando funambolici riff, e chiedendo a fine brano un applauso per il possente batterista, che sta suonando a ritmi vertiginosi con un polso indolenzito. Sgt. Bones ci attacca con un graffiante riff, aprendo la successiva The Graveyard, altro brano con strofe dalle ritmiche mozzafiato ed un impatto sonoro devastante, la Numotion di Mr. Alex Van Eden spara una incredibile quantità di note ad una velocità disarmante. Per nostra fortuna, i nostri rallentano vistosamente nell’epico ritornello. Come intervallo, il combo di non morti ci propone Death Challenge De La Muerte, un medley di due brani tratti dal primo album Rise From The Grave. Sgt. Bones si stramazza al suolo, suonando gran parte del brano da una posizione non del tutto vantaggiosa, come spesso accade, la mimica di Steva meriterebbe la candidatura all’oscar. Finalmente in posizione naturale Sgt. Bones sorprende il pubblico con la spagnoleggiante chitarra acustica di Flamenco De La Muerte, dove Steva recita alcuni versi in spagnolo, ricordando da vicino il Till Lindemann di Te Quiero Puta. Dopo questo piacevole richiamo al passato, si ritorna al nuovo The Gathering con l’oscura Smash Your Idols brano dalle forti atmosfere gotiche che a tratti lascia trasparire le principali influenze Sylvesteriane del combo toscano. La successiva Tiamat è aperta da una inquietante introduzione di pianoforte che non sfigurerebbe in un nuovo capitolo della saga cinematografica “Halloween”. Le gotiche ed avvolgenti atmosfere dei primi cento secondi si trasformano in un wall of sound devastante. Ritornano The Red Witch e Anfitrite ad incantare il pubblico, stavolta impersonando due inquietanti gemelle siamesi che sembrano uscite dalla nebbiosa Silent Hill. Sul finale calano vistosamente i BPM, le trame arpeggiate della chitarra si intrecciano con gli inquietanti suoni che fuoriescono dal castello delle tastiere, dove regna incontrastato Sir Alex Van Eden. Manca solo un brano a completare la track list del nuovissimo The Gathering, ovvero la divertente Skeleton’s Swing, aperta da un tagliente riff di basso sparato da C-AG1318 – The Cyborg, ben presto il brano si trasforma in un trascinante swing metal dove dal potente impatto generato dagli strumenti a corda emergono funambolici passaggi di pianoforte e fiammate degli ottoni. Ritornano Anfitrite e The Red Witch, stavolta travestite da caracollanti, ma sensuali figure scheletriche che danzano in maniera grottesca. Dopo aver invitato il pubblico a passare dal banchetto del merchandise, i nostri ci salutano con Bow To The Porcellain Altar, altro brano tratto da Rise From The Grave, aperto da un inquietante arpeggio di chitarra, che accompagna per alcune battute la brava Steva. Le oscure atmosfere vengono spazzate via da un caustico riff di chitarra che va a generare un importante wall of sound, impreziosito dalle tastiere di Alex Van Eden rispetto alla versione originale dell’album. Sul finale ritornano The Red Witch e Anfitrite, che insieme all’indemoniata Steva consumano una comunione pagana con tanto di ostia ed un calice teschiforme (scusate il neologismo, ma ora va di moda) traboccante sangue. La scaletta direbbe che i nostri hanno concluso lo show, ma dopo una breve consulta, Alex Van Eden dedica un ultimo brano ai due ex batteristi dei Death SS presenti in sala, salutando il pubblico con una potente versione di Baphomet.

Una volta scesi dal palco, i nostri sono letteralmente assaliti dai fans a caccia di autografi e foto ricordo. Non posso negare che questa è stata una bellissima serata, che ha accontentato il pubblico, ma soprattutto i Deathless Legacy, che hanno ottenuto una risposta soddisfacente al loro show. I nostri hanno messo in mostra strumentisti di prim’ordine e due preparatissime performer, che provenendo da due scuole diverse hanno dato vita ad un bellissimo spettacolo che sovente ha rubato la scena ai colleghi musicisti. La granitica sezione ritmica formata dal metronomo Frater Orion e dal bassista post apocalittico The Cyborg ha sorretto le due colonne portanti Sgt. Bones e Alex Van Eden, un ottimo chitarrista ed un tastierista che non devo di certo presentare io, che insieme con le loro trame trasportano la bravissima Steva, che oltre a saper cantare sa stare sul palco come pochi. Tirando le dovute somme l’evento merita una valutazione altissima, risultato della sommatoria di uno dei locali più belli e suggestivi di Pisa, il Borderline, e i Deathless Legacy, ad oggi, per quanto mi riguarda, la migliore band della scena musicale pisana. Che dire, questa è la prima tappa di un intenso tour a supporto del nuovo album, se capitano dalle vostre parti, non fateveli sfuggire, ma vi garantisco che anche se vi dovrete fare qualche chilometro in macchina, non rimarrete delusi dallo spettacolo offerto da questo fantastico combo di umili non morti. 

 

Per approfondire ancor di più la conoscenza dei nostri Horror Metallers, soprattutto sulla loro nuova uscita, abbiamo avuto il piacere di scambiarci anche due chiacchere, ecco quello che ci hanno detto.

R&MIMB: Da atavico amante dell’horror, (e quando dico horror non intendo le ciofeche del nuovo millennio, ma i grandi maestri del passato come Carpenter, Craven, Romero, Argento, Fulci etc....) sono rimasto molto colpito dal video di “Wolfgirl”, senza ombra di dubbio fuori dalle righe rispetto alla media del Bel Paese. Come ti è venuto in mente di affrontare un progetto del genere e se nel caso ti sei ispirato, a chi e a cosa?

Deathless Legacy (Frater Orion): Era da tempo che desideravo girare un videoclip particolarmente insolito, volevo creare una fusione funzionante tra un cortometraggio e un videoclip. “Wolfgirl” si presentava benissimo per questa funzione, data la sua storia articolata, avevo bisogno di una sceneggiatura articolata per avere successo nella mia impresa, però mi trovavo di fronte ad un problema di budget che sembrava insormontabile, ovvero quello della realizzazione di un licantropo credibile: creare un vero costume cinematografico sarebbe costato migliaia di euro, e lavorare in totale computer grafica sarebbe stato qualcosa che con i miei mezzi attuali avrebbe portato ad uno scarso risultato. Ad un certo punto, dopo mesi di arrovellamento, la soluzione è sbucata lì dietro l’angolo, nascosta al solito da un panno sanguinoso! La soluzione era quella di girare le scene della licantropia in POV (Point Of View) soluzione che tra l’altro si è rivelata anche modernissima e sulla cresta dell’onda a livello cinematografico. A livello di sceneggiatura mi sono ispirato oltre alle più note pellicole riguardanti la licantropia ad un film andato perduto del 1913: “The Werewolf”, esattamente il primo film sul tema, che incrocia le sorti di una strega con la licantropia.

R&MIMB: E’ stato più difficile insegnare a recitare ad Alessio Lucatti (ride), o a mettere nero su bianco le idee che avevi in testa? Mi riferisco ai personaggi, le location, la sceneggiatura, etc.…

Deathless Legacy (Frater Orion): Mettere nero su bianco la visione che avevo mi ha levato il sonno per diverse notti! Far recitare Alessio è stato invece piuttosto semplice, prima di tutto perché all’interno dei Deathless Legacy un po’ tutti abbiamo frequentato il teatro e soprattutto Michael (The Cyborg) è un talentuoso attore teatrale che ha saputo fare da coach a tutti gli altri in diverse situazioni. C’è da aggiungere che per aiutare Alessio nella sua interpretazione, lo abbiamo spinto a pensare di trovarsi in situazioni reali che sappiamo aveva già vissuto, il che ha avuto un effetto sorprendente.

R&MIMB: Essendo attualmente alla mia prima esperienza in studio, ho notato come anche i più piccoli accorgimenti in fase di arrangiamento e produzione, possono migliorare un brano. Per quanto riguardo il nuovo “The Gathering”, la produzione ha inciso molto sul risultato finale, oppure i brani avevano già di per se una forte ossatura vincente?

Deathless Legacy (Frater Orion): Per come siamo fatti noi, e per come ci piace comporre, siamo abituati a partire da basi solide, devono essere l’arrangiamento e l’armonia di base già perfette e funzionanti, per ottenere un buon risultato finale. Poi si possono aggiungere abbellimenti, ma senza una base solida la canzone annoia ben presto!

R&MIMB: Non ho ancora avuto il piacere di leggere le liriche, ma dai titoli si evince che predominano le tematiche horror.  Si tratta solo di orrore puro, o fra le righe, sono celati messaggi, come ad esempio ha sempre fatto G.A. Romero, che dietro alle orde di zombi ha sempre nascosto chiari messaggi contro il consumismo, l’ottusità dei guerrafondai, la diversità fra classi sociali? Quando le scrivi, ti ispiri a qualcosa in particolare?

Deathless Legacy (Steva): Ci sono alcuni testi che trattano di argomenti ben precisi, come per esempio quello di “The Tomb”, un riadattamento dell’omonimo racconto di Lovecraft, o i vari “Tiamat” e “Baal”, che raccontano le vicende delle antichissime divinità. Come ispirazione, dipende da ciò che mi colpisce: in alcune circostanze mi sono trovata a cercare, famelica, un foglio e una penna per riuscire a mettere nero su bianco il turbine di parole desideroso di uscire. In altri casi ho semplicemente lasciato che fosse la tematica musicale a ispirarmi per trovare un tema e svilupparlo.

R&MIMB: Rimanendo sulle liriche, spesso molti artisti, e non mi riferisco solo alla scena musicale italiana, stanno molto attenti alla metrica e alle parole da usare, cercando di mettere al posto giusto le frasi giuste, in modo da catturare subito l’attenzione dell’ascoltatore, ovvero i cosiddetti “hook”. Lo fai anche te, o pensi che sia un espediente adatto a band più commerciali rispetto a voi e punti su altro?

Deathless Legacy (Steva): Non lo faccio consciamente, con il preciso intento di attirare l’attenzione dell’ascoltatore (certo, evito di utilizzare parole particolarmente difficili da comprendere/pronunciare/ricordare). Diciamo che se capitano e funzionano, perché no.

R&MIMB: Fish ha scritto tutte le liriche di Misplaced Childhood in seguito ad un viaggio onirico (a dire il vero era lisergico, in seguito ad un trip…). Ti è mai capitato di trarre ispirazione da un sogno? Rimanendo in ambito “Marillion”, come vi vedreste di fronte all’impegnativa idea di comporre un concept album, ovviamente a tematica Horror, ci mancherebbe! Ci avete mai pensato?

Deathless Legacy (Steva): Ho il brutto vizio di non ricordare quasi mai ciò che sogno, di solito le vicende oniriche che mi riguardano sono assurde, comiche e si trasformano in incubi con espedienti assolutamente buffi, per il momento non ho avuto occasione di trarne ispirazione. Per quanto riguarda l’idea del concept, è una cosa che mi ha sempre affascinato. Quando scorgi la maestria di un King Diamond, di come sia in grado di creare storie articolate, complesse, coerenti e perfettamente sincronizzate con i risvolti musicali, la voglia di provare a fare altrettanto è inevitabile. Tuttavia, riflettendoci, è evidente che per riuscire a realizzare un buon concept occorre una buona storia e una buona capacità di saperla dosare traccia dopo traccia. Appena imparerò a non bruciarmi tutta la storia in poche righe, allora potrò prendere veramente in considerazione l’idea di un concept!

R&MIMB: Con l’avvento di Alessio Lucatti, avete dato una decisa svolta alle vostre sonorità, che per quanto mi riguarda ora sono più mature e lascano trasparire qualche piacevole venatura progressive. Ovviamente presumo che siate contenti di questa evoluzione, pensate di progredire ancora?

Deathless Legacy (Alex Van Eden): Ho rovinato l’ennesimo gruppo del metal italiano, eheheheh!!
(Frater Orion): Chi si ferma è perduto, quindi sì! Pensiamo di progredire ancora!

R&MIMB: Nonostante tu sia impegnato su molti fronti, hai accettato di entrare a far parte dei Deathless Legacy, lo hai fatto per amicizia, oppure il tuo occhio lungo ha intravisto notevoli potenzialità e ottime prospettive?

Deathless Legacy (Alex Van Eden): Diciamo che conoscevo già il gruppo e conoscevo gran parte dei membri. Con Andrea poi avevo lavorato in passato per il secondo disco degli Etherna, visto che aveva curato lui tutte le grafiche ed il video. Se non sbaglio fra l’altro mi avevano già cercato qualche anno prima, ma la cosa non era andata in porto. Questa volta quando Andrea mi ha ricontattato, in realtà era per qualche comparsata in alcuni show, visto che erano rimasti senza tastierista. Poi ho intravisto delle grandi potenzialità nella band e ho immaginato che con poco poteva diventare una band davvero interessante. Concerto dopo concerto alla fine sono rimasto in pianta stabile. Di lì siamo arrivati al Wacken e poi al disco nuovo!

R&MIMB: Come ti sei calato in questa nuova avventura? L’entusiasmo della novità ha dato priorità al progetto Deathless Legacy e tolto qualcosa agli altri? E’ stato facile adattare il tuo stile musicale a quello della band, e viceversa?

Deathless Legacy (Alex Van Eden): Mi sono calato con la stessa passione e la stessa determinazione con cui affronto qualsiasi progetto. Non ci sono priorità. Sicuramente essendo questa nuova situazione mi ha permesso di avere anche nuovi stimoli, anche perché non avevo mai suonato horror metal. Le sonorità sono molto particolari e così mi sono dovuto calare in questa nuova veste del compositore maledetto. In passato ho suonato un po’ tutti i generi, ma questo mi mancava proprio. Credo che ci siamo adattati tutti a vicenda!

R&MIMB: Il look è una vostra peculiarità, importante quanto la musica. Quanto ci avete messo a tirare fuori i personaggi? Forse il tuo Cyborg è quello più estroso, in generale a cosa vi siete ispirati? E’ stata una decisione presa da tutti a tavolino, oppure ognuno di voi ha creato il personaggio da solo, senza sapere nulla degli altri?

Deathless Legacy (C-AG1318 – The Cyborg): All’inizio di questa avventura ognuno di noi doveva costruire un personaggio prendendo spunto da film, racconti o storie horror, ma infine, la nostra estroversione ci ha portato a costruire veri e propri mostri basandosi su quello che più ci piaceva interpretare. Ogni non-morto ha una storia a se stante, collegandosi a quelle degli altri grazie alla medesima maledizione che ci ha riportato in vita. La caratteristica che differenzia i Deathless Legacy da altri gruppi mascherati, è il fatto che ogni personaggio si prende carico della propria storia e quando è sul palco la rivive ogni volta con magistrale abilità.

R&MIMB: Per te una domanda banale, ma che dà pseudo musicista mi ha sempre incuriosito: come nasce un vostro brano? In relazione con l’ultimo album, ho notato che le tempistiche compositive sono notevolmente diminuite rispetto al passato, che cosa è cambiato?

Deathless Legacy (Sgt. Bones): La differenza sostanziale rispetto al passato credo consista in una formazione stabile (durante la scrittura del primo album i Deathless hanno cambiato chitarrista più di una volta). Per quanto riguarda la scrittura dei pezzi, il processo è molto semplice, qualcuno mette l'input e il pezzo viene su senza troppi affanni. Le idee non mancano, tantomeno l'intesa musicale.

R&MIMB: Arianna (The Red Witch), il tuo ruolo nel gruppo è fondamentale quanto quello di uno strumentista, ho visto che ultimamente avete allargato la famiglia, si tratta di un graduale passaggio di consegne, o sentivi il bisogno di una collega per rendere ancora più forte l’impatto scenico?

Deathless Legacy (The Red Witch): La collaborazione con Valentina è iniziata principalmente perché a causa di impegni personali non ho avuto modo di riuscire a partecipare a tutte le date. Il vero cambiamento è avvenuto con il nuovo album, grazie al quale abbiamo avuto la possibilità di creare da capo performance con due elementi, aumentando così, sia le fonti d'ispirazione (io vengo dal mondo della danza e Valentina da quello del teatro), sia la resa scenografica su palchi che speriamo diventare sempre più grandi. Ovviamente le difficoltà non mancano (basti pensare che viviamo in regioni diverse) ma qualsiasi cosa possa succedere, ritengo che Valentina sia un'ottima collaboratrice e che entrambe abbiamo un obiettivo: creare uno spettacolo dove la musica metal si possa fondere con il teatro e la danza per creare un'esperienza a tutto tondo per lo spettatore.

R&MIMB: Valentina (Anfitrite), Te sei l’ultima arrivata, è stato facile integrarsi nella band? Praticamente hai esordito direttamente sul prestigioso palco del Wacken Open Air. A che livelli era l’emozionamometro? Che differenze hai notato rispetto ai palchi italiani? Mi riferisco all’organizzazione, alla professionalità e all’accoglienza del pubblico.

Deathless Legacy (Anfitrite): Per prima cosa devo dire che li considero un gruppo di amici, per cui non è stato difficile integrarsi. Per quanto riguarda l’esordio, in realtà è stato alle selezioni della metal battle per il Wacken. Aver vinto il contest è stato stupendo. Al Wacken Open Air c’ero già stata nel 2010 come spettatrice, ma esserci come partecipante attiva è stato un sogno che si è realizzato. Al Wacken ci ho lasciato il cuore, penso che sia il desiderio di ogni metallaro che si rispetti. Essere lì su quel palco è stato veramente intenso. Ero ed eravamo molto emozionati ma per quanto mi riguarda ho dato il massimo, e l’emozione è stata qualcosa di positivo. Per quanto riguarda i palchi italiani è impossibile fare dei paragoni. Il Wacken è un luogo magico, dove persone provenienti da ogni paese si ritrovano per un amore comune. Quello che si percepisce è una grande famiglia ed un grande senso di unione fra tutti i presenti. E queste emozioni penso che si possono provare solo in queste realtà. Tutto era perfettamente organizzato e super professionale, nonostante le condizioni proibitive del maltempo. Quella del Wacken è una macchina perfetta, composta da molte persone, artisti, tecnici, negozi, servizi e pubblico che si integrano in un corpo solo.

R&MIMB: Grazie ragazzi, è stata una serata fantastica, alla prossima, e in bocca al lupo, anzi all’Uomo Lupo, per il futuro!!!!

Deathless Legacy: Grazie a voi per la bella chiaccherata, alla prossima!

1) Intro-The Gathering
2) The Dove Has Died
3) Circus Of The Freaks
4) Phantom Manor
5) Wolfgirl
6) The Tomb
7) Baal
8) The Graveyard
9) Death Challenge De La Muerte
10) Smash Your Idols
11) Tiamat
12) Skeleton’s Swing
13) Bow To The Porcellain Altar
14) Baphometh (Death SS cover)

 

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