MAURO DI CAPUA

INTERVISTA

A CURA DI R&MIMB

04/04/2017

Dedicare la propria vita alla musica e alla sperimentazione musicale è forse una delle cose più belle del mondo, e chi ci riesce, non può che godere di tutta la nostra stima. In occasione della presentazione ufficiale di "Mid By Midwest", secondo album del chitarrista setino Mauro Di Capua, tenutasi a Sezze (Latina) presso il "Magazzino Centro Studi d'Arte" (fondato da un altro giovane talento del panorama setino, il ballerino Vincenzo Persi), Rock & Metal in My Blood ha potuto approfondire le dinamiche e gli stati d'animo che hanno portato alla realizzazione dell'album, un concept fortemente visionario e onirico, le cui radici spaziano dal country, al jazz, con indiscutibili influenze rock e blues. Con uno studio della sei corde di tutto rispetto, iniziato in giovane età privatamente e man mano perfezionatosi, prima in Italia con una laurea all'Università della Musica di Roma ed in seguito con un Master al prestigioso MI ( Musicians Institute, n.d.R.) di Los Angeles, Mauro Di Capua ci rivela i retroscena dell'album, regalandoci con la sua sempre presente compagna di viaggio, la chitarra, delle vere e proprie "chicche" a livello musicale e non solo. Insieme a Di Capua erano presenti anche i vari musicisti che hanno contribuito all'album, la stampa locale, nelle vesti di Simone Di Giulio, moderatore dell'evento e direttore di "MondoReale Magazine", e un nutrito pubblico di tutte le età, che ancora una volta ci dimostra quanto interesse, amore e bisogno ci sia oggi di musica vera, fatta da veri musicisti.

R&MIMB: Ciao Mauro! Innanzitutto vorrei chiederti qual'è il significato del titolo dell'album.
Mauro di Capua: "Mid by Midwest" significa "a metà strada dal Midwest". Il Midwest, come saprete, è una zona degli Stati Uniti che si trova praticamente al centro e al nord del paese, e comprende anche qualche stato verso "west". Stati come il Missouri, il North Dakota, il Michigan e altri ancora. Per me il midwest ha sempre significato un'immagine di solitudine, un'immagine di desolazione, ho dato questo significato alla parola midwest, quindi per me è una metafora che vuol dire "a metà strada dalla solitudine".

R&MIMB: L'album è un concept. Spiegaci in che modo.
Mauro di Capua: Cercavo un'altra storia da porre alla base di un altro disco, non volevo realizzare un album che fosse solo un contenitore di canzoni, volevo una storia vera! Un giorno mentre sistemavo dei libri a casa per puro caso è uscita fuori una lettera che mi spedì un mio carissimo amico di Sezze nel '96. Il ritrovamento di questa lettera mi ha sconvolto, non tanto per il contenuto, perché era una lettera piacevole, parlava di una ragazza a cui questo mio amico era interessato, quanto per il fatto di aver ricevuto una lettera, e questo mi ha mosso qualcosa. Oggi le "lettere" che riceviamo sono per lo più messaggini velocissimi, pieni di faccine sui nostri telefoni, oppure bollette da pagare! Allora ho iniziato ad immaginare di aver ricevuto questa lettera, ma di non averla mai letta, e che il contenuto fosse completamente diverso, che avesse una base drammatica. Ho immaginato che parlasse di un mio amico che era scomparso anni prima, che aveva deciso di fuggire, e da lì ho cominciato a comporre l'album.

R&MIMB: L'album ha decisamente un'atmosfera "da film americano". Hai scritto i pezzi con questo intento, oppure sono stati realizzati in diverse fasi della tua vita e successivamente messi insieme?
Mauro di Capua: In realtà l'ho scritto tutto in un mese! E poi ho deciso il piano narrativo della storia e anche il piano temporale; poiché si basa su tre piani temporali: il primo è il presente, io che ritrovo la lettera, ovvero la traccia numero nove dell'album che s'intitola "Falling", il passato, che è dalla prima traccia fino alla nove, il passato del protagonista, il mio amico, e infine la parte finale che è il "mio" passato, quindi più personale, quasi una voglia di raccontare a questa persona come avevo passato quegli anni. Ho deciso fortemente di non utilizzare la chitarra elettrica nella scrittura, di non utilizzare uno studio di registrazione. Ho cercato di limitarmi, e ho portato a casa una chitarra acustica e da lì ho iniziato a suonare solamente con quello strumento, che non è esattamente una "zona di comfort" per me, proprio per limitarmi e per cercare di contribuire maggiormente alla stesura della storia, da persona esterna, non da protagonista come musicista. E da lì ho cominciato a suonare il primo brano. Volevo dare subito un'impronta americana, allora ho utilizzato una chitarra acustica accordata in Re e ho iniziato con un riff che sapesse molto "di terra", che sapesse molto di praterie sconfinate, di quelle ambientazioni che tu hai definito "da film americano". E poi ho iniziato a pensare alla sezione successiva. Avevo già in mente una foto di quell'ambiente rurale, ma mi serviva qualcosa di più ampio, e allora ho iniziato a pensare a delle note che mi dessero più ampiezza, per poi ritornare alla parte iniziale.

R&MIMB: Ascoltando i vari brani si notano influenze di alcuni chitarristi americani. Mi vengono in mente Jeff Beck e Steve Vai (l'ultimo Steve Vai, quello più onirico). Cosa puoi dirci a proposito?
Mauro di Capua: Hai citato due grandissimi a cui potrei solo portare la chitarra!! Personalmente sono molto legato a Jeff Beck per via della sua poesia nella musica e per via del suono, Steve Vai l'ho adorato, lo adoro, condividiamo comunque l'amore per i grandi compositori del '900 e di fine '800, tipo Ravel, Stravinskij, Debussy. Infatti per il secondo brano dell'album, "The Road", che significa che non esiste una strada per scappare da se stessi, mi serviva un suono mistico, ampio, un suono "country". Quindi ho preso una nota, il Do Maggiore, e ho adottato un'idea di Stravinskij. Lui diceva che qualsiasi modulo armonico, qualsiasi accordo, può essere spostato per qualsiasi cosa, quindi gli dà un'incredibile libertà compositiva. Il problema è che maggiore è la libertà, maggiore è la responsabilità, e sta al compositore dare una giustificazione. Quindi ho spostato quell'accordo molto semplice ad una tonalità più drammatica. Nel brano c'è una grande comunicazione tra me e i vari elementi, che sono Luca Fareri alla batteria e Fabio Testa al basso; ci sono inoltre dei samples vocali di Rory Alexander, che purtroppo non poteva essere presente oggi. Su questo brano suono anche il sitar, tipo quello di George Harrison, che è un mio mito.

R&MIMB: Prima hai citato le tue influenze per quanto riguarda quest'album. In generale quali sono le tue influenze a livello chitarristico?
Mauro di Capua: Mi piacerebbe citare i primi che mi hanno sconvolto, che sono George Harrison dei Beatles e Andy Summers dei Police, che penso siano dei geni totali!! Mi piace tantissimo Jimi Hendrix, Jeff Beck e Allan Holdsworth, per il loro modo di eludere le regole totalmente. Poi posso citare anche i miei insegnanti, Scott Henderson, Allen Hinds e Mike Landau, turnisti che hanno suonato in vari dischi e che poi si sono stancati di suonare nei dischi degli altri e hanno iniziato a fare la loro musica! Mike Landau per esempio lo potete sentire in molti assoli di Vasco Rossi, da "Gli Angeli", dove spacca le casse a "Sally", dove esegue delicatamente un arpeggio. Più che altro secondo me chi t'ispira maggiormente sono coloro con cui suoni tutti i giorni, e sono i ragazzi della band, quindi Luca Fareri, Fabio Testa, Andrea Arena, Peppe De Angelis e Andrea Frainetti.

R&MIMB: In alcuni pezzi utilizzi diversi tipi di chitarra: Dobro, coral sitar, solo per citarne alcuni. Avevi già utilizzato in passato questi strumenti?
Mauro di Capua: No, non li avevo mai utilizzati, e ho deciso di farlo qui proprio per pormi su un piano di difficoltà, perché non volevo ripetere il disco di due anni prima ("Suburbia", n.d.R.), dove avevo tutto sotto controllo. Quindi ho iniziato a sperimentare con vari strumenti, con la Dobro, con la chitarra acustica, con il sitar, ed è questo che fa crescere le persone, trovarsi in difficoltà, studiare! Ho scritto tutti i brani con la chitarra acustica, però dopo un po' sentivo che mi stavo ripetendo, allora ho iniziato a "scordare" la chitarra, ad utilizzare le accordature aperte per esempio.

R&MIMB: In che modo "Mid By Midwest" è diverso dal tuo primo album, "Suburbia"?
Mauro di Capua: "Suburbia" è un disco che amo, che però è un contenitore di canzoni, quelle dei generi che più amo suonare, quelle della mia "zona di comfort", il jazz rock, il funk, il rock. "Suburbia" ha una storia un po' strana perché mentre mi sentivo con il mio insegnante Allen Hinds (insegnante di Di Capua all' MI di Los Angeles, n.d.R.), lui mi chiedeva cosa stessi "combinando" al momento e di mandargli qualcosa. Allora gli ho spedito qualche brano, e dopo una settimana lui mi risponde "Caspita, lo sai che mi piacciono tantissimo!! Mi piace la ricerca che c'è, mi piace il groove?ti andrebbe se te lo produco?!" Io all'inizio gli ho detto di no, anche perché mi aveva fatto dei nomi tipo Jimmy Haslip, che è un bassista eccezionale, e Jimmy Johnson, un altro bassista con un'enorme talento. Poi ne ho parlato con la mia ragazza e siamo arrivati alla conclusione che, se me l'aveva chiesto, dovevo almeno provarci! E da lì è iniziato tutto. E' iniziata questa produzione lontana, lontana a livello temporale, perché essendoci nove ore di fuso orario, molte cose sono state fatte di notte...praticamente avevo il pigiama sotto e la camicia sopra mentre facevo le sessions su Skype!! "Mid By Midwest" invece l'ho prodotto io, ho diretto qualsiasi cosa, a parte le note che hanno suonato i musicisti. La scelta dei brani, la scelta delle strutture, gli strumenti.

R&MIMB: Tra i brani dell'album, qual è stato il più "complesso" da realizzare e perché?
Mauro di Capua: Complesso da realizzare per quanto riguarda la registrazione delle chitarre acustiche, perché come ti dicevo non è il mio strumento principale! Quando facevo degli errori dovevo sempre rimandare indietro, fortunatamente ho un mio studio di registrazione!! A livello improvvisativo i brani sono piuttosto difficili, sono su piani sonori completamente diversi all'interno, quindi è difficile starci dietro. Abbiamo ascoltato prima "The Road", dove è stato un problema improvvisare, crearci un linguaggio, un discorso. Un altro brano è "Pardon The Dust", e anche lì nel'assolo succede qualcosa di inaspettato. A me piace sempre creare queste sfide tra la musica e il musicista, e delle trappole anche! Infatti durante l'assolo il brano utilizza degli accordi "sospesi". Anche qui la difficoltà è creata dall'improvvisazione. L'esecuzione in sé dipende dal tempo che hai a disposizione. E a me piace improvvisare, mi piace sentirmi in bilico!

R&MIMB: Parlaci delle collaborazioni sull'album.
Mauro di Capua: L'album come avete capito è molto personale, e per descrivere qualcosa di personale avevo bisogno di persone che mi conoscono bene, di persone e amici, oltre che stupendi musicisti e grandi esecutori! La prima persona che mi è venuta in mente è un batterista strepitoso, probabilmente uno dei più bravi in Italia della sua generazione, persona con cui ho condiviso molto in passato, siamo stati a Sanremo, abbiamo girato tutti i locali d'Italia, siamo stati in studio di registrazione chiusi per intere settimane! Si tratta di Luca Fareri. Un altro musicista che mi è venuto in mente, un poeta del basso, è Peppe De Angelis. Poi nel disco mi è uscito un brano che aveva un forte carattere sudista, un forte carattere country rock, e lì ho pensato ad un mio amico, un batterista strepitoso con un grande groove, è un'assicurazione quando suoni con lui, e poi ha una storia musicale incredibile! Si chiama Andrea Frainetti. C'è un altro mio amico, un bassista con un groove solido, e questo è Fabio Testa, che spazia dal blues anni '50 al funk. Con lui abbiamo una jazz band dove ci divertiamo tantissimo, e nell'album oltre al basso suona anche il contrabbasso con l'archetto, ed il fretless, un basso senza tasti. Infine c'è un mio amico fraterno, se non fosse per lui probabilmente non sarei qui con la chitarra in mano. Suona il basso da dio, è un bassista reattivo, sembra sia collegato al mio plettro, sembra che qualsiasi cosa faccia, lui sappia già dove sto andando! Abbiamo girato l'Europa insieme tante volte, e ne abbiamo combinato di tutti i colori.. il suo nome è Andrea Arena.

R&MIMB: Adesso una domanda per i bassisti. Quale è stato il vostro contributo ai vari pezzi in cui avete suonato? Avete seguito delle linee guida, oppure avete deciso voi di volta in volta cosa suonare?
Mauro di Capua: Andrea Arena: Per quanto riguarda le tracce che siamo andati ad incidere devo dire che Mauro ha fatto un ottimo lavoro!! Io sono andato a riempire degli spazi a livello ritmico, e mi sono trovato di fronte a linee che erano già definite, e se una cosa funziona, bisogna lasciarla così com'è! Abbiamo lavorato insieme nel brano e ho capito subito cosa cercava Mauro, dato che suoniamo insieme da diversi anni e abbiamo condiviso tante cose, quindi per me è stato molto più semplice suonare, e poi questi pezzi suonano da soli!

Fabio Testa: Mi rispecchio anche io in quello che ha detto Andrea. Mauro ci ha dato un bellissimo demo, molto completo, dove, a differenza di "Suburbia" che a suo dire è molto più embrionale, questo si presentava già con una strada ben tracciata, si capiva benissimo l'atmosfera, che io ho definito "da western post-atomico", perché dà proprio quel senso di country, di praterie, di western, ma al contempo ci sono questi inserti jazz negli accordi e nelle armonie che portano una modernità in questo campo sonoro. A me è piaciuto tantissimo il lavoro, ho sposato la sua causa, ho ascoltato il demo fino alla nausea, e poi in un secondo momento Mauro ha chiesto a tutti noi di scegliere quali tracce avremmo preferito suonare, dopo di chè si è fatta l'assegnazione finale, anche se per me era indifferente, dato che mi piacevano tutte!! Ma lui, conoscendo bene le caratteristiche di ognuno di noi, le ha assegnate in maniera magistrale. In particolare a me ha fatto suonare, insieme ad Andrea Frainetti (batteria), un brano country blues perché io con Andrea suono blues, e lui sapeva che eravamo affiatati! Mi riferisco al brano "Clear", e qui bisognava trovare un groove molto forte. Un'altra caratteristica di Mauro è che lascia carta bianca ai musicisti, e soprattutto vuole che suonino tanto, devono creare, costruire, vuole che non si risparmino! Ci sono dei chitarristi che vogliono che i bassisti facciano solo le toniche, ma lui mi ha sempre spronato a suonare di più. Nel caso di "Clear" si è trattato di trovare un groove complementare a quello di Mauro, che veniva suonato su note molto basse, quindi ho cercato di sfruttare l'estensione in basso del basso a cinque corde. L'altro brano molto ritmico che ho fatto è "The Road", con Luca Fareri alla batteria. Ammetto che questo brano mi ha messo un po' in difficoltà, è stata la sfida maggiore per me, perché era molto difficile armonicamente, ed era estremamente fitto ritmicamente! Quindi è stato un po' difficoltoso incastrare le linee di basso. Per il resto ho fatto brani che erano solo accompagnati, con basso e contrabbasso, tipo "Otis The Fat", con note semplici, dritte, poi Mauro ha voluto che arricchissi di archi il pezzo finale, "Perfume of Barley", per dare un respiro maggiore al pezzo.

Peppe De Angelis: Mi associo a quello che hanno detto Andrea e Fabio per quanto riguarda il lavoro, le linee del basso erano già state tracciate magistralmente da Mauro! Quando Mauro mi disse che stava lavorando ad un nuovo progetto e che gli avrebbe fatto piacere che ci fossi anch'io, senza entrare nei particolari dei singoli pezzi, per me è stato un vero onore!

Mauro Di Capua: Peppe suona il fretless, il basso senza tasti, nel pezzo "Twenty Years Or More", e come ho detto prima è poesia!

R&MIMB: Adesso tocca ai batteristi. Come è stato per voi collaborare con Mauro a questo album? Vi siete trovati a suonare un genere diverso rispetto a quello che suonate di solito?
Mauro di Capua: Andrea Frainetti: Io suono un brano solo, "Clear", che, se avessi dovuto scegliere io, è il brano che avrei scelto!! Infatti si addice molto al genere che ascolto maggiormente. Per quanto riguarda l'approccio ho cercato di suonare nel modo più crudo possibile, proprio per dare agli altri musicisti la possibilità di suonare nella maniera più libera possibile.

Luca Fareri: Usuale o inusuale, la musica di Mauro è stata una sfida! Come ha detto lui, ci conosciamo da tanti anni, e al di là della musica, c'è un affetto incredibile. La sua musica è una sfida perché racconta di lui, non ha riferimenti storici se non quelli del suo sentire, quindi è un "entrare" nel suo sentire, dove c'è tutto questo mondo sonoro pazzesco, e sono stato molto fortunato a farne parte! Partecipare al suo disco è una cosa che mi ha riempito di gioia. Il genere è il suo. Non è stato difficile perché la sua musica guida chi suona, è talmente potente il messaggio, che tu devi solo ascoltare quello che ti comunica e fare del tuo meglio!!

R&MIMB: Tra i vari brani, io ho il mio preferito. C'è un pezzo che ti sta più a cuore rispetto agli altri e perchè?
Mauro di Capua: In realtà mi stanno a cuore diversi momenti dell'album!! Mi piace molto la comunicazione tra i vari musicisti, quei momenti in cui suoniamo le stesse cose senza averlo progettato prima. C'è un pezzo che mi piace in modo particolare, forse perché sono un tipo a volte un po' malinconico, a volte romantico. Mi è piaciuto molto il modo in cui ho scritto "Monument Park", il parco del Monumento (il parco che si trova a Sezze, dove vive Di Capua, n.d.R.), perché per la prima volta nella mia vita ho scritto qualcosa fischiettando mentre camminavo nel parco! Sono tornato a casa e avevo questa melodia in testa, ed era una melodia molto semplice, molto evocativa, e ho cominciato a suonarla. Però mi sembrava troppo statica, e come ho detto prima a me piacciono le sfide, la melodia, le armonie che si rincorrono, che si uniscono. Allora ho cominciato ad inserire delle altre note nell'armonia, e ho pensato di iniziare con l'accordo di dominante, gergo musicale che sta a significare la tensione in musica. L'universo musicale in genere è fatto di due elementi fondamentali, due forze incredibili che si attraggono, che sono la tensione, la dominante, e la risoluzione, che è la tonica, e questo per qualsiasi tipo di musica, dalla musica barocca al rock'n'roll. Da qui è nato questo brano..

R&MIMB: Come ti è venuta l'idea per la copertina?
Mauro di Capua: Mi sono sempre piaciuti gli album che avessero una copertina forte, una di quelle copertine che ti fanno acquistare il disco, anche se non conosci il gruppo o l'artista. A me è capitato un centinaio di volte, e probabilmente anche a voi! Quindi cerco sempre di avere come copertina degli album un'immagine forte, una bella immagine. In questo mi aiuta molto la mia compagna Margherita, è un'artista anche lei, e ci siamo messi a scegliere delle foto di vari artisti americani, ed è venuta fuori un'immagine del Nebraska. Mi è piaciuta immediatamente la casa solitaria della foto, intesa ad esprimere la solitudine, la desolazione. E anche il temporale che sta per arrivare, che si vede in quell'immagine, mi sembrava potesse dare risalto alla musica. La stessa cosa per "Suburbia", dove ho scelto come copertina una foto fatta da un artista russo, che fotografa case bruciate.

R&MIMB: Come definiresti il tuo ultimo lavoro con tre aggettivi?
Mauro di Capua: Onirico, generoso ed interessante!

R&MIMB: Con quest'album effettivamente ci fai "viaggiare", è un album che parla di un viaggio, che ricorda il viaggio. Quindi dove ci porterai nel tuo prossimo "viaggio"?
Mauro di Capua: La prima cosa che vorrei fare è portare il progetto dal vivo con gli altri musicisti e speriamo di suonare il più possibile!! Poi ho un disco che sto terminando con un trio jazz, il "Ready Made Jazz Trio", e siamo io alla chitarra e come compositore, Tommaso Tozzi alla batteria e Gabriele Manzi al piano, che ha suonato anche nel mio primo album, "Suburbia". E' anche questo un album onirico, molto più europeo però per sonorità. Infine lavorerò molto probabilmente al terzo album, perché bisogna fare musica, bisogna esprimersi, specialmente in questi periodi bui in cui viviamo! Abbiamo bisogno di arte, i momenti più brutti della storia dell'uomo sono sempre stati caratterizzati da una grande arte. Non sono Picasso o Dalì, però cerco di dare il mio contributo, e questa è la cosa più importante! Quindi uscite dalle vostre camerette ragazzi, formate band, registrate, fate musica propria, non suonate nelle cover band, tanto esistono quelle vere, e sono meglio di voi e di me!! Continuerò a fare musica, a lavorare con la musica, e ad inventare nuove incredibili storie..



Intervista a cura di Lucia Rossi, in collaborazione con Yader Lamberti.