Slayer

South of Heaven

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
12/08/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

recensione

Nelle Bocche di Lucifero...

1988: gli Slayer, non paghi di aver realizzato tre album ineccepibili sotto ogni punto di vista, tre autentiche perle di malvagità imitate ma mai eguagliate, piazzano un nuovo centro con il favoloso South Of Heaven. I nostri avevano inaugurato l'assalto all'arma bianca con il celebre South of Heaven" viene in mente il già citato Hyeronimus Bosch (all'anagrafe Jeroen Anthoniszoon van Aken nato nel 1453 e morto nel 1516, celebre pittore olandese famoso per aver realizzato opere, come ad esempio il famosissimo Trittico delle Delizie, costellate di esseri grotteschi e dannati, anime perdute seviziate da torture indicibili, teste giganti attraversate da demoni cinici e spietati).
E infatti guardando bene ci si rende conto di come il paragone sia calzante: un grosso teschio, che troneggia su tutta la copertina, lugubre e deprimente, memore di essere ormai cibo per i vermi, è attraversato da demoni ed esseri che di umano hanno ben poco. Il teschio gigante svetta decadente, come un novello monte Golgota brucato da bachi del peccato e della miseria, mentre tutt'intorno regna l'inferno. I demoni sembrano quasi banchettare con questo spropositato memento mori, oltre che con le anime perdute che hanno trovato un rifugio al suo interno, credendo di essere lontane dalle sevizie di un aldilà (la PARTE SUD DELL' ALDILA') che non concede loro tregua. Il cranio si staglia misantropo in tutta la sua possente ridondanza divenendo parte della geografia della zona più calda dell'altro mondo, fuoriuscendo da un magma ribollente di sangue pronto ad ingoiarlo e a divorare senza pietà le lugubri anime che vi si arrampicano.
L'aldilà, il sud dell'aldilà è solo sangue, dolore e morte. Sangue ribollente, che come un magma biologico tutto invade e risucchia, comprese le anime demoniache dei disperati ciechi e folli (incarnazioni del dolore) che come forsennati si rifugiano tremebondi sul deprimente teschio simbolo di un concetto di vita che ha smesso di esistere (incarnazione della morte).
Non c'è pietà nella parte torrida dell'aldilà.
Intorno solo le rovine, i resti di città infere, lugubri epitaffi che sardonici svettano intorno all'enorme bianco "monumento alla morte". Tombe demoniache che sbucano decadenti dal rosso magma di sangue incorniciando uno scenario teso ed opprimente, sovrastato all'orizzonte da monti color nero pece. Raramente una rappresentazione dell'inferno è stata tanto azzeccata in una copertina di un cd.
Inutile quindi ribadire la sua importanza a chiunque si voglia avvicinare per la prima volta al quarto incredibile disco degli Slayer: un capolavoro del genere poteva avere solo una copertina degna di questo nome. Una copertina che non è altro che un varco per oltrepassare le soglie dell'altro mondo: la porta per gli inferi è già spalancata, dall'altra parte le anime dei dannati urlano impotenti tutto il loro dolore.... le fiamme si levano alte in scenari di morte e distruzione... ciò che resta da fare è avvicinarsi al disco....
E farsi risucchiare nel Sud dell'Aldilà!


 

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