BATTLELORE

SWORD'S SONG

Artwork

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
19/06/2015
TEMPO DI LETTURA:
10

recensione

Concentriamo stavolta la nostra attenzione su un gruppo finlandese abbastanza amato e rispettato tra coloro che seguono il filone gothic metal ribattezzato da certuni "beauty and the beast" (ossia voce femminile, spesso angelica contrastante con una controparte maschile dai toni rudi ed energici, spesso in growl). Parliamo dei Battlelore, il cui monicker, da quanto sembra, dovrebbe essere la fusione dei termini Battle e Folklore, elementi "guida" facilmente rintracciabili tanto nella musica del combo finlandese che nei suoi testi: il gruppo è infatti autore di un genere da loro stesso ribattezzato "fantasy metal" capace di unire l'heavy e il power al folk e (appunto, come dicevamo nell'introduzione) al gothic. Meno comprensibile la seconda nomea affibbiata dal chitarrista Jyri Vahvanen alla sua creatura, ossia "very bombastic, epic and melodic metal": insomma, di elementi "bombastici" e melodici è possibile trovarne a iosa, mentre quello che manca è l'"epico", un termine di cui in tanti hanno abusato e che in pochi capiscono cosa voglia veramente dire. Ma lungi dal volermi inoltrare in una inutile filippica sul termine in questione, prima di addentrarmi nell'analisi del disco di oggi, ossia "Sword's Song", il secondo del gruppo (dopo il buon "...Where The Shadow's Lie") e sicuramente uno dei più apprezzati della band, è il caso di dare, come sempre, qualche info in merito alla band. I nostri esordiscono nel 1999 dando alle stampe lo stesso anno il demo "Warriors Tale" e solo un anno dopo il secondo demo "Dark Fantasy", che vede stabilizzare la prima formazione: oltre al chitarrista Jyri Vahvanen e il bassista Miika Kokkola (i due membri fondatori) sono presenti, infatti, dal 2000, anche Maria Honkanen alle tastiere, Tommi Havo alla chitarra e Henry Vahvanen alla batteria. Notati dalla Napalm Records, i nostri, su precisa richiesta dell'etichetta, danno quindi alle stampe un demo senza titolo di tre tracce, e successivamente messi sotto contratto dall'etichetta di cui sopra. Nel 2001 registrano il loro disco di debutto ai Music Bros Studios con Miitri Aaltonen come produttore. Non molto tempo dopo il chitarrista Tommi Havo lascia il gruppo sostituito dal chitarrista solista Jussi Rautio. Il debut "...Where The Shadow's Lie" viene pubblicato nel 2002: in scaletta possiamo trovare alcuni dei pezzi contenuti nei precedenti demo e risuonati per l'occasione. Nel 2003 è la volta del loro secondo disco, capace di mettere d'accordo pubblico e critica. Il disco è "Sword's Song", considerabile possibilmente come il loro capolavoro. E proprio di questo disco, come anticipato, ci perderemo in disquisizioni trattando della sua innegabilmente fascinosa copertina. Una cover assolutamente immune da critiche negative, a differenza del "contenuto musicale" che, inutile specificarlo, può piacere come non piacere. E' noto come i più puri metalheads e defenders guardino con un moto di sospetto se non addirittura di ribrezzo tutto quel che inizia con il termine "gothic" (o industrial, o avantgarde....o comunque tutto quel che non esprime la quintessenza più immacolata del concetto di metallo). Ma la copertina di questo disco è, a parere di chi scrive, così bella, evocativa, perfetta, da non poter essere matematicamente soggetta a stroncature di alcun genere. Beh, certo, per fregiarla i nostri non hanno chiesto l'ausilio del primo illustratore a portata di mano, ma di un artista di primo livello chiamato Ted Nasmith. Nasmith, canadese (nato a Goderich, a metà degli anni cinquanta), figlio di un ufficiale della Royal Canadian Air Force, inizia grossomodo verso le scuole superiori ad assecondare i suoi "stimoli creativi". E' proprio al terzo anno delle superiori che, grazie alla conoscenza del "Signore Degli Anelli" e di Tolken, la sua fantasia si infiamma letteralmente. Una sua dichiarazione riporta quanto segue "(Il Signore Degli Anelli) ha risvegliato in me un amore per i tempi perduti, i miti e le leggende. E' dalla mia infanzia che non percepisco una tale sensazione di "casa", indifferente al passare del tempo. Ho subito iniziato a disegnare scene ispirate a questi reami magici e nostalgici, che mi assorbivano completamente per molte ore" (Ted Nasmith). Il giovane Nasmith decide pertanto, dopo aver eseguito disegni su disegni dell'opera magna di Tolkien, di inviare tali opere proprio allo scrittore, che senza farsi troppo pregare, risponde quasi subito al giovane artista lodandolo per il suo lavoro ma senza esimersi dal criticare la sua reinterpretazione di Bilbo Beggins considerata dal maestro un po' troppo infantile. In seguito Nasmith trova lavoro come renderer, caratterizzandosi per un approccio decisamente realistico. I suoi lavori di stampo "tolkeniano" riescono a catturare l'attenzione degli editori dello stesso Tolkien, che decidono di pubblicare quattro dei suoi disegni nel "Tolkien Calendar" dell'1987. Successivamente i suoi lavori continuano ad apparire nei vari calendari dedicati al maestro, per ben cinque pubblicazioni, nelle quali risulta l'unico artista accreditato (1990, 2002, 2003, 2004, 2009). Nel 1996 gli editori di Tolkien chiedono all'illustratore di fornire una serie di lavori per la prima edizione illustrata de "Il Silmarillion", cosa che lo porta a collaborare attivamente con Christopher Tolkien. E' del 1998 la prima edizione del volume illustrato, mentre nella la ristampa del 2004 abbiamo una versione con un maggiore numero di illustrazioni di Nasmith. Nel 1999 viene chiesto a Nasmith da Peter Jackson e il suo staff di collaborare al concept art della versione cinematografica del "Signore Degli Anelli, opportunità che viene declinata dall'artista per motivi personali ("Mi hanno invitato in Nuova Zelanda per aiutare a sviluppare il concept art, e mi fecero una buona offerta [...]. Ho declinato l'offerta con riluttanza dopo attente considerazioni." Ted Nasmith). Veniamo quindi alla copertina in questione, intitolata dall'artista "The Slaying Of Glaurung". Dunque, per chi conosce l'universo "tolkeniano" non avrà fatica ad associare il nome di Glaurung ad una ben celebre creatura apparsa nel "Silmarillion" (e ne "I Figli Di Hùrin"). Per gli altri è lecito spendere qualche parola. Glaurung è un essere appartenente all'Arda, l'universo immaginario creato da Tolkien: un drago, il primo in assoluto, creato dal malefico Morgoth, nonchè padre di tutti gli altri a venire. E' conosciuto altresì come "Il Verme", perchè non è provvisto di ali. Un suo semplice sguardo è sufficiente a pietrificare e render folli le sue vittime. Nella copertina in questione l'artista si mantiene fedele all'iconografia di Glaurung, rappresentandolo privo di ali e dall'aspetto decisamente inquietante: gli occhi sono color rosso fuoco, e dalle fauci socchiuse si libera un getto infuocato. Il drago è rappresentato verdastro, definito in ogni singolo particolare (l'illustratore  ha dimostrato, nell'eseguire l'opera, una grande padronanza della propria tecnica), mentre lo sfondo, brumoso e notturno, è abbastanza sfocato ma privo di qualsiasi segno di incertezza o approssimazione. Quasi tutt'intorno al dipinto, come fosse una cornice, troviamo sagome bianche che dovrebbero ricordare masse di vegetazione e rami, mentre nella parte in basso, immerso nel bianco, il logo della band e il titolo del disco (appena sotto al logo, più piccolo). Il lavoro, inutile ribadirlo, è un capolavoro a tutti gli effetti, calzante a pennello con il disco in questione (le cui liriche sono spiccatamente tolkeniane) ma anche se preso come lavoro a se stante risulta davvero incredibile, dotato di una forza non comune e forte di un realismo a dir poco strabiliante. C'è poco da dire, si vede che dietro a quest'opera c'è la mano di un grande artista. Dunque non posso fare altro, con somma soddisfazione, che assegnare il massimo dei voti ad una così emozionante e curata opera, frutto della fantasia di un mai troppo ricordato maestro dell'illustrazione contemporanea. L' unico, grandioso, stupendamente evocativo Ted Nasmith!